
Michel Ciment
Quando fai un’intervista con Kubrick lui vuole leggere la trascrizione, controllarla e correggerla se lo trova necessario, e penso che ciò sia assolutamente normale[1]. Penso siano gli altri ad essere anormali. Secondo me la gente parla la maggior parte del tempo a giornalisti incompetenti, che non capiscono quello che ascoltano e trascrivono false idee, false espressioni. E dopo anni ci saranno studenti che analizzeranno interviste su cose che non sono mai state dette da un regista, un pittore o uno scrittore. Io stesso lo faccio. Certo non sono stato intervistato come Kubrick – a pensarci bene forse di più, visto che lui è così parco d’interviste. Ma quando non me ne viene data la possibilità – che è la maggior parte delle volte – inorridisco di fronte al modo in cui si sintetizza ciò che ho detto, senza più alcun senso, quando viene tagliata a metà una frase che si bilancia perfettamente solo se riportata per intero… Il mondo dei media in cui viviamo è assolutamente orribile. Perché è falso, menzognero, semplicistico e ipocrita. Penso che Kubrick sia assolutamente normale. E’ l’unico regista normale che io conosca. Anche altri registi vogliono controllare, certamente, ma poi lasciano correre, qualunque cosa accada. A Stanley per esempio è capitato di leggere di aver rilasciato dichiarazioni antisemite mai date[2].
Alexander
Walker
Una delle peggiori descrizioni di Stanley Kubrick è nel nuovo libro di Frederic Raphael intitolato Eyes Wide Open, perché è evidentemente il libro di una persona amareggiata. E’ come una storia d’amore in cui Frederic Raphael è stato respinto. E’ un libro che vuole dimostrare quanto è bravo Raphael e quanto è stupido Stanley Kubrick.
Jan
Harlan
Sicuramente come persona non ci riconosco Stanley. Io conosco uno Stanley diverso. Ma in ogni modo, ognuno ha una propria esperienza personale. Tra l’altro non credo che si siano incontrati così spesso… un paio di volte, forse tre… credo sia nel libro, l’ho dimenticato… ma non più di tre volte. Il resto è stato per telefono, e via fax. Ma non importa, Evidentemente il signor Raphael ha avuto buoni motivi per scrivere questo libro immediatamente dopo la morte di Kubrick.
Julian
Senior
E’ molto interessante osservare la visione che i giornali hanno di lui: una strana
creatura eremita che vive lontano dalle persone. Lui era con la gente ogni momento. E’ straordinario… le persone andavano continuamente da lui. Certo, non usciva tutte le sere, ma era continuamente in contatto con la gente.
Alexander
Walker
Stanley era interessato ai media e ai giornali, ma era preoccupato, li considerava una minaccia perché non poteva mai controllare quello che i giornalisti scrivevano. Quando invece stai scrivendo una sceneggiatura per Stanley lui ti poteva controllare. E lo faceva. Il mondo è pieno di storie di gente che ha scritto sceneggiature per Stanley… e che stava per ucciderlo, oppure che ha distrutto l’amicizia per sempre. Ma un giornalista ti intervista e poi se ne va a scrivere su di te. Era questo che terrorizzava Stanley.
Jan
Harlan
Sì, Eyes Wide Shut è stato girato in un anno, come sapete. E con questo? Noi abbiamo speso in una settimana quanto altri spendono in un giorno. Avevamo una piccola troupe, molto economica. E allora? La stampa ha cercato in tutti i modi di screditarci: «Come può la Warner Bros. permettere al signor Kubrick …?!» e tutto questo genere di cose. E’ irrilevante. Tom Cruise è stato molto felice di lavorare con noi. E’ stato con noi più di un anno, e così anche Nicole Kidman. Sono fantastici nel film! E se vedete «Eyes wide shut» capirete che non poteva farlo in sedici settimane. Proprio no.
Julian
Senior
Sono ferito e offeso da quanto scrive la stampa. Uno dei più grandi giornali nazionali – naturalmente in Inghilterra – ieri[3] ha incolpato Stanley per il suicidio della sua seconda moglie[4]… Un fatto che risale a quaranta anni fa! Potete immaginare che danno può arrecare questa storia oggi alla moglie attuale e alle figlie? Ridicolo!
Faisal
Qureshi
In un articolo interno di «Punch»[5], il giornalista cita letteralmente: «Un executive della Warner Bros. ha detto di Julian Senior: “Kubrick raccomanda Stanley e viceversa”». Julian Senior ha contestato questa affermazione, e ha inviato un fax alla rivista: «Signore, il vostro articolo su “Punch” del 6 settembre sul regista Stanley Kubrick e sul suo ultimo film Eyes Wide Shut è pieno di affermazioni errate e provocatorie. Si riferisce a me in modo ingiurioso e professionalmente dannoso». E continua: «Dal momento che ho realizzato la campagna promozionale di oltre duecento film nei miei ventisette anni di lavoro negli uffici della Warner, e solo quattro film per Kubrick, credo che la vostra affermazione attribuita ad un executive della Warner offenda la mia statura professionale». E qui c’è un piccolo appunto scritto a finta penna dall’editore di «Punch» che dice: «Permaloso!»
Julian
Senior
Quando me ne parlò era più avvilito che arrabbiato, giacché c’era una recensione dall’Italia su Eyes Wide Shut, apparsa nel dicembre 1998 su Internet. I giornali italiani pubblicarono una recensione del film mentre era ancora nell’hard-disk del computer dell’ufficio di Kubrick. Era una recensione idiota, perché affermava che il film era lungo tre ore, che era pornografico… dissero molte cose che potevano essere dannose. Il problema è questo: non c’è modo di controllare. E la vita di Stanley era impostata sul massimo controllo possibile del proprio destino. Se qualcuno ha deciso di mettere il film di Kubrick su Internet – e dio solo sa quanti siti c’erano – non c’è modo di fermarlo, né di replicare. Possono dire qualunque cosa. Internet possiede una grande forza nel far circolare informazioni, spesso sbagliate.
Ma – strano a dirsi – ci sono state recensioni molto positive sul film su Internet proprio negli Usa. Lui sapeva cosa Internet significasse, comprendeva a fondo le potenzialità dell’informatica. Me ne parlava continuamente, ed io dicevo: «Stanley non so di cosa stai parlando». E lui: «Te lo spiego…» e seguiva una lunghissima lezione. Internet è molto potente. Pericolosa ma potente. Ma stiamo parlando di controllo, e controllo significa censura. Chi decide cosa è giusto? La libertà di scelta degli esseri umani è l’unica cosa che conta davvero.
Katharina
Kubrick
Su internet ha un grandissimo seguito: persone molto in gamba che prendono parte ai newsgroup e che analizzano i suoi film continuamente. C’è anche questa pagina dei ricordi dove la gente lascia i suoi messaggi e contributi… E’ affascinante. E’ commovente, è meraviglioso. La cosa più bella è quando qualcuno mi scrive dicendomi che non conosceva i film di Kubrick prima che morisse e che ora invece li ha visti tutti e che è il più grande regista di tutti i tempi. C’è un’intera generazione di nuovi fan.
Julian
Senior
Che io sappia non prendeva in considerazione le recensioni ai suoi film, a meno che non lo aiutassero a venderlo meglio. Non conservava mai i premi che gli venivano conferiti. Li dava alla madre, alla sorella… non aveva bisogno di mettere in mostra i premi per giustificare il lavoro che stava facendo.
Riccardo
Aragno
La mia impressione è che se uno decide come ha deciso lui di fare dei film, e fa dei film, decide anche tacitamente di essere considerato esclusivamente perché fa dei film e non desidera essere valutato al di fuori di questo. E’ un ragionamento perfettamente legittimo. Secondo me è molto raro un atteggiamento del genere perché gli altri si lasciano influenzare dalle necessità delle campagne pubblicitarie, dalla necessità della presenza ai festeggiamenti, dalle coppe… sono tutti accessori che Stanley considerava ridicoli. Ecco perché un regista del genere non va a Venezia nonostante Venezia gli faccia l’onore del Leone d’Oro.
Felice
Laudadio
Nel momento esatto in cui ho saputo che mi sarei dovuto occupare di Venezia decisi che Kubrick doveva essere il primo Leone alla Carriera. Era comunque un’idea vecchia, quella cioè di riconoscere il valore di un grande regista come Kubrick. Avevo pensato altre volte di fare una retrospettiva completa su Kubrick, anche se la cosa più difficile del mondo è proprio fare una retrospettiva completa su Kubrick. Non l’avevo fatta perché aspettavo una vetrina internazionale con la struttura che la retrospettiva veneziana ha assunto, cioè non di farla diventare una delle tante sezioni della manifestazione, che sarebbe stata vista da pochi, ma come una delle grandi sezioni della manifestazione fuori dalla manifestazione stessa. Da far circolare in ben undici città italiane.
Riccardo
Aragno
Kubrick manda un bel telegramma dicendo: «Distinguished guests and members of the Biennale of Venice, thank you for the great honour of the Golden Lion Lifetime Achievement Award, which I’m particularly proud to receive in light of the previous recipients of this most prestigious honour. I greatly regret being unable to be with you tonight to receive the award in person but I’m currently involved in filming Eyes Wide Shut and my work schedule has made this impossible to do (…)»[6]. E’ vero che lui rifiuta delle cose veramente importanti? O si tratta solo di non voler dire di sì ai capricci di quelli che lo vogliono vedere? Vedere un regista! Non ha niente a che fare col vedere un film… Non è soltanto una piccola cosa che riguarda il signor Kubrick, è una grande cosa che riguarda il mondo d’oggi. Cose inutili che vengono richieste ad uno solo perché fa un lavoro interessante. O magari lo fa bene. Io ho l’impressione che avendo lui pensato ad un modo di vivere ‘serio’, bisognerebbe tenere un po’ più in considerazione i motivi che lo spingono a non fare cose che per molti sono normali. Aveva ragione Greta Garbo, ha ragione Stanley Kubrick.
Felice
Laudadio
Non
posso accettare di dover essere autorizzato da Kubrick per premiarlo. A parte il
fatto che mi aspettavo che mi dicesse subito no, che non gli interessava o che
non voleva, dunque non avrei più potuto annunciarlo. Così l’ho annunciato e
dopo glielo ho fatto sapere per lettera, quindici giorni dopo. Siccome in quel
momento stava girando, mi aspettavo che la cosa passasse totalmente inosservata.
Ma nulla passa inosservato agli occhi di Kubrick! La notizia l’ha letta prima
su «Screen», e comunque la stampa gli diede subito molto rilievo. Dal tipo di
corrispondenza che c’è stata devo dire che alla fine Kubrick è stato molto
contento… Quando ho annunciato il premio ho anche detto contestualmente che
mai avremmo avuto Kubrick presente. Era un riconoscimento, tutt’altro che
virtuale, all’arte di Kubrick, e non alla persona.
Leon
Vitali
Era qualcosa di molto speciale per lui perché gli fu conferito dai suoi colleghi[7].
Anche se non se lo aspettava, io so che ne fu felicissimo, era molto importante per lui. Fu l’unica volta che lo vidi di fronte ad una telecamera. Una telecamera amatoriale… e fui io a riprenderlo. Eravamo solo noi due nella stanza. Era meraviglioso vederlo fare questa cosa. Nessuno se lo sarebbe aspettato, ma l’ha fatto. Era veramente qualcosa di speciale per lui… non si era mai fatto riprendere[8]. E comunque non aveva mai registrato nessun altro discorso di accettazione per altri premi.
Christiane Kubrick
…il Premio Griffith…! Stanley era un attore terribile! Era bravissimo ad osservare le più sottili sfumature negli attori, ma nelle occasioni ufficiali, esattamente come me ora su questa sedia, andava nel pallone. Completamente. In occasione del discorso di accettazione del Premio Griffith scrisse un bellissimo testo, ma – come se avesse ingoiato un bastone – era rigidissimo… Poi ho visto il risultato ed era orribile! Ho riso da matti. Io e Leon l’abbiamo preso in giro. L’ha dovuto rifare decine di volte, e alla fine ha detto: «Devo decidermi a spedirlo, altrimenti non lo finirò mai». Poi l’ha rivisto in televisione… pensavo stesse per soffocare… era terrorizzato dal modo in cui era venuto. Ecco perché non dava interviste. Diceva: «Perché dovrei apparire come un’idiota?».
Leon Vitali
Fu divertente, perché non sapeva le battute…! Gli dissi: «Adesso sai come ci si sente!». Ci vollero tantissimi ciak per farla giusta. Era dolcissimo perché non riusciva a farla giusta e ne soffriva. Un altro aspetto di Stanley che non avevo mai visto. Commovente… L’unica cosa, non rinunciò al diritto di dire: «Stop». Se vedeva che la cosa non procedeva bene si dava lo stop da solo. Ma se le cose andavano veramente male spegneva proprio la telecamera.
Christiane Kubrick
Quando era molto giovane fu invitato in un programma radiofonico – avrà avuto ventanni anni – e il tipo della radio gli mise il microfono in bocca e gli disse senza cortesia: «Parla!». Ma lui non ci riusciva. Così il tipo lo sgridò: «Credevo che avresti parlato del tuo film!». Ebbe una sorta di paura da palcoscenico e non riuscì a dire nulla. Molte persone non riescono a parlare in pubblico. Non riesci mai a dire quello che veramente vorresti dire. Non ti vengono in mente i nomi, le date, quando sei sotto i riflettori…
. L’arancia
proibita
Julian
Senior
Questo è l’unico paese al mondo dove, dopo aver visto il film[9], si è detto: «Se la gente vede questo film c’è la possibilità che i giovani vadano per la strada ad imitare il comportamento di Alex e i drughi». Questo è il luogo dove Shakespeare ha scritto Macbeth… Io l’ho visto il Macbeth, e ho visto anche Edipo Re. Ne dedurreste naturalmente che la mia vita dovrebbe essere un incubo? E’ ridicolo…
La censura analizzò Arancia meccanica e lo approvò. La stampa lo analizzò di nuovo e lo disapprovò. Decise che tutti i mali di questa società si dovessero attribuire al film. Come se non esistesse il peccato originale, o la depravazione sociale o la droga. Guardate per le strade… E tutto ciò sembrava improvvisamente avere a che fare con Arancia meccanica. Un film che non è altro che un pretesto per parlare della libertà di espressione. Il film ci dice che sta per arrivare un momento nel futuro in cui tutti noi saremo controllati, e il ragazzo protagonista del film, Alex, può essere controllato. Viene sottoposto ad una terapia di forza. E la stampa ha detto: «Che cosa ridicola!». Ora che le terapie di forza sono una procedura standard in alcune prigioni degli Stati Uniti… Ma costringere qualcuno ad essere buono, rendendolo incapace di essere cattivo, è contrario al diritto dell’uomo al libero arbitrio. …Così hanno proibito il film in molte principali città perché, sebbene ci sia un Ufficio Centrale per la Censura, in ogni città inglese c’è un Comitato che può censurare anche ignorando le direttive dell’Ufficio Centrale. Così io andavo con un assistente di Stanley, perché lui voleva controllare che tutte le proiezioni fossero perfette, e dovevo parlare con signore di mezza età che dicevano: «Mio Dio, è disgustoso!». Associazioni femminili, Vigili del Fuoco, cose del genere… In molte città il film non venne visto, ed è sconfortante perché venne premiato in ogni modo. Venne invitato a Venezia, venne premiato in tutta Europa. In questo paese invece, alla fine, Stanley fu costretto a convincere la Warner Bros. a ritirare il film. E ciò è triste.
Riccardo
Aragno
Stanley mi chiese di andare a Roma a parlare con un dirigente del Ministero per spiegare che il film era altamente morale [ride]! Che il film parlava della responsabilità di peccare, del peccato originale… Tutte idiozie del genere che non finivano mai. Allora io venni a Roma come se recitassi una farsa comica inventata da me. Alla fine, come Woody Allen, davanti al dirigente pensai tra me e me: «L’ha bevuta!».
Philip
Stone
Il film causò dei problemi, fece un bel po’ di rumore… Per esempio una volta mi trovavo sulla costa per lavoro, e sulla spiaggia c’era un gruppetto di ragazzi vestiti di bianco che camminava con le bombette in testa come Malcolm e la sua banda. Fu un film che fece un impatto tremendo. Davvero non so se oggi non provocherebbe poco più di uno sbadiglio. E’ ancora un buon film, ma da allora sono successe tante cose. Però mi dispiace che in alcune città in Inghilterra le corporazioni non lo approvarono. Così Stanley, semplicemente, ritirò il film. Fu Stanley che lo decise. Tutti possono vedere il film a Parigi, ma in Inghilterra non si può vedere. Hanno tentato di mostrarlo, ma sono stati deferiti al tribunale.
Michael
Tarn
Non credo che Stanley ci sia andato pesante con Arancia meccanica, credo che Stanley creò la sua personale censura perché il film provocava reazioni violente e sbagliate. Abbiamo casi assurdi di censura qui in Inghilterra: Shakespeare in Love, in questo paese, è vietato ai minori di diciotto anni. Io vorrei portare a vederlo i ragazzi cui insegno ora, che hanno tra i dodici e i tredici anni. Non posso perché contiene due scene dove ragazze semivestite saltano sopra due uomini in camicia da notte – che tra l’altro sono omosessuali, omosessuali nella vita reale, non nel film. Queste scene di persone che si agitano e fanno l’amore sono più che sufficienti per la censura. La censura è strana, davvero non la capisco. Comunque credo che Arancia meccanica sia stato censurato da Stanley e nessun altro. Di certo non ci furono nel film scene tagliate dalla censura, a quanto ne so.
Jan
Harlan
Come sapete Arancia meccanica fu accusato di incitare al crimine e Stanley si sentì trattato molto male dalla stampa inglese. E’ stato sempre così. Ma stavolta lo trattarono davvero molto male. In parte fu colpa sua perché lui non volle mai parlare con loro. Lo odiavano perché non era una fonte di guadagno per loro, perché non si dava loro in pasto. Quella inglese è sempre stata ed è tuttora la peggiore stampa del mondo.
Christiane
Kubrick
…Arancia meccanica è la parabola perfetta dove si vedono i cattivi pentiti diventare poliziotti… una storia fantastica. Non so perché sia stato proibito in Inghilterra. Penso perché è ambientato in Inghilterra. Non credo che sarebbero stati così turbati se non fosse stata usata proprio l’Inghilterra. Penso che chiunque altro nel mondo l’abbia capito.
Michel
Ciment
La violenza in Kubrick è sempre motivata: come in ogni suo film. C’è sempre una riflessione sulla realtà, e non una sua semplice rappresentazione. Quello che è veramente pericoloso è la pura rappresentazione della violenza, come in molti film americani, dove c’è una violenza gratuita, come in Cape Fear di Scorsese, o anche in certi film di De Palma. In Kubrick la violenza è sempre mediata e sempre considerata nella struttura sociale vista nel suo insieme. Perciò credo che sia particolarmente ipocrita e anche stupido consentire che questi film di poliziotti da Hong Kong o dagli USA invadano tutti i cinema in Italia e invece impedire ai giovani un film che davvero fa pensare.
Tim
Roth
In
Arancia meccanica non c’è tutta questa violenza, secondo me, ma la
paura generata dalla violenza. E’ il modo in cui è ritratta a fare paura, è
un assalto ai sensi. E’ simile ai film di Quentin. In PulpFiction è
trattata più sotto forma di commedia, ma in Cani da rapina è più
seria. E’ qualcosa di pauroso nell’aria… Che non c’è per esempio nei
film come Arma letale o la serie di Die Hard. Lì è molta ma è
come nei cartoni animati. Ciò che la rende terribile è che accade a persone
molto reali, in situazioni reali. E’ una scelta artistica.
Riccardo
Aragno
La mia sorpresa e il mio divertimento è stato che non appena è uscito Arancia meccanica è sorta in America, in Inghilterra e altrove, l’idea che il signor Kubrick abbia inventato la delinquenza giovanile. Questa goffa idea io e Kubrick l’abbiamo discussa. Gli dissi: «Ti porto le pagine di un romanzo romano – dei tempi romani – in cui si parla della delinquenza giovanile. Facciamo copiare a Leon Vitali la traduzione inglese pubblicata dalla Penguin di questo meraviglioso romanzo e diamola ai responsabili dei comitati di censura…».
Julian
Senior
Il governo non avrebbe mai proibito il film, era troppo al di sopra della censura… ma dovemmo stare attenti. All’epoca un mucchio di strane persone cominciarono a farsi avanti, scrivendo lettere a Stanley e riunendosi di fronte a casa sua. Fino a mezzanotte c’era gente davanti all’ingresso principale. Poi ricevette un nastro video in cui si vedeva un’anguria con sopra attaccata la faccia di Stanley, e qualcuno con un fucile che gli sparava. Un giorno arrivò a casa un pacco: dentro c’era un’arancia collegata ad una sveglia. Alla fine la polizia locale dove Stanley viveva[10] lo consigliò di stare attento: «C’è gente strana in giro che crede che questo film stia dicendo loro qualcosa di speciale…». Così Stanley parlò con la Warner Bros. e facemmo ciò che ogni compagnia responsabile avrebbe fatto. Il film fu proiettato per 15 mesi e non fu mai proibito nel vero senso della parola. Andava molto bene al botteghino… Ma l’abbiamo ritirato in anticipo e da allora non è stato più distribuito[11].
Spero potremo cominciare a parlarne di nuovo, perché è un film unico…
[1] Alle pagg. 183-184 del libro di Enrico Grezzi su Stanley Kubrick si legge: “Nel 1980, a Parigi, da Calmann-Lévy, è uscito un importante Kubrick a opera di Michel Ciment, che aveva sempre seguito attentamente l’itinerario kubrickiano scrivendo su “Positif”. (…) Del libro è uscita nel 1981, per la Milano Libri Edizioni, un’edizione italiana, che contiene piccoli ulteriori aggiornamenti (anche ad opera dello stesso Kubrick che – kubrickianamente – ha voluto verificare le interviste…). Stanley Kubrick, Il Castoro Cinema, 1983.
[2] Ciment si riferisce qui evidentemente a quanto riportato nel libro di Frederic Raphael, Eyes wide open – A Memoir of Stanley Kubrick (Ballantine Book, luglio 1999), in cui lo sceneggiatore di Eyes Wide Shut racconta di aver sentito spesso Kubrick pronunciare barzellette antisemite e contro i neri. Tutto l’entourage kubrickiano afferma di non riconoscere affatto il Kubrick descritto da Raphael.
[3] Si riferisce al 18 luglio 1999.
[4] Ruth Sobotka, ballerina, che si intravede per poche scene nel film Il bacio dell’assassino.
[5] Una rivista scandalosa inglese. Sopra la foto di Tom Cruise e Nicole Kidman la copertina titola a caratteri cubitali: Legs open, mouth shut: ONE MAN FORCED TOM AND NICOLE TO SAY GOODBYE TO HOLLYWOOD!, GAMBE APERTE, BOCCA CHIUSA: UN SOLO UOMO HA COSTRETTO TOM E NICOLE A DIRE ADDIO A HOLLYWOOD!
[6] La lettera, dai toni sottilmente ironici, dice: «Distinti ospiti e membri della Biennale di Venezia, Vi ringrazio per il grande onore del Leone d’Oro alla Carriera, che sono particolarmente orgoglioso di ricevere alla luce dei nomi prestigiosi che mi hanno preceduto. Mi dispiace molto di non poter essere con voi stasera per ricevere il premio di persona ma in questo periodo sto girando Eyes Wide Shut e il piano di lavorazione mi rende impossibile venire».
[7] Il David Wark Griffith Award, conferito a Kubrick nel maggio del 1997.
[8] Vitali fa riferimento agli ultimi trenta anni, il periodo in cui ha conosciuto Stanley. In realtà Kubrick nel 1980 permise alla figlia Vivian di girare moltissimo materiale sul set di Shining, in 35mm, e più tardi sul set di Full Metal Jacket. Nel caso di Shining Kubrick supervisionò il lavoro, e si dice che abbia tagliato molte parti in cui non si comportava esattamente da regista equilibrato. Prima degli anni ’70 invece esiste un numero maggiore di testimonianze filmate di Kubrick al lavoro, o addirittura alla prima di qualche suo film (per esempio Lolita). Degne di nota sono alcune immagini girate da Peter Sellers sul set de Il dottor Stranamore che ritraggono Kubrick al lavoro, che sono state inserite in un documentario sullo stesso Sellers.
[9] Arancia meccanica.
[10] Abbots Mead.
[11] Nel marzo del 2000, preceduto da una grossa campagna pubblicitaria, Arancia meccanica è tornato nelle sale inglesi, dopo trentun’anni.
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