RECENSIONI/REVIEWS

 

 

 

 

 

 

 

 

NEW !

Road to L is a highly successful  film on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent character development,

an fascinating plot and creates a mood which will haunt you for a long time after watching it.

(Synergy-Magazine)

 

 

The Road to L is a exceedingly well made and well acted “mockumentary” in the tradition of,

yet far superior to The Blair Witch Project (or Cannibal Holocaust without the gore).

In a time where so much horror seems to be focused upon excess, yet missing the narrative to support the splatter,

it was really refreshing to sit down and watch a film that focused more upon suggestion and subtle atmospheric chills.

(horrorsociety.com)

 

 

"...una delle novità più interessanti di questi ultimi mesi...

gli 'attori' fanno un lavoro davvero eccellente...".

(Nocturno)

 

 

"Il primo mockumentary italiano...".

(35mm. Magazine)

 

 

"...un lavoro completo e ottimamente riuscito,

filologicamente eccezionale e realmente inquietante".

(Sentieri Selvaggi)

 

 

"Ingegnoso e, soprattutto, assolutamente inedito nel panorama cinematografico italiano,

"Il mistero di Lovecraft" è uno di quei film da sostenere a priori..."

(35mm.it)

 

 

"...un piccolo gioiello nel panorama del cinema documentaristico italiano. In un crescendo di suspence, il film

ricorda quell'affascinante operazione che è stata "The Blair Witch Project", ma con la differenza che qui

si narrano vicende veramente accadute.

...Fino al sorprendente finale, sospeso tra realtà e romanzesco".

(Rivista del Cinematografo)

 

 

"...una pellicola attesissima dal popolo dei film di genere... Il lungometraggio, che già alle anteprime ha fatto

parecchio discutere e che a ottobre uscirà nei cinema italiani...".

(Il Messaggero)

 

 

"...interessante e ottimamente costruito, e riesce in alcune parti a essere realmente inquietante.

Un'opera curiosa, angosciante e ben realizzata, uno dei lavori italiani migliori degli ultimi tempi".

(Nocturno)

 

 

"...la giusta mescolanza tra due apparati cinematografici così diversi da loro,

una mistura in grado di incuriosire lo spettatore e al contempo di farlo partecipare ad un vero e proprio thriller-horror movie

...Un modo nuovo di fare docu-fiction, un’immagine dell’horror fresca e interessante...".

(Filmhorror)

 

 

"Una ventata di freschezza nel cinema horror italiano".

(Close-up)

 

 

"Un film inquietante, che regge il passo con le ultime produzioni estere".

(Videopolis)

 

 

"Un film a basso costo che merita di diventare un cult e che rappresenterà l'Italia

al più grande Festival di Cinema Fantastico europeo, il Méliès francese"

(Filmscoop)

 

 

"Una delle opere cinematografiche italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni".

(Kinemazone)

 

 

"La forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei silenzi angosciosi (...),

negli interstizi, nelle sospensioni, nel non mostrato, ed è proprio nella regione dell’immaginabile

e del non dimostrabile che si addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del racconto".

(Vento sociale)

 

 

"...Una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana.

Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere".

(Forgotten Wonders)

 

 

"Il futuro del cinema? Fuori dalle sale.

L'uscita in DVD del fenomeno cult dell'anno fa riflettere sul fenomeno del cinema digitale".

(Liberoblog)

 

 

"Un film davvero pauroso. (...) Vince su ogni livello cinematografico.

L'ho visto decine di volte".

(Dread Central.com)

 

 

"Una sorpresa italiana".

(ZAPSTER.IT)

 

 

"After decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the HPL oeuvre,

or who simply just used his work as a jumping off point for zany pieces of splatter-amusement

(Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen for a smartly balanced solution".

(afff)

 

 

"Il film sta riscuotendo consensi e riconoscimenti,

nonostante la distribuzione di nicchia si parla già di un piccolo cult".

(horrormagazine)

 

 

"Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale".

(la tela nera)

 

 

"...la cosa straordinaria è la freschezza, l'originalità e la tensione che si respirano per tutti gli 85 minuti".

(Hyperreview.com)

 

 

"Intelligente e accurato esempio di docufiction..."

(Il Morandini)

 

 

"Un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro complesso ed ambizioso

che merita molta più attenzione della stragrande maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche".

(horror.it)

 

 

Vero e proprio “caso” cinematografico per gli appassionati del genere,

“Road to L” rappresenta una vera e propria ventata d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.

(scheletri.com)

 

 

 

 

 

[ carta stampata ]

 

[ altro (...) ]

 

 

 

 

 

 

 

 

SCHELETRI.COM

 

 

Vero e proprio “caso” cinematografico per gli appassionati del genere, “Road to L” rappresenta una vera e propria ventata d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.
Girato come un mockumentary particolarmente realistico, il film prende spunto da un'idea brillante e originale, molto adatta per avvicinare la figura di Howard Phillips Lovecraft, uno degli scrittori più amati di tutti i tempi, col nostro paese.
A prima vista l'Italia può sembrare del tutto aliena agli scenari tipici del solitario di Providence, ma i registi del film riescono invece a pescare un'ambientazione, il Polesine, adattissima a evocare gli orrori ancestrali, le ibridazioni e le vecchie leggende popolari care a HPL.
Impossibile non notare qualche somiglianza col capostipite di tutti i mockumentary, “The Blair Witch Project”, altro fenomeno cinematografico di qualche anno prima.
La regia di “Road to L” è però più meticolosa: un pregio e un difetto al contempo. Un pregio perchè la storia risulta molto più godibile rispetto a TBWP, un difetto perchè, in alcuni passaggi, si perde l'effetto realistico per dare spazio al colpo di scena tipico dei film horror.
A ogni modo il film è pregevole e consigliato a chiunque ami le tematiche di Lovecraft, ma non solo: i paesaggi rurali del Polesine, i racconti del Filò del folklore veneto, la trama costruita a piccoli passi, quasi come in un giallo, sono tutti elementi che rendono “Road to L” gradevole anche ai profani.
Ottimo e incoraggiante segnale di vita, dunque: registi come Greco e Leggio avrebbero bisogno di produttori determinati a credere in loro, anche se forse perderebbero l'originalità e la naturalezza di lavori come questo, ben lontani dai classici blockbuster miliardari che un certo tipo di cinema sforna a quintalate.
(Alessandro Girola)

 

 

 


 

 

SYNERGY MAGAZINE  NEW !

 

 

The Road to L is a highly imaginative exploration of the mythos of H.P Lovecraft. The tile has a double meaning and refers both to the road to Lovecraft and to mythical location in Italy where Lovecraft supposed travelled in 1926 and learned about the old Gods. The story works primarily as a first person pseudo documentary focusing on the discovery of a travel journal dated 1926 which is believed to shed light on an unknown period in the life of H.P Lovecraft. While it was believed he never travelled outside America, the manuscript suggests he travelled to Italy and there found a small settlement on which he based his Shadow over Innismouth.

 

This is a very creative film which slowly develops from a documentary into something far more frightening and sinister. It starts as a film about making a documentary and then slowly begins to create a mood of tension and dread. The township seems suspicious; there is a strange religious sect which meets each year and local who refuse to discuss their traditions. There are also underground tunnels which lead under the town. This last feature really begins to up the tension, at first there is an anti-climax with a hamster, but then they find the bodies of dead gutted fish and strange markings in the tunnel and realize something is very wrong. The use of handheld camera work, limited lighting and the strained interpersonal relations between the members of the crew -  all add to a slow increase in suspense and tension.

 

The breakthrough comes as they learn about the Filo Tales, local legends which seem connected to the stories of H.P Lovecraft. It also seems that a contact they have been referred to, Andrea Roberta, made a similar connection and vanished in strange circumstances in 1997 some years before. As the story unfolds they hear rumours of UFOS, aliens and strange creatures, these are presented (as is the whole film) with excerpts from Lovecraft’s tales and occasional graphically illustrated aspects of his mythos.

 

As they go to explore an uncharted section of the local region, they find  the same abandoned houses mentioned in Lovecraft’s tale and things begin to get strange. There is weird music coming out of nowhere and a sense of menace in the environment.  As their investigations continue and their guide refuses to help any longer, they become lost and in the darkness and night find what they are looking for...Innismouth and its occupants...

 

This is a truly ingenious way of adapting Lovecraft’s tale. By transplanting it to Italy and connecting it to local myths and legends,  the tales becomes entwined with all sorts of strange local customs, myths and tales. On a minimum budget with a resourceful use of handheld camera work, editing, and very occasional special effects, a mood is created which is brooding and ominous. The soundtrack is superb and creates a real feeling of threat and menace, it drives the film into some truly dark territory.

 

Road to L is a highly successful  film on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent character development, an fascinating plot and creates a mood which will haunt you for a long time after watching it.

 

 

September 2008

 


 

 

HORROR.IT

 

 

Il ritrovamento di un manoscritto antico, che sembrerebbe attribuibile allo scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft, mette in moto una piccola troupe americana di giovani cineasti che vogliono ripercorrere l’ipotetico viaggio dello scrittore nella nostra penisola.

Per realizzare questo documentario il gruppo di ragazzi attraversa paesini del nord Italia che costeggiano il Delta del Po, ove lo scrittore avrebbe, presumibilmente, viaggiato nell’anno 1926, al fine di scoprire i misteri che aleggiano sul luogo,  per convalidarne l’ipotesi. Durante questa ricerca la troupe fa capolinea nel paesino di Loreo, qui si spinge all’interno della comunità stessa, ascoltando i particolari ed affascinanti racconti degli abitanti del posto, setacciando i luoghi circostanti, infiltrandosi direttamente nei luoghi di incontro dove le leggende si fondono con la realtà grazie ai “Racconti del Filò”. Nel mettere insieme i vari frammenti di storie rinvenute, fatti inspiegabili, verità tenute nascoste agli estranei del posto, i cineasti apprendono un ulteriore elemento inquietante: la strana scomparsa di Andrea Roberti, uno studente di tradizioni popolari che si era spinto in quelle lande con lo scopo di trovare i punti di congiunzione tra viaggio e racconto.
I luoghi sono davvero permeati da tutti questi misteri? La verità equivale a quello che hanno visto ed udito o c’è una realtà ben più oscura ed insidiosa pronta ad attenderli?

Road to L. non è una biografia su Lovecraft, ma una discesa nelle criptiche visioni dello scrittore attraverso frammenti di paesaggi che inglobano quel sottomondo cupo e desolante capace di abbandonare un essere umano inerme tra voraci spirali del tempo, dove creature abominevoli si nutrono del dolore. Federico Greco e Roberto Leggio accompagnati da Roberto Purvis, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa  e Fabrizio La Palombara si immergono in lande evocative, come quelle presenti nel Polesine, nutrendosi delle tradizioni popolari e facendo emergere con forza direttamente dal passato figure, situazioni, folk e ombre care allo scrittore di Providence. La troupe si inoltra nelle terre apparentemente menzionate nel diario sino alla bocca della serpentina, Innsmouth come “In his mouth” (nelle sue fauci), scoprendo via via elementi che probabilmente influenzarono la fantasia di Lovecraft sino alla tragica scoperta finale.

L’idea è molto originale, un gran plauso va fatto alla regia che non lesina primi piani (sottolineando lo stato di tensione e di alta emotività che lentamente avvolge la troupe) e inquadrature delle meravigliose terre (con riprese dall’acqua, dei tramonti o dell’alba) mentre si perde quando si tenta di sottolineare situazioni di terrore (la discesa al buio nei cunicoli non riesce a comunicare adeguatamente il pathos necessario). Il maggior pregio ed il corrispettivo difetto stanno entrambi sulla stessa faccia della medaglia: l’ottima idea del mockumentary (il fasullo ritrovamento di un diario attribuibile a Lovecraft) con l’avventurosa ricerca che ne segue si scontra con una messa in scena che alle volte latita sul versante del ritmo a causa della bassa tensione. L’intento originario sicuramente non era quello di girare un film horror, ma la trama e diversi elementi contenuti (il ritrovamento del video dello studente) sarebbero stati meglio supportati da atmosfere più morbose e cupe magari servendosi anche di una colonna sonora (splendida) più presente.
Sicuramente un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro complesso ed ambizioso che merita molta più attenzione della stragrande maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche.
 
Scritto da Giulio De Gaetano & Vawe    giovedì 19 giugno 2008

 

 


 

 

 

MALPERTIUS

 

 

 

Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.

Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution, IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).

Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo,

Il mistero di Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia,

da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…

In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda,

avere un prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
 

 

 


 

 

HORRORSOCIETY.COM 

 

 

Before reading the rest of the review which will inevitably contain potential spoilers, I will suggest that Road to L is maybe best viewed with as little prior knowledge of the film’s events as possible. What I will also say is that this is essential viewing for all fans of H.P. Lovecraft.

Those who have read Lovecraft’s works will be more than familiar with the Cthulhu Mythos; tales of dark alien Gods, existing long before mankind, still slumbering in the watery depths, and of the cultists who worship them in ancient rituals, awaiting their terrible re-awakening.

Lovecraft fans will also be aware that outside his main body of work, the author frequently corresponded with other writers within his circle and often kept journals of his life. The Road to L centres around the discovery of one such journal, thought to possibly be that of Lovecraft travelling from the USA to the remote area of the Po delta, northern Italy, between May and July 1926.

It describes his on route visit to a vast library (thought to be the central library of Venice), his interest in the “supernatural” and the library’s numerous and ancient occult texts. The journal then further describes his journey along the Po delta, his experiences of seeing the local inhabitants in small isolated villages and hearing the local “filo” tales - the folklore or the Polesine region.

The Road to L is portrayed as an authentic documentary, as a film crew led by director Federico Greco and hired American actor / narrator David Purvis (Roberto Purvis), set up camp in Loreo (the ‘L’ of the film’s title) and make their way through the Po delta, supposedly following in the steps of Lovecraft’s journal and trying to uncover the mysterious findings five years earlier of a now missing Italian student Andrea Roberti, who had been writing a thesis on the “filo” tales and their connection to Lovecraft’s Cthulhan Mythos before his mysterious disappearance, his car found abandoned at the banks of the river Po.

As the crew dig deeper in their research it seems they’re trying to be misled and thrown off track. They meet locals from the region who won’t fully discuss the region’s “traditions” and folklore, or the strange goings on in the local church, what seems to be an underground network of secret tunnels and abandoned looking houses around the riverside. They interview Andrea Roberti’s mother who seems all too eager to close the investigation into her own son’s disappearance and his girlfriend who is reluctant to discuss her missing love.

Had Lovecraft stumbled upon something much more sinister and real than the mere “fantasy” of his tales? Have Federico and his crew stepped out of their depths and into something that could threaten their lives?

The Road to L is a exceedingly well made and well acted “mockumentary” in the tradition of, yet far superior to The Blair Witch Project (or Cannibal Holocaust without the gore). Fans of Lovecraft will recognise the reference points to “Shadow over Innsmouth” and “The Call of Cthulhu” amongst others, the idea being that Lovecraft’s supposed journey to and experiences in the region influenced his writing after 1926.

It is to these fans that I would primarily recommend the film, as the subtle qualities of the piece may not sink in as much with those not as exposed to Lovecraft‘s writing. In a time where so much horror seems to be focused upon excess, yet missing the narrative to support the splatter, it was really refreshing to sit down and watch a film that focused more upon suggestion and subtle atmospheric chills.

Federico Greco has created a great little film that is worthy of a much wider audience, and certainly of a much better reputation than the previously mentioned Blair Witch Project. If you get the chance, I suggest checking The Road to L out ASAP!

 

Matt Black

20 5 2007


 

 

HORRORBLOOD.COM

Loreo è un tranquillo paese della provincia di Rovigo, sorto nell'anno mille sulle due rive del Po, e che mantiene ancora alcuni edifici e chiese di mille anni fa. Ma che cosa racchiude Loreo? Perchè la gente che vi abita è restia a parlare del suo passato e a svelare alcuni misteri che velano le sue vie.

Nel 1997, uno studente universitario di folklore, Andrea Roberti, ipotizza che il paese di Loiano fu visitato dallo scrittore Howard Phillips Lovecraft e che , la sua storia, le sue leggende e i racconti veneti del filò furono le basi dalle quali ideò la sua demonologia. Ed infatti i punti che coincidono sono diversi. Quattro anni dopo, un giovane regista acquista da una bancarella di libri usati un documento appartenente a Lovecraft, in cui lo stesso descrive il suo viaggio e le sue scoperte in una zona somigliante a quella dove si trova il paese di Loiano. Come si sa, lo scrittore utilizzava solo le iniziali dei luoghi in cui erano ambientati i suoi racconti e questo era proprio segnato con L. Da quel momento una troupe amatoriale partirà per raggiungere Loiano e percorrere tutte le tappe che ipoteticamente sono segnate nel manoscritto redatto da Lovecraft, scontrandosi però con l'omertà dei cittadini che evidentemente vogliono cancellare misteri del passato; fra i quali la misteriosa morte di Roberti.

Un film che forse non ha fra le sue caratteristiche positive quella dell'originalità visto che considerarlo quasi identico, non tanto nel modo in cui è diretto (d'altronde è sempre uno pseudo documentario amatoriale), ma nella trama stessa, a Blair Witch Project dall'inizio alla fine (e non è un'esagerazione). Forse ha meno scene di tensione rispetto a quest'ultimo. Però è forse la continua area di mistero che rende il film interessante. Fra l'altro i posti ripresi dalla troupe esistono veramente e non sono stati ricostruiti.

Comunque bene o male si fa guardare con un certo interesse. Il film è costruito in modo tale che tutto possa combaciare fino alla fine (e in mezzo ci si trovano anche testimonianze di avvistamenti di ufo e alieni) che lascia però un amaro in bocca non da poco.

Premiato come miglior film al Fantafestival del 2005, si basa su un documentario degli stessi autori che scrissero un racconto nel fumetto Martin Mystere basato appunto su questo manoscritto e su un ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia avvenuto presumibilmente nel 1926.

Recensione del 10/02/2007 written by Nicola Martini

 


 

IL MISTERO DI LOVECRAFT - ROAD TO L.

Tardo epigono italiano di Blair witch project. Anche questo infatti è un mockumentary che descrive la ricerca di alcuni documentaristi delle prove che H.P. Lovecraft sia stato in Italia nel 1926 e che molti dei suoi racconti siano ispirati a leggende del nord-Italia. Sebbene la formula sia ormai fuori tempo massimo, il film è sorprendentemente bellissimo e molto inquietante (il finale è agghiacciante) grazie alla perfetta costruzione della storia e al perfetto look veritè. Purtroppo è uscito direttamente in dvd, ma merita tantissimo.

gen 2007

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

 

Curioso mix tra film horror e documentario storico, quello messo in piedi dalla coppia italiana Leggio e Greco (che siano i nuovi Myrich e Sanchez?). Come curiosa è la scelta di recitarlo in lingua inglese da parte dei giovani protagonisti, con le sole interviste ai locali recitate in italiano.

La Raro Video realizza la versione in digitale del docu-film con una dignitosa qualità video e audio: immagini pulite, ma non molto nitide e dai colori poco accesi; l'audio risulta corposo sia in multicanale, dove i cinque diffusori vengono sfruttati abbastanza bene, che stereofonico.
La scelta tra i contributi speciali si limita ad un documentario (gran parte del quale ripropone il tema portante del film) della durata di 25 minuti e ad alcune opzioni visionabili con il computer: il supposto manoscritto di Lovecraft in file pdf ed alcune pagine del numero speciale di Martin Mystere dedicato all'opera in questione, sempre in file pdf.

Non molta carne al fuoco, ma la pellicola in esame non richiedeva un uso sperticato di materiale aggiuntivo. Inoltre il film è molto interessante, un'operazione che, in qualche modo, vuole omaggiare sia un grande autore contemporaneo che la tipologia di cinema avviata dalla sunnominata coppia americana in Il Mistero Della Strega di Blair.

 

by maxena

 


 

THE PULPIT

May 15, 1926
We sailed from New York’s at 7.12, twelve minutes late on schedule…

Inizia così, storia di una partenza come tante. Diario di un viaggio forse vero, forse immaginario. Nella prima ipotesi, testimonianza sconvolgente per gli studiosi e gli amanti di H.P. Lovecraft, ai quali io, ultimo arrivato, voglio rendere conto. Quaranta fogli ingialliti riempiti con disegni e parole a inchiostro blu, tenue e sbavato, scoperti casualmente su una bancarella di Montecatini. Tra i fogli, una cartolina a firma Grandpa Theo. Si stima che Lovecraft abbia scritto qualcosa come ottantasettemila e cinquecento lettere dal 1912 al 1937, utilizzando vari pseudonimi, tra i quali uno dei preferiti quello a firma della cartolina indirizzata all’amico Alfred Galpin, che si trovava proprio a Montecatini in quegli anni. Nessuna delle biografie di H.P. Lovecraft parla di un viaggio oltreoceano. A 36 anni, già tormentato dalla malattia ed in una situazione economica alquanto precaria, sarebbe stata nient’altro che una disagevole odissea. Questo manoscritto ritrovato pare testimoniare il contrario. Di indizi sull’autenticità ce ne sono, e sono tremendamente stimolanti, tanto che la sensazionale scoperta ha portato alla realizzazione di un lungometraggio, a metà tra documentario e road movie, in cui mi sono imbattuto altrettanto casualmente. Una troupe a ripercorrere gli spostamenti di Lovecraft seguendo, come unica traccia, le vicende raccontate in quel fragile manoscritto. Prima tappa: la biblioteca Marciana a Venezia, custode di volumi antichi e misteriosi, oltre che di un tesoro letterario sullo scibile umano oscuro e trasversale unico al mondo. Per Lovecraft il paese dei balocchi. Seconda tappa: il Polesine, terra di acqua e fango, landa desolata e placidamente misteriosa. Ora gli indizi si fanno più forti, perchè i riferimenti biografici lasciano il passo a quelli bibliografici, e le corrispondenze tra le vicende oscure incentrate sul paese di Loreo e quelle raccontate in The shadow over Innsmouth (1931) si fanno apparentemente schiaccianti.
Il Polesine, storicamente, è terra fertile per queste leggende. L’avvistamento di esseri strani, assimilabili a orribili creature metà uomo metà anfibio provenienti dagli abissi, ha riempito le cronache dei giornali locali svariate volte nello scorso secolo. E poi ci sono le storie popolari bizzarre e spaventose tramandate di voce in voce nelle riunioni clandestine dei Racconti del Filò. E ancora confraternite come i Fradei de Loreo con origini che si perdono nella notte dei tempi. Tradizioni pagane inquietanti custodite gelosamente dagli abitanti di quelle zone, tanto gelosamente che sulla scomparsa di uno studente che con una tesi di laurea stava approfondendo troppo l’argomento è ancora mistero fitto. Così, più ci si addentra nel percorso descritto in quelle pagine di diario di strada, più si intuisce, e ci si convince, che le oscure malie partorite dalla penna di Lovecraft possano aver realmente affondato le proprie radici nella terra del delta. Terra, nella sua conformazione, per certi versi difficilmente accessibile, dove i numerosi canali che si intrecciano fanno di ogni luogo e comunità un’isola. Un arcipelago di suggestioni per il quale, seguendo le descrizioni di H.P. Lovecraft e basandosi sulla sua concezione dell’universo, sarebbe del tutto sconsigliabile aver la presunzione di potere esplorare a fondo.


"Viviamo in una placida isola di ignoranza
nei neri mari dell’infinito
e non era previsto
che ci spingessimo troppo oltre."
(H.P. Lovecraft – The call of Chtuhlu, 1926)

posted by diego at Sunday, February 04, 2007

 

 

NEOPRENE

 

 

ieri sera non avendo di meglio da fare mi son visto Road to L un simpatico finto-documentario vincitore del MÉLIÈS D'ARGENTO al Fantafestival 2005.
il film devo dire la verità è noiosetto, interpretato da attori italiani che recitano per buona parte in inglese con un finto accento americano che non si può sentire.
tuttavia questo Blair Witch Project de'noantri ha i suoi momenti, almeno uno direi ed alla fine tenendo conto che si tratta di una produzione a bassissimo budget non è nemmeno troppo male. a parte il fatto che come in BWP alla fine non succede nulla. ci sono anche diversi cameo nel film tipo Lucarelli o Sebastiano Fusco. inoltre è sempre bello vedere che qualcuno si fila quel vecchio scoreggione di Providence a cui volenti o nolenti siamo sempre molto affezionati.
La trama prende lo spunto da un fantomatico manoscritto di H.P. trovato a Montecatini che documenterebbe un viaggio in Italia del nostro nel 1926, quindi precedentemente alla stesura di The Shadow Over Innsmouth. La troupe impegnata a ricostruire il suo viaggio in questo documentario finirà a seguire le tracce di Lovecraft da Venezia al delta del Po riscontrando inquietanti analogie con la vicenda di Innsmouth.
mi ha fatto un effetto strano vedere quelle zone del polesine che non ho mai visitato e pensare che la mia famiglia è originaria di li.
ma soprattutto ho pensato che ci starebbe bene un servizio di Lucignolo sugli effetti dei grossi quantitativi di cocaina nelle acque del po sui deep-ones (o kuo-toa) che ci vivono, magari in relazione all'aumentare di crimini violenti e misteriosi negli ultimi anni. servizio da mandare ovviamente tra un'inchiesta sulla prostituzione ed il backstage del calendario di Melita Toniolo.

 

Harlequin

giugno 2007
 


 

STUDIOCINEMA.NET

 

Road to L. nasce come un viaggio sulle tracce del viaggio di H.P. Lovecraft in Italia, e finisce per essere una sorta di incubo dovuto a qualcosa di più.
L. sta per Loreo, il piccolo paese in cui i protagonisti del film vanno a finire seguendo un manoscritto firmato dallo scrittore con uno dei suoi pseudonimi (Granfather Theo). L. sta ovviamente anche per Lovecraft. Ma quello che mi sembra interessante sottolineare è la possibilità di ricollegare il film a un genere: l’horror. Con “horror” intendo semplicemente “cinema di orrore e paura”, e non considero (permettetemi di farlo) la definizione più canonica che si dà del genere, vale a dire “genere di paura, dove la paura nasce dall’irrazionale” (e, tradizionalmente, l’horror si differenzia dal thriller proprio in ragione del fatto che quest’ultimo non ricorre all’irrazionale per spaventare). Road to L. è stato definito un mocumentary: un finto documentario, una pellicola costruita come se fosse un documentario (e dunque una ripresa della realtà) ma che in realtà non lo è (cioè: dalla visione risulta evidente che il film non è un documentario). Come ha ricordato Federico Greco durante l’incontro con il pubblico organizzato da Arturo, Zelig di Woody Allen e Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato sono, ciascuno a modo suo, mocumentary.Road to L., pur non essendo un thriller, non attinge al soprannaturale (fino all’ultima sequenza), ma crea tensione legando la realtà alla possibilità concreta che Lovecraft, scrittore dell’incubo (e, dunque, autore il cui nome evoca un immaginario di paura), abbia viaggiato in Italia. Semplificando molto ciò che accade nel film, il viaggio della troupe sulle tracce dello scrittore in alcune zone dell’Italia settentrionale (il Polesine: un territorio che suscita terrore, concretamente, per la tipologia di paesaggio, per la nebbia) scava anche nelle tradizioni locali. Tradizioni locali che diventano fonte di paura, perché fatte di superstizioni, di personaggi definibili per lo meno curiosi, invasati. Anche gli assessori, o persone che rivestono incarichi istituzionali rilevanti, persone quindi estremamente “stabili”, dimostrano la propria paura di fronte alle domande dei protagonisti riguardo alcuni argomenti. Da qui attinge Road to L. per spaventare chi è dentro e chi è fuori dal film: alle superstizioni e al reale viaggio di Lovecraft, reale perché documentato, reale perché trova un riscontro nelle paure dei locali. Paure che sono per noi (e per la troupe) una seconda ma non meno importante fonte di inquietudine.
Più ci addentriamo nella vicenda, più il mistero s’infittisce. Un classico. Ma non solo. Il mistero si infittisce e la situazione peggiora. Il mistero non viene risolto ed entra in campo (nell’ultima sequenza del film, la più forte, la più sensazionale) il mostro, l’irrazionale. Ma solo per un secondo. Ci spaventa perché prima abbiamo assistito a tutto il racconto, perché conosciamo una storia (quella riguardante Lovecraft), molte storie (dei locali): il mostro è il colpo di scena finale, semplicemente il finale di un racconto molto più spaventoso rispetto al mostro stesso.
Tutto il film è costruito realmente sui fatti di L. (di Lovecraft e Loreo). Cioè: realmente i protagonisti si sono addentrati in quelle terre e hanno seguito quel manoscritto. Federico Greco ha ripetuto (per l’ennesima volta, credo) che, anche se la storia e la sua costruzione possono ricordare The Blair Witch Project, il suo film non ha nulla a che fare con quest’ultimo. Per un semplice motivo, è evidente: quando vedi The Blair Witch Project la prima volta, ti spaventi; se lo vedi una seconda volta, la paura può essere provocata solo da alcune situazioni: conosci la storia, sai come va a finire, possiedi molte (troppe) informazioni che ti permettono di distaccarti totalmente dalla vicenda – questo secondo me è il grosso punto debole del film, pubblicizzato in modo fantastico, molto efficace sul momento, ma assolutamente incapace di durare nel tempo. Road to L. non inciampa in questo problema. Perché il mistero rimane del tutto irrisolto, perché le tradizioni locali evocano terrori concreti (come in The Blair Witch, ma molto di più) che rimangono irrisolti, sospesi. Non sappiamo, al termine del film, che legame ci sia o ci sia stato davvero tra Lovecraft e Loreo. Ma sappiamo che c’è stato. E, ipotesi, se anche non ci fosse stato, quello che dicono e quello che fanno gli abitanti di Loreo, i loro comportamenti, sono davvero strani, inquietanti. In questo senso Road to L. – Il mistero di Lovecraft spaventa: perché va anche oltre Lovecraft, va a Loreo. Dove Lovecraft è stato, ma dove esiste una realtà spaventosa già di per se stessa.
Questo non significa mettere in secondo piano l’oggetto principale del film (il viaggio dello scrittore). Ma significa affiancare a questo oggetto un secondo oggetto altrettanto spaventoso e misterioso. In questo stanno la forza e la bellezza di questo mocumentary: nell’indagare due realtà (Lovecraft e Loreo) che in questa storia (e in passato) si sono incontrate, e non per caso. La descrizione di Loreo è infatti la descrizione della tipica città dell’orrore lovecraftiano. E, alla fine, il mostro di cartapesta è il tipico mostro lovecraftiano.
All’inizio dell’incontro Federico ci ha detto che, se non avesse viaggiato in treno, ci avrebbe portato quel mostro da esporre in sala. Sarebbe stato davvero divertente avere accanto quell’essere. Ma capisco che il controllore delle FS avrebbe avuto qualche difficoltà.
E sono in attesa di vedere il suo prossimo (meglio: vecchio, nel senso di già girato) film: un horror, si dice, terrificante.
Arturo vi propone un film (su YouTube) sulla serata, realizzato da Gianni Donvito (che ha curato anche le musiche originali) per Studiocinema.
Vi raccomando inoltre alcuni siti e articoli correlati: primo tra tutti il Diego-ThePulpit, poi il nostro Road to L. al Ravenna Nightmare Festival. Infine splattercontainer.com.

I siti ufficiali: digitaledesk.it e federicogreco.com

 

Giacomo Sacchetti, FEBBRAIO 2007

 


 

 

 

NERO MAGAZINE

 

 

ROAD TO L.

Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo, organismo in espansione,
prima dentro e poi oltre l’origine prima conosciuta, quella immaginata,
scoperta e messa in scena da Courbet nel 1866, quell’origine e quel
centro che alla mia nascita si è modificata, spostata, al mio fianco prima
e poi sempre di più, sempre più spostata, allontanandosi, e al mio fianco,
invece, si sono accostate informazioni ed esperienze, persone, alcune più
lontane altre più vicine, al di là della volontà, e tutte, persone, esperienze
ed informazioni, estremamente mobili e disordinate, a illuminare altre informazioni
ed altre esperienze, del mio e di altri universi, creando relazioni
e dinamiche che il mio solo centro non sarebbe in grado di cogliere, perché
il centro è importante se ci sono le periferie, che al centro stesso, anche
quando è senza qualità, danno senso, perché, dopotutto, l’oggetto esiste
soltanto mercè i suoi limiti, e quindi in forza di un atto in qualche modo
ostile verso l’ambiente che lo circonda. Senza il Papa non vi sarebbe stato
nessun Lutero, senza i pagani nessun Papa, perciò è innegabile che la più
profonda associazione dell’uomo con i suoi simili è la dissociazione.

E storia di dissociazione e di conflitti è anche il film che da un mese è
possibile trovare nelle videoteche del circuito Blockbuster, Il mistero di Lovecraft
- Road to L, che Federico Greco e Roberto Leggio hanno dedicato
a H.P. Lovecraft e al Polesine, terra dominata da tragedie, acqua, fango
e leggende, continente inesplorato che segue i ritmi di un tempo proprio,
personale, agglomerato di paesi e di case, di uomini, violato dalle alluvioni
e dal mare, anche lui in espansione, che penetra nella terra, contamina,
pezzo di sale che se getti in una pozza non trovi più, ma l’acqua, dovunque
tu l’attinga, è salata.

E proprio in questa terra chiusa in se stessa ma squarciata dalla ferita che
è il fiume, in questa terra, anni fa, si trovò a passare Lovecraft, scrittore di
racconti gotici e di orrore, saccheggiato dal cinema (da La città dei mostri di
Roger Corman al Re animator di Bryan Yuzna e Stuart Gordon), nato il 20
agosto del 1890 a Providence, Rhode Island, uno dei tanti che aveva immaginato
l’esistenza di un pianeta oltre Nettuno, uno dei tanti americani che
non è mai uscito dagli Stati Uniti, uno dei tanti che trovava in Verne, Poe
e Wells spunto per i suoi racconti, uno dei tanti che aveva organizzato uno
scherzo letterario, il Necromicon o “Libro dei morti” scritto dal fantomatico
poeta Abdul Alhazered, uno dei tanti, quindi, ideale soggetto per un
mockumentary, uno dei tanti morti nel 1937, quando la follia della guerra
non era ancora stata e la follia del nazismo non ancora svelata.

Associare Howard Philips Lovecraft al Polesine non è operazione facile, ma
possibile se la si lega ad un enigmatico manoscritto trovato in un mercato
dell’antiquariato a Montecatini, sola testimonianza di un viaggio dello
scrittore americano, l’unico e solo viaggio che avrebbe compiuto fuori dagli
Stati Uniti, lontano da Providence, proprio verso la terra del Po. Di questo
manoscritto, anzi, di una copia di questo manoscritto, è armata la troupe
protagonista de Il mistero di Lovecraft, troupe americana e antipatica, un attore,
che su questa storia da la faccia in ogni senso, una segretaria di edizione,
un fonico e i due registi, Roberto Leggio e Federico Greco, lo stesso che già
ci aveva portato alla ricerca di Kubrick con Stanley and us, e poi dei rapporti
tra cinema e terrorismo con Fuori fuoco, e che questa volta si dirige verso
quelle stesse terre esplorate da Florestano Vancini negli anni Cinquanta e
oggi da Michele Mellara e Alessandro Rossi, altra coppia di giovani registi,
che hanno appena ultimato Un metro sotto i pesci, il racconto, con calma e
dolcezza, dello stesso Polesine, terra crudele strappata al fiume dalle idrovore,
ma che il fiume cerca continuamente di riprendersi senza calma e
senza dolcezza, attraversando comunità che parlano dialetti incomprensibili,
chiuse ed impermeabili, composte da poche decine di persone, che
vivono di pesca o del lavoro nei campi.

Calma e dolcezza che, appunto, non sono nel bagaglio di questa altra troupe,
che cerca invece di imporsi e di imporre le proprie esigenze, che non
rispetta le tradizioni e parla durante i riti, che non crede e cerca di svelare
cose che non sono svelabili, perché, indipendentemente da quel che diceva
Paul Valery, non sempre la ragione è nel giusto.

La strada verso L. parte dal manoscritto, nel quale si parla di un viaggio e di
credenze e miti che sono propri sia del Polesine sia di uno dei libri fondamentali
dello scrittore americano, La maschera di Innsmouth. E quindi in camper,
per girare un documentario, attraverso strade abbandonate, villaggi
abbandonati, aiutati da un antropologo del luogo e da un altro testo, una
tesi di laurea scritta sette anni prima da uno studente che si è avvicinato
proprio agli stessi temi che questa troupe sta cercando di analizzare, ma
che sette anni prima, è misteriosamente scomparso, forse morto.

Confrontarsi con realtà chiuse non è facile, soprattutto se si è animati da
fieri intenti post coloniali. E non è facile quando non è chiaro ciò che si sta
facendo. Certo: si vuole verificare se un pazzo americano che ha scritto
dei libri ha fatto un viaggio in una determinata terra, una delle più grandi
scoperte del secolo per gli studiosi di questo scrittore, ma per noi, che a
stento abbiamo letto uno dei suoi tanti racconti, ben poca cosa. Come ben
poca cosa è sapere che in quegli anni, e anche dopo, su quella stessa terra,
si aggirava indisturbato un extraterrestre, verde e con gli occhi a palla. Ma
il gioco si svelerà quando scopriremo che questo essere caduto sulla terra
ha palpebre che non si chiudono in orizzontale, come tutti noi, ma in verticale.
E allora possiamo forse capire che dello scrittore, del manoscritto,
della troupe antipatica e americana, dei due registi alla ricerca vana di
una storia da raccontare, a noi non interessa nulla. Per vedere quello
che dobbiamo vedere, va cambiata la prospettiva dello sguardo, bisogna
abbandonare le nostre palpebre e sostituirle con nuove totalmente da
reinventare. Cambiare gli occhi, come faceva, appunto, l’originale uomo
che cadde sulla terra, il David Bowie diretto da Nicolas Roeg. Cambiando
occhi, cambiamo sguardo e cambiando sguardo quello che ci appare,
solitario e in primo piano, al di là del genere, perché sia chiaro, Il mistero di
Lovecraft - Road to L è prima di tutto un film di genere, anzi, di vari generi,
mockumentary, documentario, horror, indipendente (perché anche l’indipendenza
può essere genere, e lo è quando non è sorretta da voglia di
sperimentare, ma da semplici necessità produttive), quello che ci appare
è la storia di una terra e di una comunità, delle sue canzoni e delle sue
strane ninna nanne, di villaggi che sono stati abbandonati perché l’industrializzazione,
la globalizzazione e i sicari dell’economia hanno scientificamente
distrutto l’Italia contadina, di una terra che oggi e da quindici
anni ha rilevanza e voce politica, fatta da quelli che urlano contro i negri
che rubano il lavoro, rubano nelle ville e violentano le donne, e che una
rilevanza e una voce politica la aveva anche quaranta anni fa, e anche
prima, negli anni trenta e negli anni quaranta, quando scendeva per strada
con i fucili a combattere il fascismo, o quando scendeva nei campi a
combattere la riforma agraria. Quando si combatteva non solo per la
terra. La voce, un canzone, loro la hanno sempre avuta. E noi raramente
la abbiamo ascoltata, perchè raramente siamo stati capaci di ascoltarla.
La sentiamo registrata, che si insinua nei nostri Ipod o computer, ma dal
vivo, attraverso il vero suono della voce, attraverso l’ascolto della natura,
non siamo in grado di udire.

Una cultura orale e distante, una storia orale e distante. Una storia che
ha necessità di diverse forme per essere raccontata. Perché le culture
alternative non possono utilizzare forme e stili delle culture non alternative.
Non si possono raccontare le storie dei contadini della bassa
con le biografie – sostenevano alla Lega culturale di Piadena negli anni
Settanta – perché la biografia richiede approfondimenti e discussioni
da pari a pari, tra chi ha gli strumenti per fare emergere la biografia e
chi quella vicenda la ha dentro. Sono cose che si dicono da sempre, si
dicevano negli anni Settanta e si dicono ancora oggi, guardando per
esempio i casseur della banlieu parigina, che durante le manifestazioni
degli universitari francesi scendevano in piazza al loro fianco, ma per
derubarli di tutto, di cellulari e portafogli, perché del dialogo a loro,
poco importa, perchè le loro rivendicazioni sono altre e completamente
diverse: non un lavoro stabile, ma un senso per la loro vita quotidiana,
e loro, i giovani della banlieu, hanno forme e strumenti di comunicazione
completamente diversi, i video musicali, amatoriali o i fumetti per
esempio, ed è una strana coincidenza che anche questo Mistero abbia
avuto una sua vita oltre lo schermo, proprio sui fumetti, grazie a Martyn
Mistere che ha dedicato un suo numero a questo film, mettendo in
scena Greco, Leggio, la troupe e Lovecraft.

Percorsi dell’indipendenza, come percorsi dell’indipendenza erano
quelli di The Blair Witch Project a cui Il mistero di Lovecraft - Road to L allude
in mille sue sfumature, fin dall’inizio, con il riferimento alle leggende,
e poi con i meccanismi produttivi, l’uso di Internet e così via. Ma anche
The Blair Witch Project rimandava ad altre cose, tanto che, all’epoca,
fu denunciato per plagio da Ruggero Deodato, perché troppo simile a
Cannibal Holocaust, che già nel 1979 rimandava al gioco tra quello che è
vero e quello che vero non è, come facevano gli snuff movies, o come,
dopo, ha fatto l’arte contemporanea, sempre in prima fila quando si
tratta di seguire le mode, con la storia del serbo Darko Maver, artista
che fotografa le ricostruzioni di stupri ed omicidi, per poi scoprire che
il Maver di cui si parla non è mai esistito e che le presunte ricostruzioni
sono foto reali (per quanto possa essere reale una foto).

Il mistero di Lovecraft - Road to L è quindi un percorso, il percorso di una
serie di persone per terre lontane e vicine, ed un nostro percorso, attraverso
memorie. È un gioco di connessioni. Davanti al film non siamo
nudi: ci presentiamo con il nostro passato e con la nostra memoria, ripercorrendolo,
stravolgendolo e dissolvendo i nostri ricordi e le nostre
emozioni con ricordi ed emozioni nuove. La visione di queste realtà
non è un’esperienza di rilettura attualizzata del tempo. È esperienza
che sconvolge il tempo e lo spazio, che permette di essere contemporaneamente
qui e altrove. Rivedere tutto, riparlare di tutto per non
parlare di niente, per distruggere e devalorizzare il nostro passato, per
attaccarci al presente.

Niente più è nuovo, le terre da scoprire sono terminate. E quelle che
abbiamo scoperto, i luoghi o i territori della mente, probabilmente sono
già stati percorsi altrove. Le connessioni della mente, nel film di Leggio
e Greco, diventano connessioni reali, già compiute. C’è bisogno di
qualcosa d’altro, di qualcosa che viene da altri universi, da altri luoghi
non ancora esplorati per poterci sorprendere, e farci rimanere senza fiato.
Perplessi. E chiedersi se tutto ciò abbia un senso, non è la domanda
importante. Come non è importante sapere quale è la nostra posizione
rispetto a quello che ci succede intorno. Perché intorno a noi succede
di tutto. È la periferia, dei luoghi, degli sguardi e della mente, ciò su cui
bisogna concentrare l’attenzione. Sbattere le palpebre, verticalmente.

Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo. E, in quanto tale,
non conto nulla.


di Antonio Pezzuto

 


IN THE MOUTH OF HORROR

"Road to L. - Il mistero di Lovecraft" è un film assolutamente imperdibile per gli amanti dello scrittore americano e non solo!

Già dall'inizio il film è denso di un atmosfera misteriosa e inquietante al tempo stesso,tutto rimane in bilico tra realtà e fantasia,e con questo il film confonde lo spettatore, lasciandolo con molti dubbi fino al terrificante e spaventoso finale. Gli stessi registi hanno detto che non deve essere preso come un film "su lovecraft", bensì come un film "alla Lovecraft", ovvero "se Lovecraft avesse dovuto scrivere una sceneggiatura, come l'avrebbe fatta?", bè, credo che la risposta sia "Road to L.".
Il film scorre molto bene per tutta la sua durata,ed è sorprendente come riesca a coinvolgere lo spettatore in questa spirale di terrore,incubo e atmosfera.
La parte migliore del film è il finale, che non voglio svelarvi per evitare di rovinarvi la visione, che allo stesso tempo dice tutto e non dice niente e lascia lo spettatore di stucco, come nei racconti del grande scrittore di Providence, geniale.

 


 

 

Ett filmteam som inkluderar den verkliga regissören till filmen Road to L samlas i Italien för att göra en dokumentär om Lovecraft, den kände amerikanske skräckförfattaren, mest känd för sina Cthulhu-myter. Filmteamet är där för att undersöka påståendet att Lovecraft vid ett tillfälle lämnade USA under en period för att besöka Italien, och att en serie händelser där utgjort grunden för flera av hans kända berättelser. Deras enda ledtråd är ett manus, kanske skrivet av Lovecraft själv, som hittats i en liten stad som kallas Loreo, eller helt enkelt ”L”. När de anländer till ”L” börjar ett flertal oförklarliga saker att inträffa. Lokalbefolkningen uppträder som en sekt iklädda huvor och det hörs mystisk sång från husen. De upptäcker också att den som senast försökte undersöka ”L” är försvunnen, och när hans gamla videoband dyker upp inser de alla att sanningen kanske är närmare myten än de först trodde…

Silvermeliesvinnaren från förra årets fantastiska filmfestival i Rom visar upp en otäck blandning mellan dokumentär och spelfilm, vilket gör att den befinner sig i samma tradition som Blair Witch Project och Cannibal Holocaust. Filmen lyckas också på ett subtilt sätt att fullständigt skrämma livet ur en. En fantastisk hyllning till Lovecraft och ett måste för både fans och de som vill lära sig mer om hans moderna myter.


Kasper Heftholm Kristensen

 


Progetto indipendente, Road to L. è un documentario geniale ed originalissimo, creato da due giovani registi italiani amanti di Lovecraft, che hanno avuto la brillante idea di unire in una sola pellicola due leggende: quella dell'homo saurus, mito e folcklore delle valli del Polesine, e quella di un improbabile viaggio in Italia di Lovecraft, la cui inesistente voglia di viaggiare gli valse l'appellativo di "Solitario di Providence". La vicenda si svolge come una vera campagna da gdr; uno dei due registi-attori rinviene il manoscritto di Lovecraft e ottiene un finanziamento per farne un documentario; ingaggia una troupe, formata da tre giovani cineasti italo-americani, e insieme partono in camper alla volta di Venezia e di Loreo, un minuscolo villaggio teatro del viaggio di Lovecraft. Giunti a Loreo, iniziano le stranezze; l'ostilità dei locali, unita all'atmosfera di abbandono e di inquietudine del Polesine, inducono il gruppo alla disperazione; dopo lunghe ricerche, il gruppo rintraccia i familiari di un giovane ragazzo del posto, che prima di scomparire scrisse una tesi di laurea su Lovecraft e sui legami del Solitario con le leggende del Polesine; questa pista conduce il gruppo attraverso passaggi sotterranei, misteriose confraternite di anziani cantastorie e dei loro inquietanti segreti, e l'incontro finale, che rivelerà l'orribile segreto di Loreo.

Questo film è un "gioco", uno dei tanti creati intorno ai Miti di Cthulhu, e al gioco partecipano davvero tutti; nel corso del film non mancheranno un paio di camei, uno di Sebastiano Fusco, grandissimo esperto e curatore delle edizioni italiane di Lovecraft, e il giallista Carlo Lucarelli. Nonostante la natura di prodotto indipendente, il film, che ha vinto il Melies d'Argento nel 2006, ha un montaggio ottimo e sequenze di CG molto suggestive; l'edizione in DVD, curata da Raro Video, contiene ottimi extra; un ulteriore documentario di 25', e lo pseudo-manoscritto in traccia rom, bellissimo esempio su come costruire un "prop", oltre al classico booklet che caratterizza i prodotti Raro Video.
 


 

 

LA TELA NERA

 

 

Il mistero di Lovecraft s’infittisce
Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale

 

Diretto da Federico Greco e Roberto Leggio con produzione a cura Digital Desk e Minerva Pictures, è disponibile da circa un mese in noleggio e vendita un piccolo film italiano che in breve è diventato un caso mondiale grazie all’abile campagna pubblicitaria e all’alone di mistero che lo circonda.
Nato come mediometraggio in stile documentaristico, il progetto di Greco ha riscosso un tale interesse da trasformarsi presto in lungometraggio vero e proprio, lungo 86 minuti e narrante le vicende di una troupe di attori e registi che, stimolati dal ritrovamento di una lettera apparentemente scritta da H. P. Lovecraft e recante le prove di un suo viaggio in Italia, s’imbattono in misteriosi culti aventi parecchi punti in contatto con quelli delle divinità cthulhiane.
Il mistero di Lovecraft – Road to L. gioca la carta della commistione fra fiction e documentario e per toni e metodo ricorda alla lontana The Blair Witch Project. Oltre all’importanza di vedere alcuni piccoli paesi italiani legati a leggende e atmosfere lovecraftiane, il film si distingue anche per alcuni potenti e emozionanti dipinti di Ursula Equizzi che, con Andrea Bonazzi, è una dei pochi artisti nostrani genuinamente interessati e influenzati dall’opera del Solitario di Providence.
Il lungometraggio è distribuito da 01 Distribuition e vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 grazie al quale il film rappresenterà l’Italia, il 26 agosto, al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo.
Il mistero di Lovecraft è stato e sarà presentato in concorso in numerosi festival internazionali: “Festival del Film Fantastico di Amsterdam”, “Semana Internaciònal de Cine Fantastico” (Malaga), “TIFF” (Romania), Espoo Ciné (Helsinki), “BARS” (Buenos Aires), “H.P. Lovecraft Film Festival” (Portland, USA), “PIFAN” (Corea)…
Visione, cum grano salis, raccomandata a ogni fan del grande scrittore americano!

 

Elvezio Sciallis
 

 


 

 

AFFF

 

Of the once prospering Italian genre cinema of the 1960's and 70's, there is increasingly only a faint shadow creeping across film and television screens. Yet this depressing fact couldn't keep a small group of Italian enthusiasts from shooting the sinister Il Mistero di Lovecraft – Road to L. The premise: did Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), the American writer of weird literature, once journey to the Italian Po Valley? As odd as the starting point may sound, there are plenty of macabre folktales and local legends in the Italian province. As one of the few Italian directors, Pupi Avati brought a bit of that hidden culture to the cinema with such excellent horror films as La Casa delle Finestre che Ridono, Zeder and l’Arcano Incantatore. This mockumentary from Federico Greco and Roberto Leggio doesn't belong to the Avati tradition, but lies more in line with the American do-it-yourself-do-it-on-digital principal of the hit The Blair Witch Project: a documentary crew goes in search of the hypothetical Italian trail of the author who created the Cthulhu myth of the Old Gods. After decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the HPL oeuvre, or who simply just used his work as a jumping off point for zany pieces of splatter-amusement (Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen for a smartly balanced solution. The timeless, chilling magic the Hermit of Rhode Island called upon when telling the stories of the fictitious towns of Innsmouth and Arkham, depended largely on illusion and suggestion – which ingredients happen to be the most important pillars of the mockumentary genre. Onward to dark Italy then, and bring your flashlights along.

 

afff

 


 

DREAD CENTRAL.COM 

 

 

Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.

Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution, IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).
Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo, Il mistero di Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia, da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…

In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda, avere un prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
 
 


 

 


 

 

KINEMAZONE 

Il mistero di Lovecraft il 1 agosto in DVD

di Ferdinando Carcavallo
 
Sembra proprio che il futuro del cinema italiano sia fuori dalle sale. Dopo la rottura del ghiaccio di Dario Argento (Ti piace Hitchcock?) e Alex Infascelli (H2Odio) il "vizio" del DVD ha contagiato tutti, grandi e piccoli: prima Lamberto Bava con il truculento The Torturer, poi è stata la volta di Eros Puglielli con l'enigmatico AD Project.
Oggi tocca ad una vechia conoscenza di KinemaZOne, ossia Il mistero di Lovecraft di Federico Greco e Roberto Leggio la cui distribuzione in DVD (Raro Video, 01 Distribution) arriva dopo un glorioso tour per le sale digitali di tutta Europa in cui ha raccolto premi di ogni tipo.
Il mistero di Lovecraft è un mockumentary (un finto documentario) che racconta le riprese di un documentario vero - anch'esso sul DVD - su un ipotetico viaggio in Italia dello scrittore americano H.P. Lovecraft.
Nonostante la 01 Distribution abbia voluito citare H2Odio nella pubblicità del DVD, Il mistero di Lovecraft è un film sostanzialmente diverso da quello di Infascelli, sotto diversi punti di vista. L'unico punto di contatto tra i due film è la modalità di distribuzione, in quanto il film di Greco e Leggio rappresenta in pieno la rivoluzione del cinema digitale essendo stato concepito come tale sin dalla fase di preproduzione. Il ritmo stesso del film e le inquadtrature sono pensate per una collocazione "leggera", da videoclub o da Home Video, mentre il film del visionario Infascelli è chiaramente un intrusione (opportunistica) in un mondo - quello digitale - al quale non appartiene, essendo caratterizzato da una cadenza lenta e una fotografia dark che conciliano la pennica in poltrona come poche altre visioni domestiche.
Non sto qui a recensire il film già visto un po' di tempo fa grazie alla generosità di Federico Greco, ma soltanto a consigliarvi ancora una volta di vedere Il mistero di Lovecraft e comunicarmi le vostre impressioni, anche solo per capire se il mio entusiasmo sia motivato o è soltanto un'ossessione...

 

 

KINEMAZONE 

 

Il mistero di Lovecraft - Road to L.

di Ferdinando Carcavallo

Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è sicuramente una delle opere cinematografiche italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni, e proprio per questo impossibile da vedere a cinema (è girato completamente in digitale), ma acclamatissimo ai festival in giro per il mondo. Finalmente è uscito in DVD per la Raro Video e così sono riuscito a vedere questo film che inseguo ormai da più di un anno, diventando ormai un'ossessione. L'ho visto di notte, approfittando della veglia al sonno instabile della piccola, e credo di aver così creato il contesto migliore per il film.
Per chi non lo sapesse, Il mistero di Lovecraft è un mockumentary, ovvero un finto making-of di un documentario vero (H.P. Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia, contenuto nel DVD) che racconta del ritrovamento di un diario attribuito al maestro della letteratura horror H.P. Lovecraft e che ne proverebbe un soggiorno in Italia. Il film di Federico Greco e Roberto Leggio ci mostra come i realizzatori del documentario (un ragazzo e una ragazza americana, due registi italiani e un fonico spagnolo) nel ripercorrere il viaggio raccontato nel diario si siano imbattuti in misteriosi riti pesudo-dionisiaci e creature mostruose che ricorrono nella poetica dello scrittore di Providence.
Il film mi ha entusiasmato e terrorizzato allo stesso tempo. Tutto il mondo misterioso raccontato, il Polesine, i filo’, la biblioteca Marciana, erano tutte cose delle quali avevo sentito parlare ma di cui ignoravo il fascino.
Il film ha solo qualche piccolo debito nei confronti del celebre The Blair Witch Project (giusto il finale) e nonostante che per il 70% si parli inglese, alla fine è un lavoro che valorizza e diffonde un aspetto della nostra cultura popolare e tradizionale non molto conosciuta.
Le comunità del delta del Po che fanno vita a se e rigettano qualsiasi tipo di intrusione dall’esterno coltivando il mito del terrore per creature mostruose mi ha ricordato la comunità di The Village di Shyamalan. E poi, quello che più conta per valutare la riuscita di un mockumentary, è il fatto che mi abbia lasciato pieno di dubbi. Dubbi su quanto di quello che ho visto fosse fantasia, sceneggiatura e quanto fosse vero. Credo di poter affermare senza sembrare pomposo che Il mistero di Lovecraft, per la sua caratteristica di essere in pratica "il making-of di se stesso", possa essere definito meta-cinema. Non un cinema nel cinema ma un cinema fuori dello schermo.
Un lavoro come questo avrebbe dovuto prima di tutto essere finanziato come opera di interesse culturale nazionale, mentre invece (che tristezza) fatica ad essere distribuito.
Consiglio a tutti di trovare l'occasione di vedere questo film o di comprare il DVD.
Sul sito del regista Federico Greco c'è il calendario aggiornato delle prossime proiezioni (per i Napoletani: a giugno è all'Ischia Film Festival).
Auguro a questo film tutta la fortuna che merita.


 

FORGOTTEN WONDERS

 

 

Pois é amigos, não podia deixar de fazer uma referencia especial a esta pelicula, que em primeiro lugar aborda o mestre intemporal da literatura de horror,e em particular um dos meus autores favoritos H.P.Lovecraft. O filme parte de um pressuposto : que ele mesmo,o mestre do sobrenatural H.P.Lovecraft,esteve em Itália numa viagem enigmática e de todo desconhecida.Mas a questão é : Será que esteve mesmo ?? Pois é,o filme baseia-se nessa ideia e conduz-nos a uma viagem pelos labirintos " imemoriais " do desconhecido,e acima de tudo,dos pesadelos que assombravam o mestre.É inevitável esperar,especialmente para os aficionados de Lovecraft, uma gradual e inexplicável tensão de ansiedade/terror,que emana de todas as suas obras,ser em parte transposta para o filme, e dessa forma transformá-lo num essencial e louvável legado Lovecraftiano. Sem dúvidas, ou minimamente reservas, UM FILME A VER....

 

Allora, posso tentare di fare una recensione speciale di questo film, che, in primo luogo, tocca un maestro senza tempo della letteratura horror, in particolare uno dei miei autori preferiti, H.P. Lovecraft. Il film parte da un presupposto: che lui stesso, il maestro del soprannaturale H.P. Lovecraft, sia stato in Italia per un viaggio enigmatico e totalmente sconosciuto. La questione però è: era proprio lui? Il film si basa su questa idea, e ci conduce in un viaggio nei labirinti "immemori" di ciò che non si conosce, e, in primis, degli incubi che adombravano (la mente del) il maestro. è in evitabile aspettarsi, soprattutto per gli appassionati di Lovecraft, che una tensione graduale e inesplicabile di ansia/terrore, che emana da tutte le sue opere, sia in parte trasposta nel film, o che lo trasformi in una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana. Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere.

 

 


 

 

VENTO SOCIALE

 

 

Questo coraggioso film- documentario appartiene al  genere che potremmo definire “horror” anche se non nei suoi crismi tradizionali. Mentre all’estero ha riscosso un grande successo di pubblico, qui in Italia ha avuto una promozione pari a zero.

E’ stata notata una certa somiglianza con la pellicola americana “Blair witch project”, ma in realtà il film  se ne discosta profondamente sia per la forma che per il contenuto.

La capacità maggiore di questa non pellicola è stata quella di creare delle atmosfere di inquietudine e di angoscia, nelle quali lo scrittore Lovecraft era maestro.

Il pretesto del lungometraggio è il ritrovamento, nell’anno 1997, di un manoscritto presumibilmente dello stesso autore, (su cui devono ancora essere fatti tutti gli accertamenti e studi filologici del caso), su di  una bancarella del mercato dell’antiquariato di Montecatini.

Sulla base delle informazioni contenute nello scritto, si parla di un probabile viaggio in Italia di Lovecraft, fino ad allora mai documentato.

In particolare, il viaggio sarebbe avvenuto nella zona del Polesine, luogo in cui viene girato questo documentario.

Dal presunto viaggio in Italia, Lovecraft avrebbe preso l’ispirazione per scrivere i racconti di “Innsmuth” in cui si narra di  oscure e deformanti presenze e di creature mostruose proprio nella zona sopra citata.

Si fa inoltre riferimento, alla tesi di un certo Andrea Roberti, originario di Padova, che avrebbe scoperto delle possibili contaminazioni letterarie fra gli scritti del celebre autore di horror, e “I Racconti del Filò” appartenenti alla tradizione locale del Polesine.

Partendo dallo spunto di queste ricerche, una troupe di attori, assieme al regista, al fonico delle riprese ed allo sceneggiatore, si recano sul posto per indagare più a fondo su tali misteriosi ed inquietanti sinossi letterarie.

Da quel momento, la macchina da presa, con continui e nauseanti movimenti, ci introduce in quel pezzetto di mondo solitario ed abbandonato che è il Polesine, dove regna l’omertà della gente  che si rifiuta di collaborare, raccontando le misteriose leggende del proprio paese.

I ragazzi della troupe, nonostante le predominanti ostilità degli abitanti intervistati che proteggono pervicacemente i segreti della propria tradizione popolare, continuano ad indagare in quest’atmosfera quasi onirica, ai confini con la realtà, trovando molti indizi ma poche testimonianze.

L’unica testimonianza che getta scompiglio e che determina la prima grande incomunicabilità fra i protagonisti di questa “spedizione”, è il racconto da parte di un abitante del posto, dell’apparizione, vicino al fiume, di una figura mostruosa, molto simile ad un alieno, che sbatte le palpebre verticalmente e che ha una forte rassomiglianza con una delle tante terrificanti creature descritte nei racconti di Lovercraft.

Oltre a questa prima scoperta, ne seguirà un’altra: quella della presenza di un segreto passaggio sotterraneo di una chiesa pregna di mistero, da dove i “FRADEI”, membri di una strana setta religiosa del posto, partirebbero ogni anno, per l’esattezza, il 6 giugno, per una processione che si conclude con una riunione fra gli adepti in cui nessuno sa che cosa avvenga.

Il percorso claustrofobico all’interno di questo buio tunnel , che porterà ad una prima piccola rivelazione, è un percorso in cui si addentra anche lo spettatore, stimolato da questa ricerca, incuriosito sempre di più dalle tracce misteriose disseminate per tutto il racconto.

Ma poco importa i risultati cui giungono i giovani; attraverso le immagini pervase da una costante inquietudine di fondo e da momenti di suspence e tensione emotiva, specialmente a causa delle frequenti liti ed incomprensioni fra i membri della troupe, si respira un’atmosfera psicologicamente angosciante ed ansiogena.

Oltre alle immagini, i ragazzi vengono turbati anche dall’ascolto di suoni inquietanti, come quello di una nenia lontana, ancestrale,  che i nostri protagonisti credono provenire da una casa abbandonata.

Non assistiamo a nessun  terribile omicidio, a nessun tipo di violenza, nessuna presenza di sangue sullo schermo, ripercorriamo soltanto, insieme a questi giovani, un viaggio alla riscoperta di quelle che potrebbero essere le prove documentali frutto della tesi di Roberti.

I protagonisti vengono in possesso delle cassetta in cui Andrea Roberti fece delle riprese a quella famigerata casa abbandonata, dopo di che, non si avrà più traccia dello studente, scomparso, paradossalmente, proprio dopo il ritrovamento del manoscritto.

Il mistero aleggia su tutta la diegesi, ma si viene costantemente stimolati, si partecipa assieme ai protagonisti, cercando di scandagliare tutta la presunta verità sulla vita segreta degli abitanti della zona.

I ragazzi non arrivano a delle certezze; bensì a dei barlumi di conclusioni, attraverso un’analisi letteraria dei testi di Lovecraft; come la similitudine fra la parola “Innsmuth” e “ in his mouth”, che riprendendo testualmente dallo scrittore, fa riferimento al luogo in cui presumibilmente si trovava durante il suo ipotizzabile viaggio in Italia : “nella bocca del Po”, e quindi, forse,  in un paesino che si potrebbe situare proprio lì, dentro la bocca del fiume: a Santa Maria in Punta, dove i nostri protagonisti si recano.

Essi osano persino riprendere una riunione segreta fra alcuni paesani che si riuniscono tutte le settimane per raccontare di strane leggende, dando vita ai così detti “Racconti del Filò”, ma vengono presto scoperti  e costretti ad  interrompere le riprese.

La forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei silenzi angosciosi o nelle chiassose discussioni fra colleghi, è negli interstizi, nelle sospensioni, nel non mostrato, ed è proprio nella regione dell’immaginabile e del non dimostrabile che si addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del racconto.

Siamo lontani anni luce dalle topiche rappresentazioni filmiche dell’horror di origine statunitense; quello cui assistiamo è una semplice documentazione di vita reale che addensa su di sé molte perturbanti domande senza alcuna definitiva risposta.

Ed é forse questa la migliore qualità del film: proporre degli interrogativi, dare degli input, solleticando il desiderio dello spettatore di conoscere, di saperne di più.

 

Cristina Battigambe

 

 


Vooraf zie ik nog even Sheitan, afgelopen vrijdag al besproken door Erlijne en Berend Jan. Daarna begint Il Mistero Di Lovecraft - The Road To L. Dit is al geen aantrekkelijke titel, vind ik. En echt aantrekkelijk wordt het gebodene ook niet, ehh, geboden. Het is een Italiaanse film, waarin Italiaanse acteurs Amerikaanse mensen spelen. Yeah, wright. Uitgangspunt vormt een manuscript dat in Italië is gevonden wat geschreven zou zijn door de Amerikaanse horror auteur H.P. Lovecraft, van wie altijd werd aangenomen dat hij nooit buiten de V.S. was geweest, en dat hij zijn inspiratie voor morbide verhalen kreeg uit nachtmerries als gevolg van een getraumatiseerde jeugd. Niet dus. Althans, dat denken de personages in deze Blair Witch-kloon. Zij gaan in Oost-Italië op zoek naar clou's die moeten bewijzen dat Lovecraft in Italië is geweest. Lekker belangrijk, zou je denken. Dat dacht ik ook. De hele film door. Als je iets onzinnigs als uitgangspunt neemt voor een mockumentary (graag zelfs), neem dan iets wat echt tot de verbeelding spreekt. Het manuscript noemt wat plaatsen en taferelen, die de personages vervolgens proberen te vinden in oude Italiaanse dorpjes, tot ze in een moeras terecht komen en een theorie van een bovennatuurlijk wezen (de Homosaurus!) hen bezig houdt. En dat niet alleen: de onderzoekertjes krijgen ook nog eens flinke ruzie. Nou nou wat is het allemaal spannend.
Vergeef me mijn cynisme. De film komt eerder over als een reisprogramma, waarin enkele van de niet bepaald interessante plekken van het toch zo rijke Italië worden beschreven. De 'vondsten' blijken allemaal nutteloos, en het soapgehalte dat er ontstaat vanwege de ruzies en een heuse liefdesaffaire is onvergeeflijk hoog. Dat er uiteindelijk nog wel een homosaurus wordt ontdekt is tenminste iets, maar zelfs hierin schuilt amper gevaar, want onze lieve vrienden overkomt niks. Het mysterie van Lovecraft is een grote teleurstelling: het is allemaal allerminst mysterieus, en dat gene wat merkwaardig lijkt blijkt niets boeiends te zijn. En dat terwijl het toch allemaal fictie is. Dan had het toch wel wat gekker gemogen, nietwaar?


 

IL FALCONE MALTESE

 

LOVECRAFT, OVVERO L’ELOGIO DELL’INGANNO

Esce nelle sale e in DVD “Road to L.”, mockumentary italiano, già vincitore di un Méliès d’argento e invitato a numerosi festival internazionali, nonché ispiratore di un fumetto. A partire dal ritrovamento di un manoscritto del grande scrittore americano, racconta una storia tra cronaca, mistero e allucinazione. Ne parliamo con uno degli autori, Federico Greco, che ci spiega la regola del gioco. 

Lovecraft non si allontanò mai dagli Stati Uniti in vita sua. Allora perché il contenuto di un manoscritto, ritrovato casualmente a Montecatini nel 2002, lascia supporre che invece sia addirittura venuto in Italia e si sia lasciato affascinare da quelle lande nebbiose, dalla topografia labirintica e cariche di misteriose leggende che circondano il delta del Po? Nel film l’inquietudine nasce dalla sapiente miscela di fatti veri e inserti di pura invenzione. Gli incontri con personaggi locali ripresi nel loro autentico disagio mentre sono incalzati da domande sui misteri di alcune antiche pratiche tra il sacro e il profano di cui tentano di occultare la sopravvivenza, si combinano con immagini in cui lo scarto illusionistico è tangibile e al tempo stesso effimero. Questa troupe di documentaristi, seguendo le labili tracce decifrate da pagine consunte, troverà la soluzione di un enigma o piuttosto è tutto un gioco per mettere in scacco gli spettatori? A questa e ad altre domande risponde Federico Greco che insieme a Roberto Leggio ha costruito con rigore questa finzione che per certi versi potremmo definire “alla Borges”.

 

Anzitutto, perché un mockumentary? 

-         Perché se nel novero delle sfide del secolo quelle sulla comunicazione e sulla gestione dell’informazione sono tra le più avvincenti, e se è vero che spesso le notizie vengono artatamente manipolate per porgere al pubblico dati falsi trattati in modo da sembrare autentici, è giusto che il cinema sveli questo meccanismo. E allora ecco che un mockumentary (da mock, finto, e documentary, NdT) si rivela il mezzo più adatto per coinvolgere in prima persona lo spettatore in una strategia di cui è spesso vittima inconsapevole. Trascinandolo in una pseudo-realtà, come se stesse effettivamente assistendo a una riproduzione del vero, ma poi guidandolo verso lo svelamento dell’inganno, lo si rende non più semplice recettore passivo, ma soggetto, costretto a capire come e dove finisce il dato reale e inizia la creazione dell’elemento fantastico.

 

Lo spettatore diventa insomma una sorta di protagonista off screen, che interpreta le immagini e le rielabora? 

-         Sì e si rende conto anche di quanto sia semplice oggi imporre una volontà di distorsione della verità, grazie ai mezzi di cui disponiamo. Solo che, finché lo si fa con un film è una cosa, quando a adottare questi meccanismi sono gli organi d’informazione, la televisione su tutti, allora la portata della bugia si fa ben più grave e diventa più difficile fare distinzioni.

 

Perché Lovecraft come punto di partenza? 

-         Prima di tutto perché veramente avevamo tra le mani un suo manoscritto che, come si vede nel film, è stato esaminato da uno studioso esperto dello scrittore, e quelle pagine ci hanno portato a Loreo e sul delta del Po, facendoci imbattere in remote e radicate tradizioni e segreti gelosamente custoditi. E poi perché Lovecraft stesso è autore di un celebre inganno letterario.

 

Un moock (mock+book)?