IL SEGRETO DELLA REPUBBLICA
LA VERITÀ POLITICA SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA
21/06/05 - Fu un’intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell’intesa la necessità di tutelare “Il Segreto della Repubblica”, cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall’intelligence inglese. Pubblicato per la prima volta nel 1978, con lo pseudonimo di Walter Rubini, in realtà scritto da Fulvio e Gianfranco Bellini, "Il Segreto della Repubblica", finalmente riedito da Selene, racconta tutti i perché di quell’intesa drammatica, le motivazioni reali della strage, gli obiettivi e le complicità su cui poterono contare i gruppi che agirono a Milano in quel freddo venerdì del 12 dicembre 1969. Un consiglio? Compratelo, regalatelo ad amici e biblioteche, prestatelo. In tempi di feroce e osceno revisionismo è un libro fondamentale per capire l'Italia di ieri e di oggi. Per gentile concessione dell'editore ne pubblichiamo in esclusiva la prefazione e due estratti
- La prefazione di Gianfranco Bellini alla 2a edizione
"...qualche tempo dopo la pubblicazione mi fu recapitato a casa un libro svuotato contenente una bomba, predisposta per esplodere al momento dell’estrazione dalla custodia di cartone. La mia buona stella, una certa dose di prudenza e di addestramento mi fecero scoprire il trucco (il che probabilmente mi salvò la pelle)"
- La "storia" di Fulvio Bellini: le fonti del libro
"Gli eventi dell’autunno-inverno del 1969, culminati nell’orrenda strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, mi furono preannunciati parecchi mesi prima da un amico inglese, conoscitore, come pochi, della situazione politica italiana"

- La sentenza/ordinanza del giudice Salvini contro esponenti di Ordine Nuovo che conferma quanto scritto nel libro


PIAZZA FONTANA, IL BARATTO OSCURO DEL SILENZIO recensione di Giorgio Boatti
Per giorni, tra i palazzi romani, si svolse un durissimo braccio di ferro e, alla fine, sostiene Bellini, si arrivò al compromesso del 23 dicembre, stretto tra Saragat e Moro: il primo avrebbe rinunciato alla svolta autoritaria, compresa l'ipotesi di scioglimento delle Camere e di ritorno al centrismo. Ma, in cambio, le componenti democristiane legate a Moro e a Andreotti, si adattarono a tacitare le voci e le prove sempre più nette (avanzate dall'Arma, dal nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri di Roma e da un memoriale dello stesso Sid) sulla matrice fascista della strage, accettando invece di mollare le briglie all'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno affinché, in sintonia con i copioni messi in scena tra Milano e Roma, continuasse la rappresentazione della colpevolezza degli anarchici, tra i quali, oltre al gruppo arrestato attorno a Valpreda, si era anche registrata la morte traumatica del ferroviere Pinelli, trattenuto illegalmente presso la questura di Milano. Un patto al silenzio di cui in qualche misura fu reso edotto, secondo Bellini, anche il vertice del Pci. Tutto questo scenario deve essere risultato scomodo a molti. Rendeva difficile, anche per l'opposizione, tracciare una linea netta delle responsabilità maturate all'interno del Palazzo che, in realtà, risultava ben più frammentato e contrapposto di quanto si pensasse

 

 

 

 

 

 

 

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