Vero e proprio “caso” cinematografico per gli
appassionati del genere, “Road to L” rappresenta una vera e propria ventata
d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.
Girato come un mockumentary particolarmente realistico, il film prende spunto da
un'idea brillante e originale, molto adatta per avvicinare la figura di Howard
Phillips Lovecraft, uno degli scrittori più amati di tutti i tempi, col nostro
paese.
A prima vista l'Italia può sembrare del tutto aliena agli scenari tipici del
solitario di Providence, ma i registi del film riescono invece a pescare
un'ambientazione, il Polesine, adattissima a evocare gli orrori ancestrali, le
ibridazioni e le vecchie leggende popolari care a HPL.
Impossibile non notare qualche somiglianza col capostipite di tutti i
mockumentary, “The Blair Witch Project”, altro fenomeno cinematografico di
qualche anno prima.
La regia di “Road to L” è però più meticolosa: un pregio e un difetto al
contempo. Un pregio perchè la storia risulta molto più godibile rispetto a TBWP,
un difetto perchè, in alcuni passaggi, si perde l'effetto realistico per dare
spazio al colpo di scena tipico dei film horror.
A ogni modo il film è pregevole e consigliato a chiunque ami le tematiche di
Lovecraft, ma non solo: i paesaggi rurali del Polesine, i racconti del Filò del
folklore veneto, la trama costruita a piccoli passi, quasi come in un giallo,
sono tutti elementi che rendono “Road to L” gradevole anche ai profani.
Ottimo e incoraggiante segnale di vita, dunque: registi come Greco e Leggio
avrebbero bisogno di produttori determinati a credere in loro, anche se forse
perderebbero l'originalità e la naturalezza di lavori come questo, ben lontani
dai classici blockbuster miliardari che un certo tipo di cinema sforna a
quintalate.
(Alessandro Girola)
The Road to L is a highly imaginative exploration of
the mythos of H.P Lovecraft. The tile has a double meaning and refers both to
the road to Lovecraft and to mythical location in Italy where Lovecraft supposed
travelled in 1926 and learned about the old Gods. The story works primarily as a
first person pseudo documentary focusing on the discovery of a travel journal
dated 1926 which is believed to shed light on an unknown period in the life of
H.P Lovecraft. While it was believed he never travelled outside America, the
manuscript suggests he travelled to Italy and there found a small settlement on
which he based his Shadow over Innismouth.
This is a very creative film which slowly develops
from a documentary into something far more frightening and sinister. It starts
as a film about making a documentary and then slowly begins to create a mood of
tension and dread. The township seems suspicious; there is a strange religious
sect which meets each year and local who refuse to discuss their traditions.
There are also underground tunnels which lead under the town. This last feature
really begins to up the tension, at first there is an anti-climax with a
hamster, but then they find the bodies of dead gutted fish and strange markings
in the tunnel and realize something is very wrong. The use of handheld camera
work, limited lighting and the strained interpersonal relations between the
members of the crew - all add to a slow increase in suspense
and tension.
The breakthrough comes as they learn about the Filo
Tales, local legends which seem connected to the stories of H.P Lovecraft. It
also seems that a contact they have been referred to, Andrea Roberta, made a
similar connection and vanished in strange circumstances in 1997 some years
before. As the story unfolds they hear rumours of UFOS, aliens and strange
creatures, these are presented (as is the whole film) with excerpts from
Lovecraft’s tales and occasional graphically illustrated aspects of his mythos.
As they go to explore an uncharted section of the
local region, they findthe same abandoned houses mentioned
in Lovecraft’s tale and things begin to get strange. There is weird music coming
out of nowhere and a sense of menace in the environment.As
their investigations continue and their guide refuses to help any longer, they
become lost and in the darkness and night find what they are looking for...Innismouth
and its occupants...
This is a truly ingenious way of adapting
Lovecraft’s tale. By transplanting it to Italy and connecting it to local myths
and legends,the tales becomes entwined with all sorts of
strange local customs, myths and tales. On a minimum budget with a resourceful
use of handheld camera work, editing, and very occasional special effects, a
mood is created which is brooding and ominous. The soundtrack is superb and
creates a real feeling of threat and menace, it drives the film into some truly
dark territory.
Road to L is a highly successful film
on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent
character development, an fascinating plot and creates a mood which will haunt
you for a long time after watching it.
Il ritrovamento di un manoscritto antico, che
sembrerebbe attribuibile allo scrittore statunitense Howard Philips
Lovecraft, mette in moto una piccola troupe americana di giovani cineasti
che vogliono ripercorrere l’ipotetico viaggio dello scrittore nella nostra
penisola.
Per realizzare questo
documentario il gruppo di ragazzi attraversa paesini del nord Italia che
costeggiano il Delta del Po, ove lo scrittore avrebbe, presumibilmente,
viaggiato nell’anno 1926, al fine di scoprire i misteri che aleggiano sul
luogo, per convalidarne l’ipotesi. Durante questa ricerca la troupe fa
capolinea nel paesino di Loreo, qui si spinge all’interno della comunità stessa,
ascoltando i particolari ed affascinanti racconti degli abitanti del posto,
setacciando i luoghi circostanti, infiltrandosi direttamente nei luoghi di
incontro dove le leggende si fondono con la realtà grazie ai “Racconti del
Filò”. Nel mettere insieme i vari frammenti di storie rinvenute, fatti
inspiegabili, verità tenute nascoste agli estranei del posto, i cineasti
apprendono un ulteriore elemento inquietante: la strana scomparsa di Andrea
Roberti, uno studente di tradizioni popolari che si era spinto in quelle lande
con lo scopo di trovare i punti di congiunzione tra viaggio e racconto.
I luoghi sono davvero permeati da tutti questi misteri? La verità equivale a
quello che hanno visto ed udito o c’è una realtà ben più oscura ed insidiosa
pronta ad attenderli?
Road to L. non è una biografia su
Lovecraft, ma una discesa nelle criptiche visioni dello scrittore attraverso
frammenti di paesaggi che inglobano quel sottomondo cupo e desolante capace di
abbandonare un essere umano inerme tra voraci spirali del tempo, dove creature
abominevoli si nutrono del dolore. Federico Greco e Roberto Leggio accompagnati
da Roberto Purvis, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa e Fabrizio La Palombara
si immergono in lande evocative, come quelle presenti nel Polesine, nutrendosi
delle tradizioni popolari e facendo emergere con forza direttamente dal passato
figure, situazioni, folk e ombre care allo scrittore di Providence. La troupe si
inoltra nelle terre apparentemente menzionate nel diario sino alla bocca della
serpentina, Innsmouth come “In his mouth” (nelle sue fauci), scoprendo via via
elementi che probabilmente influenzarono la fantasia di Lovecraft sino alla
tragica scoperta finale.
L’idea è molto originale, un gran plauso va
fatto alla regia che non lesina primi piani (sottolineando lo stato di
tensione e di alta emotività che lentamente avvolge la troupe) e
inquadrature delle meravigliose terre (con riprese dall’acqua, dei tramonti
o dell’alba) mentre si perde quando si tenta di sottolineare situazioni di
terrore (la discesa al buio nei cunicoli non riesce a comunicare
adeguatamente il pathos necessario). Il maggior pregio ed il corrispettivo
difetto stanno entrambi sulla stessa faccia della medaglia: l’ottima idea
del mockumentary (il fasullo ritrovamento di un diario attribuibile a
Lovecraft) con l’avventurosa ricerca che ne segue si scontra con una messa
in scena che alle volte latita sul versante del ritmo a causa della bassa
tensione. L’intento originario sicuramente non era quello di girare un film
horror, ma la trama e diversi elementi contenuti (il ritrovamento del video
dello studente) sarebbero stati meglio supportati da atmosfere più morbose e
cupe magari servendosi anche di una colonna sonora (splendida) più presente.
Sicuramente un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro
complesso ed ambizioso che merita molta più attenzione della stragrande
maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche.
Scritto da Giulio De Gaetano & Vawe giovedì
19 giugno 2008
Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente
italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.
Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution,
IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce
anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).
Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival
2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro
2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo,
Il mistero di Lovecraft è stato presentato in
concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a
Malaga, dalla Romania alla Finlandia,
da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a
Portland, dalla Corea a Israele…
In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con
una crisi produttiva e ideativa mai così profonda,
avere un prodotto in uscita all'estero è
notizia consolante!
Before reading the rest of the review which will
inevitably contain potential spoilers, I will suggest
that Road to L is maybe best viewed with as little prior
knowledge of the film’s events as possible. What I will
also say is that this is essential viewing for all fans
of H.P. Lovecraft.
Those who have read Lovecraft’s works will be more than
familiar with the Cthulhu Mythos; tales of dark alien
Gods, existing long before mankind, still slumbering in
the watery depths, and of the cultists who worship them
in ancient rituals, awaiting their terrible re-awakening.
Lovecraft fans will also be aware that outside his
main body of work, the author frequently corresponded
with other writers within his circle and often kept
journals of his life. The Road to L centres around the
discovery of one such journal, thought to possibly be
that of Lovecraft travelling from the USA to the remote
area of the Po delta, northern Italy, between May and
July 1926.
It describes his on route visit to a vast library (thought
to be the central library of Venice), his interest in
the “supernatural” and the library’s numerous and
ancient occult texts. The journal then further describes
his journey along the Po delta, his experiences of
seeing the local inhabitants in small isolated villages
and hearing the local “filo” tales - the folklore or the
Polesine region.
The Road to L is portrayed as an authentic
documentary, as a film crew led by director Federico
Greco and hired American actor / narrator David Purvis
(Roberto Purvis), set up camp in Loreo (the ‘L’ of the
film’s title) and make their way through the Po delta,
supposedly following in the steps of Lovecraft’s journal
and trying to uncover the mysterious findings five years
earlier of a now missing Italian student Andrea Roberti,
who had been writing a thesis on the “filo” tales and
their connection to Lovecraft’s Cthulhan Mythos before
his mysterious disappearance, his car found abandoned at
the banks of the river Po.
As the crew dig deeper in their research it seems
they’re trying to be misled and thrown off track. They
meet locals from the region who won’t fully discuss the
region’s “traditions” and folklore, or the strange
goings on in the local church, what seems to be an
underground network of secret tunnels and abandoned
looking houses around the riverside. They interview
Andrea Roberti’s mother who seems all too eager to close
the investigation into her own son’s disappearance and
his girlfriend who is reluctant to discuss her missing
love.
Had Lovecraft stumbled upon something much more
sinister and real than the mere “fantasy” of his tales?
Have Federico and his crew stepped out of their depths
and into something that could threaten their lives?
The Road to L is a exceedingly well made and well
acted “mockumentary” in the tradition of, yet far
superior to The Blair Witch Project (or Cannibal
Holocaust without the gore). Fans of Lovecraft will
recognise the reference points to “Shadow over Innsmouth”
and “The Call of Cthulhu” amongst others, the idea being
that Lovecraft’s supposed journey to and experiences in
the region influenced his writing after 1926.
It is to these fans that I would primarily recommend
the film, as the subtle qualities of the piece may not
sink in as much with those not as exposed to Lovecraft‘s
writing. In a time where so much horror seems to be
focused upon excess, yet missing the narrative to
support the splatter, it was really refreshing to sit
down and watch a film that focused more upon suggestion
and subtle atmospheric chills.
Federico Greco has created a great little film that
is worthy of a much wider audience, and certainly of a
much better reputation than the previously mentioned
Blair Witch Project. If you get the chance, I suggest
checking The Road to L out ASAP!
Loreo è un tranquillo paese della provincia
di Rovigo, sorto nell'anno mille sulle due rive del Po, e che mantiene ancora
alcuni edifici e chiese di mille anni fa. Ma che cosa racchiude Loreo? Perchè la
gente che vi abita è restia a parlare del suo passato e a svelare alcuni misteri
che velano le sue vie.
Nel 1997, uno studente universitario di
folklore, Andrea Roberti, ipotizza che il paese di Loiano fu visitato dallo
scrittore Howard Phillips Lovecraft e che , la sua storia, le sue leggende e i
racconti veneti del filò furono le basi dalle quali ideò la sua demonologia. Ed
infatti i punti che coincidono sono diversi. Quattro anni dopo, un giovane
regista acquista da una bancarella di libri usati un documento appartenente a
Lovecraft, in cui lo stesso descrive il suo viaggio e le sue scoperte in una
zona somigliante a quella dove si trova il paese di Loiano. Come si sa, lo
scrittore utilizzava solo le iniziali dei luoghi in cui erano ambientati i suoi
racconti e questo era proprio segnato con L. Da quel momento una troupe
amatoriale partirà per raggiungere Loiano e percorrere tutte le tappe che
ipoteticamente sono segnate nel manoscritto redatto da Lovecraft, scontrandosi
però con l'omertà dei cittadini che evidentemente vogliono cancellare misteri
del passato; fra i quali la misteriosa morte di Roberti.
Un film che forse non ha fra le sue
caratteristiche positive quella dell'originalità visto che considerarlo quasi
identico, non tanto nel modo in cui è diretto (d'altronde è sempre uno pseudo
documentario amatoriale), ma nella trama stessa, a
Blair Witch Project dall'inizio alla fine (e non è un'esagerazione).
Forse ha meno scene di tensione rispetto a quest'ultimo. Però è forse la
continua area di mistero che rende il film interessante. Fra l'altro i posti
ripresi dalla troupe esistono veramente e non sono stati ricostruiti.
Comunque bene o male si fa guardare con un
certo interesse. Il film è costruito in modo tale che tutto possa combaciare
fino alla fine (e in mezzo ci si trovano anche testimonianze di avvistamenti di
ufo e alieni) che lascia però un amaro in bocca non da poco.
Premiato come miglior film al Fantafestival
del 2005, si basa su un documentario degli stessi autori che scrissero un
racconto nel fumetto Martin Mystere basato appunto su questo manoscritto e su un
ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia avvenuto presumibilmente nel 1926.
Recensione del
10/02/2007 written by
Nicola Martini
Tardo epigono italiano di Blair witch project. Anche questo infatti
è un mockumentary che descrive la ricerca di alcuni documentaristi
delle prove che H.P. Lovecraft sia stato in Italia nel 1926 e che molti dei suoi
racconti siano ispirati a leggende del nord-Italia. Sebbene la formula sia ormai
fuori tempo massimo, il film è sorprendentemente bellissimo e molto inquietante
(il finale è agghiacciante) grazie alla perfetta costruzione della storia e al
perfetto look veritè. Purtroppo è uscito direttamente in dvd, ma merita
tantissimo.
gen 2007
Curioso mix tra film
horror e documentario storico, quello messo in piedi dalla coppia italiana
Leggio e Greco (che siano i nuovi Myrich e Sanchez?). Come curiosa è la scelta
di recitarlo in lingua inglese da parte dei giovani protagonisti, con le sole
interviste ai locali recitate in italiano.
La Raro Video realizza la versione in digitale del docu-film con una dignitosa
qualità video e
audio: immagini pulite, ma non molto nitide e dai colori poco accesi; l'audio
risulta corposo sia in multicanale, dove i cinque diffusori vengono sfruttati
abbastanza bene, che stereofonico.
La scelta tra i contributi speciali si limita ad un documentario (gran parte del
quale ripropone il tema portante del film) della durata di 25 minuti e ad alcune
opzioni visionabili con il computer: il supposto manoscritto di Lovecraft in
file pdf ed alcune pagine del numero speciale di Martin Mystere dedicato
all'opera in questione, sempre in file pdf.
Non molta carne al fuoco, ma la pellicola in esame non richiedeva un uso
sperticato di materiale aggiuntivo. Inoltre il film è molto interessante,
un'operazione che, in qualche modo, vuole omaggiare sia un grande autore
contemporaneo che la tipologia di cinema avviata dalla sunnominata coppia
americana in Il Mistero Della Strega di Blair.
May 15, 1926
We sailed from New York’s at 7.12, twelve minutes
late on schedule…
Inizia così, storia di una partenza come tante.
Diario di un viaggio forse vero, forse immaginario.
Nella prima ipotesi, testimonianza sconvolgente per
gli studiosi e gli amanti di H.P. Lovecraft, ai
quali io, ultimo arrivato, voglio rendere conto.
Quaranta fogli ingialliti riempiti con disegni e
parole a inchiostro blu, tenue e sbavato, scoperti
casualmente su una bancarella di Montecatini. Tra i
fogli, una cartolina a firma Grandpa Theo.
Si stima che Lovecraft abbia scritto qualcosa come
ottantasettemila e cinquecento lettere dal 1912 al
1937, utilizzando vari pseudonimi, tra i quali uno
dei preferiti quello a firma della cartolina
indirizzata all’amico Alfred Galpin, che si trovava
proprio a Montecatini in quegli anni. Nessuna delle
biografie di H.P. Lovecraft parla di un viaggio
oltreoceano. A 36 anni, già tormentato dalla
malattia ed in una situazione economica alquanto
precaria, sarebbe stata nient’altro che una
disagevole odissea. Questo manoscritto ritrovato
pare testimoniare il contrario. Di indizi
sull’autenticità ce ne sono, e sono tremendamente
stimolanti, tanto che la sensazionale scoperta ha
portato alla realizzazione di un lungometraggio, a
metà tra documentario e road movie, in cui mi sono
imbattuto altrettanto casualmente. Una troupe a
ripercorrere gli spostamenti di Lovecraft seguendo,
come unica traccia, le vicende raccontate in quel
fragile manoscritto. Prima tappa: la biblioteca
Marciana a Venezia, custode di volumi antichi e
misteriosi, oltre che di un tesoro letterario sullo
scibile umano oscuro e trasversale unico al mondo.
Per Lovecraft il paese dei balocchi. Seconda tappa:
il Polesine, terra di acqua e fango, landa desolata
e placidamente misteriosa. Ora gli indizi si fanno
più forti, perchè i riferimenti biografici lasciano
il passo a quelli bibliografici, e le corrispondenze
tra le vicende oscure incentrate sul paese di Loreo
e quelle raccontate in The shadow over Innsmouth
(1931) si fanno apparentemente schiaccianti.
Il Polesine, storicamente, è terra fertile per
queste leggende. L’avvistamento di esseri strani,
assimilabili a orribili creature metà uomo metà
anfibio provenienti dagli abissi, ha riempito le
cronache dei giornali locali svariate volte nello
scorso secolo. E poi ci sono le storie popolari
bizzarre e spaventose tramandate di voce in voce
nelle riunioni clandestine dei Racconti del Filò.
E ancora confraternite come i Fradei de Loreo
con origini che si perdono nella notte dei tempi.
Tradizioni pagane inquietanti custodite gelosamente
dagli abitanti di quelle zone, tanto gelosamente che
sulla scomparsa di uno studente che con una tesi di
laurea stava approfondendo troppo l’argomento è
ancora mistero fitto. Così, più ci si addentra nel
percorso descritto in quelle pagine di diario di
strada, più si intuisce, e ci si convince, che le
oscure malie partorite dalla penna di Lovecraft
possano aver realmente affondato le proprie radici
nella terra del delta. Terra, nella sua
conformazione, per certi versi difficilmente
accessibile, dove i numerosi canali che si
intrecciano fanno di ogni luogo e comunità un’isola.
Un arcipelago di suggestioni per il quale, seguendo
le descrizioni di H.P. Lovecraft e basandosi sulla
sua concezione dell’universo, sarebbe del tutto
sconsigliabile aver la presunzione di potere
esplorare a fondo.
"Viviamo in una placida isola di ignoranza
nei neri mari dell’infinito
e non era previsto
che ci spingessimo troppo oltre."
(H.P. Lovecraft – The call of Chtuhlu, 1926)
ieri sera non avendo di
meglio da fare mi son visto Road to
L un simpatico finto-documentario vincitore del MÉLIÈS D'ARGENTO al
Fantafestival 2005.
il film devo dire la verità è noiosetto, interpretato da attori italiani che
recitano per buona parte in inglese con un finto accento americano che non si
può sentire.
tuttavia questo Blair Witch Project de'noantri ha i suoi momenti, almeno uno
direi ed alla fine tenendo conto che si tratta di una produzione a bassissimo
budget non è nemmeno troppo male. a parte il fatto che come in BWP alla fine non
succede nulla. ci sono anche diversi cameo nel film tipo Lucarelli o Sebastiano
Fusco. inoltre è sempre bello vedere che qualcuno si fila quel vecchio
scoreggione di Providence a cui volenti o nolenti siamo sempre molto
affezionati.
La trama prende lo spunto da un fantomatico manoscritto di H.P. trovato a
Montecatini che documenterebbe un viaggio in Italia del nostro nel 1926, quindi
precedentemente alla stesura di The Shadow Over Innsmouth. La troupe impegnata a
ricostruire il suo viaggio in questo documentario finirà a seguire le tracce di
Lovecraft da Venezia al delta del Po riscontrando inquietanti analogie con la
vicenda di Innsmouth.
mi ha fatto un effetto strano vedere quelle zone del polesine che non ho mai
visitato e pensare che la mia famiglia è originaria di li.
ma soprattutto ho pensato che ci starebbe bene un servizio di Lucignolo sugli
effetti dei grossi quantitativi di cocaina nelle acque del po sui deep-ones (o
kuo-toa) che ci vivono, magari in relazione all'aumentare di crimini violenti e
misteriosi negli ultimi anni. servizio da mandare ovviamente tra un'inchiesta
sulla prostituzione ed il backstage del calendario di Melita Toniolo.
Road to L. nasce
come un viaggio sulle tracce del viaggio di H.P. Lovecraft in Italia, e finisce
per essere una sorta di incubo dovuto a qualcosa di più.
L. sta per Loreo, il piccolo paese in cui i protagonisti del film vanno a finire
seguendo un manoscritto firmato dallo scrittore con uno dei suoi pseudonimi (Granfather
Theo). L. sta ovviamente anche per Lovecraft. Ma quello che mi sembra
interessante sottolineare è la possibilità di ricollegare il film a un genere:
l’horror. Con “horror” intendo semplicemente “cinema di orrore e paura”, e non
considero (permettetemi di farlo) la definizione più canonica che si dà del
genere, vale a dire “genere di paura, dove la paura nasce dall’irrazionale” (e,
tradizionalmente, l’horror si differenzia dal thriller proprio in
ragione del fatto che quest’ultimo non ricorre all’irrazionale per spaventare). Road to L. è stato definito un mocumentary: un finto documentario,
una pellicola costruita come se fosse un documentario (e dunque una ripresa
della realtà) ma che in realtà non lo è (cioè: dalla visione risulta evidente
che il film non è un documentario). Come ha ricordato Federico Greco durante
l’incontro con il pubblico organizzato da Arturo, Zelig di Woody Allen e Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato sono, ciascuno a modo suo,
mocumentary.Road to L., pur non essendo un thriller, non attinge al
soprannaturale (fino all’ultima sequenza), ma crea tensione legando la realtà
alla possibilità concreta che Lovecraft, scrittore dell’incubo (e, dunque,
autore il cui nome evoca un immaginario di paura), abbia viaggiato in Italia.
Semplificando molto ciò che accade nel film, il viaggio della troupe sulle
tracce dello scrittore in alcune zone dell’Italia settentrionale (il Polesine:
un territorio che suscita terrore, concretamente, per la tipologia di paesaggio,
per la nebbia) scava anche nelle tradizioni locali. Tradizioni locali che
diventano fonte di paura, perché fatte di superstizioni, di personaggi
definibili per lo meno curiosi, invasati. Anche gli assessori, o persone che
rivestono incarichi istituzionali rilevanti, persone quindi estremamente
“stabili”, dimostrano la propria paura di fronte alle domande dei protagonisti
riguardo alcuni argomenti. Da qui attinge Road to L. per spaventare chi è
dentro e chi è fuori dal film: alle superstizioni e al reale viaggio di
Lovecraft, reale perché documentato, reale perché trova un riscontro nelle paure
dei locali. Paure che sono per noi (e per la troupe) una seconda ma non meno
importante fonte di inquietudine.
Più ci addentriamo nella vicenda, più il mistero s’infittisce. Un classico. Ma
non solo. Il mistero si infittisce e la situazione peggiora. Il mistero non
viene risolto ed entra in campo (nell’ultima sequenza del film, la più forte, la
più sensazionale) il mostro, l’irrazionale. Ma solo per un secondo. Ci spaventa
perché prima abbiamo assistito a tutto il racconto, perché conosciamo una storia
(quella riguardante Lovecraft), molte storie (dei locali): il mostro è il colpo
di scena finale, semplicemente il finale di un racconto molto più spaventoso
rispetto al mostro stesso.
Tutto il film è costruito realmente sui fatti di L. (di Lovecraft e Loreo).
Cioè: realmente i protagonisti si sono addentrati in quelle terre e hanno
seguito quel manoscritto. Federico Greco ha ripetuto (per l’ennesima volta,
credo) che, anche se la storia e la sua costruzione possono ricordare The
Blair Witch Project, il suo film non ha nulla a che fare con quest’ultimo.
Per un semplice motivo, è evidente: quando vedi The Blair Witch Project
la prima volta, ti spaventi; se lo vedi una seconda volta, la paura può essere
provocata solo da alcune situazioni: conosci la storia, sai come va a finire,
possiedi molte (troppe) informazioni che ti permettono di distaccarti totalmente
dalla vicenda – questo secondo me è il grosso punto debole del film,
pubblicizzato in modo fantastico, molto efficace sul momento, ma assolutamente
incapace di durare nel tempo. Road to L. non inciampa in questo problema.
Perché il mistero rimane del tutto irrisolto, perché le tradizioni locali
evocano terrori concreti (come in The Blair Witch, ma molto di più) che
rimangono irrisolti, sospesi. Non sappiamo, al termine del film, che legame ci
sia o ci sia stato davvero tra Lovecraft e Loreo. Ma sappiamo che c’è stato. E,
ipotesi, se anche non ci fosse stato, quello che dicono e quello che fanno gli
abitanti di Loreo, i loro comportamenti, sono davvero strani, inquietanti. In
questo senso Road to L. – Il mistero di Lovecraft spaventa: perché va
anche oltre Lovecraft, va a Loreo. Dove Lovecraft è stato, ma dove esiste
una realtà spaventosa già di per se stessa.
Questo non significa mettere in secondo piano l’oggetto principale del film (il
viaggio dello scrittore). Ma significa affiancare a questo oggetto un secondo
oggetto altrettanto spaventoso e misterioso. In questo stanno la forza e la
bellezza di questo mocumentary: nell’indagare due realtà (Lovecraft e
Loreo) che in questa storia (e in passato) si sono incontrate, e non per caso.
La descrizione di Loreo è infatti la descrizione della tipica città dell’orrore
lovecraftiano. E, alla fine, il mostro di cartapesta è il tipico mostro
lovecraftiano.
All’inizio dell’incontro Federico ci ha detto che, se non avesse viaggiato in
treno, ci avrebbe portato quel mostro da esporre in sala. Sarebbe stato davvero
divertente avere accanto quell’essere. Ma capisco che il controllore delle FS
avrebbe avuto qualche difficoltà.
E sono in attesa di vedere il suo prossimo (meglio: vecchio, nel senso di già
girato) film: un horror, si dice, terrificante.
Arturo vi propone un film
(su YouTube) sulla serata, realizzato da Gianni Donvito (che ha curato anche le
musiche originali) per Studiocinema.
Vi raccomando inoltre alcuni siti e articoli correlati: primo tra tutti il
Diego-ThePulpit, poi il nostro
Road to L.
al Ravenna Nightmare Festival. Infine
splattercontainer.com.
Io sono l’origine del
mondo, il centro dell’universo, organismo in espansione,
prima dentro e poi oltre l’origine prima conosciuta, quella immaginata,
scoperta e messa in scena da Courbet nel 1866, quell’origine e quel
centro che alla mia nascita si è modificata, spostata, al mio fianco prima
e poi sempre di più, sempre più spostata, allontanandosi, e al mio fianco,
invece, si sono accostate informazioni ed esperienze, persone, alcune più
lontane altre più vicine, al di là della volontà, e tutte, persone, esperienze
ed informazioni, estremamente mobili e disordinate, a illuminare altre
informazioni
ed altre esperienze, del mio e di altri universi, creando relazioni
e dinamiche che il mio solo centro non sarebbe in grado di cogliere, perché
il centro è importante se ci sono le periferie, che al centro stesso, anche
quando è senza qualità, danno senso, perché, dopotutto, l’oggetto esiste
soltanto mercè i suoi limiti, e quindi in forza di un atto in qualche modo
ostile verso l’ambiente che lo circonda. Senza il Papa non vi sarebbe stato
nessun Lutero, senza i pagani nessun Papa, perciò è innegabile che la più
profonda associazione dell’uomo con i suoi simili è la dissociazione.
E storia di dissociazione e di conflitti è anche il film che da un mese è
possibile trovare nelle videoteche del circuito Blockbuster, Il mistero di
Lovecraft
- Road to L, che Federico Greco e Roberto Leggio hanno dedicato
a H.P. Lovecraft e al Polesine, terra dominata da tragedie, acqua, fango
e leggende, continente inesplorato che segue i ritmi di un tempo proprio,
personale, agglomerato di paesi e di case, di uomini, violato dalle alluvioni
e dal mare, anche lui in espansione, che penetra nella terra, contamina,
pezzo di sale che se getti in una pozza non trovi più, ma l’acqua, dovunque
tu l’attinga, è salata.
E proprio in questa terra chiusa in se stessa ma squarciata dalla ferita che
è il fiume, in questa terra, anni fa, si trovò a passare Lovecraft, scrittore di
racconti gotici e di orrore, saccheggiato dal cinema (da La città dei mostri di
Roger Corman al Re animator di Bryan Yuzna e Stuart Gordon), nato il 20
agosto del 1890 a Providence, Rhode Island, uno dei tanti che aveva immaginato
l’esistenza di un pianeta oltre Nettuno, uno dei tanti americani che
non è mai uscito dagli Stati Uniti, uno dei tanti che trovava in Verne, Poe
e Wells spunto per i suoi racconti, uno dei tanti che aveva organizzato uno
scherzo letterario, il Necromicon o “Libro dei morti” scritto dal fantomatico
poeta Abdul Alhazered, uno dei tanti, quindi, ideale soggetto per un
mockumentary, uno dei tanti morti nel 1937, quando la follia della guerra
non era ancora stata e la follia del nazismo non ancora svelata.
Associare Howard Philips Lovecraft al Polesine non è operazione facile, ma
possibile se la si lega ad un enigmatico manoscritto trovato in un mercato
dell’antiquariato a Montecatini, sola testimonianza di un viaggio dello
scrittore americano, l’unico e solo viaggio che avrebbe compiuto fuori dagli
Stati Uniti, lontano da Providence, proprio verso la terra del Po. Di questo
manoscritto, anzi, di una copia di questo manoscritto, è armata la troupe
protagonista de Il mistero di Lovecraft, troupe americana e antipatica, un
attore,
che su questa storia da la faccia in ogni senso, una segretaria di edizione,
un fonico e i due registi, Roberto Leggio e Federico Greco, lo stesso che già
ci aveva portato alla ricerca di Kubrick con Stanley and us, e poi dei rapporti
tra cinema e terrorismo con Fuori fuoco, e che questa volta si dirige verso
quelle stesse terre esplorate da Florestano Vancini negli anni Cinquanta e
oggi da Michele Mellara e Alessandro Rossi, altra coppia di giovani registi,
che hanno appena ultimato Un metro sotto i pesci, il racconto, con calma e
dolcezza, dello stesso Polesine, terra crudele strappata al fiume dalle
idrovore,
ma che il fiume cerca continuamente di riprendersi senza calma e
senza dolcezza, attraversando comunità che parlano dialetti incomprensibili,
chiuse ed impermeabili, composte da poche decine di persone, che
vivono di pesca o del lavoro nei campi.
Calma e dolcezza che, appunto, non sono nel bagaglio di questa altra troupe,
che cerca invece di imporsi e di imporre le proprie esigenze, che non
rispetta le tradizioni e parla durante i riti, che non crede e cerca di svelare
cose che non sono svelabili, perché, indipendentemente da quel che diceva
Paul Valery, non sempre la ragione è nel giusto.
La strada verso L. parte dal manoscritto, nel quale si parla di un viaggio e di
credenze e miti che sono propri sia del Polesine sia di uno dei libri
fondamentali
dello scrittore americano, La maschera di Innsmouth. E quindi in camper,
per girare un documentario, attraverso strade abbandonate, villaggi
abbandonati, aiutati da un antropologo del luogo e da un altro testo, una
tesi di laurea scritta sette anni prima da uno studente che si è avvicinato
proprio agli stessi temi che questa troupe sta cercando di analizzare, ma
che sette anni prima, è misteriosamente scomparso, forse morto.
Confrontarsi con realtà chiuse non è facile, soprattutto se si è animati da
fieri intenti post coloniali. E non è facile quando non è chiaro ciò che si sta
facendo. Certo: si vuole verificare se un pazzo americano che ha scritto
dei libri ha fatto un viaggio in una determinata terra, una delle più grandi
scoperte del secolo per gli studiosi di questo scrittore, ma per noi, che a
stento abbiamo letto uno dei suoi tanti racconti, ben poca cosa. Come ben
poca cosa è sapere che in quegli anni, e anche dopo, su quella stessa terra,
si aggirava indisturbato un extraterrestre, verde e con gli occhi a palla. Ma
il gioco si svelerà quando scopriremo che questo essere caduto sulla terra
ha palpebre che non si chiudono in orizzontale, come tutti noi, ma in verticale.
E allora possiamo forse capire che dello scrittore, del manoscritto,
della troupe antipatica e americana, dei due registi alla ricerca vana di
una storia da raccontare, a noi non interessa nulla. Per vedere quello
che dobbiamo vedere, va cambiata la prospettiva dello sguardo, bisogna
abbandonare le nostre palpebre e sostituirle con nuove totalmente da
reinventare. Cambiare gli occhi, come faceva, appunto, l’originale uomo
che cadde sulla terra, il David Bowie diretto da Nicolas Roeg. Cambiando
occhi, cambiamo sguardo e cambiando sguardo quello che ci appare,
solitario e in primo piano, al di là del genere, perché sia chiaro, Il mistero
di
Lovecraft - Road to L è prima di tutto un film di genere, anzi, di vari generi,
mockumentary, documentario, horror, indipendente (perché anche l’indipendenza
può essere genere, e lo è quando non è sorretta da voglia di
sperimentare, ma da semplici necessità produttive), quello che ci appare
è la storia di una terra e di una comunità, delle sue canzoni e delle sue
strane ninna nanne, di villaggi che sono stati abbandonati perché
l’industrializzazione,
la globalizzazione e i sicari dell’economia hanno scientificamente
distrutto l’Italia contadina, di una terra che oggi e da quindici
anni ha rilevanza e voce politica, fatta da quelli che urlano contro i negri
che rubano il lavoro, rubano nelle ville e violentano le donne, e che una
rilevanza e una voce politica la aveva anche quaranta anni fa, e anche
prima, negli anni trenta e negli anni quaranta, quando scendeva per strada
con i fucili a combattere il fascismo, o quando scendeva nei campi a
combattere la riforma agraria. Quando si combatteva non solo per la
terra. La voce, un canzone, loro la hanno sempre avuta. E noi raramente
la abbiamo ascoltata, perchè raramente siamo stati capaci di ascoltarla.
La sentiamo registrata, che si insinua nei nostri Ipod o computer, ma dal
vivo, attraverso il vero suono della voce, attraverso l’ascolto della natura,
non siamo in grado di udire.
Una cultura orale e distante, una storia orale e distante. Una storia che
ha necessità di diverse forme per essere raccontata. Perché le culture
alternative non possono utilizzare forme e stili delle culture non alternative.
Non si possono raccontare le storie dei contadini della bassa
con le biografie – sostenevano alla Lega culturale di Piadena negli anni
Settanta – perché la biografia richiede approfondimenti e discussioni
da pari a pari, tra chi ha gli strumenti per fare emergere la biografia e
chi quella vicenda la ha dentro. Sono cose che si dicono da sempre, si
dicevano negli anni Settanta e si dicono ancora oggi, guardando per
esempio i casseur della banlieu parigina, che durante le manifestazioni
degli universitari francesi scendevano in piazza al loro fianco, ma per
derubarli di tutto, di cellulari e portafogli, perché del dialogo a loro,
poco importa, perchè le loro rivendicazioni sono altre e completamente
diverse: non un lavoro stabile, ma un senso per la loro vita quotidiana,
e loro, i giovani della banlieu, hanno forme e strumenti di comunicazione
completamente diversi, i video musicali, amatoriali o i fumetti per
esempio, ed è una strana coincidenza che anche questo Mistero abbia
avuto una sua vita oltre lo schermo, proprio sui fumetti, grazie a Martyn
Mistere che ha dedicato un suo numero a questo film, mettendo in
scena Greco, Leggio, la troupe e Lovecraft.
Percorsi dell’indipendenza, come percorsi dell’indipendenza erano
quelli di The Blair Witch Project a cui Il mistero di Lovecraft - Road to L
allude
in mille sue sfumature, fin dall’inizio, con il riferimento alle leggende,
e poi con i meccanismi produttivi, l’uso di Internet e così via. Ma anche
The Blair Witch Project rimandava ad altre cose, tanto che, all’epoca,
fu denunciato per plagio da Ruggero Deodato, perché troppo simile a
Cannibal Holocaust, che già nel 1979 rimandava al gioco tra quello che è
vero e quello che vero non è, come facevano gli snuff movies, o come,
dopo, ha fatto l’arte contemporanea, sempre in prima fila quando si
tratta di seguire le mode, con la storia del serbo Darko Maver, artista
che fotografa le ricostruzioni di stupri ed omicidi, per poi scoprire che
il Maver di cui si parla non è mai esistito e che le presunte ricostruzioni
sono foto reali (per quanto possa essere reale una foto).
Il mistero di Lovecraft - Road to L è quindi un percorso, il percorso di una
serie di persone per terre lontane e vicine, ed un nostro percorso, attraverso
memorie. È un gioco di connessioni. Davanti al film non siamo
nudi: ci presentiamo con il nostro passato e con la nostra memoria,
ripercorrendolo,
stravolgendolo e dissolvendo i nostri ricordi e le nostre
emozioni con ricordi ed emozioni nuove. La visione di queste realtà
non è un’esperienza di rilettura attualizzata del tempo. È esperienza
che sconvolge il tempo e lo spazio, che permette di essere contemporaneamente
qui e altrove. Rivedere tutto, riparlare di tutto per non
parlare di niente, per distruggere e devalorizzare il nostro passato, per
attaccarci al presente.
Niente più è nuovo, le terre da scoprire sono terminate. E quelle che
abbiamo scoperto, i luoghi o i territori della mente, probabilmente sono
già stati percorsi altrove. Le connessioni della mente, nel film di Leggio
e Greco, diventano connessioni reali, già compiute. C’è bisogno di
qualcosa d’altro, di qualcosa che viene da altri universi, da altri luoghi
non ancora esplorati per poterci sorprendere, e farci rimanere senza fiato.
Perplessi. E chiedersi se tutto ciò abbia un senso, non è la domanda
importante. Come non è importante sapere quale è la nostra posizione
rispetto a quello che ci succede intorno. Perché intorno a noi succede
di tutto. È la periferia, dei luoghi, degli sguardi e della mente, ciò su cui
bisogna concentrare l’attenzione. Sbattere le palpebre, verticalmente.
Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo. E, in quanto tale,
non conto nulla.
"Road to L. - Il mistero di Lovecraft" è un film assolutamente
imperdibile per gli amanti dello scrittore americano e non solo!
Già dall'inizio il film è denso di un atmosfera misteriosa e
inquietante al tempo stesso,tutto rimane in bilico tra realtà e fantasia,e con
questo il film confonde lo spettatore, lasciandolo con molti dubbi fino al
terrificante e spaventoso finale. Gli stessi registi hanno detto che non deve
essere preso come un film "su lovecraft", bensì come un film "alla Lovecraft",
ovvero "se Lovecraft avesse dovuto scrivere una sceneggiatura, come l'avrebbe
fatta?", bè, credo che la risposta sia "Road to L.".
Il film scorre molto bene per tutta la sua durata,ed è sorprendente come riesca
a coinvolgere lo spettatore in questa spirale di terrore,incubo e atmosfera.
La parte migliore del film è il finale, che non voglio svelarvi per evitare di
rovinarvi la visione, che allo stesso tempo dice tutto e non dice niente e
lascia lo spettatore di stucco, come nei racconti del grande scrittore di
Providence, geniale.
Ett filmteam som
inkluderar den verkliga regissören till filmen Road to L samlas i Italien
för att göra en dokumentär om Lovecraft, den kände amerikanske skräckförfattaren,
mest känd för sina Cthulhu-myter. Filmteamet är där för att undersöka påståendet
att Lovecraft vid ett tillfälle lämnade USA under en period för att besöka
Italien, och att en serie händelser där utgjort grunden för flera av hans kända
berättelser. Deras enda ledtråd är ett manus, kanske skrivet av Lovecraft själv,
som hittats i en liten stad som kallas Loreo, eller helt enkelt ”L”. När de
anländer till ”L” börjar ett flertal oförklarliga saker att inträffa.
Lokalbefolkningen uppträder som en sekt iklädda huvor och det hörs mystisk sång
från husen. De upptäcker också att den som senast försökte undersöka ”L” är
försvunnen, och när hans gamla videoband dyker upp inser de alla att sanningen
kanske är närmare myten än de först trodde…
Silvermeliesvinnaren från förra årets fantastiska filmfestival i Rom visar upp
en otäck blandning mellan dokumentär och spelfilm, vilket gör att den befinner
sig i samma tradition som Blair Witch Project och Cannibal Holocaust.
Filmen lyckas också på ett subtilt sätt att fullständigt skrämma livet ur en. En
fantastisk hyllning till Lovecraft och ett måste för både fans och de som vill
lära sig mer om hans moderna myter.
Kasper Heftholm Kristensen
Progetto indipendente,
Road to L. è un documentario geniale ed originalissimo, creato da due giovani
registi italiani amanti di Lovecraft, che hanno avuto la brillante idea di unire
in una sola pellicola due leggende: quella dell'homo saurus, mito e folcklore
delle valli del Polesine, e quella di un improbabile viaggio in Italia di
Lovecraft, la cui inesistente voglia di viaggiare gli valse l'appellativo di
"Solitario di Providence". La vicenda si svolge come una vera campagna da gdr;
uno dei due registi-attori rinviene il manoscritto di Lovecraft e ottiene un
finanziamento per farne un documentario; ingaggia una troupe, formata da tre
giovani cineasti italo-americani, e insieme partono in camper alla volta di
Venezia e di Loreo, un minuscolo villaggio teatro del viaggio di Lovecraft.
Giunti a Loreo, iniziano le stranezze; l'ostilità dei locali, unita
all'atmosfera di abbandono e di inquietudine del Polesine, inducono il gruppo
alla disperazione; dopo lunghe ricerche, il gruppo rintraccia i familiari di un
giovane ragazzo del posto, che prima di scomparire scrisse una tesi di laurea su
Lovecraft e sui legami del Solitario con le leggende del Polesine; questa pista
conduce il gruppo attraverso passaggi sotterranei, misteriose confraternite di
anziani cantastorie e dei loro inquietanti segreti, e l'incontro finale, che
rivelerà l'orribile segreto di Loreo.
Questo film è un "gioco", uno dei tanti creati intorno ai Miti di Cthulhu, e al
gioco partecipano davvero tutti; nel corso del film non mancheranno un paio di
camei, uno di Sebastiano Fusco, grandissimo esperto e curatore delle edizioni
italiane di Lovecraft, e il giallista Carlo Lucarelli. Nonostante la natura di
prodotto indipendente, il film, che ha vinto il Melies d'Argento nel 2006, ha un
montaggio ottimo e sequenze di CG molto suggestive; l'edizione in DVD, curata da
Raro Video, contiene ottimi extra; un ulteriore documentario di 25', e lo
pseudo-manoscritto in traccia rom, bellissimo esempio su come costruire un "prop",
oltre al classico booklet che caratterizza i prodotti Raro Video.
Il mistero di Lovecraft s’infittisce
Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale
Diretto da Federico Greco e Roberto Leggio con produzione a cura
Digital Desk e Minerva Pictures, è disponibile da circa un mese in
noleggio e vendita un piccolo film italiano che in breve è diventato un caso
mondiale grazie all’abile campagna pubblicitaria e all’alone di mistero che lo
circonda.
Nato come mediometraggio in stile documentaristico, il progetto di Greco ha
riscosso un tale interesse da trasformarsi presto in lungometraggio vero e
proprio, lungo 86 minuti e narrante le vicende di una troupe di attori e registi
che, stimolati dal ritrovamento di una lettera apparentemente scritta da
H. P. Lovecraft e recante le prove di un suo viaggio in Italia,
s’imbattono in misteriosi culti aventi parecchi punti in contatto con quelli
delle divinità cthulhiane.
Il mistero di Lovecraft – Road to L. gioca la carta della
commistione fra fiction e documentario e per toni e metodo ricorda alla lontana
The Blair Witch Project. Oltre all’importanza di vedere alcuni piccoli
paesi italiani legati a leggende e atmosfere lovecraftiane, il film si distingue
anche per alcuni potenti e emozionanti dipinti di Ursula Equizzi che, con
Andrea Bonazzi, è una dei pochi artisti nostrani genuinamente interessati
e influenzati dall’opera del Solitario di Providence.
Il lungometraggio è distribuito da 01 Distribuition e vincitore del
Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 grazie al quale il film rappresenterà
l’Italia, il 26 agosto, al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico
Europeo.
Il mistero di Lovecraft è stato e sarà presentato in concorso in numerosi
festival internazionali: “Festival del Film Fantastico di Amsterdam”, “Semana
Internaciònal de Cine Fantastico” (Malaga), “TIFF” (Romania), Espoo Ciné
(Helsinki), “BARS” (Buenos
Aires), “H.P. Lovecraft Film Festival” (Portland, USA), “PIFAN” (Corea)…
Visione, cum grano salis, raccomandata a ogni fan del grande scrittore
americano!
Of the once
prospering Italian genre cinema of the 1960's and 70's, there is increasingly
only a faint shadow creeping across film and television screens. Yet this
depressing fact couldn't keep a small group of Italian enthusiasts from shooting
the sinister Il Mistero di Lovecraft – Road to L. The premise: did Howard
Phillips Lovecraft (1890-1937), the American writer of weird literature,
once journey to the Italian Po Valley? As odd as the starting point may sound,
there are plenty of macabre folktales and local legends in the Italian province.
As one of the few Italian directors, Pupi Avati brought a bit of that hidden
culture to the cinema with such excellent horror films as La Casa delle Finestre
che Ridono, Zeder and l’Arcano Incantatore. This mockumentary from Federico
Greco and Roberto Leggio doesn't belong to the Avati tradition, but lies more in
line with the American do-it-yourself-do-it-on-digital principal of the hit The
Blair Witch Project: a documentary crew goes in search of the hypothetical
Italian trail of the author who created the Cthulhu myth of the Old Gods. After
decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the
HPL oeuvre, or who simply just used his work as a jumping off point for zany
pieces of splatter-amusement (Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen
for a smartly balanced solution. The timeless, chilling magic the Hermit of
Rhode Island called upon when telling the stories of the fictitious towns of
Innsmouth and Arkham, depended largely on illusion and suggestion – which
ingredients happen to be the most important pillars of the mockumentary genre.
Onward to dark Italy then, and bring your flashlights along.
Con Donnie
Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno
contribuito a far diventare un cult.
Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution,
IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce
anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).Vincitore del Méliès d’Argento al
Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al
Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo, Il mistero di
Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e
internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia, da
Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…
In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle
prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda, avere un
prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
Sembra proprio che il futuro del cinema
italiano sia fuori dalle sale. Dopo la rottura del ghiaccio di
Dario Argento (Ti
piace Hitchcock?) e
Alex Infascelli (H2Odio)
il "vizio" del DVD ha contagiato tutti, grandi e piccoli: prima
Lamberto Bava con il
truculento The Torturer, poi è stata la volta di
Eros Puglielli con
l'enigmatico
AD Project.
Oggi tocca ad una vechia conoscenza di KinemaZOne, ossia Il mistero
di Lovecraft di Federico Greco
e Roberto Leggio la cui
distribuzione in DVD (Raro Video, 01 Distribution)
arriva dopo un glorioso tour per le sale digitali di tutta Europa in cui
ha raccolto premi di ogni tipo. Il mistero di Lovecraft è un mockumentary (un finto
documentario) che racconta le riprese di un documentario vero -
anch'esso sul DVD - su un ipotetico viaggio in Italia dello scrittore
americano H.P. Lovecraft.
Nonostante la
01 Distribution abbia voluito
citare H2Odio nella pubblicità del DVD, Il mistero di
Lovecraft è un film sostanzialmente diverso da quello di Infascelli,
sotto diversi punti di vista. L'unico punto di contatto tra i due film è
la modalità di distribuzione, in quanto il film di Greco e Leggio
rappresenta in pieno la rivoluzione del cinema digitale essendo stato
concepito come tale sin dalla fase di preproduzione. Il ritmo stesso del
film e le inquadtrature sono pensate per una collocazione "leggera", da
videoclub o da Home Video, mentre il film del visionario Infascelli è
chiaramente un intrusione (opportunistica) in un mondo - quello digitale
- al quale non appartiene, essendo caratterizzato da una cadenza lenta e
una fotografia dark che conciliano la pennica in poltrona come poche
altre visioni domestiche.
Non sto qui a
recensire il film già visto un po' di
tempo fa grazie alla generosità di
Federico
Greco, ma soltanto a consigliarvi ancora una volta di vedere
Il mistero di Lovecraft e comunicarmi le vostre impressioni, anche
solo per capire se il mio entusiasmo sia motivato o è soltanto
un'ossessione...
Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è sicuramente una delle opere cinematografiche
italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni, e
proprio per questo impossibile da vedere a cinema (è girato completamente in
digitale), ma acclamatissimo ai festival in giro per il mondo. Finalmente è
uscito in
DVD per la Raro Video e così sono riuscito
a vedere questo film che inseguo ormai da più di un anno, diventando ormai
un'ossessione. L'ho visto di notte, approfittando della veglia al sonno
instabile della piccola, e credo di aver così creato il contesto migliore
per il film.
Per chi non lo sapesse, Il mistero di Lovecraft è un mockumentary,
ovvero un finto making-of di un documentario vero (H.P.
Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia, contenuto nel DVD) che
racconta del ritrovamento di un diario attribuito al maestro della
letteratura horror H.P. Lovecraft e che ne proverebbe un soggiorno in
Italia. Il film di Federico Greco
e Roberto Leggio ci mostra come i
realizzatori del documentario (un ragazzo e una ragazza americana, due
registi italiani e un fonico spagnolo) nel ripercorrere il viaggio
raccontato nel diario si siano imbattuti in misteriosi riti
pesudo-dionisiaci e creature mostruose che ricorrono nella poetica dello
scrittore di Providence.
Il film mi ha entusiasmato e terrorizzato allo stesso tempo. Tutto il mondo
misterioso raccontato, il Polesine, i filo’, la biblioteca Marciana, erano
tutte cose delle quali avevo sentito parlare ma di cui ignoravo il fascino.
Il film ha solo qualche piccolo debito nei confronti del celebre The
Blair Witch Project (giusto il finale) e nonostante che per il 70% si
parli inglese, alla fine è un lavoro che valorizza e diffonde un aspetto
della nostra cultura popolare e tradizionale non molto conosciuta.
Le comunità del delta del Po che fanno vita a se e rigettano
qualsiasi tipo di intrusione dall’esterno coltivando il mito del terrore per
creature mostruose mi ha ricordato la comunità di The Village di
Shyamalan. E poi, quello che più
conta per valutare la riuscita di un mockumentary, è il fatto che mi abbia
lasciato pieno di dubbi. Dubbi su quanto di quello che ho visto fosse
fantasia, sceneggiatura e quanto fosse vero. Credo di poter affermare senza
sembrare pomposo che Il mistero di Lovecraft, per la sua
caratteristica di essere in pratica "il making-of di se stesso", possa
essere definito meta-cinema. Non un cinema nel cinema ma un cinema
fuori dello schermo.
Un lavoro come questo avrebbe dovuto prima di tutto essere finanziato come
opera di interesse culturale nazionale, mentre invece (che tristezza) fatica
ad essere distribuito.
Consiglio a tutti di trovare l'occasione di vedere questo film o di comprare
il DVD.
Sul sito del
regista Federico Greco c'è il calendario aggiornato delle
prossime proiezioni (per i Napoletani: a giugno è all'Ischia
Film Festival).
Auguro a questo film tutta la fortuna che merita.
Pois é amigos, não podia deixar de fazer uma
referencia especial a esta pelicula, que em primeiro
lugar aborda o mestre intemporal da literatura de
horror,e em particular um dos meus autores favoritos
H.P.Lovecraft. O filme parte de um pressuposto : que
ele mesmo,o mestre do sobrenatural H.P.Lovecraft,esteve
em Itália numa viagem enigmática e de todo
desconhecida.Mas a questão é : Será que esteve mesmo
?? Pois é,o filme baseia-se nessa ideia e conduz-nos
a uma viagem pelos labirintos " imemoriais " do
desconhecido,e acima de tudo,dos pesadelos que
assombravam o mestre.É inevitável esperar,especialmente
para os aficionados de Lovecraft, uma gradual e
inexplicável tensão de ansiedade/terror,que emana de
todas as suas obras,ser em parte transposta para o
filme, e dessa forma transformá-lo num essencial e
louvável legado Lovecraftiano. Sem dúvidas, ou
minimamente reservas, UM FILME A VER....
Allora, posso tentare
di fare una recensione speciale di questo film, che,
in primo luogo, tocca un maestro senza tempo della
letteratura horror, in particolare uno dei miei
autori preferiti, H.P. Lovecraft. Il film parte da
un presupposto: che lui stesso, il maestro del
soprannaturale H.P. Lovecraft, sia stato in Italia
per un viaggio enigmatico e totalmente sconosciuto.
La questione però è: era proprio lui? Il film si
basa su questa idea, e ci conduce in un viaggio nei
labirinti "immemori" di ciò che non si conosce, e,
in primis, degli incubi che adombravano (la mente
del) il maestro. è in evitabile aspettarsi,
soprattutto per gli appassionati di Lovecraft, che
una tensione graduale e inesplicabile di
ansia/terrore, che emana da tutte le sue opere, sia
in parte trasposta nel film, o che lo trasformi in
una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana.
Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere.
Questo coraggioso film- documentario appartiene al
genere che potremmo definire “horror” anche se non
nei suoi crismi tradizionali. Mentre all’estero ha
riscosso un grande successo di pubblico, qui in
Italia ha avuto una promozione pari a zero.
E’
stata notata una certa somiglianza con la pellicola
americana “Blair witch project”, ma in realtà il
film se ne discosta profondamente sia per la forma
che per il contenuto.
La
capacità maggiore di questa non pellicola è
stata quella di creare delle atmosfere di
inquietudine e di angoscia, nelle quali lo scrittore
Lovecraft era maestro.
Il pretesto del lungometraggio è il ritrovamento,
nell’anno 1997, di un manoscritto presumibilmente
dello stesso autore, (su cui devono ancora essere
fatti tutti gli accertamenti e studi filologici del
caso), su di una bancarella del mercato
dell’antiquariato di Montecatini.
Sulla base delle informazioni contenute nello
scritto, si parla di un probabile viaggio in Italia
di Lovecraft, fino ad allora mai documentato.
In
particolare, il viaggio sarebbe avvenuto nella zona
del Polesine, luogo in cui viene girato questo
documentario.
Dal
presunto viaggio in Italia, Lovecraft avrebbe preso
l’ispirazione per scrivere i racconti di “Innsmuth”
in cui si narra di oscure e deformanti presenze e
di creature mostruose proprio nella zona sopra
citata.
Si
fa inoltre riferimento, alla tesi di un certo Andrea
Roberti, originario di Padova, che avrebbe scoperto
delle possibili contaminazioni letterarie fra gli
scritti del celebre autore di horror, e “I Racconti
del Filò” appartenenti alla tradizione locale del
Polesine.
Partendo dallo spunto di queste ricerche, una troupe
di attori, assieme al regista, al fonico delle
riprese ed allo sceneggiatore, si recano sul posto
per indagare più a fondo su tali misteriosi ed
inquietanti sinossi letterarie.
Da
quel momento, la macchina da presa, con continui e
nauseanti movimenti, ci introduce in quel pezzetto
di mondo solitario ed abbandonato che è il Polesine,
dove regna l’omertà della gente che si rifiuta di
collaborare, raccontando le misteriose leggende del
proprio paese.
I
ragazzi della troupe, nonostante le predominanti
ostilità degli abitanti intervistati che proteggono
pervicacemente i segreti della propria tradizione
popolare, continuano ad indagare in quest’atmosfera
quasi onirica, ai confini con la realtà, trovando
molti indizi ma poche testimonianze.
L’unica testimonianza che getta scompiglio e che
determina la prima grande incomunicabilità fra i
protagonisti di questa “spedizione”, è il racconto
da parte di un abitante del posto, dell’apparizione,
vicino al fiume, di una figura mostruosa, molto
simile ad un alieno, che sbatte le palpebre
verticalmente e che ha una forte rassomiglianza con
una delle tante terrificanti creature descritte nei
racconti di Lovercraft.
Oltre a questa prima scoperta, ne seguirà un’altra:
quella della presenza di un segreto passaggio
sotterraneo di una chiesa pregna di mistero, da dove
i “FRADEI”, membri di una strana setta religiosa del
posto, partirebbero ogni anno, per l’esattezza, il 6
giugno, per una processione che si conclude con una
riunione fra gli adepti in cui nessuno sa che cosa
avvenga.
Il
percorso claustrofobico all’interno di questo buio
tunnel , che porterà ad una prima piccola
rivelazione, è un percorso in cui si addentra anche
lo spettatore, stimolato da questa ricerca,
incuriosito sempre di più dalle tracce misteriose
disseminate per tutto il racconto.
Ma
poco importa i risultati cui giungono i giovani;
attraverso le immagini pervase da una costante
inquietudine di fondo e da momenti di suspence e
tensione emotiva, specialmente a causa delle
frequenti liti ed incomprensioni fra i membri della
troupe, si respira un’atmosfera psicologicamente
angosciante ed ansiogena.
Oltre alle immagini, i ragazzi vengono turbati anche
dall’ascolto di suoni inquietanti, come quello di
una nenia lontana, ancestrale, che i nostri
protagonisti credono provenire da una casa
abbandonata.
Non
assistiamo a nessun terribile omicidio, a nessun
tipo di violenza, nessuna presenza di sangue sullo
schermo, ripercorriamo soltanto, insieme a questi
giovani, un viaggio alla riscoperta di quelle che
potrebbero essere le prove documentali frutto della
tesi di Roberti.
I
protagonisti vengono in possesso delle cassetta in
cui Andrea Roberti fece delle riprese a quella
famigerata casa abbandonata, dopo di che, non si
avrà più traccia dello studente, scomparso,
paradossalmente, proprio dopo il ritrovamento del
manoscritto.
Il
mistero aleggia su tutta la diegesi, ma si viene
costantemente stimolati, si partecipa assieme ai
protagonisti, cercando di scandagliare tutta la
presunta verità sulla vita segreta degli abitanti
della zona.
I
ragazzi non arrivano a delle certezze; bensì a dei
barlumi di conclusioni, attraverso un’analisi
letteraria dei testi di Lovecraft; come la
similitudine fra la parola “Innsmuth” e “ in his
mouth”, che riprendendo testualmente dallo
scrittore, fa riferimento al luogo in cui
presumibilmente si trovava durante il suo
ipotizzabile viaggio in Italia : “nella bocca del
Po”, e quindi, forse, in un paesino che si potrebbe
situare proprio lì, dentro la bocca del fiume: a
Santa Maria in Punta, dove i nostri protagonisti si
recano.
Essi
osano persino riprendere una riunione segreta fra
alcuni paesani che si riuniscono tutte le settimane
per raccontare di strane leggende, dando vita ai
così detti “Racconti del Filò”, ma vengono presto
scoperti e costretti ad interrompere le riprese.
La
forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei
silenzi angosciosi o nelle chiassose discussioni fra
colleghi, è negli interstizi, nelle sospensioni, nel
non mostrato, ed è proprio nella regione
dell’immaginabile e del non dimostrabile che si
addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del
racconto.
Siamo lontani anni luce dalle topiche
rappresentazioni filmiche dell’horror di origine
statunitense; quello cui assistiamo è una semplice
documentazione di vita reale che addensa su di sé
molte perturbanti domande senza alcuna definitiva
risposta.
Ed é
forse questa la migliore qualità del film: proporre
degli interrogativi, dare degli input, solleticando
il desiderio dello spettatore di conoscere, di
saperne di più.
Cristina Battigambe
Vooraf zie ik nog even Sheitan, afgelopen vrijdag al
besproken door Erlijne en Berend Jan. Daarna begint Il Mistero Di Lovecraft -
The Road To L. Dit is al geen aantrekkelijke titel, vind ik. En echt
aantrekkelijk wordt het gebodene ook niet, ehh, geboden. Het is een Italiaanse
film, waarin Italiaanse acteurs Amerikaanse mensen spelen. Yeah, wright.
Uitgangspunt vormt een manuscript dat in Italië is gevonden wat geschreven zou
zijn door de Amerikaanse horror auteur H.P. Lovecraft, van wie altijd werd
aangenomen dat hij nooit buiten de V.S. was geweest, en dat hij zijn inspiratie
voor morbide verhalen kreeg uit nachtmerries als gevolg van een getraumatiseerde
jeugd. Niet dus. Althans, dat denken de personages in deze Blair Witch-kloon.
Zij gaan in Oost-Italië op zoek naar clou's die moeten bewijzen dat Lovecraft in
Italië is geweest. Lekker belangrijk, zou je denken. Dat dacht ik ook. De hele
film door. Als je iets onzinnigs als uitgangspunt neemt voor een mockumentary (graag
zelfs), neem dan iets wat echt tot de verbeelding spreekt. Het manuscript noemt
wat plaatsen en taferelen, die de personages vervolgens proberen te vinden in
oude Italiaanse dorpjes, tot ze in een moeras terecht komen en een theorie van
een bovennatuurlijk wezen (de Homosaurus!) hen bezig houdt. En dat niet alleen:
de onderzoekertjes krijgen ook nog eens flinke ruzie. Nou nou wat is het
allemaal spannend.
Vergeef me mijn cynisme. De film komt eerder over als een reisprogramma, waarin
enkele van de niet bepaald interessante plekken van het toch zo rijke Italië
worden beschreven. De 'vondsten' blijken allemaal nutteloos, en het soapgehalte
dat er ontstaat vanwege de ruzies en een heuse liefdesaffaire is onvergeeflijk
hoog. Dat er uiteindelijk nog wel een homosaurus wordt ontdekt is tenminste iets,
maar zelfs hierin schuilt amper gevaar, want onze lieve vrienden overkomt niks.
Het mysterie van Lovecraft is een grote teleurstelling: het is allemaal
allerminst mysterieus, en dat gene wat merkwaardig lijkt blijkt niets boeiends
te zijn. En dat terwijl het toch allemaal fictie is. Dan had het toch wel wat
gekker gemogen, nietwaar?
IL FALCONE MALTESE
LOVECRAFT, OVVERO L’ELOGIO DELL’INGANNO
Esce nelle sale e in DVD “Road
to L.”, mockumentary italiano, già vincitore di un Méliès d’argento e invitato a numerosi festival internazionali,
nonché ispiratore di un fumetto. A partire dal ritrovamento di un manoscritto
del grande scrittore americano, racconta una storia tra cronaca, mistero e
allucinazione. Ne parliamo con uno degli autori, Federico Greco, che ci spiega
la regola del gioco.
Lovecraft non si allontanò
mai dagli Stati Uniti in vita sua. Allora perché il contenuto di un manoscritto,
ritrovato casualmente a Montecatini nel 2002, lascia supporre che invece sia
addirittura venuto in Italia e si sia lasciato affascinare da quelle lande
nebbiose, dalla topografia labirintica e cariche di misteriose leggende che
circondano il delta del Po? Nel film l’inquietudine nasce dalla sapiente miscela
di fatti veri e inserti di pura invenzione. Gli incontri con personaggi locali
ripresi nel loro autentico disagio mentre sono incalzati da domande sui misteri
di alcune antiche pratiche tra il sacro e il profano di cui tentano di occultare
la sopravvivenza, si combinano con immagini in cui lo scarto illusionistico è
tangibile e al tempo stesso effimero. Questa troupe di documentaristi, seguendo
le labili tracce decifrate da pagine consunte, troverà la soluzione di un enigma
o piuttosto è tutto un gioco per mettere in scacco gli spettatori? A questa e ad
altre domande risponde Federico Greco che insieme a Roberto Leggio ha costruito
con rigore questa finzione che per certi versi potremmo definire “alla Borges”.
Anzitutto, perché un
mockumentary?
-
Perché se nel
novero delle sfide del secolo quelle sulla comunicazione e sulla gestione
dell’informazione sono tra le più avvincenti, e se è vero che spesso le notizie
vengono artatamente manipolate per porgere al pubblico dati falsi trattati in
modo da sembrare autentici, è giusto che il cinema sveli questo meccanismo. E
allora ecco che un mockumentary (da mock,
finto, e documentary,
NdT) si rivela il mezzo più adatto per coinvolgere in prima persona lo
spettatore in una strategia di cui è spesso vittima inconsapevole. Trascinandolo
in una pseudo-realtà, come se stesse effettivamente assistendo a una
riproduzione del vero, ma poi guidandolo verso lo svelamento dell’inganno, lo si
rende non più semplice recettore passivo, ma soggetto, costretto a capire come e
dove finisce il dato reale e inizia la creazione dell’elemento fantastico.
Lo spettatore diventa
insomma una sorta di protagonista off
screen, che
interpreta le immagini e le rielabora?
-
Sì e si rende
conto anche di quanto sia semplice oggi imporre una volontà di distorsione della
verità, grazie ai mezzi di cui disponiamo. Solo che, finché lo si fa con un film
è una cosa, quando a adottare questi meccanismi sono gli organi d’informazione,
la televisione su tutti, allora la portata della bugia si fa ben più grave e
diventa più difficile fare distinzioni.
Perché Lovecraft come punto
di partenza?
-
Prima di tutto
perché veramente avevamo tra le mani un suo manoscritto che, come si vede nel
film, è stato esaminato da uno studioso esperto dello scrittore, e quelle pagine
ci hanno portato a Loreo e sul delta del Po, facendoci imbattere in remote e
radicate tradizioni e segreti gelosamente custoditi. E poi perché Lovecraft
stesso è autore di un celebre inganno letterario.