RECENSIONI/REVIEWS

 

 

 

 

 

 

 

 

NEW !

Road to L is a highly successful  film on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent character development,

an fascinating plot and creates a mood which will haunt you for a long time after watching it.

(Synergy-Magazine)

 

 

The Road to L is a exceedingly well made and well acted “mockumentary” in the tradition of,

yet far superior to The Blair Witch Project (or Cannibal Holocaust without the gore).

In a time where so much horror seems to be focused upon excess, yet missing the narrative to support the splatter,

it was really refreshing to sit down and watch a film that focused more upon suggestion and subtle atmospheric chills.

(horrorsociety.com)

 

 

"...una delle novità più interessanti di questi ultimi mesi...

gli 'attori' fanno un lavoro davvero eccellente...".

(Nocturno)

 

 

"Il primo mockumentary italiano...".

(35mm. Magazine)

 

 

"...un lavoro completo e ottimamente riuscito,

filologicamente eccezionale e realmente inquietante".

(Sentieri Selvaggi)

 

 

"Ingegnoso e, soprattutto, assolutamente inedito nel panorama cinematografico italiano,

"Il mistero di Lovecraft" è uno di quei film da sostenere a priori..."

(35mm.it)

 

 

"...un piccolo gioiello nel panorama del cinema documentaristico italiano. In un crescendo di suspence, il film

ricorda quell'affascinante operazione che è stata "The Blair Witch Project", ma con la differenza che qui

si narrano vicende veramente accadute.

...Fino al sorprendente finale, sospeso tra realtà e romanzesco".

(Rivista del Cinematografo)

 

 

"...una pellicola attesissima dal popolo dei film di genere... Il lungometraggio, che già alle anteprime ha fatto

parecchio discutere e che a ottobre uscirà nei cinema italiani...".

(Il Messaggero)

 

 

"...interessante e ottimamente costruito, e riesce in alcune parti a essere realmente inquietante.

Un'opera curiosa, angosciante e ben realizzata, uno dei lavori italiani migliori degli ultimi tempi".

(Nocturno)

 

 

"...la giusta mescolanza tra due apparati cinematografici così diversi da loro,

una mistura in grado di incuriosire lo spettatore e al contempo di farlo partecipare ad un vero e proprio thriller-horror movie

...Un modo nuovo di fare docu-fiction, un’immagine dell’horror fresca e interessante...".

(Filmhorror)

 

 

"Una ventata di freschezza nel cinema horror italiano".

(Close-up)

 

 

"Un film inquietante, che regge il passo con le ultime produzioni estere".

(Videopolis)

 

 

"Un film a basso costo che merita di diventare un cult e che rappresenterà l'Italia

al più grande Festival di Cinema Fantastico europeo, il Méliès francese"

(Filmscoop)

 

 

"Una delle opere cinematografiche italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni".

(Kinemazone)

 

 

"La forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei silenzi angosciosi (...),

negli interstizi, nelle sospensioni, nel non mostrato, ed è proprio nella regione dell’immaginabile

e del non dimostrabile che si addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del racconto".

(Vento sociale)

 

 

"...Una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana.

Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere".

(Forgotten Wonders)

 

 

"Il futuro del cinema? Fuori dalle sale.

L'uscita in DVD del fenomeno cult dell'anno fa riflettere sul fenomeno del cinema digitale".

(Liberoblog)

 

 

"Un film davvero pauroso. (...) Vince su ogni livello cinematografico.

L'ho visto decine di volte".

(Dread Central.com)

 

 

"Una sorpresa italiana".

(ZAPSTER.IT)

 

 

"After decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the HPL oeuvre,

or who simply just used his work as a jumping off point for zany pieces of splatter-amusement

(Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen for a smartly balanced solution".

(afff)

 

 

"Il film sta riscuotendo consensi e riconoscimenti,

nonostante la distribuzione di nicchia si parla già di un piccolo cult".

(horrormagazine)

 

 

"Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale".

(la tela nera)

 

 

"...la cosa straordinaria è la freschezza, l'originalità e la tensione che si respirano per tutti gli 85 minuti".

(Hyperreview.com)

 

 

"Intelligente e accurato esempio di docufiction..."

(Il Morandini)

 

 

"Un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro complesso ed ambizioso

che merita molta più attenzione della stragrande maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche".

(horror.it)

 

 

Vero e proprio “caso” cinematografico per gli appassionati del genere,

“Road to L” rappresenta una vera e propria ventata d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.

(scheletri.com)

 

 

 

 

 

[ carta stampata ]

 

[ altro (...) ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POPCORN

 

Quando si è ormai arrivati alla (forse giustificata) opinione che il cinema italiano non abbia più niente da dire, maggiormente se si tratta di genere horror, ecco comparire
titoli degni di attenzione come questo.
Road to L. è un film documentario con cui due filmakers italiani cercano di sostenere la tesi su un probabile viaggio dello scrittore HP Lovecraft in Italia, nella zona del Polesine.
Il film low budget è quasi interamente girato con una telecamera in presa diretta (in stile Blair witch project, solo reso dieci volte meglio). Ne risulta una pellicola decisamente d'atmosfera che procede con sicurezza in un crescendo di tensione, terminando poi con uno dei finali più belli e inquietanti visti recentemente.
Particolarmente dedicato agli amanti del genere ed ai lettori di Lovecraft, resta tuttavia godibile da chiunque.
Giusto per riconfermare che il talenta in Italia c'è! peccato per il menefreghismo dilagante.

 


 

 

GRANMA.BIZ

 

I mockumentary italiani non sono moltissimi, ancora meno quelli che riescono fino in fondo a dar
vita ad un progetto serio ed articolato. Tra questi Il mistero di Lovecraft-Road to L. è sicuramente
uno dei più riusciti, tanto dal punto di vista produttivo (è infatti un esempio di come anche in Italia
si possa fare del buon cinema indipendente) che qualitativo.
Road to L non è esattamente, o non solo, un falso documentario, ma un falso documentario su un
vero documentario. Perché il (presunto) manoscritto autografo di H. P. Lovecraft, che proverebbe il
viaggio compiuto dallo scrittore americano nel Polesine, alla ricerca della tradizione del “Filò”, è
stato veramente rinvenuto su una bancarella di libri antichi a Montecatini da Roberto Leggio. E su
questo ritrovamento Leggio e Federico Greco (registi di Road to L.) hanno veramente realizzato un
documentario, recandosi sul Delta del Po alle ricerca di tracce del passaggio di Lovecraft. Solo che
il film in questione non è Il mistero di Lovecraft-Road to L. bensì H. P. Lovecraft – Ipotesi di un
viaggio in Italia (documentario del 2004 di 26 minuti).
Il che complica notevolmente le cose e confonde le idee. Ancora di più se a ciò si aggiunge il fatto
che la troupe protagonista di Road to L. è quella che ha veramente girato il vero documentario
Ipotesi di un viaggio in Italia (ognuno nel proprio ruolo professionale) e che il materiale raccolto
per Ipotesi (come interviste, immagini) è stato riutilizzato in larga misura anche in Road to L.
L’operazione messa in piedi è dunque incredibilmente complessa e interessante.
Soprattutto perchè Il mistero di Lovecraft-Road to L sembra sviluppare il progetto
mockumentaristico in una direzione inversa rispetto alla maggior parte dei film del genere: non
viene girata una fiction con un linguaggio documentaristico ma piuttosto “finzionalizzato” un
documentario. O meglio: non viene data una forma realistica ad un contenuto fittizio, ma
rielaborato un contenuto reale (il documentario) in chiave fiction.
Si tratta dunque di un opera che sperimenta un’insolita contaminazione tra le forme
cinematografiche del documentario e della finzione e che sottolinea con intelligenza e originalità
quanto labili possano farsi, nel contesto mediatico, i confini che separano la realtà dalla finzione.

SP.

 


 

SCHELETRI.COM

 

 

Vero e proprio “caso” cinematografico per gli appassionati del genere, “Road to L” rappresenta una vera e propria ventata d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.
Girato come un mockumentary particolarmente realistico, il film prende spunto da un'idea brillante e originale, molto adatta per avvicinare la figura di Howard Phillips Lovecraft, uno degli scrittori più amati di tutti i tempi, col nostro paese.
A prima vista l'Italia può sembrare del tutto aliena agli scenari tipici del solitario di Providence, ma i registi del film riescono invece a pescare un'ambientazione, il Polesine, adattissima a evocare gli orrori ancestrali, le ibridazioni e le vecchie leggende popolari care a HPL.
Impossibile non notare qualche somiglianza col capostipite di tutti i mockumentary, “The Blair Witch Project”, altro fenomeno cinematografico di qualche anno prima.
La regia di “Road to L” è però più meticolosa: un pregio e un difetto al contempo. Un pregio perchè la storia risulta molto più godibile rispetto a TBWP, un difetto perchè, in alcuni passaggi, si perde l'effetto realistico per dare spazio al colpo di scena tipico dei film horror.
A ogni modo il film è pregevole e consigliato a chiunque ami le tematiche di Lovecraft, ma non solo: i paesaggi rurali del Polesine, i racconti del Filò del folklore veneto, la trama costruita a piccoli passi, quasi come in un giallo, sono tutti elementi che rendono “Road to L” gradevole anche ai profani.
Ottimo e incoraggiante segnale di vita, dunque: registi come Greco e Leggio avrebbero bisogno di produttori determinati a credere in loro, anche se forse perderebbero l'originalità e la naturalezza di lavori come questo, ben lontani dai classici blockbuster miliardari che un certo tipo di cinema sforna a quintalate.
(Alessandro Girola)

 

 

 


 

 

SYNERGY MAGAZINE  NEW !

 

 

The Road to L is a highly imaginative exploration of the mythos of H.P Lovecraft. The tile has a double meaning and refers both to the road to Lovecraft and to mythical location in Italy where Lovecraft supposed travelled in 1926 and learned about the old Gods. The story works primarily as a first person pseudo documentary focusing on the discovery of a travel journal dated 1926 which is believed to shed light on an unknown period in the life of H.P Lovecraft. While it was believed he never travelled outside America, the manuscript suggests he travelled to Italy and there found a small settlement on which he based his Shadow over Innismouth.

 

This is a very creative film which slowly develops from a documentary into something far more frightening and sinister. It starts as a film about making a documentary and then slowly begins to create a mood of tension and dread. The township seems suspicious; there is a strange religious sect which meets each year and local who refuse to discuss their traditions. There are also underground tunnels which lead under the town. This last feature really begins to up the tension, at first there is an anti-climax with a hamster, but then they find the bodies of dead gutted fish and strange markings in the tunnel and realize something is very wrong. The use of handheld camera work, limited lighting and the strained interpersonal relations between the members of the crew -  all add to a slow increase in suspense and tension.

 

The breakthrough comes as they learn about the Filo Tales, local legends which seem connected to the stories of H.P Lovecraft. It also seems that a contact they have been referred to, Andrea Roberta, made a similar connection and vanished in strange circumstances in 1997 some years before. As the story unfolds they hear rumours of UFOS, aliens and strange creatures, these are presented (as is the whole film) with excerpts from Lovecraft’s tales and occasional graphically illustrated aspects of his mythos.

 

As they go to explore an uncharted section of the local region, they find  the same abandoned houses mentioned in Lovecraft’s tale and things begin to get strange. There is weird music coming out of nowhere and a sense of menace in the environment.  As their investigations continue and their guide refuses to help any longer, they become lost and in the darkness and night find what they are looking for...Innismouth and its occupants...

 

This is a truly ingenious way of adapting Lovecraft’s tale. By transplanting it to Italy and connecting it to local myths and legends,  the tales becomes entwined with all sorts of strange local customs, myths and tales. On a minimum budget with a resourceful use of handheld camera work, editing, and very occasional special effects, a mood is created which is brooding and ominous. The soundtrack is superb and creates a real feeling of threat and menace, it drives the film into some truly dark territory.

 

Road to L is a highly successful  film on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent character development, an fascinating plot and creates a mood which will haunt you for a long time after watching it.

 

 

September 2008

 


 

 

HORROR.IT

 

 

Il ritrovamento di un manoscritto antico, che sembrerebbe attribuibile allo scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft, mette in moto una piccola troupe americana di giovani cineasti che vogliono ripercorrere l’ipotetico viaggio dello scrittore nella nostra penisola.

Per realizzare questo documentario il gruppo di ragazzi attraversa paesini del nord Italia che costeggiano il Delta del Po, ove lo scrittore avrebbe, presumibilmente, viaggiato nell’anno 1926, al fine di scoprire i misteri che aleggiano sul luogo,  per convalidarne l’ipotesi. Durante questa ricerca la troupe fa capolinea nel paesino di Loreo, qui si spinge all’interno della comunità stessa, ascoltando i particolari ed affascinanti racconti degli abitanti del posto, setacciando i luoghi circostanti, infiltrandosi direttamente nei luoghi di incontro dove le leggende si fondono con la realtà grazie ai “Racconti del Filò”. Nel mettere insieme i vari frammenti di storie rinvenute, fatti inspiegabili, verità tenute nascoste agli estranei del posto, i cineasti apprendono un ulteriore elemento inquietante: la strana scomparsa di Andrea Roberti, uno studente di tradizioni popolari che si era spinto in quelle lande con lo scopo di trovare i punti di congiunzione tra viaggio e racconto.
I luoghi sono davvero permeati da tutti questi misteri? La verità equivale a quello che hanno visto ed udito o c’è una realtà ben più oscura ed insidiosa pronta ad attenderli?

Road to L. non è una biografia su Lovecraft, ma una discesa nelle criptiche visioni dello scrittore attraverso frammenti di paesaggi che inglobano quel sottomondo cupo e desolante capace di abbandonare un essere umano inerme tra voraci spirali del tempo, dove creature abominevoli si nutrono del dolore. Federico Greco e Roberto Leggio accompagnati da Roberto Purvis, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa  e Fabrizio La Palombara si immergono in lande evocative, come quelle presenti nel Polesine, nutrendosi delle tradizioni popolari e facendo emergere con forza direttamente dal passato figure, situazioni, folk e ombre care allo scrittore di Providence. La troupe si inoltra nelle terre apparentemente menzionate nel diario sino alla bocca della serpentina, Innsmouth come “In his mouth” (nelle sue fauci), scoprendo via via elementi che probabilmente influenzarono la fantasia di Lovecraft sino alla tragica scoperta finale.

L’idea è molto originale, un gran plauso va fatto alla regia che non lesina primi piani (sottolineando lo stato di tensione e di alta emotività che lentamente avvolge la troupe) e inquadrature delle meravigliose terre (con riprese dall’acqua, dei tramonti o dell’alba) mentre si perde quando si tenta di sottolineare situazioni di terrore (la discesa al buio nei cunicoli non riesce a comunicare adeguatamente il pathos necessario). Il maggior pregio ed il corrispettivo difetto stanno entrambi sulla stessa faccia della medaglia: l’ottima idea del mockumentary (il fasullo ritrovamento di un diario attribuibile a Lovecraft) con l’avventurosa ricerca che ne segue si scontra con una messa in scena che alle volte latita sul versante del ritmo a causa della bassa tensione. L’intento originario sicuramente non era quello di girare un film horror, ma la trama e diversi elementi contenuti (il ritrovamento del video dello studente) sarebbero stati meglio supportati da atmosfere più morbose e cupe magari servendosi anche di una colonna sonora (splendida) più presente.
Sicuramente un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro complesso ed ambizioso che merita molta più attenzione della stragrande maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche.
 
Scritto da Giulio De Gaetano & Vawe    giovedì 19 giugno 2008

 

 


 

 

 

MALPERTIUS

 

 

 

Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.

Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution, IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).

Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo,

Il mistero di Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia,

da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…

In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda,

avere un prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
 

 

 


 

 

HORRORSOCIETY.COM 

 

 

Before reading the rest of the review which will inevitably contain potential spoilers, I will suggest that Road to L is maybe best viewed with as little prior knowledge of the film’s events as possible. What I will also say is that this is essential viewing for all fans of H.P. Lovecraft.

Those who have read Lovecraft’s works will be more than familiar with the Cthulhu Mythos; tales of dark alien Gods, existing long before mankind, still slumbering in the watery depths, and of the cultists who worship them in ancient rituals, awaiting their terrible re-awakening.

Lovecraft fans will also be aware that outside his main body of work, the author frequently corresponded with other writers within his circle and often kept journals of his life. The Road to L centres around the discovery of one such journal, thought to possibly be that of Lovecraft travelling from the USA to the remote area of the Po delta, northern Italy, between May and July 1926.

It describes his on route visit to a vast library (thought to be the central library of Venice), his interest in the “supernatural” and the library’s numerous and ancient occult texts. The journal then further describes his journey along the Po delta, his experiences of seeing the local inhabitants in small isolated villages and hearing the local “filo” tales - the folklore or the Polesine region.

The Road to L is portrayed as an authentic documentary, as a film crew led by director Federico Greco and hired American actor / narrator David Purvis (Roberto Purvis), set up camp in Loreo (the ‘L’ of the film’s title) and make their way through the Po delta, supposedly following in the steps of Lovecraft’s journal and trying to uncover the mysterious findings five years earlier of a now missing Italian student Andrea Roberti, who had been writing a thesis on the “filo” tales and their connection to Lovecraft’s Cthulhan Mythos before his mysterious disappearance, his car found abandoned at the banks of the river Po.

As the crew dig deeper in their research it seems they’re trying to be misled and thrown off track. They meet locals from the region who won’t fully discuss the region’s “traditions” and folklore, or the strange goings on in the local church, what seems to be an underground network of secret tunnels and abandoned looking houses around the riverside. They interview Andrea Roberti’s mother who seems all too eager to close the investigation into her own son’s disappearance and his girlfriend who is reluctant to discuss her missing love.

Had Lovecraft stumbled upon something much more sinister and real than the mere “fantasy” of his tales? Have Federico and his crew stepped out of their depths and into something that could threaten their lives?

The Road to L is a exceedingly well made and well acted “mockumentary” in the tradition of, yet far superior to The Blair Witch Project (or Cannibal Holocaust without the gore). Fans of Lovecraft will recognise the reference points to “Shadow over Innsmouth” and “The Call of Cthulhu” amongst others, the idea being that Lovecraft’s supposed journey to and experiences in the region influenced his writing after 1926.

It is to these fans that I would primarily recommend the film, as the subtle qualities of the piece may not sink in as much with those not as exposed to Lovecraft‘s writing. In a time where so much horror seems to be focused upon excess, yet missing the narrative to support the splatter, it was really refreshing to sit down and watch a film that focused more upon suggestion and subtle atmospheric chills.

Federico Greco has created a great little film that is worthy of a much wider audience, and certainly of a much better reputation than the previously mentioned Blair Witch Project. If you get the chance, I suggest checking The Road to L out ASAP!

 

Matt Black

20 5 2007


 

 

HORRORBLOOD.COM

Loreo è un tranquillo paese della provincia di Rovigo, sorto nell'anno mille sulle due rive del Po, e che mantiene ancora alcuni edifici e chiese di mille anni fa. Ma che cosa racchiude Loreo? Perchè la gente che vi abita è restia a parlare del suo passato e a svelare alcuni misteri che velano le sue vie.

Nel 1997, uno studente universitario di folklore, Andrea Roberti, ipotizza che il paese di Loiano fu visitato dallo scrittore Howard Phillips Lovecraft e che , la sua storia, le sue leggende e i racconti veneti del filò furono le basi dalle quali ideò la sua demonologia. Ed infatti i punti che coincidono sono diversi. Quattro anni dopo, un giovane regista acquista da una bancarella di libri usati un documento appartenente a Lovecraft, in cui lo stesso descrive il suo viaggio e le sue scoperte in una zona somigliante a quella dove si trova il paese di Loiano. Come si sa, lo scrittore utilizzava solo le iniziali dei luoghi in cui erano ambientati i suoi racconti e questo era proprio segnato con L. Da quel momento una troupe amatoriale partirà per raggiungere Loiano e percorrere tutte le tappe che ipoteticamente sono segnate nel manoscritto redatto da Lovecraft, scontrandosi però con l'omertà dei cittadini che evidentemente vogliono cancellare misteri del passato; fra i quali la misteriosa morte di Roberti.

Un film che forse non ha fra le sue caratteristiche positive quella dell'originalità visto che considerarlo quasi identico, non tanto nel modo in cui è diretto (d'altronde è sempre uno pseudo documentario amatoriale), ma nella trama stessa, a Blair Witch Project dall'inizio alla fine (e non è un'esagerazione). Forse ha meno scene di tensione rispetto a quest'ultimo. Però è forse la continua area di mistero che rende il film interessante. Fra l'altro i posti ripresi dalla troupe esistono veramente e non sono stati ricostruiti.

Comunque bene o male si fa guardare con un certo interesse. Il film è costruito in modo tale che tutto possa combaciare fino alla fine (e in mezzo ci si trovano anche testimonianze di avvistamenti di ufo e alieni) che lascia però un amaro in bocca non da poco.

Premiato come miglior film al Fantafestival del 2005, si basa su un documentario degli stessi autori che scrissero un racconto nel fumetto Martin Mystere basato appunto su questo manoscritto e su un ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia avvenuto presumibilmente nel 1926.

Recensione del 10/02/2007 written by Nicola Martini

 


 

IL MISTERO DI LOVECRAFT - ROAD TO L.

Tardo epigono italiano di Blair witch project. Anche questo infatti è un mockumentary che descrive la ricerca di alcuni documentaristi delle prove che H.P. Lovecraft sia stato in Italia nel 1926 e che molti dei suoi racconti siano ispirati a leggende del nord-Italia. Sebbene la formula sia ormai fuori tempo massimo, il film è sorprendentemente bellissimo e molto inquietante (il finale è agghiacciante) grazie alla perfetta costruzione della storia e al perfetto look veritè. Purtroppo è uscito direttamente in dvd, ma merita tantissimo.

gen 2007

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 

 

Curioso mix tra film horror e documentario storico, quello messo in piedi dalla coppia italiana Leggio e Greco (che siano i nuovi Myrich e Sanchez?). Come curiosa è la scelta di recitarlo in lingua inglese da parte dei giovani protagonisti, con le sole interviste ai locali recitate in italiano.

La Raro Video realizza la versione in digitale del docu-film con una dignitosa qualità video e audio: immagini pulite, ma non molto nitide e dai colori poco accesi; l'audio risulta corposo sia in multicanale, dove i cinque diffusori vengono sfruttati abbastanza bene, che stereofonico.
La scelta tra i contributi speciali si limita ad un documentario (gran parte del quale ripropone il tema portante del film) della durata di 25 minuti e ad alcune opzioni visionabili con il computer: il supposto manoscritto di Lovecraft in file pdf ed alcune pagine del numero speciale di Martin Mystere dedicato all'opera in questione, sempre in file pdf.

Non molta carne al fuoco, ma la pellicola in esame non richiedeva un uso sperticato di materiale aggiuntivo. Inoltre il film è molto interessante, un'operazione che, in qualche modo, vuole omaggiare sia un grande autore contemporaneo che la tipologia di cinema avviata dalla sunnominata coppia americana in Il Mistero Della Strega di Blair.

 

by maxena

 


 

THE PULPIT

May 15, 1926
We sailed from New York’s at 7.12, twelve minutes late on schedule…

Inizia così, storia di una partenza come tante. Diario di un viaggio forse vero, forse immaginario. Nella prima ipotesi, testimonianza sconvolgente per gli studiosi e gli amanti di H.P. Lovecraft, ai quali io, ultimo arrivato, voglio rendere conto. Quaranta fogli ingialliti riempiti con disegni e parole a inchiostro blu, tenue e sbavato, scoperti casualmente su una bancarella di Montecatini. Tra i fogli, una cartolina a firma Grandpa Theo. Si stima che Lovecraft abbia scritto qualcosa come ottantasettemila e cinquecento lettere dal 1912 al 1937, utilizzando vari pseudonimi, tra i quali uno dei preferiti quello a firma della cartolina indirizzata all’amico Alfred Galpin, che si trovava proprio a Montecatini in quegli anni. Nessuna delle biografie di H.P. Lovecraft parla di un viaggio oltreoceano. A 36 anni, già tormentato dalla malattia ed in una situazione economica alquanto precaria, sarebbe stata nient’altro che una disagevole odissea. Questo manoscritto ritrovato pare testimoniare il contrario. Di indizi sull’autenticità ce ne sono, e sono tremendamente stimolanti, tanto che la sensazionale scoperta ha portato alla realizzazione di un lungometraggio, a metà tra documentario e road movie, in cui mi sono imbattuto altrettanto casualmente. Una troupe a ripercorrere gli spostamenti di Lovecraft seguendo, come unica traccia, le vicende raccontate in quel fragile manoscritto. Prima tappa: la biblioteca Marciana a Venezia, custode di volumi antichi e misteriosi, oltre che di un tesoro letterario sullo scibile umano oscuro e trasversale unico al mondo. Per Lovecraft il paese dei balocchi. Seconda tappa: il Polesine, terra di acqua e fango, landa desolata e placidamente misteriosa. Ora gli indizi si fanno più forti, perchè i riferimenti biografici lasciano il passo a quelli bibliografici, e le corrispondenze tra le vicende oscure incentrate sul paese di Loreo e quelle raccontate in The shadow over Innsmouth (1931) si fanno apparentemente schiaccianti.
Il Polesine, storicamente, è terra fertile per queste leggende. L’avvistamento di esseri strani, assimilabili a orribili creature metà uomo metà anfibio provenienti dagli abissi, ha riempito le cronache dei giornali locali svariate volte nello scorso secolo. E poi ci sono le storie popolari bizzarre e spaventose tramandate di voce in voce nelle riunioni clandestine dei Racconti del Filò. E ancora confraternite come i Fradei de Loreo con origini che si perdono nella notte dei tempi. Tradizioni pagane inquietanti custodite gelosamente dagli abitanti di quelle zone, tanto gelosamente che sulla scomparsa di uno studente che con una tesi di laurea stava approfondendo troppo l’argomento è ancora mistero fitto. Così, più ci si addentra nel percorso descritto in quelle pagine di diario di strada, più si intuisce, e ci si convince, che le oscure malie partorite dalla penna di Lovecraft possano aver realmente affondato le proprie radici nella terra del delta. Terra, nella sua conformazione, per certi versi difficilmente accessibile, dove i numerosi canali che si intrecciano fanno di ogni luogo e comunità un’isola. Un arcipelago di suggestioni per il quale, seguendo le descrizioni di H.P. Lovecraft e basandosi sulla sua concezione dell’universo, sarebbe del tutto sconsigliabile aver la presunzione di potere esplorare a fondo.


"Viviamo in una placida isola di ignoranza
nei neri mari dell’infinito
e non era previsto
che ci spingessimo troppo oltre."
(H.P. Lovecraft – The call of Chtuhlu, 1926)

posted by diego at Sunday, February 04, 2007

 

 

NEOPRENE

 

 

ieri sera non avendo di meglio da fare mi son visto Road to L un simpatico finto-documentario vincitore del MÉLIÈS D'ARGENTO al Fantafestival 2005.
il film devo dire la verità è noiosetto, interpretato da attori italiani che recitano per buona parte in inglese con un finto accento americano che non si può sentire.
tuttavia questo Blair Witch Project de'noantri ha i suoi momenti, almeno uno direi ed alla fine tenendo conto che si tratta di una produzione a bassissimo budget non è nemmeno troppo male. a parte il fatto che come in BWP alla fine non succede nulla. ci sono anche diversi cameo nel film tipo Lucarelli o Sebastiano Fusco. inoltre è sempre bello vedere che qualcuno si fila quel vecchio scoreggione di Providence a cui volenti o nolenti siamo sempre molto affezionati.
La trama prende lo spunto da un fantomatico manoscritto di H.P. trovato a Montecatini che documenterebbe un viaggio in Italia del nostro nel 1926, quindi precedentemente alla stesura di The Shadow Over Innsmouth. La troupe impegnata a ricostruire il suo viaggio in questo documentario finirà a seguire le tracce di Lovecraft da Venezia al delta del Po riscontrando inquietanti analogie con la vicenda di Innsmouth.
mi ha fatto un effetto strano vedere quelle zone del polesine che non ho mai visitato e pensare che la mia famiglia è originaria di li.
ma soprattutto ho pensato che ci starebbe bene un servizio di Lucignolo sugli effetti dei grossi quantitativi di cocaina nelle acque del po sui deep-ones (o kuo-toa) che ci vivono, magari in relazione all'aumentare di crimini violenti e misteriosi negli ultimi anni. servizio da mandare ovviamente tra un'inchiesta sulla prostituzione ed il backstage del calendario di Melita Toniolo.

 

Harlequin

giugno 2007
 


 

STUDIOCINEMA.NET

 

Road to L. nasce come un viaggio sulle tracce del viaggio di H.P. Lovecraft in Italia, e finisce per essere una sorta di incubo dovuto a qualcosa di più.
L. sta per Loreo, il piccolo paese in cui i protagonisti del film vanno a finire seguendo un manoscritto firmato dallo scrittore con uno dei suoi pseudonimi (Granfather Theo). L. sta ovviamente anche per Lovecraft. Ma quello che mi sembra interessante sottolineare è la possibilità di ricollegare il film a un genere: l’horror. Con “horror” intendo semplicemente “cinema di orrore e paura”, e non considero (permettetemi di farlo) la definizione più canonica che si dà del genere, vale a dire “genere di paura, dove la paura nasce dall’irrazionale” (e, tradizionalmente, l’horror si differenzia dal thriller proprio in ragione del fatto che quest’ultimo non ricorre all’irrazionale per spaventare). Road to L. è stato definito un mocumentary: un finto documentario, una pellicola costruita come se fosse un documentario (e dunque una ripresa della realtà) ma che in realtà non lo è (cioè: dalla visione risulta evidente che il film non è un documentario). Come ha ricordato Federico Greco durante l’incontro con il pubblico organizzato da Arturo, Zelig di Woody Allen e Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato sono, ciascuno a modo suo, mocumentary.Road to L., pur non essendo un thriller, non attinge al soprannaturale (fino all’ultima sequenza), ma crea tensione legando la realtà alla possibilità concreta che Lovecraft, scrittore dell’incubo (e, dunque, autore il cui nome evoca un immaginario di paura), abbia viaggiato in Italia. Semplificando molto ciò che accade nel film, il viaggio della troupe sulle tracce dello scrittore in alcune zone dell’Italia settentrionale (il Polesine: un territorio che suscita terrore, concretamente, per la tipologia di paesaggio, per la nebbia) scava anche nelle tradizioni locali. Tradizioni locali che diventano fonte di paura, perché fatte di superstizioni, di personaggi definibili per lo meno curiosi, invasati. Anche gli assessori, o persone che rivestono incarichi istituzionali rilevanti, persone quindi estremamente “stabili”, dimostrano la propria paura di fronte alle domande dei protagonisti riguardo alcuni argomenti. Da qui attinge Road to L. per spaventare chi è dentro e chi è fuori dal film: alle superstizioni e al reale viaggio di Lovecraft, reale perché documentato, reale perché trova un riscontro nelle paure dei locali. Paure che sono per noi (e per la troupe) una seconda ma non meno importante fonte di inquietudine.
Più ci addentriamo nella vicenda, più il mistero s’infittisce. Un classico. Ma non solo. Il mistero si infittisce e la situazione peggiora. Il mistero non viene risolto ed entra in campo (nell’ultima sequenza del film, la più forte, la più sensazionale) il mostro, l’irrazionale. Ma solo per un secondo. Ci spaventa perché prima abbiamo assistito a tutto il racconto, perché conosciamo una storia (quella riguardante Lovecraft), molte storie (dei locali): il mostro è il colpo di scena finale, semplicemente il finale di un racconto molto più spaventoso rispetto al mostro stesso.
Tutto il film è costruito realmente sui fatti di L. (di Lovecraft e Loreo). Cioè: realmente i protagonisti si sono addentrati in quelle terre e hanno seguito quel manoscritto. Federico Greco ha ripetuto (per l’ennesima volta, credo) che, anche se la storia e la sua costruzione possono ricordare The Blair Witch Project, il suo film non ha nulla a che fare con quest’ultimo. Per un semplice motivo, è evidente: quando vedi The Blair Witch Project la prima volta, ti spaventi; se lo vedi una seconda volta, la paura può essere provocata solo da alcune situazioni: conosci la storia, sai come va a finire, possiedi molte (troppe) informazioni che ti permettono di distaccarti totalmente dalla vicenda – questo secondo me è il grosso punto debole del film, pubblicizzato in modo fantastico, molto efficace sul momento, ma assolutamente incapace di durare nel tempo. Road to L. non inciampa in questo problema. Perché il mistero rimane del tutto irrisolto, perché le tradizioni locali evocano terrori concreti (come in The Blair Witch, ma molto di più) che rimangono irrisolti, sospesi. Non sappiamo, al termine del film, che legame ci sia o ci sia stato davvero tra Lovecraft e Loreo. Ma sappiamo che c’è stato. E, ipotesi, se anche non ci fosse stato, quello che dicono e quello che fanno gli abitanti di Loreo, i loro comportamenti, sono davvero strani, inquietanti. In questo senso Road to L. – Il mistero di Lovecraft spaventa: perché va anche oltre Lovecraft, va a Loreo. Dove Lovecraft è stato, ma dove esiste una realtà spaventosa già di per se stessa.
Questo non significa mettere in secondo piano l’oggetto principale del film (il viaggio dello scrittore). Ma significa affiancare a questo oggetto un secondo oggetto altrettanto spaventoso e misterioso. In questo stanno la forza e la bellezza di questo mocumentary: nell’indagare due realtà (Lovecraft e Loreo) che in questa storia (e in passato) si sono incontrate, e non per caso. La descrizione di Loreo è infatti la descrizione della tipica città dell’orrore lovecraftiano. E, alla fine, il mostro di cartapesta è il tipico mostro lovecraftiano.
All’inizio dell’incontro Federico ci ha detto che, se non avesse viaggiato in treno, ci avrebbe portato quel mostro da esporre in sala. Sarebbe stato davvero divertente avere accanto quell’essere. Ma capisco che il controllore delle FS avrebbe avuto qualche difficoltà.
E sono in attesa di vedere il suo prossimo (meglio: vecchio, nel senso di già girato) film: un horror, si dice, terrificante.
Arturo vi propone un film (su YouTube) sulla serata, realizzato da Gianni Donvito (che ha curato anche le musiche originali) per Studiocinema.
Vi raccomando inoltre alcuni siti e articoli correlati: primo tra tutti il Diego-ThePulpit, poi il nostro Road to L. al Ravenna Nightmare Festival. Infine splattercontainer.com.

I siti ufficiali: digitaledesk.it e federicogreco.com

 

Giacomo Sacchetti, FEBBRAIO 2007

 


 

 

 

NERO MAGAZINE

 

 

ROAD TO L.

Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo, organismo in espansione,
prima dentro e poi oltre l’origine prima conosciuta, quella immaginata,
scoperta e messa in scena da Courbet nel 1866, quell’origine e quel
centro che alla mia nascita si è modificata, spostata, al mio fianco prima
e poi sempre di più, sempre più spostata, allontanandosi, e al mio fianco,
invece, si sono accostate informazioni ed esperienze, persone, alcune più
lontane altre più vicine, al di là della volontà, e tutte, persone, esperienze
ed informazioni, estremamente mobili e disordinate, a illuminare altre informazioni
ed altre esperienze, del mio e di altri universi, creando relazioni
e dinamiche che il mio solo centro non sarebbe in grado di cogliere, perché
il centro è importante se ci sono le periferie, che al centro stesso, anche
quando è senza qualità, danno senso, perché, dopotutto, l’oggetto esiste
soltanto mercè i suoi limiti, e quindi in forza di un atto in qualche modo
ostile verso l’ambiente che lo circonda. Senza il Papa non vi sarebbe stato
nessun Lutero, senza i pagani nessun Papa, perciò è innegabile che la più
profonda associazione dell’uomo con i suoi simili è la dissociazione.

E storia di dissociazione e di conflitti è anche il film che da un mese è
possibile trovare nelle videoteche del circuito Blockbuster, Il mistero di Lovecraft
- Road to L, che Federico Greco e Roberto Leggio hanno dedicato
a H.P. Lovecraft e al Polesine, terra dominata da tragedie, acqua, fango
e leggende, continente inesplorato che segue i ritmi di un tempo proprio,
personale, agglomerato di paesi e di case, di uomini, violato dalle alluvioni
e dal mare, anche lui in espansione, che penetra nella terra, contamina,
pezzo di sale che se getti in una pozza non trovi più, ma l’acqua, dovunque
tu l’attinga, è salata.

E proprio in questa terra chiusa in se stessa ma squarciata dalla ferita che
è il fiume, in questa terra, anni fa, si trovò a passare Lovecraft, scrittore di
racconti gotici e di orrore, saccheggiato dal cinema (da La città dei mostri di
Roger Corman al Re animator di Bryan Yuzna e Stuart Gordon), nato il 20
agosto del 1890 a Providence, Rhode Island, uno dei tanti che aveva immaginato
l’esistenza di un pianeta oltre Nettuno, uno dei tanti americani che
non è mai uscito dagli Stati Uniti, uno dei tanti che trovava in Verne, Poe
e Wells spunto per i suoi racconti, uno dei tanti che aveva organizzato uno
scherzo letterario, il Necromicon o “Libro dei morti” scritto dal fantomatico
poeta Abdul Alhazered, uno dei tanti, quindi, ideale soggetto per un
mockumentary, uno dei tanti morti nel 1937, quando la follia della guerra
non era ancora stata e la follia del nazismo non ancora svelata.

Associare Howard Philips Lovecraft al Polesine non è operazione facile, ma
possibile se la si lega ad un enigmatico manoscritto trovato in un mercato
dell’antiquariato a Montecatini, sola testimonianza di un viaggio dello
scrittore americano, l’unico e solo viaggio che avrebbe compiuto fuori dagli
Stati Uniti, lontano da Providence, proprio verso la terra del Po. Di questo
manoscritto, anzi, di una copia di questo manoscritto, è armata la troupe
protagonista de Il mistero di Lovecraft, troupe americana e antipatica, un attore,
che su questa storia da la faccia in ogni senso, una segretaria di edizione,
un fonico e i due registi, Roberto Leggio e Federico Greco, lo stesso che già
ci aveva portato alla ricerca di Kubrick con Stanley and us, e poi dei rapporti
tra cinema e terrorismo con Fuori fuoco, e che questa volta si dirige verso
quelle stesse terre esplorate da Florestano Vancini negli anni Cinquanta e
oggi da Michele Mellara e Alessandro Rossi, altra coppia di giovani registi,
che hanno appena ultimato Un metro sotto i pesci, il racconto, con calma e
dolcezza, dello stesso Polesine, terra crudele strappata al fiume dalle idrovore,
ma che il fiume cerca continuamente di riprendersi senza calma e
senza dolcezza, attraversando comunità che parlano dialetti incomprensibili,
chiuse ed impermeabili, composte da poche decine di persone, che
vivono di pesca o del lavoro nei campi.

Calma e dolcezza che, appunto, non sono nel bagaglio di questa altra troupe,
che cerca invece di imporsi e di imporre le proprie esigenze, che non
rispetta le tradizioni e parla durante i riti, che non crede e cerca di svelare
cose che non sono svelabili, perché, indipendentemente da quel che diceva
Paul Valery, non sempre la ragione è nel giusto.

La strada verso L. parte dal manoscritto, nel quale si parla di un viaggio e di
credenze e miti che sono propri sia del Polesine sia di uno dei libri fondamentali
dello scrittore americano, La maschera di Innsmouth. E quindi in camper,
per girare un documentario, attraverso strade abbandonate, villaggi
abbandonati, aiutati da un antropologo del luogo e da un altro testo, una
tesi di laurea scritta sette anni prima da uno studente che si è avvicinato
proprio agli stessi temi che questa troupe sta cercando di analizzare, ma
che sette anni prima, è misteriosamente scomparso, forse morto.

Confrontarsi con realtà chiuse non è facile, soprattutto se si è animati da
fieri intenti post coloniali. E non è facile quando non è chiaro ciò che si sta
facendo. Certo: si vuole verificare se un pazzo americano che ha scritto
dei libri ha fatto un viaggio in una determinata terra, una delle più grandi
scoperte del secolo per gli studiosi di questo scrittore, ma per noi, che a
stento abbiamo letto uno dei suoi tanti racconti, ben poca cosa. Come ben
poca cosa è sapere che in quegli anni, e anche dopo, su quella stessa terra,
si aggirava indisturbato un extraterrestre, verde e con gli occhi a palla. Ma
il gioco si svelerà quando scopriremo che questo essere caduto sulla terra
ha palpebre che non si chiudono in orizzontale, come tutti noi, ma in verticale.
E allora possiamo forse capire che dello scrittore, del manoscritto,
della troupe antipatica e americana, dei due registi alla ricerca vana di
una storia da raccontare, a noi non interessa nulla. Per vedere quello
che dobbiamo vedere, va cambiata la prospettiva dello sguardo, bisogna
abbandonare le nostre palpebre e sostituirle con nuove totalmente da
reinventare. Cambiare gli occhi, come faceva, appunto, l’originale uomo
che cadde sulla terra, il David Bowie diretto da Nicolas Roeg. Cambiando
occhi, cambiamo sguardo e cambiando sguardo quello che ci appare,
solitario e in primo piano, al di là del genere, perché sia chiaro, Il mistero di
Lovecraft - Road to L è prima di tutto un film di genere, anzi, di vari generi,
mockumentary, documentario, horror, indipendente (perché anche l’indipendenza
può essere genere, e lo è quando non è sorretta da voglia di
sperimentare, ma da semplici necessità produttive), quello che ci appare
è la storia di una terra e di una comunità, delle sue canzoni e delle sue
strane ninna nanne, di villaggi che sono stati abbandonati perché l’industrializzazione,
la globalizzazione e i sicari dell’economia hanno scientificamente
distrutto l’Italia contadina, di una terra che oggi e da quindici
anni ha rilevanza e voce politica, fatta da quelli che urlano contro i negri
che rubano il lavoro, rubano nelle ville e violentano le donne, e che una
rilevanza e una voce politica la aveva anche quaranta anni fa, e anche
prima, negli anni trenta e negli anni quaranta, quando scendeva per strada
con i fucili a combattere il fascismo, o quando scendeva nei campi a
combattere la riforma agraria. Quando si combatteva non solo per la
terra. La voce, un canzone, loro la hanno sempre avuta. E noi raramente
la abbiamo ascoltata, perchè raramente siamo stati capaci di ascoltarla.
La sentiamo registrata, che si insinua nei nostri Ipod o computer, ma dal
vivo, attraverso il vero suono della voce, attraverso l’ascolto della natura,
non siamo in grado di udire.

Una cultura orale e distante, una storia orale e distante. Una storia che
ha necessità di diverse forme per essere raccontata. Perché le culture
alternative non possono utilizzare forme e stili delle culture non alternative.
Non si possono raccontare le storie dei contadini della bassa
con le biografie – sostenevano alla Lega culturale di Piadena negli anni
Settanta – perché la biografia richiede approfondimenti e discussioni
da pari a pari, tra chi ha gli strumenti per fare emergere la biografia e
chi quella vicenda la ha dentro. Sono cose che si dicono da sempre, si
dicevano negli anni Settanta e si dicono ancora oggi, guardando per
esempio i casseur della banlieu parigina, che durante le manifestazioni
degli universitari francesi scendevano in piazza al loro fianco, ma per
derubarli di tutto, di cellulari e portafogli, perché del dialogo a loro,
poco importa, perchè le loro rivendicazioni sono altre e completamente
diverse: non un lavoro stabile, ma un senso per la loro vita quotidiana,
e loro, i giovani della banlieu, hanno forme e strumenti di comunicazione
completamente diversi, i video musicali, amatoriali o i fumetti per
esempio, ed è una strana coincidenza che anche questo Mistero abbia
avuto una sua vita oltre lo schermo, proprio sui fumetti, grazie a Martyn
Mistere che ha dedicato un suo numero a questo film, mettendo in
scena Greco, Leggio, la troupe e Lovecraft.

Percorsi dell’indipendenza, come percorsi dell’indipendenza erano
quelli di The Blair Witch Project a cui Il mistero di Lovecraft - Road to L allude
in mille sue sfumature, fin dall’inizio, con il riferimento alle leggende,
e poi con i meccanismi produttivi, l’uso di Internet e così via. Ma anche
The Blair Witch Project rimandava ad altre cose, tanto che, all’epoca,
fu denunciato per plagio da Ruggero Deodato, perché troppo simile a
Cannibal Holocaust, che già nel 1979 rimandava al gioco tra quello che è
vero e quello che vero non è, come facevano gli snuff movies, o come,
dopo, ha fatto l’arte contemporanea, sempre in prima fila quando si
tratta di seguire le mode, con la storia del serbo Darko Maver, artista
che fotografa le ricostruzioni di stupri ed omicidi, per poi scoprire che
il Maver di cui si parla non è mai esistito e che le presunte ricostruzioni
sono foto reali (per quanto possa essere reale una foto).

Il mistero di Lovecraft - Road to L è quindi un percorso, il percorso di una
serie di persone per terre lontane e vicine, ed un nostro percorso, attraverso
memorie. È un gioco di connessioni. Davanti al film non siamo
nudi: ci presentiamo con il nostro passato e con la nostra memoria, ripercorrendolo,
stravolgendolo e dissolvendo i nostri ricordi e le nostre
emozioni con ricordi ed emozioni nuove. La visione di queste realtà
non è un’esperienza di rilettura attualizzata del tempo. È esperienza
che sconvolge il tempo e lo spazio, che permette di essere contemporaneamente
qui e altrove. Rivedere tutto, riparlare di tutto per non
parlare di niente, per distruggere e devalorizzare il nostro passato, per
attaccarci al presente.

Niente più è nuovo, le terre da scoprire sono terminate. E quelle che
abbiamo scoperto, i luoghi o i territori della mente, probabilmente sono
già stati percorsi altrove. Le connessioni della mente, nel film di Leggio
e Greco, diventano connessioni reali, già compiute. C’è bisogno di
qualcosa d’altro, di qualcosa che viene da altri universi, da altri luoghi
non ancora esplorati per poterci sorprendere, e farci rimanere senza fiato.
Perplessi. E chiedersi se tutto ciò abbia un senso, non è la domanda
importante. Come non è importante sapere quale è la nostra posizione
rispetto a quello che ci succede intorno. Perché intorno a noi succede
di tutto. È la periferia, dei luoghi, degli sguardi e della mente, ciò su cui
bisogna concentrare l’attenzione. Sbattere le palpebre, verticalmente.

Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo. E, in quanto tale,
non conto nulla.


di Antonio Pezzuto

 


IN THE MOUTH OF HORROR

"Road to L. - Il mistero di Lovecraft" è un film assolutamente imperdibile per gli amanti dello scrittore americano e non solo!

Già dall'inizio il film è denso di un atmosfera misteriosa e inquietante al tempo stesso,tutto rimane in bilico tra realtà e fantasia,e con questo il film confonde lo spettatore, lasciandolo con molti dubbi fino al terrificante e spaventoso finale. Gli stessi registi hanno detto che non deve essere preso come un film "su lovecraft", bensì come un film "alla Lovecraft", ovvero "se Lovecraft avesse dovuto scrivere una sceneggiatura, come l'avrebbe fatta?", bè, credo che la risposta sia "Road to L.".
Il film scorre molto bene per tutta la sua durata,ed è sorprendente come riesca a coinvolgere lo spettatore in questa spirale di terrore,incubo e atmosfera.
La parte migliore del film è il finale, che non voglio svelarvi per evitare di rovinarvi la visione, che allo stesso tempo dice tutto e non dice niente e lascia lo spettatore di stucco, come nei racconti del grande scrittore di Providence, geniale.

 


 

 

Ett filmteam som inkluderar den verkliga regissören till filmen Road to L samlas i Italien för att göra en dokumentär om Lovecraft, den kände amerikanske skräckförfattaren, mest känd för sina Cthulhu-myter. Filmteamet är där för att undersöka påståendet att Lovecraft vid ett tillfälle lämnade USA under en period för att besöka Italien, och att en serie händelser där utgjort grunden för flera av hans kända berättelser. Deras enda ledtråd är ett manus, kanske skrivet av Lovecraft själv, som hittats i en liten stad som kallas Loreo, eller helt enkelt ”L”. När de anländer till ”L” börjar ett flertal oförklarliga saker att inträffa. Lokalbefolkningen uppträder som en sekt iklädda huvor och det hörs mystisk sång från husen. De upptäcker också att den som senast försökte undersöka ”L” är försvunnen, och när hans gamla videoband dyker upp inser de alla att sanningen kanske är närmare myten än de först trodde…

Silvermeliesvinnaren från förra årets fantastiska filmfestival i Rom visar upp en otäck blandning mellan dokumentär och spelfilm, vilket gör att den befinner sig i samma tradition som Blair Witch Project och Cannibal Holocaust. Filmen lyckas också på ett subtilt sätt att fullständigt skrämma livet ur en. En fantastisk hyllning till Lovecraft och ett måste för både fans och de som vill lära sig mer om hans moderna myter.


Kasper Heftholm Kristensen

 


Progetto indipendente, Road to L. è un documentario geniale ed originalissimo, creato da due giovani registi italiani amanti di Lovecraft, che hanno avuto la brillante idea di unire in una sola pellicola due leggende: quella dell'homo saurus, mito e folcklore delle valli del Polesine, e quella di un improbabile viaggio in Italia di Lovecraft, la cui inesistente voglia di viaggiare gli valse l'appellativo di "Solitario di Providence". La vicenda si svolge come una vera campagna da gdr; uno dei due registi-attori rinviene il manoscritto di Lovecraft e ottiene un finanziamento per farne un documentario; ingaggia una troupe, formata da tre giovani cineasti italo-americani, e insieme partono in camper alla volta di Venezia e di Loreo, un minuscolo villaggio teatro del viaggio di Lovecraft. Giunti a Loreo, iniziano le stranezze; l'ostilità dei locali, unita all'atmosfera di abbandono e di inquietudine del Polesine, inducono il gruppo alla disperazione; dopo lunghe ricerche, il gruppo rintraccia i familiari di un giovane ragazzo del posto, che prima di scomparire scrisse una tesi di laurea su Lovecraft e sui legami del Solitario con le leggende del Polesine; questa pista conduce il gruppo attraverso passaggi sotterranei, misteriose confraternite di anziani cantastorie e dei loro inquietanti segreti, e l'incontro finale, che rivelerà l'orribile segreto di Loreo.

Questo film è un "gioco", uno dei tanti creati intorno ai Miti di Cthulhu, e al gioco partecipano davvero tutti; nel corso del film non mancheranno un paio di camei, uno di Sebastiano Fusco, grandissimo esperto e curatore delle edizioni italiane di Lovecraft, e il giallista Carlo Lucarelli. Nonostante la natura di prodotto indipendente, il film, che ha vinto il Melies d'Argento nel 2006, ha un montaggio ottimo e sequenze di CG molto suggestive; l'edizione in DVD, curata da Raro Video, contiene ottimi extra; un ulteriore documentario di 25', e lo pseudo-manoscritto in traccia rom, bellissimo esempio su come costruire un "prop", oltre al classico booklet che caratterizza i prodotti Raro Video.
 


 

 

LA TELA NERA

 

 

Il mistero di Lovecraft s’infittisce
Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale

 

Diretto da Federico Greco e Roberto Leggio con produzione a cura Digital Desk e Minerva Pictures, è disponibile da circa un mese in noleggio e vendita un piccolo film italiano che in breve è diventato un caso mondiale grazie all’abile campagna pubblicitaria e all’alone di mistero che lo circonda.
Nato come mediometraggio in stile documentaristico, il progetto di Greco ha riscosso un tale interesse da trasformarsi presto in lungometraggio vero e proprio, lungo 86 minuti e narrante le vicende di una troupe di attori e registi che, stimolati dal ritrovamento di una lettera apparentemente scritta da H. P. Lovecraft e recante le prove di un suo viaggio in Italia, s’imbattono in misteriosi culti aventi parecchi punti in contatto con quelli delle divinità cthulhiane.
Il mistero di Lovecraft – Road to L. gioca la carta della commistione fra fiction e documentario e per toni e metodo ricorda alla lontana The Blair Witch Project. Oltre all’importanza di vedere alcuni piccoli paesi italiani legati a leggende e atmosfere lovecraftiane, il film si distingue anche per alcuni potenti e emozionanti dipinti di Ursula Equizzi che, con Andrea Bonazzi, è una dei pochi artisti nostrani genuinamente interessati e influenzati dall’opera del Solitario di Providence.
Il lungometraggio è distribuito da 01 Distribuition e vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 grazie al quale il film rappresenterà l’Italia, il 26 agosto, al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo.
Il mistero di Lovecraft è stato e sarà presentato in concorso in numerosi festival internazionali: “Festival del Film Fantastico di Amsterdam”, “Semana Internaciònal de Cine Fantastico” (Malaga), “TIFF” (Romania), Espoo Ciné (Helsinki), “BARS” (Buenos Aires), “H.P. Lovecraft Film Festival” (Portland, USA), “PIFAN” (Corea)…
Visione, cum grano salis, raccomandata a ogni fan del grande scrittore americano!

 

Elvezio Sciallis
 

 


 

 

AFFF

 

Of the once prospering Italian genre cinema of the 1960's and 70's, there is increasingly only a faint shadow creeping across film and television screens. Yet this depressing fact couldn't keep a small group of Italian enthusiasts from shooting the sinister Il Mistero di Lovecraft – Road to L. The premise: did Howard Phillips Lovecraft (1890-1937), the American writer of weird literature, once journey to the Italian Po Valley? As odd as the starting point may sound, there are plenty of macabre folktales and local legends in the Italian province. As one of the few Italian directors, Pupi Avati brought a bit of that hidden culture to the cinema with such excellent horror films as La Casa delle Finestre che Ridono, Zeder and l’Arcano Incantatore. This mockumentary from Federico Greco and Roberto Leggio doesn't belong to the Avati tradition, but lies more in line with the American do-it-yourself-do-it-on-digital principal of the hit The Blair Witch Project: a documentary crew goes in search of the hypothetical Italian trail of the author who created the Cthulhu myth of the Old Gods. After decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the HPL oeuvre, or who simply just used his work as a jumping off point for zany pieces of splatter-amusement (Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen for a smartly balanced solution. The timeless, chilling magic the Hermit of Rhode Island called upon when telling the stories of the fictitious towns of Innsmouth and Arkham, depended largely on illusion and suggestion – which ingredients happen to be the most important pillars of the mockumentary genre. Onward to dark Italy then, and bring your flashlights along.

 

afff

 


 

DREAD CENTRAL.COM 

 

 

Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.

Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution, IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).
Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo, Il mistero di Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia, da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…

In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda, avere un prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
 
 


 

 


 

 

KINEMAZONE 

Il mistero di Lovecraft il 1 agosto in DVD

di Ferdinando Carcavallo
 
Sembra proprio che il futuro del cinema italiano sia fuori dalle sale. Dopo la rottura del ghiaccio di Dario Argento (Ti piace Hitchcock?) e Alex Infascelli (H2Odio) il "vizio" del DVD ha contagiato tutti, grandi e piccoli: prima Lamberto Bava con il truculento The Torturer, poi è stata la volta di Eros Puglielli con l'enigmatico AD Project.
Oggi tocca ad una vechia conoscenza di KinemaZOne, ossia Il mistero di Lovecraft di Federico Greco e Roberto Leggio la cui distribuzione in DVD (Raro Video, 01 Distribution) arriva dopo un glorioso tour per le sale digitali di tutta Europa in cui ha raccolto premi di ogni tipo.
Il mistero di Lovecraft è un mockumentary (un finto documentario) che racconta le riprese di un documentario vero - anch'esso sul DVD - su un ipotetico viaggio in Italia dello scrittore americano H.P. Lovecraft.
Nonostante la 01 Distribution abbia voluito citare H2Odio nella pubblicità del DVD, Il mistero di Lovecraft è un film sostanzialmente diverso da quello di Infascelli, sotto diversi punti di vista. L'unico punto di contatto tra i due film è la modalità di distribuzione, in quanto il film di Greco e Leggio rappresenta in pieno la rivoluzione del cinema digitale essendo stato concepito come tale sin dalla fase di preproduzione. Il ritmo stesso del film e le inquadtrature sono pensate per una collocazione "leggera", da videoclub o da Home Video, mentre il film del visionario Infascelli è chiaramente un intrusione (opportunistica) in un mondo - quello digitale - al quale non appartiene, essendo caratterizzato da una cadenza lenta e una fotografia dark che conciliano la pennica in poltrona come poche altre visioni domestiche.
Non sto qui a recensire il film già visto un po' di tempo fa grazie alla generosità di Federico Greco, ma soltanto a consigliarvi ancora una volta di vedere Il mistero di Lovecraft e comunicarmi le vostre impressioni, anche solo per capire se il mio entusiasmo sia motivato o è soltanto un'ossessione...

 

 

KINEMAZONE 

 

Il mistero di Lovecraft - Road to L.

di Ferdinando Carcavallo

Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è sicuramente una delle opere cinematografiche italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni, e proprio per questo impossibile da vedere a cinema (è girato completamente in digitale), ma acclamatissimo ai festival in giro per il mondo. Finalmente è uscito in DVD per la Raro Video e così sono riuscito a vedere questo film che inseguo ormai da più di un anno, diventando ormai un'ossessione. L'ho visto di notte, approfittando della veglia al sonno instabile della piccola, e credo di aver così creato il contesto migliore per il film.
Per chi non lo sapesse, Il mistero di Lovecraft è un mockumentary, ovvero un finto making-of di un documentario vero (H.P. Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia, contenuto nel DVD) che racconta del ritrovamento di un diario attribuito al maestro della letteratura horror H.P. Lovecraft e che ne proverebbe un soggiorno in Italia. Il film di Federico Greco e Roberto Leggio ci mostra come i realizzatori del documentario (un ragazzo e una ragazza americana, due registi italiani e un fonico spagnolo) nel ripercorrere il viaggio raccontato nel diario si siano imbattuti in misteriosi riti pesudo-dionisiaci e creature mostruose che ricorrono nella poetica dello scrittore di Providence.
Il film mi ha entusiasmato e terrorizzato allo stesso tempo. Tutto il mondo misterioso raccontato, il Polesine, i filo’, la biblioteca Marciana, erano tutte cose delle quali avevo sentito parlare ma di cui ignoravo il fascino.
Il film ha solo qualche piccolo debito nei confronti del celebre The Blair Witch Project (giusto il finale) e nonostante che per il 70% si parli inglese, alla fine è un lavoro che valorizza e diffonde un aspetto della nostra cultura popolare e tradizionale non molto conosciuta.
Le comunità del delta del Po che fanno vita a se e rigettano qualsiasi tipo di intrusione dall’esterno coltivando il mito del terrore per creature mostruose mi ha ricordato la comunità di The Village di Shyamalan. E poi, quello che più conta per valutare la riuscita di un mockumentary, è il fatto che mi abbia lasciato pieno di dubbi. Dubbi su quanto di quello che ho visto fosse fantasia, sceneggiatura e quanto fosse vero. Credo di poter affermare senza sembrare pomposo che Il mistero di Lovecraft, per la sua caratteristica di essere in pratica "il making-of di se stesso", possa essere definito meta-cinema. Non un cinema nel cinema ma un cinema fuori dello schermo.
Un lavoro come questo avrebbe dovuto prima di tutto essere finanziato come opera di interesse culturale nazionale, mentre invece (che tristezza) fatica ad essere distribuito.
Consiglio a tutti di trovare l'occasione di vedere questo film o di comprare il DVD.
Sul sito del regista Federico Greco c'è il calendario aggiornato delle prossime proiezioni (per i Napoletani: a giugno è all'Ischia Film Festival).
Auguro a questo film tutta la fortuna che merita.


 

FORGOTTEN WONDERS

 

 

Pois é amigos, não podia deixar de fazer uma referencia especial a esta pelicula, que em primeiro lugar aborda o mestre intemporal da literatura de horror,e em particular um dos meus autores favoritos H.P.Lovecraft. O filme parte de um pressuposto : que ele mesmo,o mestre do sobrenatural H.P.Lovecraft,esteve em Itália numa viagem enigmática e de todo desconhecida.Mas a questão é : Será que esteve mesmo ?? Pois é,o filme baseia-se nessa ideia e conduz-nos a uma viagem pelos labirintos " imemoriais " do desconhecido,e acima de tudo,dos pesadelos que assombravam o mestre.É inevitável esperar,especialmente para os aficionados de Lovecraft, uma gradual e inexplicável tensão de ansiedade/terror,que emana de todas as suas obras,ser em parte transposta para o filme, e dessa forma transformá-lo num essencial e louvável legado Lovecraftiano. Sem dúvidas, ou minimamente reservas, UM FILME A VER....

 

Allora, posso tentare di fare una recensione speciale di questo film, che, in primo luogo, tocca un maestro senza tempo della letteratura horror, in particolare uno dei miei autori preferiti, H.P. Lovecraft. Il film parte da un presupposto: che lui stesso, il maestro del soprannaturale H.P. Lovecraft, sia stato in Italia per un viaggio enigmatico e totalmente sconosciuto. La questione però è: era proprio lui? Il film si basa su questa idea, e ci conduce in un viaggio nei labirinti "immemori" di ciò che non si conosce, e, in primis, degli incubi che adombravano (la mente del) il maestro. è in evitabile aspettarsi, soprattutto per gli appassionati di Lovecraft, che una tensione graduale e inesplicabile di ansia/terrore, che emana da tutte le sue opere, sia in parte trasposta nel film, o che lo trasformi in una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana. Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere.

 

 


 

 

VENTO SOCIALE

 

 

Questo coraggioso film- documentario appartiene al  genere che potremmo definire “horror” anche se non nei suoi crismi tradizionali. Mentre all’estero ha riscosso un grande successo di pubblico, qui in Italia ha avuto una promozione pari a zero.

E’ stata notata una certa somiglianza con la pellicola americana “Blair witch project”, ma in realtà il film  se ne discosta profondamente sia per la forma che per il contenuto.

La capacità maggiore di questa non pellicola è stata quella di creare delle atmosfere di inquietudine e di angoscia, nelle quali lo scrittore Lovecraft era maestro.

Il pretesto del lungometraggio è il ritrovamento, nell’anno 1997, di un manoscritto presumibilmente dello stesso autore, (su cui devono ancora essere fatti tutti gli accertamenti e studi filologici del caso), su di  una bancarella del mercato dell’antiquariato di Montecatini.

Sulla base delle informazioni contenute nello scritto, si parla di un probabile viaggio in Italia di Lovecraft, fino ad allora mai documentato.

In particolare, il viaggio sarebbe avvenuto nella zona del Polesine, luogo in cui viene girato questo documentario.

Dal presunto viaggio in Italia, Lovecraft avrebbe preso l’ispirazione per scrivere i racconti di “Innsmuth” in cui si narra di  oscure e deformanti presenze e di creature mostruose proprio nella zona sopra citata.

Si fa inoltre riferimento, alla tesi di un certo Andrea Roberti, originario di Padova, che avrebbe scoperto delle possibili contaminazioni letterarie fra gli scritti del celebre autore di horror, e “I Racconti del Filò” appartenenti alla tradizione locale del Polesine.

Partendo dallo spunto di queste ricerche, una troupe di attori, assieme al regista, al fonico delle riprese ed allo sceneggiatore, si recano sul posto per indagare più a fondo su tali misteriosi ed inquietanti sinossi letterarie.

Da quel momento, la macchina da presa, con continui e nauseanti movimenti, ci introduce in quel pezzetto di mondo solitario ed abbandonato che è il Polesine, dove regna l’omertà della gente  che si rifiuta di collaborare, raccontando le misteriose leggende del proprio paese.

I ragazzi della troupe, nonostante le predominanti ostilità degli abitanti intervistati che proteggono pervicacemente i segreti della propria tradizione popolare, continuano ad indagare in quest’atmosfera quasi onirica, ai confini con la realtà, trovando molti indizi ma poche testimonianze.

L’unica testimonianza che getta scompiglio e che determina la prima grande incomunicabilità fra i protagonisti di questa “spedizione”, è il racconto da parte di un abitante del posto, dell’apparizione, vicino al fiume, di una figura mostruosa, molto simile ad un alieno, che sbatte le palpebre verticalmente e che ha una forte rassomiglianza con una delle tante terrificanti creature descritte nei racconti di Lovercraft.

Oltre a questa prima scoperta, ne seguirà un’altra: quella della presenza di un segreto passaggio sotterraneo di una chiesa pregna di mistero, da dove i “FRADEI”, membri di una strana setta religiosa del posto, partirebbero ogni anno, per l’esattezza, il 6 giugno, per una processione che si conclude con una riunione fra gli adepti in cui nessuno sa che cosa avvenga.

Il percorso claustrofobico all’interno di questo buio tunnel , che porterà ad una prima piccola rivelazione, è un percorso in cui si addentra anche lo spettatore, stimolato da questa ricerca, incuriosito sempre di più dalle tracce misteriose disseminate per tutto il racconto.

Ma poco importa i risultati cui giungono i giovani; attraverso le immagini pervase da una costante inquietudine di fondo e da momenti di suspence e tensione emotiva, specialmente a causa delle frequenti liti ed incomprensioni fra i membri della troupe, si respira un’atmosfera psicologicamente angosciante ed ansiogena.

Oltre alle immagini, i ragazzi vengono turbati anche dall’ascolto di suoni inquietanti, come quello di una nenia lontana, ancestrale,  che i nostri protagonisti credono provenire da una casa abbandonata.

Non assistiamo a nessun  terribile omicidio, a nessun tipo di violenza, nessuna presenza di sangue sullo schermo, ripercorriamo soltanto, insieme a questi giovani, un viaggio alla riscoperta di quelle che potrebbero essere le prove documentali frutto della tesi di Roberti.

I protagonisti vengono in possesso delle cassetta in cui Andrea Roberti fece delle riprese a quella famigerata casa abbandonata, dopo di che, non si avrà più traccia dello studente, scomparso, paradossalmente, proprio dopo il ritrovamento del manoscritto.

Il mistero aleggia su tutta la diegesi, ma si viene costantemente stimolati, si partecipa assieme ai protagonisti, cercando di scandagliare tutta la presunta verità sulla vita segreta degli abitanti della zona.

I ragazzi non arrivano a delle certezze; bensì a dei barlumi di conclusioni, attraverso un’analisi letteraria dei testi di Lovecraft; come la similitudine fra la parola “Innsmuth” e “ in his mouth”, che riprendendo testualmente dallo scrittore, fa riferimento al luogo in cui presumibilmente si trovava durante il suo ipotizzabile viaggio in Italia : “nella bocca del Po”, e quindi, forse,  in un paesino che si potrebbe situare proprio lì, dentro la bocca del fiume: a Santa Maria in Punta, dove i nostri protagonisti si recano.

Essi osano persino riprendere una riunione segreta fra alcuni paesani che si riuniscono tutte le settimane per raccontare di strane leggende, dando vita ai così detti “Racconti del Filò”, ma vengono presto scoperti  e costretti ad  interrompere le riprese.

La forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei silenzi angosciosi o nelle chiassose discussioni fra colleghi, è negli interstizi, nelle sospensioni, nel non mostrato, ed è proprio nella regione dell’immaginabile e del non dimostrabile che si addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del racconto.

Siamo lontani anni luce dalle topiche rappresentazioni filmiche dell’horror di origine statunitense; quello cui assistiamo è una semplice documentazione di vita reale che addensa su di sé molte perturbanti domande senza alcuna definitiva risposta.

Ed é forse questa la migliore qualità del film: proporre degli interrogativi, dare degli input, solleticando il desiderio dello spettatore di conoscere, di saperne di più.

 

Cristina Battigambe

 

 


Vooraf zie ik nog even Sheitan, afgelopen vrijdag al besproken door Erlijne en Berend Jan. Daarna begint Il Mistero Di Lovecraft - The Road To L. Dit is al geen aantrekkelijke titel, vind ik. En echt aantrekkelijk wordt het gebodene ook niet, ehh, geboden. Het is een Italiaanse film, waarin Italiaanse acteurs Amerikaanse mensen spelen. Yeah, wright. Uitgangspunt vormt een manuscript dat in Italië is gevonden wat geschreven zou zijn door de Amerikaanse horror auteur H.P. Lovecraft, van wie altijd werd aangenomen dat hij nooit buiten de V.S. was geweest, en dat hij zijn inspiratie voor morbide verhalen kreeg uit nachtmerries als gevolg van een getraumatiseerde jeugd. Niet dus. Althans, dat denken de personages in deze Blair Witch-kloon. Zij gaan in Oost-Italië op zoek naar clou's die moeten bewijzen dat Lovecraft in Italië is geweest. Lekker belangrijk, zou je denken. Dat dacht ik ook. De hele film door. Als je iets onzinnigs als uitgangspunt neemt voor een mockumentary (graag zelfs), neem dan iets wat echt tot de verbeelding spreekt. Het manuscript noemt wat plaatsen en taferelen, die de personages vervolgens proberen te vinden in oude Italiaanse dorpjes, tot ze in een moeras terecht komen en een theorie van een bovennatuurlijk wezen (de Homosaurus!) hen bezig houdt. En dat niet alleen: de onderzoekertjes krijgen ook nog eens flinke ruzie. Nou nou wat is het allemaal spannend.
Vergeef me mijn cynisme. De film komt eerder over als een reisprogramma, waarin enkele van de niet bepaald interessante plekken van het toch zo rijke Italië worden beschreven. De 'vondsten' blijken allemaal nutteloos, en het soapgehalte dat er ontstaat vanwege de ruzies en een heuse liefdesaffaire is onvergeeflijk hoog. Dat er uiteindelijk nog wel een homosaurus wordt ontdekt is tenminste iets, maar zelfs hierin schuilt amper gevaar, want onze lieve vrienden overkomt niks. Het mysterie van Lovecraft is een grote teleurstelling: het is allemaal allerminst mysterieus, en dat gene wat merkwaardig lijkt blijkt niets boeiends te zijn. En dat terwijl het toch allemaal fictie is. Dan had het toch wel wat gekker gemogen, nietwaar?


 

IL FALCONE MALTESE

 

LOVECRAFT, OVVERO L’ELOGIO DELL’INGANNO

Esce nelle sale e in DVD “Road to L.”, mockumentary italiano, già vincitore di un Méliès d’argento e invitato a numerosi festival internazionali, nonché ispiratore di un fumetto. A partire dal ritrovamento di un manoscritto del grande scrittore americano, racconta una storia tra cronaca, mistero e allucinazione. Ne parliamo con uno degli autori, Federico Greco, che ci spiega la regola del gioco. 

Lovecraft non si allontanò mai dagli Stati Uniti in vita sua. Allora perché il contenuto di un manoscritto, ritrovato casualmente a Montecatini nel 2002, lascia supporre che invece sia addirittura venuto in Italia e si sia lasciato affascinare da quelle lande nebbiose, dalla topografia labirintica e cariche di misteriose leggende che circondano il delta del Po? Nel film l’inquietudine nasce dalla sapiente miscela di fatti veri e inserti di pura invenzione. Gli incontri con personaggi locali ripresi nel loro autentico disagio mentre sono incalzati da domande sui misteri di alcune antiche pratiche tra il sacro e il profano di cui tentano di occultare la sopravvivenza, si combinano con immagini in cui lo scarto illusionistico è tangibile e al tempo stesso effimero. Questa troupe di documentaristi, seguendo le labili tracce decifrate da pagine consunte, troverà la soluzione di un enigma o piuttosto è tutto un gioco per mettere in scacco gli spettatori? A questa e ad altre domande risponde Federico Greco che insieme a Roberto Leggio ha costruito con rigore questa finzione che per certi versi potremmo definire “alla Borges”.

 

Anzitutto, perché un mockumentary? 

-         Perché se nel novero delle sfide del secolo quelle sulla comunicazione e sulla gestione dell’informazione sono tra le più avvincenti, e se è vero che spesso le notizie vengono artatamente manipolate per porgere al pubblico dati falsi trattati in modo da sembrare autentici, è giusto che il cinema sveli questo meccanismo. E allora ecco che un mockumentary (da mock, finto, e documentary, NdT) si rivela il mezzo più adatto per coinvolgere in prima persona lo spettatore in una strategia di cui è spesso vittima inconsapevole. Trascinandolo in una pseudo-realtà, come se stesse effettivamente assistendo a una riproduzione del vero, ma poi guidandolo verso lo svelamento dell’inganno, lo si rende non più semplice recettore passivo, ma soggetto, costretto a capire come e dove finisce il dato reale e inizia la creazione dell’elemento fantastico.

 

Lo spettatore diventa insomma una sorta di protagonista off screen, che interpreta le immagini e le rielabora? 

-         Sì e si rende conto anche di quanto sia semplice oggi imporre una volontà di distorsione della verità, grazie ai mezzi di cui disponiamo. Solo che, finché lo si fa con un film è una cosa, quando a adottare questi meccanismi sono gli organi d’informazione, la televisione su tutti, allora la portata della bugia si fa ben più grave e diventa più difficile fare distinzioni.

 

Perché Lovecraft come punto di partenza? 

-         Prima di tutto perché veramente avevamo tra le mani un suo manoscritto che, come si vede nel film, è stato esaminato da uno studioso esperto dello scrittore, e quelle pagine ci hanno portato a Loreo e sul delta del Po, facendoci imbattere in remote e radicate tradizioni e segreti gelosamente custoditi. E poi perché Lovecraft stesso è autore di un celebre inganno letterario.

 

Un moock (mock+book)?

-         Sì, uno pseudo-biblium, il Necronomicon, di cui parla in molte sue opere facendo credere ai lettori che lo abbia realmente scritto e infine, in History of Necronomicon, raccontando come quel libro in realtà non sia mai esistito e di come lui lo abbia inventato di sana pianta. Dunque noi, volendo fare un film su Lovecraft, abbiamo finito per fare un film “alla Lovecraft”, cioè così come lo avrebbe fatto lui se ne avesse avuto la possibilità. La sfida era anche quella di rendere sullo schermo il turbamento evocato dalla visione dei suoi mostri, che sono sempre metaforici e impossibili, tali che il terrore che suscitano è sottile e ti resta dentro, poiché non generano lo spavento di un momento che può essere smaltito con una risata: sono creature mentali, frutto delle nostre intime angosce, ancorché spesso rimosse.

 

Secondo te, perché a fronte di una stagione di gloria per la letteratura di genere in Italia, nel cinema non si assiste ad una riscoperta e ad una rivalutazione altrettanto felici?

 -         Semplicemente per questioni produttive. All’estero si comprano i diritti cinematografici di molti libri di genere, mentre da noi si ritiene che i costi da sostenere per finanziare un certo tipo di film sarebbero troppo onerosi. Con Road to L. abbiamo giocato scopertamente con il genere, anzi forse ai puristi il risultato potrebbe anche non piacere. Ma secondo me, a partire dalle regole codificate, si deve applicare una sorta di reinterpretazione. L’Italia ha vissuto un periodo di grande valorizzazione del cinema engagé, soprattutto negli anni ‘70 e in quel filone i film più riusciti sono proprio quelli che hanno in parte tradito le norme narrative, come Indagine di Petri, che si fa metafora del sistema, valida oltre la contingenza, nel momento in cui distorce il canone del film giallo o poliziesco. Oggi sarebbe straordinario se si riuscisse a fondere la tradizione del film di denuncia con quella del cinema di genere: riusciremmo a raccontare meglio la realtà che, in definitiva, è assai più sfuggente di quanto non vogliano farci credere.

Pierfrancesco Borzone

 


CINEUROPA.ORG

 

Road to L.
Monsters and co.
Un docufiction che si basa sulla possibilità che H.P. Lovecraft si sia recato in Italia nel 1926 e abbia tratto spunto dai miti tradizionali del Polesine per i suoi racconti.

Ci ha lasciato in eredità il mito di Cthulhu, impronunciabile quanto terrificante saga di un'antica creatura proveniente da dimensioni sconosciute assieme alle sue feroci divinità. Ma quando Howard Philips Lovecraft morì, il 15 marzo 1937, al Jane Brown Memorial Hospital di Providence (Rhode Island), non esisteva neppure un'antologia dei suoi meravigliosi racconti. Oggi è considerato uno dei padri della letteratura soprannaturale e orrorifica.
Lovecraft non ha mai messo il naso fuori dai confini degli Stati Uniti, ma Il mistero di Lovecraft (Road to L.) si basa sulla possibilità che il "solitario di Providence" si sia recato in Italia nel 1926 e abbia tratto spunto dai miti tradizionali del Filò del Polesine per i suoi racconti più famosi. Il Filò è una tradizione tramandata per secoli, nei paesi e nelle campagne. Una sorta di iniziazione alla vita. Mentre si lavora, si fila, al caldo della stalla e si fa Filò tutti assieme, dai bambini ai nonni, trasmettendosi usanze, consuetudini, canti, fiabe, superstizioni. A Lovecraft interessava il passato, l'ignoto, lo straordinario. "L'emozione più forte del genere umano è la paura, e la paura più antica è la paura dell'ignoto", scrisse in un saggio del 1927.
Il film, un progetto a lungo coltivato dai due registi Federico Greco e Roberto Leggio, ha l'aspetto di un "docufiction", in un gioco di rimandi tra realtà e finzione. Per assaporarlo bisogna dare credito agli autori, bisogna esporre il proprio "pensiero magico", quello che convive con il "pensiero razionale" in costante interazione nella quotidiana sperimentazione della realtà di ciascuno di noi.

Il regista Federico Greco è "cresciuto" nel culto di Stanley Kubrick (a cui ha dedicato un appassionato documentario, Stanley and Us). Impossibile non partire dal regista americano. Kubrick ha rinnovato i generi, sconvolgendoli, rielaborandoli e ridefinendone i codici. L'obiettivo del suo cinema è quello di creare una cosmogonia, una riduzione dei caratteri di tutta l'umanità in immagini e suoni. Kubrick, come ha spiegato il critico di Positiv Michel Ciment, era in grado di percepire tutte le angosce del mondo contemporaneo e, in quanto lettore di Freud e appassionato di psicanalisi, sapeva dare ad ogni film un approccio differente e profondo. Nella mani di Kubrick, infatti, il genere horror (con Shining) raggiunge potenzialità d'invenzione uniche, perché, sotto un'avvincente narrazione, si leggono temi fondamentali legati all'uomo occidentale. Fedele al suo idolo cinematografico, Federico Greco smonta gli ingranaggi del genere horror, mostrandone i singoli elementi, lo assolutizza, e ne innesta i presupposti (Lovecraft) nella cultura popolare (il Filò).
Ma, scopertamente, il regista è più interessato al come che al perché. Ecco dunque che il salto dal documentario alla finzione non è mai completo: si visualizzano i meccanismi della dimensione narrativa, del fare cinema, si mette in scena lo sviluppo del film, ripreso nel suo farsi.

 

di Camillo De Marco

 


SENTIERI SELVAGGI

Si ispira a un film di qualche anno fa, il noto (e sopravvalutato) The Blair Witch Project, anche Il mistero di Lovecraft (Italia 2005, di Federico Greco e Roberto Leggio), definito dai registi un “mockumentary”, ovvero un documentario nel quale la realtà e la finzione si intrecciano al punto da non essere in grado di distinguerle l’una dall’altra (chi non ricorda il geniale Forgotten Silver di Peter Jackson?). La tesi del film è il tentativo di dimostrare che H.P. Lovecraft avesse tratto ispirazione, per la scrittura di alcuni suoi racconti (in particolare The Shadow Over Innsmouth), da un viaggio compiuto nel Polesine nel 1926, nel quale era entrato in contatto con alcune leggende locali di natura malvagia. Il film, girato con uno stile nervoso che non pregiudica però la comprensibilità della storia narrata, sfrutta abilmente l’ambientazione padana (in questo memore forse di un famoso antecedente, La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati) per immergere lo spettatore in una fitta rete di storie misteriose che affondano in un passato oscuro e inconoscibile, fino a un finale che la tensione accumulata fino a quel momento rende particolarmente shockante.

Fabio Tasso
 

 


 

35mm.it

 

Anche in Italia esiste il cinema indipendente, quello vero, senza sovvenzioni statali. Ci sono tantissimi cineasti che riescono a girare piccoli film, minuscoli dal punto di vista produttivo, racimolando i soldi a destra e sinistra, e che sopperiscono alle lacune che solo il denaro può colmare con la creatività. È il caso di "Il mistero di Lovecraft", scritto e diretto da Federico Greco (che i più attenti ricorderanno per il documentario "Stanley and Us") e Roberto Leggio, giornalista cinematografico e non solo. Girato come il backstage di un documentario, il film gioca con i generi: è un thriller che diventa un road movie che diventa un horror, ma che è anche, a suo modo, un biopic, una maniera per conoscere e far conoscere qualcosa in più sulla vita di un autore geniale e maledetto come H.P. Lovecraft. La coppia Greco - Leggio riesce a equilibrare bene tutti gli elementi, perdendo le redini solo nel prefinale, in cui ci sono pericolosi echi alla Blair Witch, che si dissipano, fortunatamente, immediatamente. Ingegnoso e, soprattutto, assolutamente inedito nel panorama cinematografico italiano, "Il mistero di Lovecraft" è uno di quei film da sostenere a priori, per molte ragioni, o semplicemente perché non ci sono coppie in crisi, conversioni mistiche, traumi infantili e da abbandono raccontati sorseggiando tè verde in tazze di porcellana finissima.

di: Alessandro De Simone

 

 


 

NOCTURNO

Davide Pulici

(settembre 2005)

 

Dopo "H. P. Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia", Federico Greco e Roberto Leggio elaborano e stratificano il mito intorno allo pesudodiario italiano del "solitario di Providence" con un lungometraggio a dir poco inquietante...

 

Alla fin fine, non ha poi molta importanza stabilire se il diario lovecraftiano, casualmente rinvenuto su una bancarella di Montecatini e nel quale sarebbe contenuto il resoconto di un viaggio compiuto dal "solitario di Providence" nel Polesine, nel 1926, sia vero o se non si tratti invece di un fake - cosa che i maggiori studiosi e biografi dello scrittore danno tutti per certa e scontata. Non è importante perché i due lavori che Federico Greco e Roberto Leggio hanno costruito intorno a questo "mito" - prima il documentario "Ipotesi di un viaggio in Italia" (per il quale rimandiamo a quanto scrivemmo nel nr. 31 di Nocturno) e adesso il lungometraggio "Il mistero di Lovecraft - Road To L." - si reggono e manifestano un senso anche senza il puntello della realtà. Anzi, presupponendo il falso, c'è da stupirsi ancora di più per certe ingegnose trovate che dello "stile" lovecraftiano riflettono perfettamente lo spirito, oltre che la "lettera", agglutinandosi ai "Miti di Cthulhu" e integrandoli, credo per la prima volta, al di fuori del medium letterario. Colpisce, in particolare, il trucco cabalistico per mezzo del quale il titolo del racconto "The Shadow Over Innsmouth" è messo in rapporto con quella zona del delta del Po che nello pseudo-diario viene equiparata alle fauci di un enorme serpente ('in it's mouth', cioè 'nella sua bocca'): una pensata degna di quella gaia scienza o gaio sapere di cui è abbondante parola negli scritti ermetici di Fulcanelli e di Grasset D'Orcet. "Road To L." (viaggio a Loreo, l'antica lauretum, nel rovighese, tappa fondamentale sulla strada dell'enigma; ma anche, necessariamente, viaggio alla vota di Lovecraft e, ancora, discesa all'inferno - "hell") si configura come la cronaca romanzata della realizzazione del precedente documentario di Greco e Leggio: una piccola troupe, capitanata dal regista newyorchese David, si mette sulle tracce dei luoghi descritti da Lovecraft nel diario ritrovato, giungendo (forse) a sbrogliare l'allucinante bandolo di una matassa in cui si intrecciano segreti ancestrali, superstizioni, paranoie e sepolte ma mai sopite ritualità. Era inevitabile che muovendosi lungo il discrimine dell'equivoco realtà/finzione, qualcuno tirasse in ballo "The Blair Witch Project". Per analogie non solo geografiche ma anche e soprattutto atmosferiche, chi scrive pensa invece che un possibile paragone esista con certe opere di Pupi Avati, quello più esoterico, criptico e minaccioso di "Zeder" o di "Voci notturne". E scusate se è poco.

 


 

FILMSCOOP

 

 

   10 / 10

Una vera rarità nell'asfittico panorama cinematografico attuale. Chi, con la puzza sotto il naso, liquida questo gioiellino come il Blair Witch Project italiano probabilmente non lo ha neanche visto. E' vero invece che alcune atmosfere inquietanti della Bassa riportano alle truci leggende paesane della "Casa dalle finestre che ridono", anche se l'analogia con il film di Avati si ferma a questo." Il Mistero di Lovecraf", infatti, esalta i miti del solitario di Providence in modo originale ed eccellente, adattandoli ad una realtà nascosta tutta italiana, sussurata nelle cascine e nelle stalle in un dialetto antico, una deriva verso un minaccioso antichissimo paganesimo a pochi chilometri dalla nostra civiltà e, comunque, sempre presente negli angoli bui ed appiccicosi della nostra mente. Un film a basso costo che merita di diventare un cult e che rappresenterà l'Italia (ma quasi nessun italiano lo sa) al più grande Festival di Cinema Fantastico europeo, il "Méliès" francese.

 


FILMHORROR.COM

 

 

La proiezione di "Road To L." al recente PesarHorrorFest ha costituito uno degli eventi di maggior richiamo dell’intera manifestazione, aiutato anche dall’ambientazione all’aperto degli Orti Giuli che ha saputo creare una giusta simbiosi tra scenografia naturale e immagini proiettate.

"Road To L." è l’ideale prosecuzione del precedente docu-cortometraggio "H-P.Lovecraft – Ipotesi di un Viaggio in Italia", trasmesso dalla rete satellitare Studio Universal lo scorso autunno. La materia narrativa è interessante e filologicamente eccezionale: i due registi ricostruiscono le tappe di un presunto viaggio compiuto in vita dallo scrittore nel Polesine. Secondo la tradizione gli esperti affermano che Lovecraft non sia mai uscito dai confini nazionali, ma un diario di viaggio ritrovato in una bancarella di libri usati e attribuito (forse) allo stesso Lovecraft pare smentire quest’assunto, così come le ricerche compiute dallo studioso Andrea Roberti, scomparso misteriosamente prima di portarle a termine.
Greco e Leggio risalgono così le tappe di questo supposto viaggio, giungendo fino alla cittadina di Loreo, immergendosi in luoghi pervasi dal silenzio e avvolti da un manto di inquietudine. I due autori si scontrano poi con i riti folcloristici e le credenze popolari degli abitanti del luogo, e con la loro apparentemente inspiegabile diffidenza. In realtà, in questa pellicola, il documentario puro va a confluire nella fiction, per stessa ammissione dei registi, che in fase di ripresa e di post-produzione hanno estremizzato alcuni elementi del materiale per costruire una trama che mescola realtà storica e finzione. Il tutto porta a risultati innovativi e apprezzabili, che non lasciano indifferenti. La bravura dei due autori è stata proprio la giusta mescolanza tra due apparati cinematografici così diversi da loro, una mistura in grado di incuriosire lo spettatore e al contempo di farlo partecipare ad un vero e proprio thriller-horror movie, che sfocia e deflagra nel colpo di scena dell’ultima sequenza (che ovviamente non sveliamo). Allo stesso modo la realtà messa in mostra viene sottolineata nei suoi aspetti più lugubri e impenetrabili, e il rapporto teso e violento che si crea tra gli attori/autori durante le riprese risulta dialogicamente teso e urlato in modo da lasciar immergere lo spettatore nelle difficoltà (vere o presunte) che i protagonisti hanno attraversato durante la lavorazione del film.

Resta un modo nuovo di fare docu-fiction, un’immagine dell’horror fresca e interessante, e il sicuro talento di Greco e Leggio, che hanno ottenuto un risultato più che apprezzabile. Dopo la vittoria al FantaFestival di Roma, e la positiva partecipazione a Pesaro, "Road To L." sarà proiettato in svariati festival in giro per tutto il mondo, da Malaga alla Transilvania, dalla Finlandia agli States, un ottimo modo di esportare il made in Italy. Nella versione estera si gioverà del contributo in qualità di voce fuori campo dell’indimenticato Robert “Freddy” Englund, mentre Alfredo Castelli, padre di Martin Mystere, ha tratto dal film un fumetto uscito a luglio nelle edicole. "Road To L." inoltre uscirà nelle sale nazionali il 28 ottobre. Speriamo non passi inosservato al cospetto dei soliti impresentabili blockbuster hollywoodiani.

Resta aperto il lato puramente teorico/scientifico della vicenda: Lovecraft è davvero stato nel Polesine? Ha realmente preso spunto dal clima rarefatto di quegli ambienti per creare le sue leggendarie creature mostruose? E quanto c’è di vero nei riti popolari perpetrati dagli abitanti di Loreo? Probabilmente ben poco, ma tutto resta avvolto nel mistero e nell’immaginazione soggettiva, com’è giusto che sia.

Alessio Gradogna

9 9 2005

 

 


 

SENTIERI SELVAGGI

 

(...) Restando dalle parti di Lovecraft, grande evento è stato Road To L., documentario di Federico Greco e Roberto Leggio che ricostruisce le tappe di un supposto viaggio compiuto in vita dallo scrittore nel Polesine.

Sviluppando il precedente docu-cortometraggio H.P.Lovecraft – Ipotesi di un Viaggio in Italia, e mescolando ricostruzione storica e spizzichi di fiction, i due autori hanno creato un lavoro completo e ottimamente riuscito, filologicamente eccezionale e realmente inquietante.

Road to L uscirà nelle sale italiane il 28 ottobre, e verrà proiettato in molteplici festival in giro per il mondo, da Malaga alla Finlandia, dagli States alla Transilvania. Ne risentiremo parlare, ampiamente (...).

 

alessio gradogna

settembre 2005

 


IL GAZZETTINO ONLINE

 

Alien viene dal Polesine. Non lo sostiene il comico Natalino Balasso. Lo raccontano i registi Federico Greco e Roberto Leggio, che sull'ipotesi hanno realizzato un film, "Road to L., il mistero di Lovecraft", in anteprima nazionale oggi al cinema Torresino di Padova, e dal 2 al 4 all'Odeon di Vicenza.

Ma andiamo con ordine. Lo spaventoso protagonista della tetralogia di Alien nasce dalla matita dell'artista svizzero Hans Ruedi Giger. Sul finire degli anni Settanta questi viene contattato dallo sceneggiatore Dan 'O Bannon e dal regista Ridley Scott, con una precisa richiesta: realizzare una creatura sul modello dei mostri con cui aveva dato vita a un'edizione grafica del "Necronomicon", immaginario libro infernale partorito dalla fantasia di Howard Phillips Lovecraft. Il cerchio inizia a chiudersi. Lovecraft è infatti l'americanissimo scrittore vissuto nel Rhode Island fra il 1890 e il 1937, autore di racconti dell'orrore divenuti "cult" per milioni di lettori. Secondo Greco e Leggio, che basano la loro ipotesi su un documento, a quel puritano e paranoide nipotino letterario di Edgar Allan Poe l'ispirazione per le proprie visioni non venne nè dalle leggende dei popoli pellerossa, nè dai più tenebrosi cascami del Romanticismo anglosassone. La scintilla sarebbe invece scattata durante un viaggio compiuto in Veneto nel 1926, sulle tracce di antichi culti religiosi, rinvenute prima alla Biblioteca Marciana di Venezia, e poi nel Polesine.

Di questa solitaria esplorazione del delta padano si ha notizia in un diario, che il vicentino Roberto Leggio ha scovato in un mercatino di libri, a Montecatini. Il manoscritto appare anonimo, ma il suo contenuto, spuntato fuori assieme a una cartolina firmata Grandpa Teo, uno degli pseudonimi usati da HPL, indirizza i sospetti verso il forsennato autore di "Colui che sussurrava nelle tenebre" o "Il colore venuto dallo spazio".

L'ipotesi è un fascinoso castello ancora privo delle fondamenta di una prova scientifica, ma è quanto basta per dare vita al film che Leggio e il collega romano Federico Greco traggono da 100 ore di materiale, girato in digitale per un precedente documentario sullo stesso soggetto. Ovviamente, in "Road to L." di Alien non si vede manco la coda. Ma se ne avverte la malsana presenza, annidata su un ramo dell'immenso albero genealogico rievocato in un viaggio alle radici letterarie di quel verbo horror del XX secolo di cui Lovecraft possiede un indiscusso marchio di fabbrica, imitato in miriadi di romanzi, film, fumetti e squisite musicacce heavy metal. In fondo, anche se "Road to L." prendesse le mosse da un falso, quale migliore omaggio a uno scrittore che sui falsi ha costruito la sua fortuna, a cominciare dal libro maledetto "Necronomicon", ostinatamente spacciato per "vero"?

Consapevoli di ciò, Greco e Leggio raccontano nel film le vicissitudini incontrate da loro stessi, dall'attore-narratore David Purvis e dalla troupe, inseguendo le orme di Cthulhu e delle sue orde di uomini-pesce in paesini polesani come Loreo, ancora ammantanti dalle leggende sui "sagusei", abitatori in carne e pinne di innominabili incubi. Senza bisogno di sangue ed effettacci speciali, promettono di stregare il pubblico con la sola forza delle allusioni. Comprese quelle a un giovane studioso, misteriosamente scomparso negli anni '90 dalle parti di Loreo. E se nel finale, per loro stessa ammissione, compare un pizzico di "fiction", è semplicemente quanto ci si aspetta da un film non "su Lovecraft", ma "alla Lovecraft".

Stefano Ferrio

 


 

CLOSE-UP

 

Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival, questo bizzarro documentario di Federico Greco e Roberto Leggio rappresenta l’altra faccia della medaglia del cinema italiano, cioè la voglia di creare un prodotto originale e accattivante, senza avere la disponibilità di un budget elevato. Una piccola troupe conduce tre ricerche parallele: la prima è volta a verificare la veridicità di un manoscritto di quaranta pagine, attribuito al celebre scrittore statunitense H.P. Lovecraft, trovato per caso da Leggio su una bancarella di anticaglia a Montecatini; la seconda, invece, punta a far luce sulla misteriosa scomparsa, nel 1997, di un ragazzo che stava scrivendo una tesi di laurea sulle affinità tra la mitologia lovecraftiana e i personaggi delle storie della tradizione orale del Polesine; la terza ricerca, infine, è dedicata proprio alla scoperta dell’affascinante tradizione dei racconti del Filò, tipica dei paesi in prossimità del delta del Po, in Veneto. Il tutto per dar credito all’ipotesi di un presunto viaggio di Lovecraft in Italia, anche se fino a questo momento sembrava improbabile qualsiasi spostamento dello scrittore al di fuori dagli Stati Uniti. Dalle 80 ore di materiale girato è stato tratto inizialmente un documentario di 26’ andato in onda su Studio Universal, intitolato H.P. Lovecraft - The forgotten diary. Successivamente i due autori hanno pensato ad un lungometraggio che andasse al di là del semplice documentario di informazione e di ricerca. Road to L. (la cui L. sta per Loreo, uno dei paesi del Polesine, probabile tappa del presunto viaggio di Lovecraft, oltre che ad indicare l’iniziale del cognome dello scrittore, nonchè l’assonanza con ’hell’, inferno) è un film che presenta diverse chiavi di lettura. In questo periodo ci sono due particolari tendenze cinematografiche: l’una volta alla produzione di film che si presentano come fiction ma la cui attendibilità storica li rende dei veri e propri documentari recitati (Good night and good luck e La rosa bianca, tanto per citare due importanti uscite di questa stagione); l’altra tendenza è invece quella della massiccia produzione di mockumentary. Il lavoro di Greco e Leggio a livello di documentario è assai inconcludente, poiché, come già accennato in precedenza, il film, pur presentandosi in veste di indagine, non porta risultati significativi per quanto riguarda l’attendibilità del manoscritto, né tantomeno sulla scomparsa del ragazzo. In più, la tendenza dei due autori nel mettere troppa carne al fuoco, rende confuso il vero obiettivo della ricerca. Vengono intervistati studiosi di Lovecraft, esperti di tradizioni popolari e addirittura ufologi, ma non viene fornita risposta a nessuno dei quesiti proposti. Se però guardiamo il film come un mockumentary, si aprono all’improvviso molte porte (lasciate aperte) sia sull’interpretazione della tradizione popolare del Filò, ancora forte nei paesini del Polesine i cui abitanti ancora si riuniscono di notte intorno al fuoco per raccontare storie a carattere fantastico, sia per quanto riguarda la difficoltà nel saper giudicare come vere o false le frequenti discussioni tra i membri della troupe influenzati dallamisteriosa atmosfera del luogo e dalla reticenza degli abitanti nel parlare dei ‘fradei’ e di congregazioni a carattere pseudo-religioso, tipiche di quella zona. Il lato positivo di questo lavoro non è quindi la profondità dell’approccio scientifico e storico nella ricerca, ma piuttosto il modo in cui è realizzato: suggestivo per quanto riguarda la costruzione volta a far crescere la tensione (le interviste e le ricerche sono inframmezzate dalla ‘voce’ di Lovecraft che rievoca il suo soggiorno in Italia e le creature delle sue visioni); enigmatico per quanto riguarda i misteri che la troupe deve affrontare di volta in volta. E’ proprio in questi casi che il film diventa vera e propria fiction. Nenie venete che si ‘infiltrano’ nelle apparecchiature audio del fonico, tunnel sotto case abbandonate che nascondono tracce di riti occulti, immagini inquietanti che appaiono sullo schermo del televisore durante la visione del materiale girato (un po’ ingenue forse, ma la creatura acquatica intravista nel finale è sicuramente affascinante): tutte queste incursioni soprannaturali, danno al film uno slancio ulteriore. Da molti Road to L. è stato considerato la versione italiana di The Blair witch project, e in effetti la somiglianza con questo film è notevole, se non fosse per il fatto che il primo parte come un documentario per poi sfociare nella fiction, lasciandoci comunque il dubbio sulla veridicità di alcune scene (i registi, proprio come gli abitanti dei paesi nel Polesine, mantengono una certa riservatezza sui misteri di quei luoghi, non rivelando quali siano effettivamente le scene ‘recitate’). Inoltre il lavoro di Greco e Leggio dà una ventata di freschezza al cinema horror italiano, che negli ultimi quindici anni non ha saputo mantenere salda la propria tradizione, né tantomeno far fronte alle continue uscite statunitensi ed orientali. Ma non solo. Road to L. è la dimostrazione per cui si può realizzare un buon horror (così ci piace considerarlo alla fine), senza un elevato budget e con l’utilizzo del digitale, sfruttando al meglio una buona idea di fondo; oltretutto il lavoro due due autori può essere considerato il primo film ad aver ispirato un fumetto (di solito avviene il contrario), ovvero il numero speciale estivo di Martin Mistére di Alfredo Castelli, uno degli intervistati nel film tra l’altro. Originale, anomalo, piacevolmente inconcludente.

 

 

 


 

35mm. MAGAZINE

 

 

IL RITROVAMENTO DI UN DIARIO DI UN IPOTETICO VIAGGIO IN ITALIA DEL MITICO LOVECRAFT

HA ECCITATO LA FANTASIA DI DUE "DOCU-FICTIONISTI"...

 

CTHULHU MOCKUMENTARY

 

Il documentarista Federico Greco è uno dei massimi esperti italiani di mockumentary (quei film che 'fictionizzano' il documentario, fingendo di riprendere la realtà e operando in realtà una messa in scena più finta del finto): lo dimostra il suo lavoro più celebre, quel "Stanley and Us" firmato a sei mani con Landini e Di Flaviano che univa il suo enciclopedico 'scandagliare' l'universo filmico di Kubrick con un approccio narrativo mutuato - in tempi non sospetti - dal Moore di "Roger and Me". Il suo amore per il gotico gli ha fatto da tempo desiderare di realizzare una sorta di "Blair Witch Project" all'italiana. Un sogno questo che si è gonfiato a dismisura grazie all'incontro con il giornalista/scrittore Roberto Leggio, anch'egli grande appassionato degli scritti di colui che è considerato il capostipite della letteratura horror, H. P. Lovecraft: Leggio infatti ritrovò tre anni or sono un manoscritto inglese che proprio allo scrittore di Providence fu attribuito e che lasciava corposamente ipotizzare quanto questi si fosse ispirato ai 'Racconti del Filò' originari del Delta del Po per i suoi leggendari 'Cthulhu Mythos', guarda caso popolati di ibridi umanoidi dalle ittiche sembianze...

In tempi record ne è scaturito un documentario ("H. P. Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia"), che si ipotizza faticosamente 'portato a casa', considerata l'insespugnabile reticenza e la naturale stranezza della comunità polense. Considerando che uno dei riconosciuti capolavori dell'italico fanta-cinema ("La casa dalle finestre che ridono" di Avati) proprio sulla 'weirdness' emiliana fonda le sue invasive suggestioni - e che tuttora sussitono delle voci su una misteriosa confraternita del Polesine che dal '600 opera degli inusuali riti religiosi nelle gallerie sotterranee tipiche della zona - Greco e Leggio si son resi conto che sarebbe bastato mettersi in scena, 'virando' le loro stesse disavventure di cineasti alle prese con mille problemi pratici e relazionali in salsa horror-thriller, narrando le vicende di una troupe-ficcanaso che rischia di finire tra le grinfie di misteriose creature fluviali...

E' così che nasce "Road To L.", dove L. sta per Lovecraft, per la cittadina bagnata dal Delta che avrebbe ispirato la fantasia di H. P. L. (e che lo scrittore, per correttezza, cita solo con la lettera iniziale), ma anche - nella pronuncia anglofona - per 'hell', da cui un simpatico giochino di parole che trasforma il viaggio dei volenterosi cinematografari in una strada per l'inferno.

Vincitore del Méliès d'Argento al recentissimo Fantafestival, lanciato sul mercato da un adattamento a fumetti allegato niente meno che ad un numero speciale di Martin Mystère, il primo mockumentary italiano è 'quotidianamente' realizzato in digitale (e sarà distribuito esclusivamente nelle ormai numerose sale specializzate sorte negli ultimi mesi),

il che contribuisce ad accentuarne l'intenzione di far nascere il terrore dalla realtà stessa. Come insegnò lo stesso L.

 

Domenico Vitucci

settembre 2005

 

 


L'ESPRESSO

(11 agosto 2005, n° 31)

 

DETECTIVE E ARCHEOLOGI (Oscar Cosulich)

Martin Mystère è il fratello maggiore-alter ego del suo creatore Alfredo Castelli: le loro biografie infatti  recitano che nascono entrambi il 26 giugno, il "detective dell'impossibile" nel 1942, il cartoonist nel 1947 e condividono una bibliofilia che ne fa la gioia di librai e bancarellai di tutto il mondo. Dalle letture di Castelli nascono tutte le avventure che Mystère vive dal 1982, anno della prima uscita in edicola del personaggio, così come buona parte dele storie di Martin partono da ritrovamenti archeologici e bibliografici che l'autore confeziona per lui.

Con l'occasione dello "Speciale Estivo", che racconta vicende generalmente più ironiche delle altre ed è giunto al ventiduesimo appuntamento, Castelli propone ora un godibile "allegato", in cui il cartoonist ingloba un altro bibliofilo nel suo esclusivo club e segna una nuova tappa nel secolare rapporto tra cinema e fumetti. Tutto nasce dal casuale ritrovamento effettuato nel 2002 dal giornalista Roberto Leggio che in una vecchia edizione di un volume di Emile Zola, acquistato in un mercatino di Montecatini, trova un manoscritto di una quarantina di fogli datato 1926, che potrebbe far parte dell'epistolario di H. P. Lovecraft e farebbe supporre una visita in Italia dello scrittore di Providence che, addirittura, si sarebbe ispirato ai "Racconti del Filò" della tradizione popolare del polesine per i miti di Cthulhu. Leggio, con Federico Greco, realizza prima un documentario sul tema e poi il film horror "Il mistero di Lovecraft", in uscita in autunno, presentato quest'anno al Fantafestival. Castelli, innamorato dell'idea, ne cura una tesa versione a fumetti, in nome del cortocircuito tra orrore, letteratura, cinema e comics.

 


IL MESSAGGERO

FA TREMARE IL MISTERO DI LOVECRAFT

APPUNTAMENTO COL TERRORE PER LA TERZA GIORNATA DI PESARHORRORFEST

di Claudio Salvi

 

Quella di oggi sarà senza dubbio una delle giornate a più alto tasso di inquietudine e mistero. Per questa sera (ore 21.15), all'Arena degli Orti Giuli di Pesaro è prevista infatti lìanteprima di "Road to L. - Il mistero di Lovecraft", una pellicola attesissima dal popolo dei film di genere, firmata dai giovani videomaker Federico Greco e Roberto Leggio. Il lungometraggio, che già alle anteprime ha fatto parecchio discutere e che a ottobre uscirà nei cinema italiani, ha già vinto il Méliès d'Argento al Fantafestival di Roma ed è candidato a quello d'oro al Festival di Bruxelles del 2006.

Al centro del film, il cui soggeto è già diventato anche un fumetto per opera di Alfredo Castelli, padre di Martin Mystére, il presunto viaggio che il celebre scrittore americano Lovecraft, vero e proprio maestro del genere horror, avrebbe compiuto in Italia agli inizi del secolo scorso. Un'ipotesi che sarebbe avvalorata dal ritrovamento nel 2002 di un diario di viaggio in Italia attribuito allo scrittore di Providence, diventato invece famoso per il suo isolamento ed i suoi rarissimi spostamenti. Nel 2004 Leggio e Greco, insieme ad una piccola troupe cinematografica, hanno ripercorso le orme di Lovecraft giungendo fino al Delta del Po. Qui i due cineasti, tra la diffidenza e l'omertà delle popolazioni del luogo, hanno cercato di esplorare i presunti legami tra il grande scrittore e le leggende che circondano le campagne del Delta padano. un'indagine, che nel film parte dalla ricerca di un giovane studente di tradizioni popolari del Polesine, Andrea Roberti, scomparso misteriosamente nel 1997 proprio mentre cercava di approfondire cosa legava Lovecraft a questa zona d'Italia. Di "Road To L.", che rischia di diventare un vero e proprio caso cinematografico, è uno dei due autori a parlarci.

"Abbiamo" dice Greco "voluto ricostruire le date di questo diario di viaggio ritrovato a Montecatini".

 

"Come è nata l'idea del film?"

"Ce l'ha suggerita Sebastiano Fusco, massimo esperto italiano di Lovecraft. In realtà all'inizio questo doveva essere un documentario ed è quello che abbiamo realizzato. poi il girato era così tanto (80-90 ore) che in post-produzione abbiamo deciso di farlo diventare un film".

 

"Perché così tanto mistero avvolge questo film?"

"In realtà il film racconta esattamente cosa è successo a noi. Episodi inquietanti che hanno coinvolto anche i membri della troupe. Qualcuno durante le riprese ha deciso di abbandonare il set, forse suggestionato da quello che stava accadendo".

 

"E cosa stava succedendo?"

"Dinamiche e schemi che in qualche modo si richiamavano alle storie di Lovecraft. E' di per sé inquietante dover ricostruire un viaggio del quale non esistono tracce se non un diario e delle congetture letterarie. Ma scoprire poi sul posto lo strano atteggiamento della gente, la diffidenza e la paura di parlare è stato davvero incredibile. Se la prima domanda era scoprire se Lovecraft fosse passato da quelle parti, ora la domanda è diventata: 'cosa succede da quelle parti'?".

 

"Un esempio?"

"I fratelli di Loreo, misteriosa setta che si riunisce la notte del 6 giugno tutti gli anni e di cui tutti hanno terrore a parlare...".

 

26 agosto 2005

 


BLOGBUSTER

Un camper, con a bordo un gruppo di filmakers equipaggiati di telecamere e microfoni, si dirigono alla volta del Delta del Po. Lo scopo del viaggio è quello di trovare prove dell’avvenuto passaggio di uno dei massimi esponenti della letteratura horror, lo scrittore Americano H.P.Lovecraft.
Tra i suoi molteplici lavori, spiccano su tutti “La Maschera di Innsmouth” e “Il Richiamo di Cthulhu”, volumi questi, ritenuti in assoluto i suoi capolavori per eccellenza, ma, molte sue opere, sono state fonte di ispirazione per altri autori contemporanei di narrativa horror, tra cui Stephen King, Bentley Little, Joe R. Lansdale. Non immuni dal suo talento visionario, furono anche alcuni autori di fumetti, che inserirono a più riprese nelle loro trame avventurose chiari riferimenti alle sue opere, se ne trova traccia in alcuni albi di Zagor, Martin Mystère , Tex Willer e Dilan Dog, quest’ultimo, in una sua avventura incontrò addirittura lo stesso Lovecraft in persona! Anche cinema e videogiochi attinsero a piene mani dalle sue innumerevoli opere, tra i più celebri il film “Re-Animator”, ed il famoso videogioco “Alone in the Dark”.
Lo spunto che ha portato alla realizzazione di questo film-documentario, lo si deve all’acquisto di un libro da parte dello scrittore Roberto Leggio nel 2002 a Montecatini Terme, al cui interno viene ritrovato un diario redatto in forma epistolare, che descrive un viaggio dalla costa orientale degli Stati Uniti fino al Polesine, integrato da annotazioni personali del suo viaggiatore sul misterioso folklore locale ed in particolare sulla tradizione orale dei racconti del Filò. La scoperta di questo prezioso registro, tuttora al vaglio di esperti per verificarne l’autenticità, fa supporre che il misterioso viandante sia lo stesso H.P.Lovecraft, considerato che, il diario oltre a portare la firma di uno dei suoi pseudomini (Grand Theo), era indirizzato ad un suo abituale corrispondente, un certo Alfred Galpin.
Se il tutto risultasse vero, allora si vedrebbe invalidata la tesi finora sostenuta, quella che lo scrittore non si sarebbe mai mosso dalla sua regione, invece, non solo pare abbia varcato i suoi confini, ma sarebbe venuto addirittura qui in Italia sul Delta del Po nel lontano 1926, luogo dove lui stesso avrebbe avuto incontri con strani ed oscuri esseri, che a loro volta gli avrebbero ispirato le suggestive ed inquietanti creature descritte nei suoi libri.
Se volete sapere di più su questo affascinante enigma ci sono due alternative, la prima e quella di salire anche voi sul camper e girovagare alla ricerca di indizi insieme alla troupe di “Il Mistero di Lovecraft”, che sarebbe la più sicura, la seconda che sconsiglio vivamente e quella di recarsi sul posto da soli ad indagare…
Una volta visto il film…capirete il perchè!


 

CINECITTANEWS

 

Non è il Blair Witch Project italiano, anche se molti lo pensano. "Le differenze in realtà sono molte", spiega Federico Greco, autore insieme a Roberto Leggio del mockumentary horror Il mistero di Lovecraft (Road to L.). Il film, un progetto a lungo covato dai due registi, sta facendo il giro dei festival del settore: al Fantafestival ha vinto il Méliès d'argento e concorrerà al Méliès d'oro che sarà assegnato a Bruxelles nel 2006, intanto è stato selezionato in Corea, Spagna, Finlandia, Transilvania, Stati Uniti e Argentina.

Prodotto da Digital Desk e Minerva Pictures, e capace di ispirare anche un albo del fumetto Martin Mystère, sarà distribuito da Minerva in digitale a partire dalla notte di Halloween in una quindicina di sale sul territorio italiano ma è scaricabile anche online. "The Blair Witch Project - spiega Federico Greco - era un piccolo progetto trasformato in caso da una major, il nostro lavoro nasce da una ricerca specialistica e appassionata su H.P. Lovecraft, il padre di tutto l'horror moderno, antesignano di Stephen King e di tutti i film del terrore. Insomma lo considero un film alla Lovecraft più che un film su Lovecraft".  

Nel documentario si racconta (o s'immagina) che venga ritrovato un prezioso manoscritto dello scrittore americano, il diario di un viaggio in Italia, e in particolare nel Polesine, avvenuto nel 1926 alla scoperta di tradizioni popolari che evocano mostri acquatici e misteriosi rituali ai limiti tra cristianesimo e sopravvivenze pagane. Lo scritto serve da spunto a una piccola troupe mal attrezzata e peggio assortita per intraprendere un percorso che da Venezia li porta nelle zone nebbiose del delta del Po, proprio nelle fauci del fiume (l'Innsmouth di uno dei racconti più importanti dell'autore degli Cthulhu Mythos). "I racconti di Lovecraft - chiarisce ancora Federico Greco, già autore di un memorabile documentario su Kubrick, Stanley and us) iniziano tutti con un'eredità, un manoscritto o una statuetta che costringono il protagonista a indagare su qualcosa che sarebbe meglio non scoprisse, perché al di là del velo di Maya della realtà c'è qualcosa che mette a repentaglio la nostra sanità mentale". Niente di più appropriato nel caso di Lovecraft, i cui genitori morirono entrambi in manicomio lasciandolo in preda ai suoi fantasmi.

Cristiana Paternò


VIDEOPOLIS

La città sembra latitare anche nell’ambientazione provinciale e perfino rurale del sorprendente docu-fiction Il mistero di Lovecraft – Road to L., tutto girato fra le strade di Loreo (che certo metropoli non è) e i campi e i canali limitrofi, nel cuore del Polesine. Tentativo d’importazione del gotico anglosassone, di far bussare anche alla porta di casa brividi ancestrali dismessi? Forse il modello urbano diffuso che caratterizza il nostro territorio, la megalopoli padana dell'opulento Nordest, ha creduto di poter improgionare dentro i suoi confini, in fondo così labili e sfumati, gli ampi spazi dell'Urwald (l'immensa foresta che ricopriva la pianura), e ha creduto di poter bandire gli esseri fantastici e paurosi delle mitologie contadine. Sta anche qui l’originalità del lavoro di Greco e Leggio che osano allungare un’ombra di inquietudine sulle insospettabili contrade domestiche, su un territorio come quello veneto che sembra irrimediabilmente legato ad una iconografica bucolica e rurale, da sempre filtrata attraverso gli smalti della pittura veneta del rinascimento o i luoghi comuni della "commedia all'italiana", in tal senso, più che mai "rassicurante". E ora... Lovecraft sul Po!

...Ritrovamenti fortuiti, scritti misteriosi, vecchi riti che rimandano alla memoria visioni sabbatiche, ragazzi che scompaiono nel nulla, in Road To L. non mancano gli elementi per farne un film inquietante, che regge il passo con le ultime produzioni estere. Inoltre è da sottolineare come in questo film la paura, lo sconcerto dello spettatore non nascano dalle solite scene sanguinarie allle quali ci ha abituato il cinema horror degli ultimi tempi, bensì dalla trama, ingegnosa, dall'evoluzione degli eventi, dal sottile, molto sottile, legame che lega la realtà alla fantasia.


IL GAZZETTINO

Il mistero di Lovecraft in fumetto

Nel numero speciale di Martin Mystère ambientato tra Loreo e Santa Maria in Punta

Il "Mistero di Lovcraft"? Una storia di mutazioni genetiche nella raffineria dismessa sul Delta. È uscito nei giorni scorsi in tutte le edicole il fumetto che racconta l'horror ambientato sul Delta del Po tra Loreo e Santa Maria in Punta, scaturito dal documentario girato da Roberto Leggio e Federico Greco.

La versione a fumetti del film dedicato a Lovecraft e al suo presunto viaggio in Polesine, uscita in allegato al numero 22 di Martin Mystère, è andata a ruba nelle edicole della città.

L'adattamento è firmato da Alfredo Castelli, i disegni sono di Esposito Bros.

La vicenda viene raccontata a partire dal finale di uno di più inquietanti racconti di H. P. Lovecraft "La maschera di Innsmouth" raccontato da Roberto Leggio, intento a spiegare alla troupe del documentario il senso di questo viaggio prima a Venezia e poi a Loreo. In realtà che si tratta di Loreo non lo si capisce se non si conosce il posto da vicino, perché il fumetto non esplicita nessun toponimo "per rispetto nei confronti dei cittadini" e, anche perché, lo stesso Lovecraft, o meglio Grandpa Theo (questo lo pseudonimo che compare nel manoscritto di cui anche nel fumetto si racconta il rinvenimento) si limita a indicare il luogo con una L., senza mai scriverne il nome per esteso. Il fumetto racconta le tensioni e le perplessità, già abbastanza presenti nel documentario, dei cinque protagonisti alimentate dalle strane omertà della popolazione del luogo. I dubbi dei documentaristi, cavalcando in groppa alle suggestioni e alle inquietudini del Delta e delle storie magiche dell'antico filò, si trasformano in sensazionali e inquietanti scoperte. La trama è quella classica di un horror, paese desolato, strani effetti sonori, nebbia e creature mostruose, di cui sembra che tutti conoscano l'esistenza senza però volerla rivelare.

A bordo di un camper malandato, con una scaletta poco definita da seguire, la troupe si muove tra scetticismo e convinzioni, alla scoperta dei misteri del Delta. Non è chiaro quanto di vero ci sia nel racconto, di sicuro le immagini sono tutte reali, i paesaggi, con la piattezza le loro inquietudini così come si connotano agli occhi degli stranieri, sono precisi e riconoscibili. Così come sono riconoscibili i volti dei personaggi intervistati per il documentario: il direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, il professor Favero di Loreo (esperto di folklore del posto), Paolo Toso (guida improvvisata della troupe).

Barbara Chinaglia

Domenica, 31 Luglio 2005


I.H. MAGAZINE

Il mistero Lovecraft: quando il cinema incontra il fumetto
 

di Alessandro De Simone

 

Un paio d'anni fa Federico Greco, famoso per il bellissimo documentario Stanley and Us (lo potete trovare in edizione Einaudi Stile Libero con libro e videocassetta), oltre che critico cinematografico di vaglia, e il giornalista cinematografico Roberto Leggio, si sono ritrovati a scrivere una storia su un'ipotetico viaggio in Italia del grande scrittore Howard P. Lovecraft. Un racconto basato su di un sensazionale ritrovamento, ovvero una serie di lettere scritte, almeno a una prima analisi, dallo stesso Lovecraft, in cui parlava di questo suo soggiorno in una zona che sembrava coincidere con il delta del Po.
Da questo ritrovamento è nato l'interesse per raccontare qualcosa di nuovo, prima con un documentario che è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2004 e trasmesso poi su Studio Universal, e poi con un film vero e proprio, prodotto da Digital Desk e Minerva Pictures e presentato in concorso all'ultimo Fantafestival, dove ha vinto il premio come miglior film, aggiudicandosi così anche il diritto a concorrere per il Melies d'oro al prossimo Festival del cinema fantastico di Bruxelles.

Il mistero Lovecraft non ha ancora una data precisa per la sua distribuzione nelle sale, ma intanto ne parliamo soprattutto per una interessantissima operazione: in un momento in cui sono a fumetti a ispirare il cinema, almeno negli Stati Uniti, sulle nostre italiche sponde avviene il contrario. La Sergio Bonelli Editore ha infatti acquisito i diritti del film per poter illustrare un albo di 52 pagine uscito in allegato allo speciale estivo numero 22 del BVZM (Buon Vecchio Zio Martin, Mystere ovviamente).

La storia, disegnata dagli Esposito Bros, da anni tra i migliori artisti dello staff della mitica casa editrice di Tex, hanno fatto ovviamente del loro meglio, ricreando le atmosfere del film, adattate per l'occasione da Alfredo Castelli in persona, il creatore di Martin Mystere, e tuffando il lettore in quest'avventura tutta italiana (e Martin è tanto affezionato al nostro paese, avendo studiato per lunghi anni a Firenze) che racconta le peripezie di una piccola troupe di documentaristi sulle tracce del passaggio di Lovecraft in Italia. Le loro ricerche inizieranno dalla Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia per continuare in un paesino del Delta indicato semplicemente come L., dove Federico, Roberto (quest'ultimo molto contento della sua versione a fumetti, perché è venuto molto più bello del suo collega e amico) e i loro compagni d'avventura si troveranno ad avere a che fare con molti mysteri legati alle tradizioni locali del filò, ovvero i racconti orrorifici narrati durante la filanda serale, fino alla scomparsa di uno studente che per primo aveva indagato sul mistero Lovecraft in Italia.

Per chi leggendo il fumetto non avesse più voglia di vedere il film quando uscirà nelle sale, posso dirvi che il finale è completamente diverso (anche se si tratta della prima versione pensata dai registi) e che molte delle tensioni che troviamo nel film non sono presenti nell'albo.
Quello che però davvero è interessante è questa interazione tra due media importanti e dalla grande tradizione in Italia e sempre più spesso bistrattati, oltre che afflitti da crisi cronica, soprattutto l'industria delle immagini disegnate. Aiutrasi a vicenda potrebbe invece essere uno strumento di produzione e promozione da non sottovalutare. Così come è un peccato vedere che Martin Mystere diventi un cartone animato a opera di una produzione francese e fumetti meravigliosamente cinematografici come Dampyr e Nathan Never non vengano presi in considerazione per trasposizioni cinematografiche. Napoleone, poi, bellissimo bimestrale ideato sempre per Bonelli da Carlo Ambrosiani, sarebbe una serie televisiva stupenda.

Auguriamo buona fortuna alla coppia Greco/Leggio che incontreremo senz'altro nei prossimi mesi, ma soprattutto lanciamo un appello a chi il cinema lo fa: i fumetti non sono cose da bambini e in America stanno mandando avanti l'industria cinematografica in crisi di idee.
Meditate gente, meditate.


[20 luglio 2005]

 


MYMOVIES.IT

Nell’estate del 2002 a Montecatini viene ritrovato un manoscritto inglese firmato con uno degli pseudonimi di Howard Philips Lovecraft, l’eccentrico di Providence, il padre della letteratura fantastica. Se l’opera rinvenuta fosse originale allora questo invaliderebbe la tesi secondo la quale lo scrittore non si sarebbe mai mosso dalla provincia natale. I registi, Federico Greco e Roberto Leggio, sono proprio di questo parere e coadiuvati nelle ricerche da colleghi americani, altrettanto appassionati, decidono di intraprendere un “viaggio archeologico” lungo il delta del Po. Esiste l’ipotesi suggestiva che Lovecraft possa essersi recato in Italia nel 1926 proprio nelle zone del Polesine. Il manoscritto è pieno di descrizioni che alludono esplicitamente alla tradizione orale del Filò polesano. Tra misteriose case che cantano e abitanti del luogo che tacciono la troupe scoprirà presto che uno studente di Padova li ha preceduti scomparendo per sempre sulle rive del fiume.
Come ha precisato il regista, questo documentario è un film "alla Lovecraft" e non un film "su Lovecraft" o "da Lovecraft". Dati i personaggi, donata loro un’eredità, nello specifico un manoscritto, i protagonisti dell’avventura cercheranno di capire finendo irrimediabilmente per perdersi nel buio della mente, nell’elemento notturno tanto caro al maestro dell’horror. Un film che soffia sulla leggenda già esagerata della sua figura? O un documento che tenta di offrire una base storica ai suoi miti citati da un libro maledetto, il Necronomicon, e mai esistito? Non importa. Alla fine a contare è la voglia che il film ha di riscoprire il mito come atto narrativo, di raccontare i precetti che disciplinano la relazione fra creatura terrestre e divinità, di dare una forma fantastica alla nostra paura.

di Marzia Gandolfi

 

MYMOVIES.IT 2

Un film coraggioso e unico nel panorama italiano. questa la sua prima qualità. la storia è molto interessante e la realizzazione regge gli 85 minuti della durata. anche se l'ho visto in inglese sottotitolato sono stato inquieto fin dai titoli di testa, evidentemente c'è qualcosa di malato nel modo in cui è stato girato il film. forse è il fatto che si tratta di un documentario (o di un finto documentario). non solo dunque l'idea di partenza è geniale, ma la fotografia, la regia e il montaggio sono perfette e strettamente collegate alla storia. la musica, che tra l'altro è di riccardo giagni (musicista di bellocchio), suona malinconica in un film che dovrebbe essere un puro horror ma che sceglie di essere qualcosa di più: una riflessione spietata sull'impossibilità di capire da parte dell'uomo. puramente lovecraftiano.
Italia, 2005

Andreas, Udine


NUOVO CINEMA.COM

 

Documentario. Film indipendente. Tentativo di liberare il mondo dell’horror dalla banalità cui lo si sta incatenando.

Federico Greco e Roberto Leggio cercano appoggio nella ricerca sul mistero di Lovecraft. Alfredo Castelli, padre di Martin Mystère, ascoltato il progetto chiede loro di poterne fare un fumetto. Il direttore della biblioteca Marciana di Venezia racconta di un Williams, altro pseudonimo usato da Lovecraft. Il professor Favero.

Lovecraft scriveva i suoi racconti con la mente ancora fresca degli incubi che aveva sognato.

Howard Phillips Lovecraft è il padre di tutti quelli che oggi fanno horror. E’ il padre di quello che oggi è nostro padre: Stephen King. Chiunque acceda al mondo oscuro e pericoloso dell’horror, ha in mente lui: Lovecraft. Il primo, ed a quanto ne so l’unico, a scrivere di mostri senza occuparsi di mostri.

Come è possibile?

Leggere per credere. I suoi testi più conosciuti sono “Il richiamo di Cthulu” del 1926 e “La maschera del demonio” del 1931. Il mostro è sempre una metafora. Il rinvio a qualcosa di più sottile. Che pochi possono comprendere. Forse è per questo, per la sua letteratura d’elite, per la sua vita solitaria e povera, che Lovecraft oggi è sconosciuto ed E.A.Poe è tanto osannato.

Il documentario (nelle sale dal 28 ottobre), curato da Federico Greco e Roberto Leggio, racconta il loro viaggio, in seguito al ritrovamento casuale nel 2002 di una corrispondenza di Lovecraft con un suo amico di Montecatini, sul delta del Po alla ricerca di prove: fino ad oggi, dai suoi diari, era emerso che l’autore ottocentesco non avesse mai lasciato il proprio paese. Fino ad oggi. Ma il carteggio fa supporre che non sia così.

Non vuole certo essere una copia del famoso The Blair Witch Project. Le differenze sono notevoli. A cominciare dal fatto che, se vogliamo dirla tutta,  si rifà ai grandi autori Fulci e Deodato che la sapevano lunga sul cine-documentario. I punti di distanza sono innumerevoli e non si possono elencare tutti. Ma la qualità del film è già sufficiente per distanziarsi dallo pseudo-documentario americano.

L’opinione riguardo al film muta mano a mano che ci si allontana dalla proiezione. Uscendo, si sente il bisogno di andare a verificare che quella ninna nanna proveniente da una casa disabitata non sia un bluff. Si sente il bisogno di sapere che fine abbia fatto Andrea Roberti nel 1997. Poi, la quotidianità distoglie dall’intento e rimane solo una splendida storia di vita. Di letteratura. Di inganni della mente.

Racconti del Filò. A sentirli anche solo pronunciare, gli abitanti si S.Maria in Punta si chiudono in un silenzio ostinato. Si allontanano. I Fardei sono una confraternita? Oppure una setta religiosa? E cosa adorano nelle gallerie scavate sotto il municipio?

Il mostro mezzo uomo e mezzo pesce descritto da Lovecraft è collegato alle teste di pesce trovate infilzate nelle gallerie allagate di Loreo?

Omertà.

Molte domande. Molti misteri.

Chi ha coraggio, può andare a cercare da sé le risposte.

di Azzurra De Paola


NEWS CANDIANI

 

 

È davvero importante sapere con certezza se Howard Phillips Lovecraft
ha fatto o meno un viaggio in Italia? Se gli appunti ritrovati a
Montecatini, datati 1926, siano veri o un falso storico? Oppure, in
rispetto alla visionarietà dell’uomo che inventò il Necronomicon, il
Libro dei Morti, e non riuscì più a controllarne gli effetti, non è forse
meglio accettare che il dubbio entri a far parte integrante della “verità”?
In fondo, si tratta di muovere passi incerti in una dimensione
in cui anche i sogni più inquietanti arrivano a determinare il quotidiano,
così come la stessa vita di Lovecraft e la sua letteratura insegnano
da ottant’anni.
Benvenuto dunque al docu-film “Road to L.” (tradotto in italiano
come “Il Mistero di Lovecraft”), attraverso il quale Federico Greco
e Roberto Leggio fanno conoscere un autore che non ha bisogno di
presentazioni, ma che in fondo non è così noto al grande pubblico
cinematografico, più abituato forse ad ammirare una certa filmografia
horror derivata dai suoi romanzi - non sempre sapendo da
dove è originata - che non a leggerne le opere. Un lavoro che in più
offre un richiamo diretto alle credenze venete che arrivano dalla notte
dei tempi, che una tradizione orale sempre più difficile da incontrare
tramanda nei secoli, e che anzi nella narrazione filmica si intreccia
con l’incubo che permeò la vita di Lovecraft per lunghi anni.
Le deità maledette dell’Olimpo tutto americano di Lovecraft, Cthulhu,
Azathoth, Dagon, Hastur, Yog-Sothoth, stanno in qualche maniera
ai riti pagani e pre-pagani delle terre polesane, ai racconti del filò
davanti al fuoco o nella cucina del casolare che Leggio e Greco ripropongono
con un certo coraggio nel film. E mai la scontrosità delle
genti del Delta, i loro segreti, le credenze più tetre e spaventose si
intrecciarono più felicemente con il buio delirio dello scrittore americano,
il cui immaginario orrorifico si fonde con la melma del grande
fiume, con le notti prive di orizzonte della pianura, con la paura
dell’ignoto che lo stesso Lovecraft descrive come “la più grande”.
La storia del fiume Po si perde nella leggenda: dalla favola del mostro
Egide, che Minerva avrebbe ucciso sul fiume, a quella di Fetonte,
figlio di Elios, il Sole, che incapace di controllare la corsa dei cavalli
infuocati del carro del padre, precipita nelle acque dell’Eridano, il
Po, pianto con lacrime di ambra dalle sorelle Eliadi tramutate in pioppi.
Ma questa è ancora parte della leggenda aulica del grande fiume.
Quando il sole lascia lo spazio alla luna, dalle sue acque emergono,
da sempre, esseri misteriosi, orribili e innominabili. Se ne può parlare,
ma guai a mettersi alla loro ricerca…
Alberto Toso Fei

 


 

 

 

KAVUS CLUB

 

Partiti dal caso vero della scoperta di un manoscritto di Lovecraft scoperto in una bancarella di un mercatino italiano i due giovani registi di questa interessante opera decidono di girare un documentario che segua le file di suddetto manoscritto.
Dopo cio' decidono di inventarsi una pellicola girata interamente in digitale che mescola finzione e realta' attraverso un buon uso della macchina a mano ed evitando la confusione stilistica di opere simili - tra tututte il sopravvalutato Blair witch project - ma cercando invece di creare atmosfera e suspance attraverso un montaggio realistico ed una colonna sonora di buon livello.
Fatto con due lire ma con buon cuore e scritto bene dai due direttori ,Federico Greco e Roberto Leggio anche attori, e fotografato cin gusto da Fabrizio La Plaombara questo film arriva fino alla sua conclusione senza nnaoire ed instillando nello spettatore la giusta ansia e la giusta tensione. Molot bello il finale e di sciuro effetto nell'insieme.
La RaroVideo fortunatamente lo ha distribuito in dvd evitando cosi' che scomparisse col tempo. In conlusione un docufake non per tutti ma sara' apprezzato di chi cerca qualcosina di diverso del solito.
Federico Frusciante


 

dal libro

A CACCIA DI LIBRI PROIBITI

di Simone Berni (Edizioni Simple) - settembre 2005

(...) Ho citato di sfuggita Lovecraft. ma, come un potente magmete, il solo fatto di averne evocato il nome mi ha bloccato sul posto. Ecco un altro autore cult attorno al quale aleggiano strane dicerie e leggende a dir poco curiose. Ad una ho accennato già, ossia la pretesa che egli, in vita, non abbia mai viaggiato. Addirittura che non abbia mai lasciato la sua città natale. A questo proposito va citato un episodio curioso che riguarderebbe, sia pur indirettamente, lo scrittore americano. Ha ricostruito sapientemente la questione Alfredo Castelli, in calce alla sua bellissima versione a fumetti de "Il mistero di Lovecraft" (speciale MM - luglio 2005).

Tutto inizia nel luglio 2002, quando un giornalista romano, Roberto Leggio, rinviene una vecchia lettera nascosta tra le pagine di un libro di Emile Zola acquistato in un mercatino dell'usato di Montecatini terme. Questa lettera-diario, in inglese, è firmata "Grandpa Theo" che a detta degli appassionati di Lovecraft era uno degli pseudonimi maggiormente in uso del grande scrittore. Lovecraft era un corrispondente instancabile - pare che abbia scritto oltre centomila lettere in vita - e rinvenirne qualcuna non sarebbe poi da considerarsi un evento così miracoloso. Il fatto è che la missiva (datata a partire dal maggio 1926 e indirizzata a un conoscente, tal Alfred Galpin) descriverebbe un viaggio in Italia (in veneto, ed esattamente in polesine) di Lovecraft, anzi di Grandpa Theo, quando è noto che egli non abbia mai lasciato gli Stati Uniti. Roberto Leggio e il documentarista Federico Greco, che nel frattempo era stato messo al corrente della cosa, interpellano quindi lo storico della letteratura del fantastico Sebastiano Fusco. Fusco scopre che la data della lettera e il periodo dell'ipotetico viaggio in Italia effettivamente si incastrerebbero in una fase oscura della vita di Lovecraft e della quale non ci sarebbero riferimenti certi. Il destinatario della missiva, inoltre, avrebbe sposato un'italiana e vissuto in italia gli ultimi anni della sua vita. Prende così corpo l'ipotesi (clamorosa) che il visionario scrittore americano abbia davvero visitato l'Italia in una "fuga" tanto incredibile quanto misteriosa. Questo mistero va poi ad intrecciarsi sapientemente con quello delle leggende locali del polesine, in special modo con quelle relative ai cosiddetti "racconti del filò" del delta del po, che potrebbero aver dato ispirazione al geniale americano per alcuni dei suoi celebri e immortali lavori, come per esempio The Shadow Over Innsmouth oppure il tetro e surreale History of Necronomicon.

Ma per saperne di più il rimando d'obbligo è per il film Il mistero di Lovecraft (Road To L.) a cura dei due autori citati, in uscita per la fine del 2005, prodotto dalla Minerva Pictures.


 

Road to L. es una película que mezcla elementos reales con ficción en su historia, escrita por los propios directores de la película, Federico Greco y Roberto Leggio, quienes también actúan en la trama interpretándose a sí mismos.

Este docudrama narra la búsqueda de la conexión entre la literatura de H. P. Lovecraft y las leyendas de la zona del delta del Po, una misteriosa zona al noreste de Italia. La aparición de un manuscrito que podría haber sido redactado por el propio escritor norteamericano durante su estancia en la región del Polesine a mediados de los años 20 centra la trama.

Así, un equipo de grabación investiga este tema mientras filma imágenes para un documental, descubriendo secretos terribles que podrían haber alimentado la imaginación de Lovecraft. Cabe destacar que la voz en off del escritor la pone el actor Robert Englund (Freddy vs. Jason, 2003).

 

 

Esta producción de Digital Desk y Minerva Pictures es el resultado de 80 horas de material, grabadas a lo largo de 11 días por un grupo de seis personas.

Road to L. logró el premio Méliès de plata en el marco del Fantafestival de Roma 2005, y por tanto una nominación a convertirse en la mejor película de género fantástico europea en el mes de diciembre en Bruselas.

settembre 2005

 


IL GAZZETTINO ONLINE

Lovecraft in Polesine è un film

(B.Ch.) Dal documentario al film, da 30 a 93 minuti, l'ipotesi del viaggio in Polesine di Lovecraft supera la dimensione televisiva e approda al grande schermo con l'aiuto di Minerva Pictures Group. La casa di produzione romana, specializzata nel genere horror, ha presto intuito le potenzialità della storia a metà tra realtà e mistero scaturita dalle ricerche di Federico Greco e Gabriele Leggio co-registi, del documentario e del film girati sul Delta polesano.

L'origine di questa avventura tra i misteri e le creature spaventose che si annidano lungo il grande fiume, sta nel ritrovamento di un manoscritto, finito nella mani di Leggio, sezionato e analizzato con Greco e sottoposto all'attenzione di Sebastiano Fusco, uno dei più importanti studiosi di Lovecraft in Italia. Dal documentario al film il passo non è stato così rapido anche se la gran parte delle suggestioni c'erano, ma per un horror, si sa, servono effetti speciali che il documentario non richiede. Mentre il prodotto originario passava su Studio Universal, Minerva Pictures e Digital Desk erano già in piena lavorazione del film "Il mistero di Lovecraft ", proiettato per la prima volta davanti a un pubblico lo scorso lunedì in occasione dell'apertura del Fantafestival di Roma. L'anteprima romana sarà presto seguita da altre importanti proiezioni a festival di richiamo internazionale, primeggia su tutte la presenza in concorso al Puchon International Fantastic Film Festival, in Corea, ma nel corso dell'estate "Road to L." (titolo internazionale del film) sarà a Malaga in Spagna e al Fansporto, a Oporto in Portoglallo, protagonista di altre due importanti vetrine del genere horror. L'uscita italiana? «Ancora non lo sappiamo - risponde Loris Curci di Minerva Pictures - per ora ci auguriamo che la critica sia benevola perché si tratta di un esperimento, comunque il film è tecnicamente molto ben fatto. Il riscontro con il pubblico è sempre un'incognita. Per ora stiamo curando le vendite estere».

Questa sera Leggio e Greco incontreranno a Roma il pubblico del Fantafestival pronti a raccogliere ogni commento.

7 7 2005

 

 

Il Polesine sul grande schermo ...

Il Polesine sul grande schermo alimenta il mistero di un viaggio di H.P. Lovecraft, uno dei più grandi autori horror del secolo scorso, lungo i rami del Po, come ispirazione per le sue opere. Sulla scia del documentario proiettato a ottobre su Studio Universal e presentato da Omar Sharif.

È tutto vero? «Il film racconta la storia di una troupe di sei persone - spiega il regista di "Il mistero di Lovecraft", Federico Greco - che, per verificare il mistero di questo viaggio documentato dal diario rinvenuto a Montecatini, decide di percorrere le stesse tappe, filmare i luoghi e cercare i mostri e le inquietanti storie, descritti dall'autore del diario. Per avere la certezza dell'autenticità del manoscritto bisognerebbe affrontare i costi, enormi, di una perizia calligrafica e di analisi scientifiche su carta e inchiostro, non è escluso che prima o poi riusciremo a reperire i fondi. Per ora, l'unica cosa certa è che ci sono sconvolgenti somiglianze tra certi racconti del Filò e i racconti di Cthulhu, tra Loreo e Innsmouth (cittadina in cui Lovecraft ambiente molti racconti successivi al 1926 - data del presunto viaggio in Italia - ndr)».

Dove e quando è stato girato il film? «Film e documentario sono stati girati contemporaneamente tra maggio e giugno del 2004 e i luoghi sono quelli indicati dal manoscritto. La base della troupe è stata Loreo, l'albergo Cavalli, dove lo stesso Lovecraft dovrebbe aver alloggiato. Altre scene sono state girate ad Adria, Scano Boa, Santa Maria in Punta, Pila, tutto l'estremo Delta».

Quali impressioni avete avuto di questi luoghi? «La prima volta che siamo saliti per i sopralluoghi, io sono tornato con il "mal di Polesine", non vedevo l'ora di tornare. Poi, dopo le ricerche e le riprese del film, mi è rimasta un po' di inquietudine. In particolare per la documentazione raccolta sulla vecchia S. Maria in Punta, quella abbandonata dopo l'alluvione del '51».

Come siete stati accolti?«Un'accoglienza straordinaria. Dovreste pensare a una film commission, perché i luoghi sono veramente belli. Sono stati tutti molto gentili dal punto di vista logistico, salvo una strana omertà su alcuni argomenti più scottanti».

Nel film compare Gianni Sparapan come nel documentario? «Sì, è stato la nostra guida locale. Man mano che il mistero si faceva più inquietante diventava difficile mantenere la sua fiducia, ma infine tutto si è sistemato».

Com'è andata l'anteprima romana?«La resa del film sul grande schermo ci ha stupito. Il pubblico era sostanzialmente composto da addetti ai lavori e i commenti sono stati lusinghieri. Sergio Stivaletti (regista e realizzatori di effetti speciali), è rimasto molto colpito, ha persino creduto che il film sia girato su pellicola, invece è tutto realizzato in digitale, merito della fotografia di Fabrizio La Palombara. Hanno riscontrato tutti un'alta qualità tecnica. Questo per noi è molto importante perché l'abbiamo girato in modo pionieristico, come se fosse un documentario, pertanto i mezzi tecnici dovevano essere leggeri per poter registrare ogni cosa che accadeva. Abbiamo usato un sistema audio-video complicato e interessante, con 2-3 tipi di microfono per diverse riprese audio seconda i ruoli che ognuno aveva nel film».

Che cosa vi aspetta nell'immediato futuro? «Il 16 luglio uscirà in edicola, come numero speciale di Martin Myster, il fumetto tratto dal film con lo stesso titolo della versione italiana "Il mistero di Lovecraft", sull'onda di questa uscita, proprio in questi giorni, la Minerva Pictures ha deciso di fare uscire il film nelle sale italiane tra agosto e settembre. Saremo inoltre presenti in importanti festival di genere».

Barbara Chinaglia

 


KINEMAZONE

I più assidui frequentatori della ZOne ricorderanno quando a marzo di quest'anno segnalammo il film Road to L. di Federico Greco e Roberto Leggio augrandoci di vederlo presto distribuito. Bene, finalmente, dopo che il film ha fatto incetta di premi in Portogallo, Corea, Finlandia e Italia (Ravenna e Fantafestival a Roma), pare essere arrivato il momento di farlo vedere anche al pubblico non festivaliero. Infatti, con una operazione che non ha precedenti in Italia, la Digital Desk ha deciso di tentare la strada della distribuzione in digitale. Il film è stato girato in digitale leggero (DVCAM) e verrà distribuito in digitale in circa 15 copie nelle ormai numerose sale digitali sorte in tutta Italia negli ultimi mesi. Per la prima volta, un film italiano prodotto con un budget ridotto riesce ad avere una distribuzione ufficiale nazionale saltando il passaggio in pellicola, sfruttando allo stesso tempo la grande richiesta di contenuti delle sale con proiettori digitali sparse su tutto il territorio nazionale.
Il film sarà distribuito a partire dal 28 ottobre con il titolo italiano Il mistero di Lovecraft, perdendo un po' il fascino del gioco di parole della procuncia inlese della "L" che presagiva ad un inquietante viagio verso l'inferno. Oltre quello della distribuzione digitale, il film di Greco e Leggio vanta altri record, come quello di essere il primo mockumentary (documentario truccato) italiano e di essere il primo caso di film che ispira un avventura a fumetti (Martin Mystere di Alfredo Castelli) ancora prima di essere distibuito.
Interpreti del film sono Roberto Pulvis e Simonetta Solder, più camei vari di Carlo Lucarelli e Alfredo Castelli nelle parti di loro stessi.
Non mancheremo di darvi notizia delle sale dove potrà essere visto questo gioiellino, e intanto vi rimandiamo ai siti web che parlano del film (con foto, immagini e trailer) aggiornati di recente.


HORROR MAGAZINE

Martin, Lovecraft e il Delta del Po

Dal 16 luglio prossimo, in uscita con lo speciale estivo di Martin Mystère, un albo dedicato al Sognatore di Providence

La scuderia Bonelli, a ogni inizio estate, si prodiga in iniziative che spesso esulano dall'ambito meramente fumettistico e che arrivano anche al pubblico più distante dalle nuvole parlanti: gli albi speciali delle varie testate e i loro allegati, sotto forma di fumetto o di saggio scritto, trattano di letteratura, cinema, storia, archeologia, musica e di altri argomenti specifici con interventi di notevole spessore e interesse editoriale.
Quest'anno, fra le varie uscite, una in particolare interesserà direttamente gli appassionati di H.P. Lovecraft: il tradizionale appuntamento estivo con l'albo speciale di Martin Mystere infatti si rinnova, proponendo un nuovo tipo di allegato, la serie Martin Mystère Presenta, che esordirà nelle edicole con lo speciale estivo numero 22 in uscita il 16 luglio prossimo.

Le 52 pagine del fumetto, sceneggiato da Alfredo Castelli e disegnato dagli Esposito Bros, avranno come protagonista H.P. Lovecraft in persona, calato in una storia fra realtà e fantasia, nella quale si narra che per ideare le sue creature mostruose e le sue divinità aliene abbia tratto ispirazione da alcune oscure leggende del Delta del Po.
Il fumetto è in realtà un adattamento di un interessante docudrama – un documentario in forma di film che contamina realtà e finzione - di imminente uscita e presentato anche al Festival di Cannes: Road to L. - Il mistero di Lovecraft in Italia, di Federico Greco e Roberto Leggio, il cui trailer è visionabile sul sito di cinecittà all'indirizzo: http://www.cinecitta.com/news/documenti/video/2005/03/lovecraft.wmv

Il film racconta l'inquietante cronaca degli 11 giorni passati da una troupe di documentaristi a cercare le tracce di un misterioso viaggio in Italia di Lovecraft.
L'ipotesi alla base del soggetto trarrebbe origine da uno scambio epistolare che ebbe luogo nel 1926 fra lo stesso HPL ed Alfred Galpin, da cui si capisce che uno dei due era stato in Italia, molto probabilmente Galpin. Una lettera in particolare, un autografo ormai accreditato di Lovecraft individuato in un mercatino di Montecatini Terme, riporta disegni delle celebri creature ittiche dell'immaginario lovecraftiano, che secondo alcuni studiosi avrebbero molte analogie con certi uomini-pesce delle leggende del Polesine (la notizia era già stata data lo scorso settembre su HorrorMagazine: http://www.horrormagazine.it/notizie/308 e del Delta del Po.

Queste uscite, il film e l'adattamento fumettistico, sono importanti per due motivi: innanzitutto ci parlano di un mistero (o mystero, data l'occasione) italiano poco conosciuto, ovvero della leggenda degli uomini-pesce fra il Veneto e L'Emilia-Romagna e, in secondo luogo, ci fanno intravedere la possibilità, seppur remota, di un legame culturale fra il nostro Paese e il Maestro di Providence, fino a oggi mai considerata.

Autore: Stefano Mazza - Data: 27 giugno 2005


ZAPSTER.IT

Una sorpresa italiana

Forse la caratteristica più interessante de Il mistero di Lovecraft è quella di non sembrare un film italiano, pur essendo stato realizzato da registi e produttori italiani, e nonostante l'ambientazione sul Delta del Po. Un miracolo nel panorama asettico di questi ultimi anni, una sorpresa di linguaggio, stile, interpretazione e coraggio. Blair Witch Project (perchè di un mockumentary si tratta, un falso documentario) non sarebbe neppure da citare, tanto gratuita (seppur ingiustamente criticata) fu quell'operazione, tanto geniale e necessaria è questa. Lo scrittore horror più grande di sempre, Lovecraft, sarebbe stato in Italia nel 1926 e dalle leggende nostrane si sarebbe ispirato per i racconti che l'hanno reso celebre... una troupe si mette sulle tracce del manoscritto che ha dato origine all'ipotesi e scopre... che non avrebbe dovuto farlo.

Manlio, 20 10 2005

 


 

SERENITY PUB

SULLE TRACCE DI LOVECRAFT

Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è un docudrama (un documentario di fiction) basato sull'ipotesi che il solitario di Providence, lo scrittore amatoriale H.P.Lovecraft, abbia effettuato un viaggio in Italia a metà degli anni 20. "Nel 2004, una piccola troupe internazionale viene chiamata in Italia per collaborare con David, un attore di New York, nella realizzazione di un documentario sul possibile viaggio in Italia del famoso autore statunitense fantahorror H.P. Lovecraft, che ufficialmente, invece, non è mai uscito dagli Stati Uniti. A suffragare l'ipotesi del suo soggiorno in Italia c'è un suo manoscritto del 1926 ritrovato presso un antiquario di Montecatini nel 2002, nel quale Lovecraft descrive le sue ricerche lungo la strada per L. sulle favole narrate nel delta del Po, chiamate "Racconti del Filò". In più nel 1997 Andrea Roberti, uno studente di antropologia, aveva preparato una tesi universitaria proprio su questo stesso tema." [tratto da http://it.movies.yahoo.com]. Lo sviluppo della trama nasconde molte sorprese agghiaccianti. Il film, realizzato da Federico Greco e Roberto Leggio e prodotto da MINERVA PICTURES e DIGITAL DESK, uscirà nelle sale in autunno 2005 ma si è già accaparrato il prestigioso premio Melies d’argento in occasione del Fantafestival di Roma che gli vale l'accesso al prestigioso Melies D’Or che si terrà a Bruxelles nel 2006. Il Melies d’Or e’ il massimo premio Europeo per il cinema fantastico. Il film deve essere un appuntamento per tutti gli appassionati di fantastico oltre che dello scrittore creatore della cosmogonia dei Grandi Antichi. Nel luglio 2005 una riduzione a fumetti è stata proposta dalla Sergio Bonelli Editore in allegato a Martin Mystère Special n° 22.

agosto 2005
 


MERDAFRIENDS (il blog)

 

IL Mistero di Lovecraft - Road to L.

Interessante l'iniziativa di due registi italiani (F.Greco e R.Leggio) di realizzare un lungometraggio che documenti il presunto viaggio del maestro Lovecraft in Italia.
Si parla del ritrovamento casuale di una lettera in un mercatino italiano, lettera che pare abbia fatto partire la ricerca di tracce che confermino l'ipotesi del viaggio, visto che tutti gli storici e studiosi della vita dello scrittore ne sostengono il contrario.
Il manoscritto naturalmente è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso per verificarne l'autenticità...
è autentico.

Le tracce seguite portano ad un paese del comune di Rovigo (quello siglato con "L:" appunto), sul fiume Pò dove sembra che esista da molto tempo la leggenda di strane creature che risalgono dal fiume...uomini pesce insomma, quelli che popolerebbero la terra da tempi immemorabili! Ed io per queste cose scodinzolo!eheheh!

Da quello che doveva essere un documentario, ne è uscito un lungometraggio previsto nelle sale italiane a fine settembre.

Mi appassiona in particolar modo l'idea che non si tratti di un film ambientato nelle sperdute campagne del Texas, che non riguardi leggende indiane scambiate nelle notti di luna piena davanti al fuoco al centro della tenda....ma parla delle nostre leggende, quelle che i nostri nonni scambiavano davanti al fuoco alla fine di una faticosa giornata di lavoro.
Mia nonna mi racconta ancora delle serate passate a cucire davanti al fuoco nella casa dei genitori. le donne cucivano ed una sorella leggeva un libro mentre gli uomini fumavano.
nel racconto viene citato come: i racconti del filò
In quanto le donne filavano davanti al fuoco.
Interessante no?!

sempre per quanto riguarda "Road to L.", è in edicola il numero speciale di Martin Mystére con allegato l'adattamento a fumetti del film. Si fa leggere ma....io lo avrei fatto fare interamente a Baggi, alto che gli Esposito bros!!

saluti melmosi e un po' asciutti dal delta dello Staffora!

laura

lunedì, agosto 01, 2005

 


HORROR MAGAZINE

Il mistero di Lovecraft – Road to L.

Vincitore del Melies d'Argento al Fantafestival di Roma e candidato al Melies d'Or che si terrà a Bruxelles nel 2006, il film di Greco e Leggio sta per uscire nei cinema italiani.

Sebbene gli studiosi di H.P. Lovecraft abbiano sempre sostenuto che il genio di Providence non soggiornò mai in Europa - soprattutto per ragioni di rigida e stretta economia - i giovani autori Federico Greco e Roberto Leggio, hanno cercato di dimostrare il contrario nel loro documentario cinematografico, H.P. Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia, ipotesi che sarebbe stata suffragata dal ritrovamento di un diario di viaggio in Italia, attribuito allo scrittore, e che potrebbe, in un certo qual modo, spiegare le origini almeno di parte della sua cosmogonia.

Nel 1997 un giovane studente di tradizioni popolari del Polesine, Andrea Roberti, tentò di esplorare i presunti legami tra il grande scrittore e le leggende del Delta padano, scomparendo misteriosamente prima di poter confermare la sua intuizione.
Nel 2004, Greco e Leggio, insieme a una piccola troupe cinematografica, hanno ripercorso le orme di Lovecraft e Roberti giungendo fino a Loreo - indicato solo con l'iniziale nel manoscritto - nel tentativo di trovare le risposte alla scomparsa dello studente e all'ipotesi che Lovecraft abbia veramente compiuto un viaggio in Italia nei primi anni '20, durante in quale si sarebbe davvero imbattuto in un essere mostruoso che forse gli fu di ispirazione.
La loro ricerca, però, si è scontrata con l'ostinato silenzio degli abitanti del luogo, nonostante le insistenti voci dell'esistenza di una sinistra confraternita dedita, fin dal XVII secolo, a innominabili culti segreti.
Trasmesso qualche mese fa in televisione dalla Studio Universal, il documentario non ha mancato di suscitare interesse e polemiche.


Convinti della bontà della loro ipotesi, Greco e Leggio hanno ora annunciato di aver completato la realizzazione di un lungometraggio, Il mistero di Lovecraft – Road to L., che prende spunto direttamente dal cortometraggio citato e che è stato da loro scritto, diretto e interpretato insieme a Roberto Purvis, già interprete di altri horror a basso costo, e all'esordiente Simonetta Solder.
Il progetto è stato girato in digitale leggero (dvcam), saltando il passaggio su pellicola, e verrà distribuito nelle ormai numerose sale digitali italiane a partire dal settembre di quest'anno.
Nella versione per il mercato estero l'opera si gioverà, addirittura, del contributo, come voce narrante, di Robert "Freddy Krueger" Englund.

Al soggetto si è interessato anche Alfredo Castelli, padre del fumetto Martin Mystère, edito dalla Bonelli, che ha deciso di trasformarlo in un fumetto già uscito in tutta Italia lo scorso 18 luglio, nello speciale estivo dedicato al personaggio; lo special ha lo stesso titolo del film e mantiene buona parte della sceneggiatura, sia pure con alcuni significativi cambiamenti. L'evento riveste effettivamente una certa importanza in quanto si tratta di uno dei rari casi in cui un fumetto sia tratto da un film piuttosto che non il contrario come spesso è accaduto anche in questo scorcio di stagione cinematografica.
All'interno del volume sono contenuti la locandina ufficiale del Mistero di Lovecraft e due pagine dedicate alla genesi del progetto e ai dettagli dell'operazione.

Venendo all'assunto che tante polemiche ha suscitato, potrebbe essere probabile che il ricco e generoso amico dello scrittore, Alfred Galpin, abbia offerto a Lovecraft l'opportunità di un viaggio in Italia, paese dove "Galp" (come Lovecraft chiamava il prediletto nipote adottivo), effettivamente studiò, visse e morì; ciò che appare strano è che, nel suo vastissimo epistolario, il maestro dell'orrore non abbia mai fatto menzione del suo soggiorno nel nostro paese, a meno che non si voglia considerare come "indizio" la sua entusiastica passione per la cucina italiana, e in particolare per gli spaghetti, esplosa improvvisamente proprio in quel periodo...

Beatrice Manganelli - 27 luglio 2005

 


CINECITTANEWS

 

Il mistero di Lovecraft

Martin Mystère

"H.P. Lovecraft non dice cose gradevoli, per lui l'horror non è uno strumento di intrattenimento come può esserlo per altri scrittori di oggi, come Stephen King. Al contrario, l'autore di Providence scava nell'abisso delle nostre paure, le idealizza, tratteggiandone dei ritratti molto precisi, ancorché simbolici". Sebastiano Fusco, insieme a Gianfranco De Turris uno dei maggiori esegeti dell'opera dello scrittore horror H. P. Lovecraft e principale responsabile della sua diffusione in Italia, ha introdotto così l'anteprima assoluta di Il mistero di Lovecraft, proiettata a Roma all'interno del Fantafestival di Adriano Pintaldi, cui l'opera concorre per il Méliès d'Oro.

La storia del film-documentario di Federico Greco e Roberto Leggio è quella di un viaggio che ripercorre le tappe descritte in un manoscritto - con ogni probabilità attribuibile allo stesso Lovecraft che racconta di un suo fantomatico viaggio in Italia nel 1926. In un'atmosfera di paura ed omertà, segnata dalla diffidenza degli abitanti del Polesine intervistati dai documentaristi, sembrano prendere corpo gli orrori prima descritti nel manoscritto e poi narrati nei suoi racconti dallo scrittore statunitense; orrori che presentano inquietanti ed incredibili analogie.

"Alfredo Castelli, l'autore di "" (noto fumetto della Sergio Bonelli Editore) ha trovato la storia talmente misteriosa e affascinante che ha deciso di trarne spunto per un albo che sarà allegato al numero speciale di "Martin Mystère" in uscita il 18 luglio" spiega il regista Federico Greco. "E come mi ha confermato anche Luca Raffaelli il massimo esperto italiano di fumetti, curatore tra l'altro delle collane di "La Repubblica" - questo è il primo caso di passaggio da film a fumetto avvenuto in Italia, e probabilmente in assoluto. In molti casi c'è stato il passaggio inverso, come per gli americani Sin City o Batman, o i vari fumetti Marvel, ma mai nessun fumetto è nato da un film, e in questo caso è avvenuto addirittura prima che il film uscisse. In Italia poi, i due linguaggi non si sono praticamente mai incontrati".

Oltre all'uscita del film "in versione cartacea" dei prossimi giorni, Il mistero di Lovecraft sarà protagonista di un tour nei più importanti festival mondiali di genere: si inizia a fine luglio con il Puchon International Fantastic Film Festival di Seoul, e si prosegue poi con Malaga, Porto e infine con lo Screemfest di Los Angeles.
"Per quanto riguarda le sale italiane, si sta verificando la possibilità di uscire a settembre nel circuito delle sale digitali, che in Italia hanno recentemente raggiunto quota dieci" continua Greco, "oppure di uscire con distribuzione mista, come è accaduto per Profondo blu".

Prossimo progetto per Federico Greco, già autore dei documentari Stanley & us e Fuori fuoco (con Mazzino Montinari), è stavolta un film di finzione, per la precisione un western metropolitano sulle Brigate Rosse, di nuovo in collaborazione con Montinari.
 

[di M. B.]


IL FOGLIO

Non si sa mai cosa si trova, sfogliando vecchi libri. Spesso, una vecchia lettera d'amore. Meno spesso, una vecchia lettera scritta da un maestro dell'orrore. NEl luglio del 2002 Roberto Leggio trovò in un volume appena comprato - da un antiquario di Montecatini, nel caso vogliate ritentare il colpo - il resoconto di un viaggio dagli Stati Uniti al veneto, con tappa nel Polesine. Indirizzato a Alfred Galpin, era firmato "Grandpa Theo". Due indizi che rimandano a Lovecraft: Galpin era il pupillo, Grandpa theo lo pseudonimo usato dallo scrittore di Providence quando dava consigli ai giovani scrittori. Colpo al cuore. Consulto con il collega Federico Greco, altro lovecraftiano di ferro. Decisione di consultare gli esperti. Pare che la lettera sia autentica, che la data sia verosimile, che i giri di frase siano compatibili con lo stile dei romanzi. per di più, il destinatario ha vissuto a Montecatini per qualche anno, con una moglie italiana. Ne nasce un documentario, presentato a Venezia e intitolato "H.P. Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia". Roberto Leggio e Federico Greco esplorano il Delta del Po, usando la lettera ritrovata come fosse una guida. Forse Lovecraft fece davvero un viaggio in Italia. Forse trovò proprio in Polesine materiale per i suoi libri più famosi, da "La maschera di Innsmouth" a "L'orrore di Dunwich", al "Richiamo di Cthulhu". Forse qualcuno ricorda ancora il passaggio di uno straniero di nome Theobaldus. Forse gli incubi derivano dai "Racconti del Filò".

Dopo il documentario, arriva il film. Sarà in qualche sala - Milano, Torino e Nordest - a partire dal prossimo 20 novembre (in contemporanea uscirà il DVD). Stessi registi. Qualche esperto in meno. Un po' di fiction in più. "Road To L." immagina che Lovecraft abbia incontrato davvero le creature mostruose di cui si favoleggia nei racconti popolari. Quindi le sue storie non sarebbero invenzioni di una mente geniale quanto contorta, ma copie dalv ero. Qualcuno lo dica a Houellebecq, che su Lovecraft ha scritto un volumetto ("Contro il mondo, contro la vita", da Bompiani). E magari gli offra un biglietto per il Polesine, a consolazione del Goncourt perduto. Costato 300.000 euro, girato in digitale, il film strizza l'occhio a "The Blair Witch Project": l'investimento più redditizio nella storia del cinema horror: un finto documentario spacciato per cinema-verità su un gruppo di studenti che a furia di sfruculiare la strega finiscono malissimo. Qui invece c'è una troupe che vorrebbe svelare il mistero: Lovecraft uscì oppure no dagli Stati Uniti?

Manca però il Grande Colpo di Scena. La rivelazione che aspettiamo. La mossa che potrebbe trasformare un onesto documentario e un onesto film in un colpo di genio. Dopo le prime immagini, viste a Venezia, abbiamo sperato. ora lo dicono. Ora confessano. Ora svelano che si sono inventati tutto. Anche la lettera datata 1926. E gli esperti sono cascati nel tranello.

Mariarosa Mancuso - novembre 2005


HYPERREVIEW.COM

Ragazzi, se qualcuno mi avesse detto che oggi, in questa situazione economica e culturale terribile per il cinema, sarebbe uscito (è una parola grossa!) un film come IL MISTERO DI LOVECRAFT non gli avrei creduto. non conosco gli autori ma mi dà l'idea che non si abbeverino per nulla alla televisione - come invece capita alla maggioranza dei nostri registi. il film ha qualche caduta, ma capita a chiunque, la cosa straordinaria è la freschezza, l'originalità e la tensione che si respirano per tutti gli 85 minuti.

21 11 2005
 


TGCOM

Martin è vivo, viva Martin! - Uscita bimestrale e qualche novità

"Perché navi e aerei spariscono inesplicabilmente nel tratto di mare noto come Triangolo delle Bermuda?". E ancora "chi è la misteriosa creatura che si aggira nelle notti di tempesta sulle vette dell'Himalaya?". Correva il 1981 quando tutto ciò compariva nelle quarte di copertina degli albi a fumetti della Daim press, quella che poi sarebbe diventata la Sergio Bonelli Editore. Quel "qualcuno" che avrebbe dato una risposta a quelle domande sarebbe venuto fuori un anno dopo, nell'aprile dell'82, quando nelle edicole fece la comparsa "Gli uomini in nero", preziosissimo numero uno con la prima avventura di Martin Jacques Mystère, di professione detective dell'impossibile, raccontata dall'"umile biografo" del professore, come lui stesso ama definirsi, Alfredo Castelli

Il primo numero bimestrale

 

Di anni ne sono passati parecchi, di "mysteri" Martin ne ha affrontato decine, puntualmente in edicola ogni mese con una collana che periodicamente ha sfornato anche almanacchi, albi giganti, speciali estivi, extra e diverse altre pubblicazioni. Adesso qualcosa cambia: con l'avventura "Il destino di Atlantide", la serie regolare, giunta al numero 279, passa da mensile a bimestrale, e non è questa l'unica novità, come ci ha spiegato in questa lunga chiacchierata Castelli

Come mai Martin diventa bimestrale?
Nasce da alcune mie scelte precise. La prima è quella che i lettori amano l'episodio completo, e con l'uscita bimestrale ci sarà quasi il doppio delle pagine, 164, quindi avrò la possibilità di raccontare buone storie e nei termini giusti. Questo comporta che chi si avvicinerà al personaggio casualmente leggerà la storia completa, potrà interessarsi e quindi diventare un nuovo lettore. Il numero di uscite nel corso dell'anno permetterà una gestione del lavoro un tantino più rilassante, di programmare le tematiche con un certo anticipo. Programmare un po' meglio è necessario. Quando il personaggio uscì, 23 anni fa, era davvero nuovo e interessante, mentre adesso sta subendo una concorrenza terrificante. Prima era difficile trovare in giro cose che parlassero di "mysteri", ora gli scaffali delle librerie, oltre che i palinsesti delle tv, sono pieni di testi e programmi con argomenti di questo tipo. Insomma la concorrenza degli altri media è diventata fortissima, e forse questa scelta della bimestralità può portare a un miglioramento della qualità e delle scelte e magari a un piccolo aumento delle vendite.

Quest'operazione comporta qualche rischio?
Quello maggiore è quello che i lettori, dovendo aspettare due mesi, si disaffezionino e non comprino più la rivista. In realtà poi il fumetto continuerà in un certo senso ad essere mensile, perché con i vari supplementi (speciali estivi, almanacchi, giganti) fuori dalla serie regolare le uscite di Martin saranno praticamente una volta ogni 30 giorni.

 

 

Un ritratto di Alfredo Castelli

 

Raccontaci qualcosa del primo numero del nuovo corso...
Nella prima storia bimestrale, disegnata da Cardinale & Orlandi, si torna proprio alle atmosfere del numero uno di Martin Mystère del 1982, che cominciava con delle tavole ambientate nei fondali delle Azzorre, scenario che abbiamo ripetuto, appunto, nell'albo bimestrale. La storia è inevitabilmente diversa, ma si ricongiunge a quella iniziata 23 anni fa. E' una forma di ritorno alle origini, un po' beneaugurante, per riprendere un meccanismo che nel tempo ha dato le sue soddisfazioni. In questa storia Martin avrà a che fare con Atlantide, uno dei temi portanti della serie, e torneranno alcuni personaggi "storici" come Kut Humi, la guida spirituale, Sergej Orloff, il nemico diventato quasi amico, e tanti altri ancora. Tornerà fissa la rubrica "I misteri di Mystère", che i lettori hanno mostrato di amare molto, allargata a tre pagine. Nel primo numero sarà forse un po' ridondante, racconterà cose che i vecchi lettori sanno già, anche se le cose saranno narrate da un altro punto di vista, ripresentando tutti i personaggi e gli argomenti ricorrenti della serie.

A luglio "salterà" la serie regolare, ma il "mystero" mensile rimarrà...
Infatti torna lo speciale estivo in una collocazione più consona, visto che lo scorso anno era uscito a settembre. La storia, "L'anno della cometa", disegnata da Torti, sarà nello stesso stile di quello degli altri anni, la novità sarà nell'allegato. Il classico libriccino "Il dizionario dei Mysteri" era diventato ultimamente un po' ripetitivo, quindi abbiamo cambiato la filosofia dell'inserto. Ci sarà un piccolo albo di 48 pagine, in formato Bonelli, che inaugura una piccola collana, "Martin Mystère presenta", che conterrà di volta in volta qualcosa di interessante che può piacere ai lettori di Martin. In questo caso c'è la riduzione libera, molto libera, di "I misteri di Lovecraft", un film che uscirà presto in Italia, e che racconta un possibile viaggio dello scrittore nel nostro Paese.

Di cosa si tratta?
Secondo alcuni documenti trovati di recente, Lovecraft sarebbe venuto in Italia, per un anno, nel 1920 o giù di lì. Di questa cosa non si parla da nessuna parte, e in effetti nei suoi diari un buco temporale c'è. Questa documentazione racconta di un viaggio al delta del Po e delle leggende che ricorrono in quella zona, che hanno tra l'altro ispirato uno dei film più spaventosi che abbia mai visto, La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati. Potrebbe essere che Lovecraft in Italia abbia tratto l'ispirazione per il suo mondo dei miti di Cthulhu, con quei mostri sottomarini che potrebbero legarsi alle leggende del Po, ricco di tradizioni per quel che riguarda creature marine e anfibie.

(...)

8 6 2005 - Domenico Catagnano

 


KAOSONLINE.IT

MARTIN MYSTERE SPECIALE ESTATE 2005

di Ciro Alessandro Sacco

Questa volta a noi forse piace di più l'allegato che non il volume principale...

Fumetto fantascientifico

Autori: Alfredo Castelli (testi)/ Rodolfo Torti (disegni)
Editore: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: 2005
Prezzo: 5,00 euro (130 pagine in b/n più fascicolo di 48 pagine in b/n)

Ogni anno due dei personaggi più noti della scuderia Bonelli propongono numeri speciali: Nathan Never, con l’Almanacco della Fantascienza, e Martin Mystére con il consolidatissimo speciale estivo. Lo speciale estivo è sempre stato un appuntamento atteso dai lettori di Martin Mystére dal momento che, oltre a far apparire personaggi interessanti come Dee e Kelly, propone un libretto dedicato all’anno ‘mysterioso’ trascorso dallo speciale precedente: l’Almanacco del Mistero.

Quest’anno c’è stato però un cambiamento: al posto del consueto Almanacco è stata allegata la riduzione fumettistica di un film in uscita dopo l’estate intitolato Il mistero di Lovecraft, in cui si ipotizza che lo scrittore di Providence sia venuto in Italia e abbia tratto ispirazione per alcune delle sue opere (soprattutto quelle relative a Innsmouth e ai Profondi) da certe leggende del delta del Po.

Partiamo dallo speciale. La narrazione parte, come d’abitudine in ogni speciale estivo, dalla base di Altrove, base in cui si vuole mettere a punto una macchina per combattere la sfortuna. Sfortuna vuole, è proprio il caso di dirlo, che una gigantesca cometa sia diretta contro la Terra e che solo un vero colpo di fortuna potrebbe deviarne il percorso. Purtroppo perché la macchina antisfortuna funzioni è necessario trovare un componente molto particolare, il corno di un unicorno…

Il coinvolgimento di Martin Mystere non avviene tramite la solita telefonata da Chris Tower, capo di Altrove, ma perché un suo cliente desidera ardentemente trovare questo corno per neutralizzare la sua capacità di… lo avrete immaginato… portare sfortuna. Ma anche altri sono interessati, non ultimi Dee e Kelly che però non hanno avuto grande fortuna nel tentativo. Ma non mancheranno anche apparizioni della prosperosa Angie, di Brody e altri.

Non racconto lo svolgimento della storia perché sciuperebbe la lettura a chi volesse comprare lo speciale. Posso solo dire che si tratta di un racconto divertente e originale (soprattutto per quanto concerne l’unicorno), una gradevole sorpresa dopo la delusione rappresentata dal Maxi Martin Mystére e dal primo numero della nuova serie. Invito quindi tutti gli appassionati, anche quelli delusi dalla serie regolare, a comprarlo perché la loro attesa non sarà delusa.

Veniamo poi ala riduzione a fumetti dello speciale. E’ oggettivamente difficile fare una critica senza svelarne la trama, quindi mi limito a due opinioni. La prima è che mi sembra davvero molto improbabile che uno scrittore abile ma squattrinato come Lovecraft abbia potuto permettersi un viaggio in Italia e che, data la sua passione per la corrispondenza, un viaggio del genere sarebbe stato certo oggetto di un fitto carteggio. Il secondo è che questo film mi sembra ispirato, come esecuzione e filosofia, al celebre Il mistero della strega di Blair (anche nel finale) e che quindi può lasciare perplessi. Tuttavia, dato che si tratta di un commento alla sua riduzione a fumetti e non sul film (l’espressione ‘documentario’ mi sembra del tutto fuorviante), sarà probabilmente bene vedere l’opera e poi esprimere un giudizio compiuto.

 


CINEMA CASTLEROCK

Il cinema italiano è assetato di prodotti che si sgancino dal solito percorso produttivo e distributivo, per esplorare nuove strade e percorsi che portino lontano dal classico filone di una drammaturgia tipicamente soft e minimalista che va per la maggiore di questi tempi.
Occorrono però registi, operatori, ma soprattutto produttori con un certo coraggio e una certa intraprendenza. Ne mostrano sicuramente Federico Greco e Roberto Leggio, imbarcatisi in un lavoro che sulle prime risultava incomprensibile agli stessi produttori. L'idea di trasformare quello che nasce come un documentario a tesi sullo scrittore americano H.P. Lovecraft, destinato a una distribuzione televisiva, in un film che esasperi alcuni passaggi dell'inchiesta per dare vita ad un climax narrativo che sia fruibile al pubblico delle sale.
Il risultato ricorda, per costruzione visiva e per impatto narrativo, quel The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair fenomeno mediatico oltre che cinematografico di qualche stagione fa. Chi ne lamentava una disonestà intellettuale, oltre che una povertà narrativa, tenga presente che i presupposti che fondano Road to L. sono del tutto distanti e cinematograficamente diversi dal mediometraggio americano.

La passione e la fatica che stanno dietro la ricerca dei due registi (che appaiono in prima persona nel film) e del resto della troupe emergono nel film, a testimonianza del più ampio respiro dell'operazione.
Ma se si deve riconoscere il coraggio e la passione nel dar vita ad un'operazione del genere, innegabili sono i difetti che cinematograficamente privano d'ossigeno il respiro dell'opera.
Non si può non osservare come l'uso costante della telecamera a spalla, da un certo punto di vista, quello della coerenza "documentaristica" del film, obbligato, sia a tratti oltremodo fastidioso. La costruzione di un plot improvvisato, poi, spesso lascia interdetti sulla risoluzione di snodi narrativi, molti dei quali, non ultimo quello finale, risultano di non immediata comprensione.
In fin dei conti, tenute presenti delle difficoltà economiche e logistiche di una produzione totalmente al di fuori dei canali "ufficiali", si deve dar atto di un certo coraggio e di una certa intraprendenza ad un film che, in fin dei conti, non ha molto da dire.


Pietro Salvatori

27 10 2005


REFLECTIONS.IT

Road to L. - Il mistero di Lovecraft in Italia

 

 

 

 

 

Secondo i maggiori studiosi del maestro della narrativa dell'orrore Howard Phillips Lovecraft, lo stesso non si sarebbe mai mosso dalla sua abitazione a Providence, o, quantomeno, non c'erano tracce di un suo interesse per l'Italia, almeno fino al 2002, data in cui il giornalista e scrittore Roberto Leggio trovava su un banco di antiquaria a Montecatini una lettera redatta dallo stesso Lovecraft e indirizzata al suo amico di penna Alfred Galpin, ivi residente nei primi del secolo. La lettera, autenticata dallo specialista Sebastiano Fusco, è una sorta di diario di viaggio, datato 1926, alla scoperta di alcune località del Polesine e delle loro tradizioni popolari, meglio note come i "Racconti del Filò", in cui vi sono tracce di un’antichissima confraternita che dal '600 opera inusuali riti religiosi e venera una misteriosa creatura acquatica molto simile al protagonista della letteratura di Lovecraft posteriore al 1926. Da qui l'idea di ripercorrere quelle tappe con una piccola troupe cinematografica e unidici giorni di riprese, partendo dalla cittadina di Loreo, dove nel 1997 un laureando dell’Università di Padova, autore di una tesi dove si ipotizzavano legami tra le credenze locali e le creature mitiche dell’immaginario orrorifico Lovecraftiano, scomparve misteriosamente.

 

 

I

 

 

 

 

l film è l'ampliamento del documentario H.P.Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia, sempre degli stessi autori e presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia. Presa ora la forma della docufiction, l'opera tutta italiana prodotta dalla Digital Desk (Radio West) di Piergiorgio Bellocchio, si muove in bilico tra i generi operando qualche forzatura lungo il percorso e fiacchi tentativi di "thrilling". Il paragone con l'americano Blair Witch è inevitabile sia per la forma che per il contenuto: un mistero popolare locale, narrato con l'ausilio di diversi formati (letterari grazie all'universo romanzesco di Lovecraft stesso, cinematografici per il progetto in sé e fumettistici grazie al felice accordo con la Bonelli sfociato in uno speciale "Martin Mystere" in uscita il 18 luglio 2005). Scontato l'interesse del progetto per gli appassionati del grande maestro dell'horror, quello del pubblico comune ci può essere solo se ci si cala nello spirito anche un po' goliardico del progetto stesso.

Alessio Sperati


 

 

KINEMAZONE

 

Nel luglio del 2002 Roberto Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i banchi di antiquaria di un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile Zola. All’interno vi rinviene una busta di carta ingiallita contenente una quarantina di fogli compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni.

Scritto in lingua inglese, il manoscritto viene dimenticato per alcune settimane. Ma poi la curiosità fa la sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una cartolina di Venezia degli anni ’20: è firmata “Granpa Theo” (Nonno Teobaldo). Si tratta di uno degli pseudonimi più usati dallo scrittore horror americano H. P. Lovecraft per siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco della sua vita (Providence, 1890 – 1937).

Leggio riconosce la firma e decide di rivolgersi ad un esperto, Sebastiano Fusco, insieme al suo collega giornalista e documentarista Federico Greco. La datazione del diario (1926) si incastrerebbe con alcuni momenti “in ombra” della vita dello scrittore, nonostante i biografi siano certi che Lovecraft non si sia mai spostato dal continente americano.

Ma le prime analisi esteriori sullo stile e la grafia fanno propendere per una conferma dell’attribuzione.

Il risultato è sorprendente: se il manoscritto fosse stato redatto da Lovecraft, diverrebbe anche possibile che lo scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza straordinaria e insolita e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso celebre, in particolare La maschera di Innsmouth e Il richiamo di Cthulhu. Infatti, il viaggiatore avrebbe conosciuto e apprezzato i cosiddetti “Racconti del filò”, la millenaria tradizione popolare del Polesine, i cui protagonisti sono terrificanti esseri acquatici che si aggirano per i canali e i paesini sperduti di una delle zone più suggestive e misteriose d’Italia.
Questa è la storia che sta alla base del film Road to L. di Roberto Leggio e Federico Greco, una sorta real movie dalle atmosfere che possono ricordare Blair Witch Project, anche se dal sapore più gotico, in uscita nel 2005 per la distribuzione internazionale (Minerva Pictures Group). La questione del presunto ritrovamento del diario di Lovecraft e del suo periodo italiano è già oggetto di discussioni su Internet ed ha ispirato un episodio del fumetto Martin Mystere di Alfredo Castelli.
KinemaZOne si augura di vedere il film nelle sale o in DVD al più presto e vi linka il trailer e il sito ufficiale per approfondimenti.

 

Ferdi Carcavallo 5 3 2005

 

 


 

 

 

CINEBAZAR.IT

 

"Road to L." è il titolo dell'instant-movie di Federico Greco e Roberto Leggio che descrive cosa è veramente accaduto durante le riprese del documentario "H. P. Lovecraft, ipotesi di un viaggio in Italia".
Il film Road to L. - The mistery of H. P. Lovecraft in Italy prodotto dalla Digitaldesk di Pier Giorgio Bellocchio e Andrea Marotti, distribuito dalla Minerva Pictures Group sarà presentato al mercato internazionale durante la prossima Berlinale.
Occasione da non perdere per vedere l'interessante e originale film di due giovani autori che hanno ripercorso le tappe dell'ipotetico viaggio sul delta del Po dello scrittore horror più importante del XX secolo.

 

 

 


 

CINECITTANEWS

 

Esordienti, progetti di nicchia, partner internazionali: ha una linea editoriale molto netta la Digital Desk di Pier Giorgio Bellocchio e Andrea Marotti. Quartier generale in un capannone al Pigneto, una sorta di Village romano a ridosso della Prenestina, con teatro di posa e salette di postproduzione, 540 mq, quattro dipendenti e nove soci per una cooperativa molto attiva anche nella realizzazione di clip e spot. Il commerciale è una forma di sopravvivenza indispensabile, per questa azienda di trentenni o poco più. Poi documentari e cortometraggi oppure progetti mirati dai costi rigorosamente contenuti, 200mila € senza i soldi ministeriali o delle tv. "Per stare sul mercato devi fare film che siano un affare, possibilmente girati in inglese, spagnolo o francese per sfondare sui mercati internazionali", dice Pier Giorgio, che alterna l'attività di produttore a quella di attore, mentre non pensa alla regia anche per evitare confronti con il modello paterno.
È girato in inglese Road to L. (il titolo gioca sull'assonanza tra l'iniziale del nome del protagonista e la parola inglese "hell", inferno) di Roberto Leggio e Federico Greco. Un docu drama ispirato a un episodio (vero o presunto) della biografia di uno dei padri del gotico americano, H.P. Lovecraft (1890-1937). Interpretato da attori angloamericani, il film sarà allo European Film Market berlinese. "Lovecraft è lo scrittore horror più letto e venduto nel mondo, eppure in Italia è appannaggio di un pubblico di intenditori, mentre all'estero ha un impatto molto più forte e universale. Ma oltre a ciò il film è una storia di americani che vengono in Italia a fare un viaggio, dunque ha un potenziale internazionale evidente". Bellocchio jr, che è un fautore convinto di questa linea, arriva a dire: "Se Buongiorno, notte fosse stato girato in inglese in America avrebbe avuto una vicenda distributiva diversa, senza nulla togliere alla forza del tema o alla bravura degli attori".
Un altro autore Digital Desk, Alessandro Valori, dopo Radio West FM. 97, sta lavorando a Vagantes, un film di cappa e spada ambientato nel Medioevo che racconta l'avventura dei clerici erranti, i ragazzi che attraversavano l'Europa per motivi di studio, "era una sorta di Programma Erasmus ante litteram". Mentre dall'Argentina sono in arrivo i diritti dell'Eternauta, un celebre fumetto anni '60 politicamente molto schierato contro la dittatura. "Andrea Marotti sta cercando di convincere gli eredi di Hector German Oesterheld a cedere i diritti delle tavole".
Un fumetto nascerà anche a margine di Road to L., un albo di Martin Mystère sarà infatti dedicato proprio alle atmosfere del Delta del Po evocate nel film di Leggio e Greco.

 

 


 

 

COMICUS

 

 

 

 

Il ritrovamento a Montecatini di un diario di viaggio nel Polesine, datato 1926, indurrebbe a riscrivere la biografia dell’autore horror americano che ha influenzato, tra gli altri, Stephen King e John Carpenter. Il più grande scrittore horror del Novecento è stato in Italia? Da questo
viaggio si è ispirato per gli inquietanti racconti che l’hanno reso celebre?

Un documentario, un film e un fumetto provano a dare una risposta.

Nel luglio del 2002 Roberto Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i banchi di antiquaria di un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile Zola. All’interno vi rinviene una busta di carta ingiallita contenente una quarantina di fogli compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni.
Scritto in lingua inglese, il manoscritto viene dimenticato per alcune settimane. Ma poi la curiosità fa la sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una cartolina di Venezia degli anni ’20: è firmata “Granpa Theo” (Nonno Teobaldo). Si tratta di uno degli pseudonimi più usati dallo scrittore horror americano H. P. Lovecraft per siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco della sua vita (Providence, 1890 – 1937).
Leggio riconosce la firma e decide di rivolgersi ad un esperto, Sebastiano Fusco, insieme al suo collega giornalista e documentarista Federico Greco (“Stanley and Us”). La datazione del diario (1926) si incastrerebbe con alcuni momenti “in ombra” della vita dello scrittore, nonostante i biografi siano certi che Lovecraft non si sia mai spostato dal continente americano.
Ma le prime analisi esteriori sullo stile e la grafia fanno propendere per una conferma dell’attribuzione.
E così anche la ricerca documentaristica (H.P.Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia, trasmesso da Studio Universal e presentato al Festival di Venezia 2004), realizzata da Greco e Leggio, approfonditasi nell’estate del 2004. Un viaggio sulle tracce del diario, seguendo gli spostamenti italiani dell’autore fino al Delta del Po. Il risultato è sorprendente: se, come sembra, il manoscritto è stato redatto da Lovecraft, diviene anche possibile che lo scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza straordinaria e insolita e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso celebre, in particolare La maschera di Innsmouth e Il richiamo di Cthulhu. Infatti, il viaggiatore avrebbe conosciuto e apprezzato i cosiddetti “Racconti del filò”, la millenaria tradizione popolare del Polesine, i cui protagonisti sono terrificanti esseri acquatici che si aggirano per i canali e i paesini sperduti di una delle zone più suggestive e misteriose d’Italia. Lovecraft e le sue mostruose creature aliene, divinità crudelissime protagoniste di una cosmogonia alternativa, hanno influenzato con la sua opera – in particolare il Necronomicon e i cosiddetti Miti di Cthulhu – scrittori come Stephen King, Robert Bloch (“Psycho”), Richard Matheson (“Io sono leggenda”), e registi come John Carpenter, Sam Raimi, Brian Yuzna e Roman Polanski.

H.P.L.: Ipotesi di un viaggio in Italia ha già scatenato accese discussioni nei newsgroup sulla possibilità che Lovecraft sia veramente venuto in Italia e sulla verosimiglianza del manoscritto.


“Il documentario è un viaggio affascinante, che non propone nessuna soluzione al mistero ma solo dubbi e domande, confrontando le pagine di Lovecraft coi miti, le leggende e il paesaggio del delta del Po”.
(Aldo Grasso – Il Corriere della Sera)

“Il documentario è davvero ben fatto e approfondito, curato nel montaggio e nella scelta dell’accompagnamento musicale, macabro ed evocativo ed è capace di avvicinare lo spettatore ad uno dei personaggi più misteriosi e controversi della letteratura contemporanea”.
(Elisa Schianchi – RevisionCinema)

“Un documentario che farà discutere a lungo, basato su una lettera che potrebbe avere, tra esperti ed estimatori di H.P. Lovecraft, l'effetto di un terremoto, perché scritta da H.P. Lovecraft durante un viaggio in Italia (!) compiuto alla ricerca di materiale per le proprie creazioni letterarie”.
(Horror Magazine)

“(…) Il documentario di Federico Greco e Roberto Leggio (…) che i cultori dell'horror non vorranno perdere. (…) Documentario o mockumentary?”
(Cristiana Paternò – Cinecittà News)

“Il 31 ottobre non andate al cinema: rimante a casa a vedere la TV. (…) Questo documentario è come un quadro di Magritte: semplice all'apparenza ma carico di simbolismi e suggestioni”.
(Il Periodico)

Talmente controverse e ambigue sono le conseguenze dell’intera ricerca, che non è stato possibile – né concesso – inserirle nella breve versione documentaristica. Durante le riprese, la troupe si è imbattuta in una serie di accadimenti la cui natura ai confini del credibile e
del comprensibile ha convinto la Minerva Pictures e la Digital Desk della opportunità di trarne un progetto cinematografico. "Road to L.", questo il titolo del film, è attualmente in fase di post-produzione.
Inoltre, dalla vicenda Sergio Bonelli Editore sta traendo spunto per l’albo speciale estivo di Martin Mystère, nel quale si racconterà la storia di “Road To L.”: il Film diventa un Fumetto.

 

 


 

 

ROAD TO L. - L'OMBRA DI H. P. LOVECRAFT

ROAD TO L. - L'OMBRA DI H. P. LOVECRAFT

Nel luglio del 2002 Roberto Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i banchi di antiquaria di un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile Zola. All’interno vi rinviene una busta di carta ingiallita contenente una quarantina di fogli compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni. Scritto in lingua inglese, il manoscritto viene dimenticato per alcune settimane. Ma poi la curiosità fa la sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una cartolina di Venezia degli anni ’20: è firmata "Granpa Theo" (Nonno Teobaldo). Si tratta di uno degli pseudonimi più usati dallo scrittore horror americano H. P. Lovecraft per siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco della sua vita (Providence, 1890 – 1937). Leggio riconosce la firma e decide di rivolgersi ad un esperto, Sebastiano Fusco, insieme al suo collega giornalista e documentarista Federico Greco (Stanley and Us, 1999). La datazione del diario (1926) si incastrerebbe con alcuni momenti “in ombra” della vita dello scrittore, nonostante i biografi siano certi che Lovecraft non si sia mai spostato dal continente americano. Ma le prime analisi esteriori sullo stile e la grafia fanno propendere per una conferma dell’attribuzione. E così anche la ricerca documentaristica (H.P.Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia, trasmesso da Studio Universal), realizzata da Greco e Leggio, approfonditasi nell’estate del 2004. Un viaggio sulle tracce del diario, seguendo gli spostamenti italiani dell’autore fino al Delta del Po, passando attraverso la Biblioteca Marciana di Venezia.

 

 

 

 

 

 

Il risultato è sorprendente: se il manoscritto fosse stato redatto da Lovecraft, diverrebbe anche possibile che lo scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza straordinaria e insolita e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso celebre, in particolare La maschera di Innsmouth e Il richiamo di Cthulhu. Infatti, il viaggiatore avrebbe conosciuto e apprezzato i cosiddetti "Racconti del filò", la millenaria tradizione popolare del Polesine, i cui protagonisti sono terrificanti esseri acquatici che si aggirano per i canali e i paesini sperduti di una delle zone più suggestive e misteriose d’Italia. Ma questo è solo l'inizio del nostro cammino verso la conoscenza, perchè la Minerva Pictures Group insieme alla Digital Desk hanno deciso di realizzare da un simile avvenimento tuttora colmo di interrogativi, un lungometraggio per il grande schermo. ROAD TO L. (letteralmente Strada per L. – cioè Loreo, il paesino in cui Lovecraft e i membri della troupe hanno fatto base; ma anche, per assonanza, Strada per l’inferno), può essere considerato come un film racchiuso dentro un documentario, in quanto narrerà gli inquietanti eventi che sono capitati alla troupe durante i loro giorni di estenuanti riprese condotte nel Polesine. La voce narrante dello scrittore di Providence che ci accompagnerà durante la visione di ROAD TO L. sarà quella del grande Robert Englund, un nome che non fà altro che confermare l'interesse che sta generando questo progetto. Lo Splatter Container vi anticipa che a breve pubblicheremo un ricco Speciale ed un'intervista agli Autori, nel frattempo vi offriamo il Trailer della pellicola, la quale dovrebbe uscire subito dopo il periodo estivo.

 

Titolo: ROAD TO L.

Regia: Federico Greco, Roberto Leggio

Produzione: Minerva Pictures Group Digital Desk

Sito Ufficiale : www.digitaldesk.it/roadtol/Roadtol.html

Visualizza il trailer... 

Marzo 2005

 


 

March 14: Lovecraft mystery explored in documentary

Despite the consensus by many scholars that horror master H.P. Lovecraft never even set foot in Europe, filmmakers Federico Greco and Robert Leggio have crafted the documentary ROAD TO L., which claims otherwise. Could the esoteric nature of Lovecraft the man be explained by a manuscript he supposedly wrote that was uncovered in present-day Italy? In 1997, folklore student Andrea Roberti went to explore the link between the great American writer and the dark folk tales of the Po Delta, and was never seen again. Greco and Leggio traveled to the town of Loreo (referred to as "L." in that manuscript) to seek the answers to Roberti’s disappearance and Lovecraft’s possible experience with the sinister being of the Po Delta. They discovered that the locals were keeping something secret, and this BLAIR WITCH-style film explores whether many of Lovecraft’s creations were inspired by a real malevolent entity, and questions why his private life was such a secret. A coproduction of Digital Desk and Minerva Pictures, ROAD TO L. was recently completed and is currently seeking distribution.

—Alexandra Nakelski

 


March 5: The mystery of H.P. Lovecraft in Italy?

I recently received a link through a Lovecraft related Yahoo group for a film called Road to L. According to the website, "1997: A student of folklore named Andrea Roberti hypothesizes the possible link between the horror literature of H.P. Lovecraft and the dark folk tales of the Po Delta, a mysterious and remote part of northern Italy.

2002: One of the directors of the film comes across a manuscript in Montecatini (Italy) which may have belonged to the American writer. This journal, dated 1926, describes travels in Italy through the Po Delta in search of inspiration in the form of local folk stories: the Filò Tales.

2004: A small, tough crew of international filmmakers is put together with the help of David, a New York actor, to make a documentary on the finding of the journal and on the links between Lovecraft and the Po Delta. If the manuscript really did belong to Lovecraft, it would be an extraordinary discovery. As soon as they begin, however, the filmmakers find that Andrea Roberti disappeared in mysterious circumstances many years before, his car found abandoned on the banks of the Po.

The crew sets up its base in the town of Loreo – referred to simply as L. in the manuscript – as the author of the journal did. During their investigations the atmosphere of animosity and foreboding rises and they soon discover that strange and disturbing things have been happening in the area. Events that the locals are eager to keep secret.

The film “Road to L.” is the true account of what took place behind the scenes of the 11 day shoot, reporting how the failures and revelations experienced in L. came to resemble ever more a journey to… Hell."

The website states that Robert Englund is the voice of "Lovecraft", but it's unknown whether this is the same Robert Englund who made Freddy Kruger famous. A quick look at his IMDb listing shows it is not among his credits, but the film itself does not have a listing either...

The website for the film contains the above storyline, a trailer, [some interesting] links and cast and crew credits. Bob Brinkman reports that he has been unable to contact anyone in regards to the production...

Watch this space for more!

(Thanks to Luca Tenaglia)

 


 

March 20: Lovecraft documentary gets press

Road to L, the Italian Lovecraft documentary I mentioned on March 5, was covered by fangoria.com in a more recent news update. There is no mention as to whether Lovecraft's voice is indeed Freddy Kruger's Robert Englund...

Check it out here.

(Thanks to http://www.fangoria.com/)
 

 

 

 

 

 

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