Road to L. merita la promozione a pieni voti o
quasi, e come minimo la più ampia diffusione possibile in rete. Prendendo come
spunto uno dei più abusati espedienti letterari, quello del manoscritto
ritrovato, Federico Greco e Roberto Leggio realizzano un mockumentary tanto
classico nella forma (più gli anni avanzano, più ci si rende conto
dell’importanza che riveste Blair Witch
Project all’interno del cinema di genere) quanto originale nei contenuti.
L’ipotesi alla base del film è un azzardo a tutto campo, una bizzarra
prospettiva che rievoca certe geometrie “sbagliate” tanto care al sognatore di
Providence: postulare un legame fra la tradizione orale del Filò e l’allucinato
pantheon di divinità lovecraftiane è di per sé una mossa decisamente rischiosa.
Sviluppare l’idea lungo il percorso tracciato da Federico e Roberto è da
applausi a scena aperta.
Sono davvero molti i meriti attribuibili al finto documentario, a partire dalla
scelta degli attori, tutti (ottimi) interpreti di se stessi. La troupe
italo-americana, con tanto di parlato bilingue (o, come vedremo tra poco,
trilingue), è credibile e ben caratterizzata, e riesce nel fondamentale compito
di mettere lo spettatore nei panni del partecipante a una ricerca che nella
finzione si vuole spacciare per vera.
A impreziosire ulteriormente il processo di immedesimazione il fondamentale
apporto degli autoctoni: le reticenti testimonianze raccolte dal gruppo, tutte
rigorosamente in dialetto veneto, sono tanti mattonicini che di volta in volta
si sovrappongono l’un l’altro, pezzi di un puzzle che lentamente prende forma ma
che non verrà mai interamente completato.
Al centro di questa fitta rete di segreti, cunicoli (sia metaforici sia reali),
tradizioni legate a strani e antichi culti, i cosiddetti “racconti del filò”,
che, a quanto testimonia il fantomatico manoscritto, tanta parte avrebbero nella
produzione letteraria lovecraftiana.
“Far filò”, ovvero sedersi attorno a un fuoco nelle sere d’inverno ad
ascoltare le storie dei “contafole”, investiti del compito di tramandare per via
orale ciò che non si voleva mettere in forma scritta. Ecco che allora sulla
tradizione del filò gli autori innestano i germi delle allucinazioni
lovecraftiane, accenni al terribile Dagon, dio pesce-rana, e ai suoi immondi
adoratori, uomini destinati a una vita eterna nel profondo degli abissi marini.
E così Loreo, paese del Delta che ospita la chiesa dell’Ordine degli adoratori
di Dagon, diviene Innsmouth, l’orribile cittadina sulla costa del Massachussets
che fa da sfondo a uno dei più famosi racconti di Lovecraft.
Capisco che, per chi legge, il tutto possa sembrare quantomeno forzato, ma vi
assicuro che il risultato è notevole, complice una regia che si destreggia con
sicurezza tra concitate fughe, pause di riflessione, attimi di grande tensione
psicologica e repentini primi piani, tipici del tipo di ripresa scelta, che
rendono giustizia alle ottime interpretazioni del cast. Su tutte spicca la
performance di Roberto Purvis David, nei panni di un attore italoamericano che
sarà il protagonista principale delle riprese.
Sulla doppia finzione del ritrovamento e del documentario se ne innesta una
terza, quella relativa al mistero della sparizione di Andrea Roberti. Studente
di tradizioni popolari, Andrea aveva scelto come argomento per la propria tesi
di laurea proprio il presunto legame tra la produzione lovecraftiana e il
folklore del Delta del Po. La macchina del giovane viene ritrovata nel 1997
sulle rive del fiume, circondata da fogli e appunti per la tesi sparsi nel
fango, e di Andrea nessuno saprà più nulla. La troupe raccoglie quindi le
testimonianze della madre del ragazzo, stranamente rassegnata alla scomparsa del
figlio, della fidanzata Valentina e di un Carlo Lucarelli in versione
Blu Notte, con tanto di mani gesticolanti, finte interviste e spezzoni di
telegiornale dell’epoca. Un altro punto a favore della verosimiglianza del
tutto.
E ancora: ottima la fotografia, un’immersione nei pallidi colori di una regione
avvolta nel mistero, tra paludi e case diroccate, campi a perdita d’occhio e
tetre foreste di pianura alluvionale. Pur all’interno di un contesto storico e
morfologico profondamente diverso, certe atmosfere lovecraftiane sono qui
rievocate con effetti a dir poco sorprendenti, complice l’azzeccata scelta di
una colonna sonora che fa leva sulle suggestioni orali delle filastrocche del
filò.
Cliegina sulla torta, un’efficace chiusura in pieno Blair Witch style, che
ovviamente strizza l’occhio al più classico dei finali del sognatore di
Providence.
Certo, il film non è esente da difetti, e in alcuni frangenti regia e
sceneggiatura peccano di ingenuità: in particolar modo la seconda, che
presuppone troppa conoscenza pregressa dei miti lovecraftiani per poter
risultare appetibile a un pubblico digiuno di Cthulhu & affini, e che risolve
alcune situazioni troppo sbrigativamente, giocandosi tutto più sull’effetto
suggestione piuttosto che sulla credibilità delle stesse. Peccati di
inesperienza che comunque non inficiano la buona risucita del film, ottimo
esempio di come grazie a idee, passione e un pizzico di bizzarra originalità,
anche nel cinema sia possibile attingere allo sconfinato immaginario
lovecraftiano senza scadere nella banalità dell’uomo palmato e del mostro dai
mille tentacoli.
Nota: su
dvd.it il film è in offerta a € 5,99. Fate un favore a voi stessi e agli
autori, premiandone così l'ottimo lavoro.
Caso più unico che raro di mockumentary
(dall’inglese mock= falso e documentary= documentario)
in cui la componente finzionale viene non di rado superata da quella veridica
(con differenze sostanziali rispetto a predecessori più o meno illustri come
F for fake di Orson Welles, 1974, Cannibal Holocaust
di Ruggero Deodato, 1979 o The Blair Witch Project di Daniel Myrick
ed Eduardo Sanchez, 1999). In Road to L., alcuni degli avvenimenti
descritti, soprattutto lo spunto di partenza, cioè il ritrovamento del
manoscritto, hanno una loro radice di attendibilità. L’intenzione iniziale degli
autori di verificare e quindi di documentare la loro ipotesi, vale
a dire la ricerca di un tipo di verità intesa come mero fatto o come dato
oggettivo, viene a scontrarsi con tutta una serie di elementi e variabili che ne
modificano strutturalmente gli esiti inizialmente previsti. Nel mondo in cui
entrano, i confini fra visibile ed invisibile, fra reale ed immaginario,
divengono sempre più labili, indiscernibili. Il documentario che intendono
realizzare[1]
deve mutare per risultare verosimile, giacché la realtà con cui i nostri si
scontrano lo è sempre meno. Solo il racconto di finzione, paradossalmente,
sembra in grado di diventare testimonianza verosimile di una realtà che pare
aver smarrito ogni coordinata di senso. In altre parole, non si può
“documentare” il mistero se non trasfigurandolo.
Lo scambio fra realtà e finzione non è comunque
l’unico presente né l’unico a rivestire un certo interesse al fine di sondare
con una certa pienezza i temi evocati da quest’opera stratigrafica e complessa.
Vi è anche quello fra due diverse, ma strettamente correlate, dimensioni del
racconto: quella locale (il Filò) e quella universale
(la trasversalità e la diffusione di miti e narrazioni con notevoli somiglianze
strutturali ed archetipiche all’interno di comunità, luoghi e tradizioni
distanti e molto spesso incomunicanti fra loro), in un’opera che per certi versi
potrebbe anche essere vista come un saggio di mitologia comparata. Da questo
punto di vista, non sarebbe nemmeno necessario dimostrare la venuta di Lovecraft
in Polesine. Anzi, all’opposto e paradossalmente, volendo porre un confronto fra
archetipi mitici così affini, ma partoriti da comunità incommensurabilmente
lontane dal punto di vista spaziale, forse, nel caso specifico, sarebbe quasi
auspicabile dimostrare il contrario. Elemento questo che equivarrebbe a dire che
Lovecraft potrebbe non aver avuto alcun bisogno di visitare il Polesine per
evocare un immaginario fantastico già del tutto simile al suo.
In stringente contiguità con il tema appena
rimarcato si pongono altri due elementi: quello linguistico e quello xenofobico.
Per ciò che attiene al primo, va sottolineato come tutto il film sia parlato in
inglese (la lingua “universale” per eccellenza della contemporaneità, la lingua
della globalizzazione nonché della colonizzazione culturale operata, ad ogni
latitudine, dai paesi anglosassoni, in primo luogo dagli USA) ed in dialetto
veneto (forma linguistica che è e non può che essere espressione di un luogo
circoscritto a livello geografico, storico, culturale ed antropologico), o in un
italiano connotato da un forte accento e da una strutturazione sintattica
fortemente dialettali. È uno scambio che marca uno scarto, uno scambio ineguale,
un dia-logos mancato. I due gruppi contrapposti nel racconto
filmico, la troupe e la popolazione locale, faticheranno a comunicare, fino ad
arrivare ad un atteggiamento di aperta animosità degli autoctoni nei confronti
dei filmakers. In più, molto presto, anche all’interno della troupe
scoppieranno dissidi, rancori e gelosie, anche se non legate alla lingua, in
questo caso.
Per quanto riguarda invece l’elemento della
xenofobia (dalle parole greche ksenos= straniero, estraneo, ospite
e phobos= timore) esso risulta centrale innanzitutto per capire una
delle cause primarie capaci di scatenare la potenza dell’immaginazione di
Lovecraft: la paura dell’estraneo/straniero appunto. Si tenga presente che
Lovecraft era un razzista convinto, un wasp che, una volta
trasferitosi a New York per sposarsi ed in cerca di fortuna (senza mai trovarne
molta, invero), fu obbligato ad avere contatti con le “razze” che lui giudicava
inferiori: ispanici, italiani e niggers (letteralmente “negracci”)
come lui stesso li chiamava nei suoi racconti. È da questo contatto forzato che
si sviluppa in lui l’immaginario da cui trarranno origine le sue grandiose
mitologie nonché tutta quella infinita serie di esseri mostruosi, nati da
accoppiamenti ibridi, empi ed innominabili. E, si sa, niente riesce a creare
paura più della paura stessa. L’elemento della xenofobia risulta peraltro assai
importante per far luce sui moventi, le pulsioni e le reazioni che connotano il
problematico rapporto con l’Altro in tutti quei sistemi chiusi, le
comunità dell’entroterra veneto così come quelle della provincia americana, non
fa differenza (locale ed universale ancora una volta
si toccano), in cui chiunque venga da fuori, chiunque sia “foresto” (in
un’accezione che accomuna il semplice forestiero allo straniero tout court)
viene nel migliore dei casi guardato con sospetto, nel peggiore con sgomento.
Ecco che allora i volenterosi ragazzi della troupe
si ritrovano catapultati in un universo da incubo che somiglia molto a quello
descritto dallo scrittore di Providence. Volevano seguire le orme di Lovecraft e
si ritrovano dentro ad uno dei suoi racconti o forse direttamente nel cuore del
suo mondo immaginario, magari proprio là dove “[…] il morto Cthulhu attende
sognando.”[2]
In concomitanza con la
mia recensione di
questo film, appena pubblicata su
www.scheletri.com, vi propongo anche qui il trailer cinematografico.
Anche se ha fatto incetta di consensi e premi tra gli addetti al lavoro, "Road
to L." meriterebbe ancora maggior fama di quella che ha. Se un prodotto del
genere fosse uscito sul mercato americano, avrebbe riscosso il successo dei vari
"BWP" e mockumentary vari.
Io non posso far altro che suggerirvi di recuperarlo (si trova abbastanza
facilmente in DVD), specialmente se siete amanti dell'universo lovecraftiano, ma
anche dei film d'atmosfera ambientati in Italia.
Non ne rimarrete affatto delusi.
Quando si è ormai arrivati alla (forse giustificata)
opinione che il cinema italiano non abbia più niente da dire, maggiormente se si
tratta di genere horror, ecco comparire
titoli degni di attenzione come questo.
Road to L. è un film documentario con cui due filmakers italiani cercano di
sostenere la tesi su un probabile viaggio dello scrittore HP Lovecraft in
Italia, nella zona del Polesine.
Il film low budget è quasi interamente girato con una telecamera in presa
diretta (in stile Blair witch project, solo reso dieci volte meglio). Ne risulta
una pellicola decisamente d'atmosfera che procede con sicurezza in un crescendo
di tensione, terminando poi con uno dei finali più belli e inquietanti visti
recentemente.
Particolarmente dedicato agli amanti del genere ed ai lettori di Lovecraft,
resta tuttavia godibile da chiunque.
Giusto per riconfermare che il talento in Italia c'è! peccato per il
menefreghismo dilagante.
I mockumentary italiani non sono moltissimi, ancora
meno quelli che riescono fino in fondo a dar
vita ad un progetto serio ed articolato. Tra questi Il mistero di Lovecraft-Road
to L. è sicuramente
uno dei più riusciti, tanto dal punto di vista produttivo (è infatti un esempio
di come anche in Italia
si possa fare del buon cinema indipendente) che qualitativo.
Road to L non è esattamente, o non solo, un falso documentario, ma un falso
documentario su un
vero documentario. Perché il (presunto) manoscritto autografo di H. P. Lovecraft,
che proverebbe il
viaggio compiuto dallo scrittore americano nel Polesine, alla ricerca della
tradizione del “Filò”, è
stato veramente rinvenuto su una bancarella di libri antichi a Montecatini da
Roberto Leggio. E su
questo ritrovamento Leggio e Federico Greco (registi di Road to L.) hanno
veramente realizzato un
documentario, recandosi sul Delta del Po alle ricerca di tracce del passaggio di
Lovecraft. Solo che
il film in questione non è Il mistero di Lovecraft-Road to L. bensì H. P.
Lovecraft – Ipotesi di un
viaggio in Italia (documentario del 2004 di 26 minuti).
Il che complica notevolmente le cose e confonde le idee. Ancora di più se a ciò
si aggiunge il fatto
che la troupe protagonista di Road to L. è quella che ha veramente girato il
vero documentario
Ipotesi di un viaggio in Italia (ognuno nel proprio ruolo professionale) e che
il materiale raccolto
per Ipotesi (come interviste, immagini) è stato riutilizzato in larga misura
anche in Road to L.
L’operazione messa in piedi è dunque incredibilmente complessa e interessante.
Soprattutto perchè Il mistero di Lovecraft-Road to L sembra sviluppare il
progetto
mockumentaristico in una direzione inversa rispetto alla maggior parte dei film
del genere: non
viene girata una fiction con un linguaggio documentaristico ma piuttosto
“finzionalizzato” un
documentario. O meglio: non viene data una forma realistica ad un contenuto
fittizio, ma
rielaborato un contenuto reale (il documentario) in chiave fiction.
Si tratta dunque di un opera che sperimenta un’insolita contaminazione tra le
forme
cinematografiche del documentario e della finzione e che sottolinea con
intelligenza e originalità
quanto labili possano farsi, nel contesto mediatico, i confini che separano la
realtà dalla finzione.
Vero e proprio “caso” cinematografico per gli
appassionati del genere, “Road to L” rappresenta una vera e propria ventata
d'aria fresca per il moribondo cinema di genere italiano.
Girato come un mockumentary particolarmente realistico, il film prende spunto da
un'idea brillante e originale, molto adatta per avvicinare la figura di Howard
Phillips Lovecraft, uno degli scrittori più amati di tutti i tempi, col nostro
paese.
A prima vista l'Italia può sembrare del tutto aliena agli scenari tipici del
solitario di Providence, ma i registi del film riescono invece a pescare
un'ambientazione, il Polesine, adattissima a evocare gli orrori ancestrali, le
ibridazioni e le vecchie leggende popolari care a HPL.
Impossibile non notare qualche somiglianza col capostipite di tutti i
mockumentary, “The Blair Witch Project”, altro fenomeno cinematografico di
qualche anno prima.
La regia di “Road to L” è però più meticolosa: un pregio e un difetto al
contempo. Un pregio perchè la storia risulta molto più godibile rispetto a TBWP,
un difetto perchè, in alcuni passaggi, si perde l'effetto realistico per dare
spazio al colpo di scena tipico dei film horror.
A ogni modo il film è pregevole e consigliato a chiunque ami le tematiche di
Lovecraft, ma non solo: i paesaggi rurali del Polesine, i racconti del Filò del
folklore veneto, la trama costruita a piccoli passi, quasi come in un giallo,
sono tutti elementi che rendono “Road to L” gradevole anche ai profani.
Ottimo e incoraggiante segnale di vita, dunque: registi come Greco e Leggio
avrebbero bisogno di produttori determinati a credere in loro, anche se forse
perderebbero l'originalità e la naturalezza di lavori come questo, ben lontani
dai classici blockbuster miliardari che un certo tipo di cinema sforna a
quintalate.
(Alessandro Girola)
The Road to L is a highly imaginative exploration of
the mythos of H.P Lovecraft. The tile has a double meaning and refers both to
the road to Lovecraft and to mythical location in Italy where Lovecraft supposed
travelled in 1926 and learned about the old Gods. The story works primarily as a
first person pseudo documentary focusing on the discovery of a travel journal
dated 1926 which is believed to shed light on an unknown period in the life of
H.P Lovecraft. While it was believed he never travelled outside America, the
manuscript suggests he travelled to Italy and there found a small settlement on
which he based his Shadow over Innismouth.
This is a very creative film which slowly develops
from a documentary into something far more frightening and sinister. It starts
as a film about making a documentary and then slowly begins to create a mood of
tension and dread. The township seems suspicious; there is a strange religious
sect which meets each year and local who refuse to discuss their traditions.
There are also underground tunnels which lead under the town. This last feature
really begins to up the tension, at first there is an anti-climax with a
hamster, but then they find the bodies of dead gutted fish and strange markings
in the tunnel and realize something is very wrong. The use of handheld camera
work, limited lighting and the strained interpersonal relations between the
members of the crew - all add to a slow increase in suspense
and tension.
The breakthrough comes as they learn about the Filo
Tales, local legends which seem connected to the stories of H.P Lovecraft. It
also seems that a contact they have been referred to, Andrea Roberta, made a
similar connection and vanished in strange circumstances in 1997 some years
before. As the story unfolds they hear rumours of UFOS, aliens and strange
creatures, these are presented (as is the whole film) with excerpts from
Lovecraft’s tales and occasional graphically illustrated aspects of his mythos.
As they go to explore an uncharted section of the
local region, they findthe same abandoned houses mentioned
in Lovecraft’s tale and things begin to get strange. There is weird music coming
out of nowhere and a sense of menace in the environment.As
their investigations continue and their guide refuses to help any longer, they
become lost and in the darkness and night find what they are looking for...Innismouth
and its occupants...
This is a truly ingenious way of adapting
Lovecraft’s tale. By transplanting it to Italy and connecting it to local myths
and legends,the tales becomes entwined with all sorts of
strange local customs, myths and tales. On a minimum budget with a resourceful
use of handheld camera work, editing, and very occasional special effects, a
mood is created which is brooding and ominous. The soundtrack is superb and
creates a real feeling of threat and menace, it drives the film into some truly
dark territory.
Road to L is a highly successful film
on so many levels, it creates true horror with so little, has excellent
character development, an fascinating plot and creates a mood which will haunt
you for a long time after watching it.
Il ritrovamento di un manoscritto antico, che
sembrerebbe attribuibile allo scrittore statunitense Howard Philips
Lovecraft, mette in moto una piccola troupe americana di giovani cineasti
che vogliono ripercorrere l’ipotetico viaggio dello scrittore nella nostra
penisola.
Per realizzare questo
documentario il gruppo di ragazzi attraversa paesini del nord Italia che
costeggiano il Delta del Po, ove lo scrittore avrebbe, presumibilmente,
viaggiato nell’anno 1926, al fine di scoprire i misteri che aleggiano sul
luogo, per convalidarne l’ipotesi. Durante questa ricerca la troupe fa
capolinea nel paesino di Loreo, qui si spinge all’interno della comunità stessa,
ascoltando i particolari ed affascinanti racconti degli abitanti del posto,
setacciando i luoghi circostanti, infiltrandosi direttamente nei luoghi di
incontro dove le leggende si fondono con la realtà grazie ai “Racconti del
Filò”. Nel mettere insieme i vari frammenti di storie rinvenute, fatti
inspiegabili, verità tenute nascoste agli estranei del posto, i cineasti
apprendono un ulteriore elemento inquietante: la strana scomparsa di Andrea
Roberti, uno studente di tradizioni popolari che si era spinto in quelle lande
con lo scopo di trovare i punti di congiunzione tra viaggio e racconto.
I luoghi sono davvero permeati da tutti questi misteri? La verità equivale a
quello che hanno visto ed udito o c’è una realtà ben più oscura ed insidiosa
pronta ad attenderli?
Road to L. non è una biografia su
Lovecraft, ma una discesa nelle criptiche visioni dello scrittore attraverso
frammenti di paesaggi che inglobano quel sottomondo cupo e desolante capace di
abbandonare un essere umano inerme tra voraci spirali del tempo, dove creature
abominevoli si nutrono del dolore. Federico Greco e Roberto Leggio accompagnati
da Roberto Purvis, Simonetta Solder, Fausto Sciarappa e Fabrizio La Palombara
si immergono in lande evocative, come quelle presenti nel Polesine, nutrendosi
delle tradizioni popolari e facendo emergere con forza direttamente dal passato
figure, situazioni, folk e ombre care allo scrittore di Providence. La troupe si
inoltra nelle terre apparentemente menzionate nel diario sino alla bocca della
serpentina, Innsmouth come “In his mouth” (nelle sue fauci), scoprendo via via
elementi che probabilmente influenzarono la fantasia di Lovecraft sino alla
tragica scoperta finale.
L’idea è molto originale, un gran plauso va
fatto alla regia che non lesina primi piani (sottolineando lo stato di
tensione e di alta emotività che lentamente avvolge la troupe) e
inquadrature delle meravigliose terre (con riprese dall’acqua, dei tramonti
o dell’alba) mentre si perde quando si tenta di sottolineare situazioni di
terrore (la discesa al buio nei cunicoli non riesce a comunicare
adeguatamente il pathos necessario). Il maggior pregio ed il corrispettivo
difetto stanno entrambi sulla stessa faccia della medaglia: l’ottima idea
del mockumentary (il fasullo ritrovamento di un diario attribuibile a
Lovecraft) con l’avventurosa ricerca che ne segue si scontra con una messa
in scena che alle volte latita sul versante del ritmo a causa della bassa
tensione. L’intento originario sicuramente non era quello di girare un film
horror, ma la trama e diversi elementi contenuti (il ritrovamento del video
dello studente) sarebbero stati meglio supportati da atmosfere più morbose e
cupe magari servendosi anche di una colonna sonora (splendida) più presente.
Sicuramente un ottimo risultato per Greco e Leggio, autori di un lavoro
complesso ed ambizioso che merita molta più attenzione della stragrande
maggioranza delle pellicole che infestano i nostri cinema e videoteche.
Scritto da Giulio De Gaetano & Vawe giovedì
19 giugno 2008
Con Donnie Darko e H2Odio, il film indipendente
italiano che Internet e il DVD hanno contribuito a far diventare un cult.
Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution,
IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce
anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).
Vincitore del Méliès d’Argento al Fantafestival
2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al Méliès d’Oro
2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo,
Il mistero di Lovecraft è stato presentato in
concorso in numerosi festival nazionali e internazionali: da Amsterdam a
Malaga, dalla Romania alla Finlandia,
da Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a
Portland, dalla Corea a Israele…
In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle prese con
una crisi produttiva e ideativa mai così profonda,
avere un prodotto in uscita all'estero è
notizia consolante!
Before reading the rest of the review which will
inevitably contain potential spoilers, I will suggest
that Road to L is maybe best viewed with as little prior
knowledge of the film’s events as possible. What I will
also say is that this is essential viewing for all fans
of H.P. Lovecraft.
Those who have read Lovecraft’s works will be more than
familiar with the Cthulhu Mythos; tales of dark alien
Gods, existing long before mankind, still slumbering in
the watery depths, and of the cultists who worship them
in ancient rituals, awaiting their terrible re-awakening.
Lovecraft fans will also be aware that outside his
main body of work, the author frequently corresponded
with other writers within his circle and often kept
journals of his life. The Road to L centres around the
discovery of one such journal, thought to possibly be
that of Lovecraft travelling from the USA to the remote
area of the Po delta, northern Italy, between May and
July 1926.
It describes his on route visit to a vast library (thought
to be the central library of Venice), his interest in
the “supernatural” and the library’s numerous and
ancient occult texts. The journal then further describes
his journey along the Po delta, his experiences of
seeing the local inhabitants in small isolated villages
and hearing the local “filo” tales - the folklore or the
Polesine region.
The Road to L is portrayed as an authentic
documentary, as a film crew led by director Federico
Greco and hired American actor / narrator David Purvis
(Roberto Purvis), set up camp in Loreo (the ‘L’ of the
film’s title) and make their way through the Po delta,
supposedly following in the steps of Lovecraft’s journal
and trying to uncover the mysterious findings five years
earlier of a now missing Italian student Andrea Roberti,
who had been writing a thesis on the “filo” tales and
their connection to Lovecraft’s Cthulhan Mythos before
his mysterious disappearance, his car found abandoned at
the banks of the river Po.
As the crew dig deeper in their research it seems
they’re trying to be misled and thrown off track. They
meet locals from the region who won’t fully discuss the
region’s “traditions” and folklore, or the strange
goings on in the local church, what seems to be an
underground network of secret tunnels and abandoned
looking houses around the riverside. They interview
Andrea Roberti’s mother who seems all too eager to close
the investigation into her own son’s disappearance and
his girlfriend who is reluctant to discuss her missing
love.
Had Lovecraft stumbled upon something much more
sinister and real than the mere “fantasy” of his tales?
Have Federico and his crew stepped out of their depths
and into something that could threaten their lives?
The Road to L is a exceedingly well made and well
acted “mockumentary” in the tradition of, yet far
superior to The Blair Witch Project (or Cannibal
Holocaust without the gore). Fans of Lovecraft will
recognise the reference points to “Shadow over Innsmouth”
and “The Call of Cthulhu” amongst others, the idea being
that Lovecraft’s supposed journey to and experiences in
the region influenced his writing after 1926.
It is to these fans that I would primarily recommend
the film, as the subtle qualities of the piece may not
sink in as much with those not as exposed to Lovecraft‘s
writing. In a time where so much horror seems to be
focused upon excess, yet missing the narrative to
support the splatter, it was really refreshing to sit
down and watch a film that focused more upon suggestion
and subtle atmospheric chills.
Federico Greco has created a great little film that
is worthy of a much wider audience, and certainly of a
much better reputation than the previously mentioned
Blair Witch Project. If you get the chance, I suggest
checking The Road to L out ASAP!
Loreo è un tranquillo paese della provincia
di Rovigo, sorto nell'anno mille sulle due rive del Po, e che mantiene ancora
alcuni edifici e chiese di mille anni fa. Ma che cosa racchiude Loreo? Perchè la
gente che vi abita è restia a parlare del suo passato e a svelare alcuni misteri
che velano le sue vie.
Nel 1997, uno studente universitario di
folklore, Andrea Roberti, ipotizza che il paese di Loiano fu visitato dallo
scrittore Howard Phillips Lovecraft e che , la sua storia, le sue leggende e i
racconti veneti del filò furono le basi dalle quali ideò la sua demonologia. Ed
infatti i punti che coincidono sono diversi. Quattro anni dopo, un giovane
regista acquista da una bancarella di libri usati un documento appartenente a
Lovecraft, in cui lo stesso descrive il suo viaggio e le sue scoperte in una
zona somigliante a quella dove si trova il paese di Loiano. Come si sa, lo
scrittore utilizzava solo le iniziali dei luoghi in cui erano ambientati i suoi
racconti e questo era proprio segnato con L. Da quel momento una troupe
amatoriale partirà per raggiungere Loiano e percorrere tutte le tappe che
ipoteticamente sono segnate nel manoscritto redatto da Lovecraft, scontrandosi
però con l'omertà dei cittadini che evidentemente vogliono cancellare misteri
del passato; fra i quali la misteriosa morte di Roberti.
Un film che forse non ha fra le sue
caratteristiche positive quella dell'originalità visto che considerarlo quasi
identico, non tanto nel modo in cui è diretto (d'altronde è sempre uno pseudo
documentario amatoriale), ma nella trama stessa, a
Blair Witch Project dall'inizio alla fine (e non è un'esagerazione).
Forse ha meno scene di tensione rispetto a quest'ultimo. Però è forse la
continua area di mistero che rende il film interessante. Fra l'altro i posti
ripresi dalla troupe esistono veramente e non sono stati ricostruiti.
Comunque bene o male si fa guardare con un
certo interesse. Il film è costruito in modo tale che tutto possa combaciare
fino alla fine (e in mezzo ci si trovano anche testimonianze di avvistamenti di
ufo e alieni) che lascia però un amaro in bocca non da poco.
Premiato come miglior film al Fantafestival
del 2005, si basa su un documentario degli stessi autori che scrissero un
racconto nel fumetto Martin Mystere basato appunto su questo manoscritto e su un
ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia avvenuto presumibilmente nel 1926.
Recensione del
10/02/2007 written by
Nicola Martini
Tardo epigono italiano di Blair witch project. Anche questo infatti
è un mockumentary che descrive la ricerca di alcuni documentaristi
delle prove che H.P. Lovecraft sia stato in Italia nel 1926 e che molti dei suoi
racconti siano ispirati a leggende del nord-Italia. Sebbene la formula sia ormai
fuori tempo massimo, il film è sorprendentemente bellissimo e molto inquietante
(il finale è agghiacciante) grazie alla perfetta costruzione della storia e al
perfetto look veritè. Purtroppo è uscito direttamente in dvd, ma merita
tantissimo.
gen 2007
Curioso mix tra film
horror e documentario storico, quello messo in piedi dalla coppia italiana
Leggio e Greco (che siano i nuovi Myrich e Sanchez?). Come curiosa è la scelta
di recitarlo in lingua inglese da parte dei giovani protagonisti, con le sole
interviste ai locali recitate in italiano.
La Raro Video realizza la versione in digitale del docu-film con una dignitosa
qualità video e
audio: immagini pulite, ma non molto nitide e dai colori poco accesi; l'audio
risulta corposo sia in multicanale, dove i cinque diffusori vengono sfruttati
abbastanza bene, che stereofonico.
La scelta tra i contributi speciali si limita ad un documentario (gran parte del
quale ripropone il tema portante del film) della durata di 25 minuti e ad alcune
opzioni visionabili con il computer: il supposto manoscritto di Lovecraft in
file pdf ed alcune pagine del numero speciale di Martin Mystere dedicato
all'opera in questione, sempre in file pdf.
Non molta carne al fuoco, ma la pellicola in esame non richiedeva un uso
sperticato di materiale aggiuntivo. Inoltre il film è molto interessante,
un'operazione che, in qualche modo, vuole omaggiare sia un grande autore
contemporaneo che la tipologia di cinema avviata dalla sunnominata coppia
americana in Il Mistero Della Strega di Blair.
May 15, 1926
We sailed from New York’s at 7.12, twelve minutes
late on schedule…
Inizia così, storia di una partenza come tante.
Diario di un viaggio forse vero, forse immaginario.
Nella prima ipotesi, testimonianza sconvolgente per
gli studiosi e gli amanti di H.P. Lovecraft, ai
quali io, ultimo arrivato, voglio rendere conto.
Quaranta fogli ingialliti riempiti con disegni e
parole a inchiostro blu, tenue e sbavato, scoperti
casualmente su una bancarella di Montecatini. Tra i
fogli, una cartolina a firma Grandpa Theo.
Si stima che Lovecraft abbia scritto qualcosa come
ottantasettemila e cinquecento lettere dal 1912 al
1937, utilizzando vari pseudonimi, tra i quali uno
dei preferiti quello a firma della cartolina
indirizzata all’amico Alfred Galpin, che si trovava
proprio a Montecatini in quegli anni. Nessuna delle
biografie di H.P. Lovecraft parla di un viaggio
oltreoceano. A 36 anni, già tormentato dalla
malattia ed in una situazione economica alquanto
precaria, sarebbe stata nient’altro che una
disagevole odissea. Questo manoscritto ritrovato
pare testimoniare il contrario. Di indizi
sull’autenticità ce ne sono, e sono tremendamente
stimolanti, tanto che la sensazionale scoperta ha
portato alla realizzazione di un lungometraggio, a
metà tra documentario e road movie, in cui mi sono
imbattuto altrettanto casualmente. Una troupe a
ripercorrere gli spostamenti di Lovecraft seguendo,
come unica traccia, le vicende raccontate in quel
fragile manoscritto. Prima tappa: la biblioteca
Marciana a Venezia, custode di volumi antichi e
misteriosi, oltre che di un tesoro letterario sullo
scibile umano oscuro e trasversale unico al mondo.
Per Lovecraft il paese dei balocchi. Seconda tappa:
il Polesine, terra di acqua e fango, landa desolata
e placidamente misteriosa. Ora gli indizi si fanno
più forti, perchè i riferimenti biografici lasciano
il passo a quelli bibliografici, e le corrispondenze
tra le vicende oscure incentrate sul paese di Loreo
e quelle raccontate in The shadow over Innsmouth
(1931) si fanno apparentemente schiaccianti.
Il Polesine, storicamente, è terra fertile per
queste leggende. L’avvistamento di esseri strani,
assimilabili a orribili creature metà uomo metà
anfibio provenienti dagli abissi, ha riempito le
cronache dei giornali locali svariate volte nello
scorso secolo. E poi ci sono le storie popolari
bizzarre e spaventose tramandate di voce in voce
nelle riunioni clandestine dei Racconti del Filò.
E ancora confraternite come i Fradei de Loreo
con origini che si perdono nella notte dei tempi.
Tradizioni pagane inquietanti custodite gelosamente
dagli abitanti di quelle zone, tanto gelosamente che
sulla scomparsa di uno studente che con una tesi di
laurea stava approfondendo troppo l’argomento è
ancora mistero fitto. Così, più ci si addentra nel
percorso descritto in quelle pagine di diario di
strada, più si intuisce, e ci si convince, che le
oscure malie partorite dalla penna di Lovecraft
possano aver realmente affondato le proprie radici
nella terra del delta. Terra, nella sua
conformazione, per certi versi difficilmente
accessibile, dove i numerosi canali che si
intrecciano fanno di ogni luogo e comunità un’isola.
Un arcipelago di suggestioni per il quale, seguendo
le descrizioni di H.P. Lovecraft e basandosi sulla
sua concezione dell’universo, sarebbe del tutto
sconsigliabile aver la presunzione di potere
esplorare a fondo.
"Viviamo in una placida isola di ignoranza
nei neri mari dell’infinito
e non era previsto
che ci spingessimo troppo oltre."
(H.P. Lovecraft – The call of Chtuhlu, 1926)
ieri sera non avendo di
meglio da fare mi son visto Road to
L un simpatico finto-documentario vincitore del MÉLIÈS D'ARGENTO al
Fantafestival 2005.
il film devo dire la verità è noiosetto, interpretato da attori italiani che
recitano per buona parte in inglese con un finto accento americano che non si
può sentire.
tuttavia questo Blair Witch Project de'noantri ha i suoi momenti, almeno uno
direi ed alla fine tenendo conto che si tratta di una produzione a bassissimo
budget non è nemmeno troppo male. a parte il fatto che come in BWP alla fine non
succede nulla. ci sono anche diversi cameo nel film tipo Lucarelli o Sebastiano
Fusco. inoltre è sempre bello vedere che qualcuno si fila quel vecchio
scoreggione di Providence a cui volenti o nolenti siamo sempre molto
affezionati.
La trama prende lo spunto da un fantomatico manoscritto di H.P. trovato a
Montecatini che documenterebbe un viaggio in Italia del nostro nel 1926, quindi
precedentemente alla stesura di The Shadow Over Innsmouth. La troupe impegnata a
ricostruire il suo viaggio in questo documentario finirà a seguire le tracce di
Lovecraft da Venezia al delta del Po riscontrando inquietanti analogie con la
vicenda di Innsmouth.
mi ha fatto un effetto strano vedere quelle zone del polesine che non ho mai
visitato e pensare che la mia famiglia è originaria di li.
ma soprattutto ho pensato che ci starebbe bene un servizio di Lucignolo sugli
effetti dei grossi quantitativi di cocaina nelle acque del po sui deep-ones (o
kuo-toa) che ci vivono, magari in relazione all'aumentare di crimini violenti e
misteriosi negli ultimi anni. servizio da mandare ovviamente tra un'inchiesta
sulla prostituzione ed il backstage del calendario di Melita Toniolo.
Road to L. nasce
come un viaggio sulle tracce del viaggio di H.P. Lovecraft in Italia, e finisce
per essere una sorta di incubo dovuto a qualcosa di più.
L. sta per Loreo, il piccolo paese in cui i protagonisti del film vanno a finire
seguendo un manoscritto firmato dallo scrittore con uno dei suoi pseudonimi (Granfather
Theo). L. sta ovviamente anche per Lovecraft. Ma quello che mi sembra
interessante sottolineare è la possibilità di ricollegare il film a un genere:
l’horror. Con “horror” intendo semplicemente “cinema di orrore e paura”, e non
considero (permettetemi di farlo) la definizione più canonica che si dà del
genere, vale a dire “genere di paura, dove la paura nasce dall’irrazionale” (e,
tradizionalmente, l’horror si differenzia dal thriller proprio in
ragione del fatto che quest’ultimo non ricorre all’irrazionale per spaventare). Road to L. è stato definito un mocumentary: un finto documentario,
una pellicola costruita come se fosse un documentario (e dunque una ripresa
della realtà) ma che in realtà non lo è (cioè: dalla visione risulta evidente
che il film non è un documentario). Come ha ricordato Federico Greco durante
l’incontro con il pubblico organizzato da Arturo, Zelig di Woody Allen e Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato sono, ciascuno a modo suo,
mocumentary.Road to L., pur non essendo un thriller, non attinge al
soprannaturale (fino all’ultima sequenza), ma crea tensione legando la realtà
alla possibilità concreta che Lovecraft, scrittore dell’incubo (e, dunque,
autore il cui nome evoca un immaginario di paura), abbia viaggiato in Italia.
Semplificando molto ciò che accade nel film, il viaggio della troupe sulle
tracce dello scrittore in alcune zone dell’Italia settentrionale (il Polesine:
un territorio che suscita terrore, concretamente, per la tipologia di paesaggio,
per la nebbia) scava anche nelle tradizioni locali. Tradizioni locali che
diventano fonte di paura, perché fatte di superstizioni, di personaggi
definibili per lo meno curiosi, invasati. Anche gli assessori, o persone che
rivestono incarichi istituzionali rilevanti, persone quindi estremamente
“stabili”, dimostrano la propria paura di fronte alle domande dei protagonisti
riguardo alcuni argomenti. Da qui attinge Road to L. per spaventare chi è
dentro e chi è fuori dal film: alle superstizioni e al reale viaggio di
Lovecraft, reale perché documentato, reale perché trova un riscontro nelle paure
dei locali. Paure che sono per noi (e per la troupe) una seconda ma non meno
importante fonte di inquietudine.
Più ci addentriamo nella vicenda, più il mistero s’infittisce. Un classico. Ma
non solo. Il mistero si infittisce e la situazione peggiora. Il mistero non
viene risolto ed entra in campo (nell’ultima sequenza del film, la più forte, la
più sensazionale) il mostro, l’irrazionale. Ma solo per un secondo. Ci spaventa
perché prima abbiamo assistito a tutto il racconto, perché conosciamo una storia
(quella riguardante Lovecraft), molte storie (dei locali): il mostro è il colpo
di scena finale, semplicemente il finale di un racconto molto più spaventoso
rispetto al mostro stesso.
Tutto il film è costruito realmente sui fatti di L. (di Lovecraft e Loreo).
Cioè: realmente i protagonisti si sono addentrati in quelle terre e hanno
seguito quel manoscritto. Federico Greco ha ripetuto (per l’ennesima volta,
credo) che, anche se la storia e la sua costruzione possono ricordare The
Blair Witch Project, il suo film non ha nulla a che fare con quest’ultimo.
Per un semplice motivo, è evidente: quando vedi The Blair Witch Project
la prima volta, ti spaventi; se lo vedi una seconda volta, la paura può essere
provocata solo da alcune situazioni: conosci la storia, sai come va a finire,
possiedi molte (troppe) informazioni che ti permettono di distaccarti totalmente
dalla vicenda – questo secondo me è il grosso punto debole del film,
pubblicizzato in modo fantastico, molto efficace sul momento, ma assolutamente
incapace di durare nel tempo. Road to L. non inciampa in questo problema.
Perché il mistero rimane del tutto irrisolto, perché le tradizioni locali
evocano terrori concreti (come in The Blair Witch, ma molto di più) che
rimangono irrisolti, sospesi. Non sappiamo, al termine del film, che legame ci
sia o ci sia stato davvero tra Lovecraft e Loreo. Ma sappiamo che c’è stato. E,
ipotesi, se anche non ci fosse stato, quello che dicono e quello che fanno gli
abitanti di Loreo, i loro comportamenti, sono davvero strani, inquietanti. In
questo senso Road to L. – Il mistero di Lovecraft spaventa: perché va
anche oltre Lovecraft, va a Loreo. Dove Lovecraft è stato, ma dove esiste
una realtà spaventosa già di per se stessa.
Questo non significa mettere in secondo piano l’oggetto principale del film (il
viaggio dello scrittore). Ma significa affiancare a questo oggetto un secondo
oggetto altrettanto spaventoso e misterioso. In questo stanno la forza e la
bellezza di questo mocumentary: nell’indagare due realtà (Lovecraft e
Loreo) che in questa storia (e in passato) si sono incontrate, e non per caso.
La descrizione di Loreo è infatti la descrizione della tipica città dell’orrore
lovecraftiano. E, alla fine, il mostro di cartapesta è il tipico mostro
lovecraftiano.
All’inizio dell’incontro Federico ci ha detto che, se non avesse viaggiato in
treno, ci avrebbe portato quel mostro da esporre in sala. Sarebbe stato davvero
divertente avere accanto quell’essere. Ma capisco che il controllore delle FS
avrebbe avuto qualche difficoltà.
E sono in attesa di vedere il suo prossimo (meglio: vecchio, nel senso di già
girato) film: un horror, si dice, terrificante.
Arturo vi propone un film
(su YouTube) sulla serata, realizzato da Gianni Donvito (che ha curato anche le
musiche originali) per Studiocinema.
Vi raccomando inoltre alcuni siti e articoli correlati: primo tra tutti il
Diego-ThePulpit, poi il nostro
Road to L.
al Ravenna Nightmare Festival. Infine
splattercontainer.com.
Io sono l’origine del
mondo, il centro dell’universo, organismo in espansione,
prima dentro e poi oltre l’origine prima conosciuta, quella immaginata,
scoperta e messa in scena da Courbet nel 1866, quell’origine e quel
centro che alla mia nascita si è modificata, spostata, al mio fianco prima
e poi sempre di più, sempre più spostata, allontanandosi, e al mio fianco,
invece, si sono accostate informazioni ed esperienze, persone, alcune più
lontane altre più vicine, al di là della volontà, e tutte, persone, esperienze
ed informazioni, estremamente mobili e disordinate, a illuminare altre
informazioni
ed altre esperienze, del mio e di altri universi, creando relazioni
e dinamiche che il mio solo centro non sarebbe in grado di cogliere, perché
il centro è importante se ci sono le periferie, che al centro stesso, anche
quando è senza qualità, danno senso, perché, dopotutto, l’oggetto esiste
soltanto mercè i suoi limiti, e quindi in forza di un atto in qualche modo
ostile verso l’ambiente che lo circonda. Senza il Papa non vi sarebbe stato
nessun Lutero, senza i pagani nessun Papa, perciò è innegabile che la più
profonda associazione dell’uomo con i suoi simili è la dissociazione.
E storia di dissociazione e di conflitti è anche il film che da un mese è
possibile trovare nelle videoteche del circuito Blockbuster, Il mistero di
Lovecraft
- Road to L, che Federico Greco e Roberto Leggio hanno dedicato
a H.P. Lovecraft e al Polesine, terra dominata da tragedie, acqua, fango
e leggende, continente inesplorato che segue i ritmi di un tempo proprio,
personale, agglomerato di paesi e di case, di uomini, violato dalle alluvioni
e dal mare, anche lui in espansione, che penetra nella terra, contamina,
pezzo di sale che se getti in una pozza non trovi più, ma l’acqua, dovunque
tu l’attinga, è salata.
E proprio in questa terra chiusa in se stessa ma squarciata dalla ferita che
è il fiume, in questa terra, anni fa, si trovò a passare Lovecraft, scrittore di
racconti gotici e di orrore, saccheggiato dal cinema (da La città dei mostri di
Roger Corman al Re animator di Bryan Yuzna e Stuart Gordon), nato il 20
agosto del 1890 a Providence, Rhode Island, uno dei tanti che aveva immaginato
l’esistenza di un pianeta oltre Nettuno, uno dei tanti americani che
non è mai uscito dagli Stati Uniti, uno dei tanti che trovava in Verne, Poe
e Wells spunto per i suoi racconti, uno dei tanti che aveva organizzato uno
scherzo letterario, il Necromicon o “Libro dei morti” scritto dal fantomatico
poeta Abdul Alhazered, uno dei tanti, quindi, ideale soggetto per un
mockumentary, uno dei tanti morti nel 1937, quando la follia della guerra
non era ancora stata e la follia del nazismo non ancora svelata.
Associare Howard Philips Lovecraft al Polesine non è operazione facile, ma
possibile se la si lega ad un enigmatico manoscritto trovato in un mercato
dell’antiquariato a Montecatini, sola testimonianza di un viaggio dello
scrittore americano, l’unico e solo viaggio che avrebbe compiuto fuori dagli
Stati Uniti, lontano da Providence, proprio verso la terra del Po. Di questo
manoscritto, anzi, di una copia di questo manoscritto, è armata la troupe
protagonista de Il mistero di Lovecraft, troupe americana e antipatica, un
attore,
che su questa storia da la faccia in ogni senso, una segretaria di edizione,
un fonico e i due registi, Roberto Leggio e Federico Greco, lo stesso che già
ci aveva portato alla ricerca di Kubrick con Stanley and us, e poi dei rapporti
tra cinema e terrorismo con Fuori fuoco, e che questa volta si dirige verso
quelle stesse terre esplorate da Florestano Vancini negli anni Cinquanta e
oggi da Michele Mellara e Alessandro Rossi, altra coppia di giovani registi,
che hanno appena ultimato Un metro sotto i pesci, il racconto, con calma e
dolcezza, dello stesso Polesine, terra crudele strappata al fiume dalle
idrovore,
ma che il fiume cerca continuamente di riprendersi senza calma e
senza dolcezza, attraversando comunità che parlano dialetti incomprensibili,
chiuse ed impermeabili, composte da poche decine di persone, che
vivono di pesca o del lavoro nei campi.
Calma e dolcezza che, appunto, non sono nel bagaglio di questa altra troupe,
che cerca invece di imporsi e di imporre le proprie esigenze, che non
rispetta le tradizioni e parla durante i riti, che non crede e cerca di svelare
cose che non sono svelabili, perché, indipendentemente da quel che diceva
Paul Valery, non sempre la ragione è nel giusto.
La strada verso L. parte dal manoscritto, nel quale si parla di un viaggio e di
credenze e miti che sono propri sia del Polesine sia di uno dei libri
fondamentali
dello scrittore americano, La maschera di Innsmouth. E quindi in camper,
per girare un documentario, attraverso strade abbandonate, villaggi
abbandonati, aiutati da un antropologo del luogo e da un altro testo, una
tesi di laurea scritta sette anni prima da uno studente che si è avvicinato
proprio agli stessi temi che questa troupe sta cercando di analizzare, ma
che sette anni prima, è misteriosamente scomparso, forse morto.
Confrontarsi con realtà chiuse non è facile, soprattutto se si è animati da
fieri intenti post coloniali. E non è facile quando non è chiaro ciò che si sta
facendo. Certo: si vuole verificare se un pazzo americano che ha scritto
dei libri ha fatto un viaggio in una determinata terra, una delle più grandi
scoperte del secolo per gli studiosi di questo scrittore, ma per noi, che a
stento abbiamo letto uno dei suoi tanti racconti, ben poca cosa. Come ben
poca cosa è sapere che in quegli anni, e anche dopo, su quella stessa terra,
si aggirava indisturbato un extraterrestre, verde e con gli occhi a palla. Ma
il gioco si svelerà quando scopriremo che questo essere caduto sulla terra
ha palpebre che non si chiudono in orizzontale, come tutti noi, ma in verticale.
E allora possiamo forse capire che dello scrittore, del manoscritto,
della troupe antipatica e americana, dei due registi alla ricerca vana di
una storia da raccontare, a noi non interessa nulla. Per vedere quello
che dobbiamo vedere, va cambiata la prospettiva dello sguardo, bisogna
abbandonare le nostre palpebre e sostituirle con nuove totalmente da
reinventare. Cambiare gli occhi, come faceva, appunto, l’originale uomo
che cadde sulla terra, il David Bowie diretto da Nicolas Roeg. Cambiando
occhi, cambiamo sguardo e cambiando sguardo quello che ci appare,
solitario e in primo piano, al di là del genere, perché sia chiaro, Il mistero
di
Lovecraft - Road to L è prima di tutto un film di genere, anzi, di vari generi,
mockumentary, documentario, horror, indipendente (perché anche l’indipendenza
può essere genere, e lo è quando non è sorretta da voglia di
sperimentare, ma da semplici necessità produttive), quello che ci appare
è la storia di una terra e di una comunità, delle sue canzoni e delle sue
strane ninna nanne, di villaggi che sono stati abbandonati perché
l’industrializzazione,
la globalizzazione e i sicari dell’economia hanno scientificamente
distrutto l’Italia contadina, di una terra che oggi e da quindici
anni ha rilevanza e voce politica, fatta da quelli che urlano contro i negri
che rubano il lavoro, rubano nelle ville e violentano le donne, e che una
rilevanza e una voce politica la aveva anche quaranta anni fa, e anche
prima, negli anni trenta e negli anni quaranta, quando scendeva per strada
con i fucili a combattere il fascismo, o quando scendeva nei campi a
combattere la riforma agraria. Quando si combatteva non solo per la
terra. La voce, un canzone, loro la hanno sempre avuta. E noi raramente
la abbiamo ascoltata, perchè raramente siamo stati capaci di ascoltarla.
La sentiamo registrata, che si insinua nei nostri Ipod o computer, ma dal
vivo, attraverso il vero suono della voce, attraverso l’ascolto della natura,
non siamo in grado di udire.
Una cultura orale e distante, una storia orale e distante. Una storia che
ha necessità di diverse forme per essere raccontata. Perché le culture
alternative non possono utilizzare forme e stili delle culture non alternative.
Non si possono raccontare le storie dei contadini della bassa
con le biografie – sostenevano alla Lega culturale di Piadena negli anni
Settanta – perché la biografia richiede approfondimenti e discussioni
da pari a pari, tra chi ha gli strumenti per fare emergere la biografia e
chi quella vicenda la ha dentro. Sono cose che si dicono da sempre, si
dicevano negli anni Settanta e si dicono ancora oggi, guardando per
esempio i casseur della banlieu parigina, che durante le manifestazioni
degli universitari francesi scendevano in piazza al loro fianco, ma per
derubarli di tutto, di cellulari e portafogli, perché del dialogo a loro,
poco importa, perchè le loro rivendicazioni sono altre e completamente
diverse: non un lavoro stabile, ma un senso per la loro vita quotidiana,
e loro, i giovani della banlieu, hanno forme e strumenti di comunicazione
completamente diversi, i video musicali, amatoriali o i fumetti per
esempio, ed è una strana coincidenza che anche questo Mistero abbia
avuto una sua vita oltre lo schermo, proprio sui fumetti, grazie a Martyn
Mistere che ha dedicato un suo numero a questo film, mettendo in
scena Greco, Leggio, la troupe e Lovecraft.
Percorsi dell’indipendenza, come percorsi dell’indipendenza erano
quelli di The Blair Witch Project a cui Il mistero di Lovecraft - Road to L
allude
in mille sue sfumature, fin dall’inizio, con il riferimento alle leggende,
e poi con i meccanismi produttivi, l’uso di Internet e così via. Ma anche
The Blair Witch Project rimandava ad altre cose, tanto che, all’epoca,
fu denunciato per plagio da Ruggero Deodato, perché troppo simile a
Cannibal Holocaust, che già nel 1979 rimandava al gioco tra quello che è
vero e quello che vero non è, come facevano gli snuff movies, o come,
dopo, ha fatto l’arte contemporanea, sempre in prima fila quando si
tratta di seguire le mode, con la storia del serbo Darko Maver, artista
che fotografa le ricostruzioni di stupri ed omicidi, per poi scoprire che
il Maver di cui si parla non è mai esistito e che le presunte ricostruzioni
sono foto reali (per quanto possa essere reale una foto).
Il mistero di Lovecraft - Road to L è quindi un percorso, il percorso di una
serie di persone per terre lontane e vicine, ed un nostro percorso, attraverso
memorie. È un gioco di connessioni. Davanti al film non siamo
nudi: ci presentiamo con il nostro passato e con la nostra memoria,
ripercorrendolo,
stravolgendolo e dissolvendo i nostri ricordi e le nostre
emozioni con ricordi ed emozioni nuove. La visione di queste realtà
non è un’esperienza di rilettura attualizzata del tempo. È esperienza
che sconvolge il tempo e lo spazio, che permette di essere contemporaneamente
qui e altrove. Rivedere tutto, riparlare di tutto per non
parlare di niente, per distruggere e devalorizzare il nostro passato, per
attaccarci al presente.
Niente più è nuovo, le terre da scoprire sono terminate. E quelle che
abbiamo scoperto, i luoghi o i territori della mente, probabilmente sono
già stati percorsi altrove. Le connessioni della mente, nel film di Leggio
e Greco, diventano connessioni reali, già compiute. C’è bisogno di
qualcosa d’altro, di qualcosa che viene da altri universi, da altri luoghi
non ancora esplorati per poterci sorprendere, e farci rimanere senza fiato.
Perplessi. E chiedersi se tutto ciò abbia un senso, non è la domanda
importante. Come non è importante sapere quale è la nostra posizione
rispetto a quello che ci succede intorno. Perché intorno a noi succede
di tutto. È la periferia, dei luoghi, degli sguardi e della mente, ciò su cui
bisogna concentrare l’attenzione. Sbattere le palpebre, verticalmente.
Io sono l’origine del mondo, il centro dell’universo. E, in quanto tale,
non conto nulla.
"Road to L. - Il mistero di Lovecraft" è un film assolutamente
imperdibile per gli amanti dello scrittore americano e non solo!
Già dall'inizio il film è denso di un atmosfera misteriosa e
inquietante al tempo stesso,tutto rimane in bilico tra realtà e fantasia,e con
questo il film confonde lo spettatore, lasciandolo con molti dubbi fino al
terrificante e spaventoso finale. Gli stessi registi hanno detto che non deve
essere preso come un film "su lovecraft", bensì come un film "alla Lovecraft",
ovvero "se Lovecraft avesse dovuto scrivere una sceneggiatura, come l'avrebbe
fatta?", bè, credo che la risposta sia "Road to L.".
Il film scorre molto bene per tutta la sua durata,ed è sorprendente come riesca
a coinvolgere lo spettatore in questa spirale di terrore,incubo e atmosfera.
La parte migliore del film è il finale, che non voglio svelarvi per evitare di
rovinarvi la visione, che allo stesso tempo dice tutto e non dice niente e
lascia lo spettatore di stucco, come nei racconti del grande scrittore di
Providence, geniale.
Ett filmteam som
inkluderar den verkliga regissören till filmen Road to L samlas i Italien
för att göra en dokumentär om Lovecraft, den kände amerikanske skräckförfattaren,
mest känd för sina Cthulhu-myter. Filmteamet är där för att undersöka påståendet
att Lovecraft vid ett tillfälle lämnade USA under en period för att besöka
Italien, och att en serie händelser där utgjort grunden för flera av hans kända
berättelser. Deras enda ledtråd är ett manus, kanske skrivet av Lovecraft själv,
som hittats i en liten stad som kallas Loreo, eller helt enkelt ”L”. När de
anländer till ”L” börjar ett flertal oförklarliga saker att inträffa.
Lokalbefolkningen uppträder som en sekt iklädda huvor och det hörs mystisk sång
från husen. De upptäcker också att den som senast försökte undersöka ”L” är
försvunnen, och när hans gamla videoband dyker upp inser de alla att sanningen
kanske är närmare myten än de först trodde…
Silvermeliesvinnaren från förra årets fantastiska filmfestival i Rom visar upp
en otäck blandning mellan dokumentär och spelfilm, vilket gör att den befinner
sig i samma tradition som Blair Witch Project och Cannibal Holocaust.
Filmen lyckas också på ett subtilt sätt att fullständigt skrämma livet ur en. En
fantastisk hyllning till Lovecraft och ett måste för både fans och de som vill
lära sig mer om hans moderna myter.
Kasper Heftholm Kristensen
Progetto indipendente,
Road to L. è un documentario geniale ed originalissimo, creato da due giovani
registi italiani amanti di Lovecraft, che hanno avuto la brillante idea di unire
in una sola pellicola due leggende: quella dell'homo saurus, mito e folcklore
delle valli del Polesine, e quella di un improbabile viaggio in Italia di
Lovecraft, la cui inesistente voglia di viaggiare gli valse l'appellativo di
"Solitario di Providence". La vicenda si svolge come una vera campagna da gdr;
uno dei due registi-attori rinviene il manoscritto di Lovecraft e ottiene un
finanziamento per farne un documentario; ingaggia una troupe, formata da tre
giovani cineasti italo-americani, e insieme partono in camper alla volta di
Venezia e di Loreo, un minuscolo villaggio teatro del viaggio di Lovecraft.
Giunti a Loreo, iniziano le stranezze; l'ostilità dei locali, unita
all'atmosfera di abbandono e di inquietudine del Polesine, inducono il gruppo
alla disperazione; dopo lunghe ricerche, il gruppo rintraccia i familiari di un
giovane ragazzo del posto, che prima di scomparire scrisse una tesi di laurea su
Lovecraft e sui legami del Solitario con le leggende del Polesine; questa pista
conduce il gruppo attraverso passaggi sotterranei, misteriose confraternite di
anziani cantastorie e dei loro inquietanti segreti, e l'incontro finale, che
rivelerà l'orribile segreto di Loreo.
Questo film è un "gioco", uno dei tanti creati intorno ai Miti di Cthulhu, e al
gioco partecipano davvero tutti; nel corso del film non mancheranno un paio di
camei, uno di Sebastiano Fusco, grandissimo esperto e curatore delle edizioni
italiane di Lovecraft, e il giallista Carlo Lucarelli. Nonostante la natura di
prodotto indipendente, il film, che ha vinto il Melies d'Argento nel 2006, ha un
montaggio ottimo e sequenze di CG molto suggestive; l'edizione in DVD, curata da
Raro Video, contiene ottimi extra; un ulteriore documentario di 25', e lo
pseudo-manoscritto in traccia rom, bellissimo esempio su come costruire un "prop",
oltre al classico booklet che caratterizza i prodotti Raro Video.
Il mistero di Lovecraft s’infittisce
Un piccolo film italiano diventato un caso mondiale
Diretto da Federico Greco e Roberto Leggio con produzione a cura
Digital Desk e Minerva Pictures, è disponibile da circa un mese in
noleggio e vendita un piccolo film italiano che in breve è diventato un caso
mondiale grazie all’abile campagna pubblicitaria e all’alone di mistero che lo
circonda.
Nato come mediometraggio in stile documentaristico, il progetto di Greco ha
riscosso un tale interesse da trasformarsi presto in lungometraggio vero e
proprio, lungo 86 minuti e narrante le vicende di una troupe di attori e registi
che, stimolati dal ritrovamento di una lettera apparentemente scritta da
H. P. Lovecraft e recante le prove di un suo viaggio in Italia,
s’imbattono in misteriosi culti aventi parecchi punti in contatto con quelli
delle divinità cthulhiane.
Il mistero di Lovecraft – Road to L. gioca la carta della
commistione fra fiction e documentario e per toni e metodo ricorda alla lontana
The Blair Witch Project. Oltre all’importanza di vedere alcuni piccoli
paesi italiani legati a leggende e atmosfere lovecraftiane, il film si distingue
anche per alcuni potenti e emozionanti dipinti di Ursula Equizzi che, con
Andrea Bonazzi, è una dei pochi artisti nostrani genuinamente interessati
e influenzati dall’opera del Solitario di Providence.
Il lungometraggio è distribuito da 01 Distribuition e vincitore del
Méliès d’Argento al Fantafestival 2005 grazie al quale il film rappresenterà
l’Italia, il 26 agosto, al Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico
Europeo.
Il mistero di Lovecraft è stato e sarà presentato in concorso in numerosi
festival internazionali: “Festival del Film Fantastico di Amsterdam”, “Semana
Internaciònal de Cine Fantastico” (Malaga), “TIFF” (Romania), Espoo Ciné
(Helsinki), “BARS” (Buenos
Aires), “H.P. Lovecraft Film Festival” (Portland, USA), “PIFAN” (Corea)…
Visione, cum grano salis, raccomandata a ogni fan del grande scrittore
americano!
Of the once
prospering Italian genre cinema of the 1960's and 70's, there is increasingly
only a faint shadow creeping across film and television screens. Yet this
depressing fact couldn't keep a small group of Italian enthusiasts from shooting
the sinister Il Mistero di Lovecraft – Road to L. The premise: did Howard
Phillips Lovecraft (1890-1937), the American writer of weird literature,
once journey to the Italian Po Valley? As odd as the starting point may sound,
there are plenty of macabre folktales and local legends in the Italian province.
As one of the few Italian directors, Pupi Avati brought a bit of that hidden
culture to the cinema with such excellent horror films as La Casa delle Finestre
che Ridono, Zeder and l’Arcano Incantatore. This mockumentary from Federico
Greco and Roberto Leggio doesn't belong to the Avati tradition, but lies more in
line with the American do-it-yourself-do-it-on-digital principal of the hit The
Blair Witch Project: a documentary crew goes in search of the hypothetical
Italian trail of the author who created the Cthulhu myth of the Old Gods. After
decades of filmmakers who neglected the hard to visualize cosmical horror of the
HPL oeuvre, or who simply just used his work as a jumping off point for zany
pieces of splatter-amusement (Re-Animator and co.), Greco and Leggio have chosen
for a smartly balanced solution. The timeless, chilling magic the Hermit of
Rhode Island called upon when telling the stories of the fictitious towns of
Innsmouth and Arkham, depended largely on illusion and suggestion – which
ingredients happen to be the most important pillars of the mockumentary genre.
Onward to dark Italy then, and bring your flashlights along.
Con Donnie
Darko e H2Odio, il film indipendente italiano che Internet e il DVD hanno
contribuito a far diventare un cult.
Dopo l’uscita italiana con la Rarovideo e la 01 Distribution,
IL MISTERO DI LOVECRAFT – ROAD TO L. esce
anche in Spagna, il 31 ottobre 2007 (Halloween).Vincitore del Méliès d’Argento al
Fantafestival 2005 – grazie al quale il film ha rappresentato l’Italia al
Méliès d’Oro 2006, l’Oscar del Cinema Fantastico Europeo, Il mistero di
Lovecraft è stato presentato in concorso in numerosi festival nazionali e
internazionali: da Amsterdam a Malaga, dalla Romania alla Finlandia, da
Taranto a Ravenna, da Buenos Aires a Portland, dalla Corea a Israele…
In un momento di gravissima difficoltà per un cinema italiano alle
prese con una crisi produttiva e ideativa mai così profonda, avere un
prodotto in uscita all'estero è notizia consolante!
Sembra proprio che il futuro del cinema
italiano sia fuori dalle sale. Dopo la rottura del ghiaccio di
Dario Argento (Ti
piace Hitchcock?) e
Alex Infascelli (H2Odio)
il "vizio" del DVD ha contagiato tutti, grandi e piccoli: prima
Lamberto Bava con il
truculento The Torturer, poi è stata la volta di
Eros Puglielli con
l'enigmatico
AD Project.
Oggi tocca ad una vechia conoscenza di KinemaZOne, ossia Il mistero
di Lovecraft di Federico Greco
e Roberto Leggio la cui
distribuzione in DVD (Raro Video, 01 Distribution)
arriva dopo un glorioso tour per le sale digitali di tutta Europa in cui
ha raccolto premi di ogni tipo. Il mistero di Lovecraft è un mockumentary (un finto
documentario) che racconta le riprese di un documentario vero -
anch'esso sul DVD - su un ipotetico viaggio in Italia dello scrittore
americano H.P. Lovecraft.
Nonostante la
01 Distribution abbia voluito
citare H2Odio nella pubblicità del DVD, Il mistero di
Lovecraft è un film sostanzialmente diverso da quello di Infascelli,
sotto diversi punti di vista. L'unico punto di contatto tra i due film è
la modalità di distribuzione, in quanto il film di Greco e Leggio
rappresenta in pieno la rivoluzione del cinema digitale essendo stato
concepito come tale sin dalla fase di preproduzione. Il ritmo stesso del
film e le inquadtrature sono pensate per una collocazione "leggera", da
videoclub o da Home Video, mentre il film del visionario Infascelli è
chiaramente un intrusione (opportunistica) in un mondo - quello digitale
- al quale non appartiene, essendo caratterizzato da una cadenza lenta e
una fotografia dark che conciliano la pennica in poltrona come poche
altre visioni domestiche.
Non sto qui a
recensire il film già visto un po' di
tempo fa grazie alla generosità di
Federico
Greco, ma soltanto a consigliarvi ancora una volta di vedere
Il mistero di Lovecraft e comunicarmi le vostre impressioni, anche
solo per capire se il mio entusiasmo sia motivato o è soltanto
un'ossessione...
Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è sicuramente una delle opere cinematografiche
italiane più originali, fresche, interessanti degli ultimi dieci anni, e
proprio per questo impossibile da vedere a cinema (è girato completamente in
digitale), ma acclamatissimo ai festival in giro per il mondo. Finalmente è
uscito in
DVD per la Raro Video e così sono riuscito
a vedere questo film che inseguo ormai da più di un anno, diventando ormai
un'ossessione. L'ho visto di notte, approfittando della veglia al sonno
instabile della piccola, e credo di aver così creato il contesto migliore
per il film.
Per chi non lo sapesse, Il mistero di Lovecraft è un mockumentary,
ovvero un finto making-of di un documentario vero (H.P.
Lovecraft - ipotesi di un viaggio in Italia, contenuto nel DVD) che
racconta del ritrovamento di un diario attribuito al maestro della
letteratura horror H.P. Lovecraft e che ne proverebbe un soggiorno in
Italia. Il film di Federico Greco
e Roberto Leggio ci mostra come i
realizzatori del documentario (un ragazzo e una ragazza americana, due
registi italiani e un fonico spagnolo) nel ripercorrere il viaggio
raccontato nel diario si siano imbattuti in misteriosi riti
pesudo-dionisiaci e creature mostruose che ricorrono nella poetica dello
scrittore di Providence.
Il film mi ha entusiasmato e terrorizzato allo stesso tempo. Tutto il mondo
misterioso raccontato, il Polesine, i filo’, la biblioteca Marciana, erano
tutte cose delle quali avevo sentito parlare ma di cui ignoravo il fascino.
Il film ha solo qualche piccolo debito nei confronti del celebre The
Blair Witch Project (giusto il finale) e nonostante che per il 70% si
parli inglese, alla fine è un lavoro che valorizza e diffonde un aspetto
della nostra cultura popolare e tradizionale non molto conosciuta.
Le comunità del delta del Po che fanno vita a se e rigettano
qualsiasi tipo di intrusione dall’esterno coltivando il mito del terrore per
creature mostruose mi ha ricordato la comunità di The Village di
Shyamalan. E poi, quello che più
conta per valutare la riuscita di un mockumentary, è il fatto che mi abbia
lasciato pieno di dubbi. Dubbi su quanto di quello che ho visto fosse
fantasia, sceneggiatura e quanto fosse vero. Credo di poter affermare senza
sembrare pomposo che Il mistero di Lovecraft, per la sua
caratteristica di essere in pratica "il making-of di se stesso", possa
essere definito meta-cinema. Non un cinema nel cinema ma un cinema
fuori dello schermo.
Un lavoro come questo avrebbe dovuto prima di tutto essere finanziato come
opera di interesse culturale nazionale, mentre invece (che tristezza) fatica
ad essere distribuito.
Consiglio a tutti di trovare l'occasione di vedere questo film o di comprare
il DVD.
Sul sito del
regista Federico Greco c'è il calendario aggiornato delle
prossime proiezioni (per i Napoletani: a giugno è all'Ischia
Film Festival).
Auguro a questo film tutta la fortuna che merita.
Pois é amigos, não podia deixar de fazer uma
referencia especial a esta pelicula, que em primeiro
lugar aborda o mestre intemporal da literatura de
horror,e em particular um dos meus autores favoritos
H.P.Lovecraft. O filme parte de um pressuposto : que
ele mesmo,o mestre do sobrenatural H.P.Lovecraft,esteve
em Itália numa viagem enigmática e de todo
desconhecida.Mas a questão é : Será que esteve mesmo
?? Pois é,o filme baseia-se nessa ideia e conduz-nos
a uma viagem pelos labirintos " imemoriais " do
desconhecido,e acima de tudo,dos pesadelos que
assombravam o mestre.É inevitável esperar,especialmente
para os aficionados de Lovecraft, uma gradual e
inexplicável tensão de ansiedade/terror,que emana de
todas as suas obras,ser em parte transposta para o
filme, e dessa forma transformá-lo num essencial e
louvável legado Lovecraftiano. Sem dúvidas, ou
minimamente reservas, UM FILME A VER....
Allora, posso tentare
di fare una recensione speciale di questo film, che,
in primo luogo, tocca un maestro senza tempo della
letteratura horror, in particolare uno dei miei
autori preferiti, H.P. Lovecraft. Il film parte da
un presupposto: che lui stesso, il maestro del
soprannaturale H.P. Lovecraft, sia stato in Italia
per un viaggio enigmatico e totalmente sconosciuto.
La questione però è: era proprio lui? Il film si
basa su questa idea, e ci conduce in un viaggio nei
labirinti "immemori" di ciò che non si conosce, e,
in primis, degli incubi che adombravano (la mente
del) il maestro. è in evitabile aspettarsi,
soprattutto per gli appassionati di Lovecraft, che
una tensione graduale e inesplicabile di
ansia/terrore, che emana da tutte le sue opere, sia
in parte trasposta nel film, o che lo trasformi in
una essenziale ed encomiabile eredità lovecraftiana.
Senza dubbi o riserve minime, un film da vedere.
Questo coraggioso film- documentario appartiene al
genere che potremmo definire “horror” anche se non
nei suoi crismi tradizionali. Mentre all’estero ha
riscosso un grande successo di pubblico, qui in
Italia ha avuto una promozione pari a zero.
E’
stata notata una certa somiglianza con la pellicola
americana “Blair witch project”, ma in realtà il
film se ne discosta profondamente sia per la forma
che per il contenuto.
La
capacità maggiore di questa non pellicola è
stata quella di creare delle atmosfere di
inquietudine e di angoscia, nelle quali lo scrittore
Lovecraft era maestro.
Il pretesto del lungometraggio è il ritrovamento,
nell’anno 1997, di un manoscritto presumibilmente
dello stesso autore, (su cui devono ancora essere
fatti tutti gli accertamenti e studi filologici del
caso), su di una bancarella del mercato
dell’antiquariato di Montecatini.
Sulla base delle informazioni contenute nello
scritto, si parla di un probabile viaggio in Italia
di Lovecraft, fino ad allora mai documentato.
In
particolare, il viaggio sarebbe avvenuto nella zona
del Polesine, luogo in cui viene girato questo
documentario.
Dal
presunto viaggio in Italia, Lovecraft avrebbe preso
l’ispirazione per scrivere i racconti di “Innsmuth”
in cui si narra di oscure e deformanti presenze e
di creature mostruose proprio nella zona sopra
citata.
Si
fa inoltre riferimento, alla tesi di un certo Andrea
Roberti, originario di Padova, che avrebbe scoperto
delle possibili contaminazioni letterarie fra gli
scritti del celebre autore di horror, e “I Racconti
del Filò” appartenenti alla tradizione locale del
Polesine.
Partendo dallo spunto di queste ricerche, una troupe
di attori, assieme al regista, al fonico delle
riprese ed allo sceneggiatore, si recano sul posto
per indagare più a fondo su tali misteriosi ed
inquietanti sinossi letterarie.
Da
quel momento, la macchina da presa, con continui e
nauseanti movimenti, ci introduce in quel pezzetto
di mondo solitario ed abbandonato che è il Polesine,
dove regna l’omertà della gente che si rifiuta di
collaborare, raccontando le misteriose leggende del
proprio paese.
I
ragazzi della troupe, nonostante le predominanti
ostilità degli abitanti intervistati che proteggono
pervicacemente i segreti della propria tradizione
popolare, continuano ad indagare in quest’atmosfera
quasi onirica, ai confini con la realtà, trovando
molti indizi ma poche testimonianze.
L’unica testimonianza che getta scompiglio e che
determina la prima grande incomunicabilità fra i
protagonisti di questa “spedizione”, è il racconto
da parte di un abitante del posto, dell’apparizione,
vicino al fiume, di una figura mostruosa, molto
simile ad un alieno, che sbatte le palpebre
verticalmente e che ha una forte rassomiglianza con
una delle tante terrificanti creature descritte nei
racconti di Lovercraft.
Oltre a questa prima scoperta, ne seguirà un’altra:
quella della presenza di un segreto passaggio
sotterraneo di una chiesa pregna di mistero, da dove
i “FRADEI”, membri di una strana setta religiosa del
posto, partirebbero ogni anno, per l’esattezza, il 6
giugno, per una processione che si conclude con una
riunione fra gli adepti in cui nessuno sa che cosa
avvenga.
Il
percorso claustrofobico all’interno di questo buio
tunnel , che porterà ad una prima piccola
rivelazione, è un percorso in cui si addentra anche
lo spettatore, stimolato da questa ricerca,
incuriosito sempre di più dalle tracce misteriose
disseminate per tutto il racconto.
Ma
poco importa i risultati cui giungono i giovani;
attraverso le immagini pervase da una costante
inquietudine di fondo e da momenti di suspence e
tensione emotiva, specialmente a causa delle
frequenti liti ed incomprensioni fra i membri della
troupe, si respira un’atmosfera psicologicamente
angosciante ed ansiogena.
Oltre alle immagini, i ragazzi vengono turbati anche
dall’ascolto di suoni inquietanti, come quello di
una nenia lontana, ancestrale, che i nostri
protagonisti credono provenire da una casa
abbandonata.
Non
assistiamo a nessun terribile omicidio, a nessun
tipo di violenza, nessuna presenza di sangue sullo
schermo, ripercorriamo soltanto, insieme a questi
giovani, un viaggio alla riscoperta di quelle che
potrebbero essere le prove documentali frutto della
tesi di Roberti.
I
protagonisti vengono in possesso delle cassetta in
cui Andrea Roberti fece delle riprese a quella
famigerata casa abbandonata, dopo di che, non si
avrà più traccia dello studente, scomparso,
paradossalmente, proprio dopo il ritrovamento del
manoscritto.
Il
mistero aleggia su tutta la diegesi, ma si viene
costantemente stimolati, si partecipa assieme ai
protagonisti, cercando di scandagliare tutta la
presunta verità sulla vita segreta degli abitanti
della zona.
I
ragazzi non arrivano a delle certezze; bensì a dei
barlumi di conclusioni, attraverso un’analisi
letteraria dei testi di Lovecraft; come la
similitudine fra la parola “Innsmuth” e “ in his
mouth”, che riprendendo testualmente dallo
scrittore, fa riferimento al luogo in cui
presumibilmente si trovava durante il suo
ipotizzabile viaggio in Italia : “nella bocca del
Po”, e quindi, forse, in un paesino che si potrebbe
situare proprio lì, dentro la bocca del fiume: a
Santa Maria in Punta, dove i nostri protagonisti si
recano.
Essi
osano persino riprendere una riunione segreta fra
alcuni paesani che si riuniscono tutte le settimane
per raccontare di strane leggende, dando vita ai
così detti “Racconti del Filò”, ma vengono presto
scoperti e costretti ad interrompere le riprese.
La
forza di quest’opera è senz’altro nel non detto, nei
silenzi angosciosi o nelle chiassose discussioni fra
colleghi, è negli interstizi, nelle sospensioni, nel
non mostrato, ed è proprio nella regione
dell’immaginabile e del non dimostrabile che si
addensa tutta la paura, la tensione, la suspence del
racconto.
Siamo lontani anni luce dalle topiche
rappresentazioni filmiche dell’horror di origine
statunitense; quello cui assistiamo è una semplice
documentazione di vita reale che addensa su di sé
molte perturbanti domande senza alcuna definitiva
risposta.
Ed é
forse questa la migliore qualità del film: proporre
degli interrogativi, dare degli input, solleticando
il desiderio dello spettatore di conoscere, di
saperne di più.
Cristina Battigambe
Vooraf zie ik nog even Sheitan, afgelopen vrijdag al
besproken door Erlijne en Berend Jan. Daarna begint Il Mistero Di Lovecraft -
The Road To L. Dit is al geen aantrekkelijke titel, vind ik. En echt
aantrekkelijk wordt het gebodene ook niet, ehh, geboden. Het is een Italiaanse
film, waarin Italiaanse acteurs Amerikaanse mensen spelen. Yeah, wright.
Uitgangspunt vormt een manuscript dat in Italië is gevonden wat geschreven zou
zijn door de Amerikaanse horror auteur H.P. Lovecraft, van wie altijd werd
aangenomen dat hij nooit buiten de V.S. was geweest, en dat hij zijn inspiratie
voor morbide verhalen kreeg uit nachtmerries als gevolg van een getraumatiseerde
jeugd. Niet dus. Althans, dat denken de personages in deze Blair Witch-kloon.
Zij gaan in Oost-Italië op zoek naar clou's die moeten bewijzen dat Lovecraft in
Italië is geweest. Lekker belangrijk, zou je denken. Dat dacht ik ook. De hele
film door. Als je iets onzinnigs als uitgangspunt neemt voor een mockumentary (graag
zelfs), neem dan iets wat echt tot de verbeelding spreekt. Het manuscript noemt
wat plaatsen en taferelen, die de personages vervolgens proberen te vinden in
oude Italiaanse dorpjes, tot ze in een moeras terecht komen en een theorie van
een bovennatuurlijk wezen (de Homosaurus!) hen bezig houdt. En dat niet alleen:
de onderzoekertjes krijgen ook nog eens flinke ruzie. Nou nou wat is het
allemaal spannend.
Vergeef me mijn cynisme. De film komt eerder over als een reisprogramma, waarin
enkele van de niet bepaald interessante plekken van het toch zo rijke Italië
worden beschreven. De 'vondsten' blijken allemaal nutteloos, en het soapgehalte
dat er ontstaat vanwege de ruzies en een heuse liefdesaffaire is onvergeeflijk
hoog. Dat er uiteindelijk nog wel een homosaurus wordt ontdekt is tenminste iets,
maar zelfs hierin schuilt amper gevaar, want onze lieve vrienden overkomt niks.
Het mysterie van Lovecraft is een grote teleurstelling: het is allemaal
allerminst mysterieus, en dat gene wat merkwaardig lijkt blijkt niets boeiends
te zijn. En dat terwijl het toch allemaal fictie is. Dan had het toch wel wat
gekker gemogen, nietwaar?
IL FALCONE MALTESE
LOVECRAFT, OVVERO L’ELOGIO DELL’INGANNO
Esce nelle sale e in DVD “Road
to L.”, mockumentary italiano, già vincitore di un Méliès d’argento e invitato a numerosi festival internazionali,
nonché ispiratore di un fumetto. A partire dal ritrovamento di un manoscritto
del grande scrittore americano, racconta una storia tra cronaca, mistero e
allucinazione. Ne parliamo con uno degli autori, Federico Greco, che ci spiega
la regola del gioco.
Lovecraft non si allontanò
mai dagli Stati Uniti in vita sua. Allora perché il contenuto di un manoscritto,
ritrovato casualmente a Montecatini nel 2002, lascia supporre che invece sia
addirittura venuto in Italia e si sia lasciato affascinare da quelle lande
nebbiose, dalla topografia labirintica e cariche di misteriose leggende che
circondano il delta del Po? Nel film l’inquietudine nasce dalla sapiente miscela
di fatti veri e inserti di pura invenzione. Gli incontri con personaggi locali
ripresi nel loro autentico disagio mentre sono incalzati da domande sui misteri
di alcune antiche pratiche tra il sacro e il profano di cui tentano di occultare
la sopravvivenza, si combinano con immagini in cui lo scarto illusionistico è
tangibile e al tempo stesso effimero. Questa troupe di documentaristi, seguendo
le labili tracce decifrate da pagine consunte, troverà la soluzione di un enigma
o piuttosto è tutto un gioco per mettere in scacco gli spettatori? A questa e ad
altre domande risponde Federico Greco che insieme a Roberto Leggio ha costruito
con rigore questa finzione che per certi versi potremmo definire “alla Borges”.
Anzitutto, perché un
mockumentary?
-
Perché se nel
novero delle sfide del secolo quelle sulla comunicazione e sulla gestione
dell’informazione sono tra le più avvincenti, e se è vero che spesso le notizie
vengono artatamente manipolate per porgere al pubblico dati falsi trattati in
modo da sembrare autentici, è giusto che il cinema sveli questo meccanismo. E
allora ecco che un mockumentary (da mock,
finto, e documentary,
NdT) si rivela il mezzo più adatto per coinvolgere in prima persona lo
spettatore in una strategia di cui è spesso vittima inconsapevole. Trascinandolo
in una pseudo-realtà, come se stesse effettivamente assistendo a una
riproduzione del vero, ma poi guidandolo verso lo svelamento dell’inganno, lo si
rende non più semplice recettore passivo, ma soggetto, costretto a capire come e
dove finisce il dato reale e inizia la creazione dell’elemento fantastico.
Lo spettatore diventa
insomma una sorta di protagonista off
screen, che
interpreta le immagini e le rielabora?
-
Sì e si rende
conto anche di quanto sia semplice oggi imporre una volontà di distorsione della
verità, grazie ai mezzi di cui disponiamo. Solo che, finché lo si fa con un film
è una cosa, quando a adottare questi meccanismi sono gli organi d’informazione,
la televisione su tutti, allora la portata della bugia si fa ben più grave e
diventa più difficile fare distinzioni.
Perché Lovecraft come punto
di partenza?
-
Prima di tutto
perché veramente avevamo tra le mani un suo manoscritto che, come si vede nel
film, è stato esaminato da uno studioso esperto dello scrittore, e quelle pagine
ci hanno portato a Loreo e sul delta del Po, facendoci imbattere in remote e
radicate tradizioni e segreti gelosamente custoditi. E poi perché Lovecraft
stesso è autore di un celebre inganno letterario.
Un moock (mock+book)?
-
Sì, uno
pseudo-biblium, il Necronomicon,
di cui parla in molte sue opere facendo credere ai lettori che lo abbia
realmente scritto e infine, in History of
Necronomicon,
raccontando come quel libro in realtà non sia mai esistito e di come lui lo
abbia inventato di sana pianta. Dunque noi, volendo fare un film su Lovecraft,
abbiamo finito per fare un film “alla Lovecraft”, cioè così come lo avrebbe
fatto lui se ne avesse avuto la possibilità. La sfida era anche quella di
rendere sullo schermo il turbamento evocato dalla visione dei suoi mostri, che
sono sempre metaforici e impossibili, tali che il terrore che suscitano è
sottile e ti resta dentro, poiché non generano lo spavento di un momento che può
essere smaltito con una risata: sono creature mentali, frutto delle nostre
intime angosce, ancorché spesso rimosse.
Secondo te, perché a fronte
di una stagione di gloria per la letteratura di genere in Italia, nel cinema non
si assiste ad una riscoperta e ad una rivalutazione altrettanto felici?
-
Semplicemente
per questioni produttive. All’estero si comprano i diritti cinematografici di
molti libri di genere, mentre da noi si ritiene che i costi da sostenere per
finanziare un certo tipo di film sarebbero troppo onerosi. Con Road to L. abbiamo giocato
scopertamente con il genere, anzi forse ai puristi il risultato potrebbe anche
non piacere. Ma secondo me, a partire dalle regole codificate, si deve applicare
una sorta di reinterpretazione. L’Italia ha vissuto un periodo di grande
valorizzazione del cinema engagé,
soprattutto negli anni ‘70 e in quel filone i film più riusciti sono proprio
quelli che hanno in parte tradito le norme narrative, come Indagine
di Petri, che si fa metafora del sistema, valida oltre la contingenza, nel
momento in cui distorce il canone del film giallo o poliziesco. Oggi sarebbe
straordinario se si riuscisse a fondere la tradizione del film di denuncia con
quella del cinema di genere: riusciremmo a raccontare meglio la realtà che, in
definitiva, è assai più sfuggente di quanto non vogliano farci credere.
Road to L.
Monsters and co.
Un docufiction che si basa sulla possibilità che
H.P. Lovecraft si sia recato in Italia nel 1926 e abbia tratto spunto dai miti
tradizionali del Polesine per i suoi racconti.
Ci ha lasciato in
eredità il mito di Cthulhu, impronunciabile quanto terrificante saga di
un'antica creatura proveniente da dimensioni sconosciute assieme alle sue feroci
divinità. Ma quando Howard Philips Lovecraft morì, il 15 marzo 1937, al
Jane Brown Memorial Hospital di Providence (Rhode Island), non esisteva neppure
un'antologia dei suoi meravigliosi racconti. Oggi è considerato uno dei padri
della letteratura soprannaturale e orrorifica.
Lovecraft non ha mai messo il naso fuori dai confini degli Stati Uniti, ma Il
mistero di Lovecraft (Road to L.) si basa sulla possibilità che il
"solitario di Providence" si sia recato in Italia nel 1926 e abbia tratto spunto
dai miti tradizionali del Filò del Polesine per i suoi racconti più famosi. Il
Filò è una tradizione tramandata per secoli, nei paesi e nelle campagne. Una
sorta di iniziazione alla vita. Mentre si lavora, si fila, al caldo della stalla
e si fa Filò tutti assieme, dai bambini ai nonni, trasmettendosi usanze,
consuetudini, canti, fiabe, superstizioni. A Lovecraft interessava il passato,
l'ignoto, lo straordinario. "L'emozione più forte del genere umano è la paura, e
la paura più antica è la paura dell'ignoto", scrisse in un saggio del 1927.
Il film, un progetto a lungo coltivato dai due registi Federico Greco e Roberto
Leggio, ha l'aspetto di un "docufiction", in un gioco di rimandi tra
realtà e finzione. Per assaporarlo bisogna dare credito agli autori, bisogna
esporre il proprio "pensiero magico", quello che convive con il "pensiero
razionale" in costante interazione nella quotidiana sperimentazione della realtà
di ciascuno di noi.
Il regista Federico Greco è "cresciuto" nel culto di Stanley Kubrick (a
cui ha dedicato un appassionato documentario, Stanley and Us).
Impossibile non partire dal regista americano. Kubrick ha rinnovato i generi,
sconvolgendoli, rielaborandoli e ridefinendone i codici. L'obiettivo del suo
cinema è quello di creare una cosmogonia, una riduzione dei caratteri di tutta
l'umanità in immagini e suoni. Kubrick, come ha spiegato il critico di Positiv
Michel Ciment, era in grado di percepire tutte le angosce del mondo
contemporaneo e, in quanto lettore di Freud e appassionato di psicanalisi,
sapeva dare ad ogni film un approccio differente e profondo. Nella mani di
Kubrick, infatti, il genere horror (con Shining) raggiunge potenzialità
d'invenzione uniche, perché, sotto un'avvincente narrazione, si leggono temi
fondamentali legati all'uomo occidentale. Fedele al suo idolo cinematografico,
Federico Greco smonta gli ingranaggi del genere horror, mostrandone i singoli
elementi, lo assolutizza, e ne innesta i presupposti (Lovecraft) nella cultura
popolare (il Filò).
Ma, scopertamente, il regista è più interessato al come che al perché. Ecco
dunque che il salto dal documentario alla finzione non è mai completo: si
visualizzano i meccanismi della dimensione narrativa, del fare cinema, si mette
in scena lo sviluppo del film, ripreso nel suo farsi.
di Camillo De Marco
SENTIERI SELVAGGI
Si
ispira a un film di qualche anno fa, il noto (e sopravvalutato) The Blair
Witch Project, anche Il mistero di Lovecraft (Italia 2005, di
Federico Greco e Roberto Leggio), definito dai registi un “mockumentary”, ovvero
un documentario nel quale la realtà e la finzione si intrecciano al punto da non
essere in grado di distinguerle l’una dall’altra (chi non ricorda il geniale
Forgotten Silver di Peter Jackson?). La tesi del film è il tentativo di
dimostrare che H.P. Lovecraft avesse tratto ispirazione, per la scrittura di
alcuni suoi racconti (in particolare The Shadow Over Innsmouth), da un
viaggio compiuto nel Polesine nel 1926, nel quale era entrato in contatto con
alcune leggende locali di natura malvagia. Il film, girato con uno stile nervoso
che non pregiudica però la comprensibilità della storia narrata, sfrutta
abilmente l’ambientazione padana (in questo memore forse di un famoso
antecedente, La casa delle finestre che ridono di Pupi Avati) per
immergere lo spettatore in una fitta rete di storie misteriose che affondano in
un passato oscuro e inconoscibile, fino a un finale che la tensione accumulata
fino a quel momento rende particolarmente shockante.
Anche in Italia
esiste il cinema indipendente, quello vero, senza sovvenzioni statali. Ci sono
tantissimi cineasti che riescono a girare piccoli film, minuscoli dal punto di
vista produttivo, racimolando i soldi a destra e sinistra, e che sopperiscono
alle lacune che solo il denaro può colmare con la creatività. È il caso di "Il
mistero di Lovecraft", scritto e diretto da Federico Greco (che i più attenti
ricorderanno per il documentario "Stanley and Us") e Roberto Leggio, giornalista
cinematografico e non solo. Girato come il backstage di un documentario, il film
gioca con i generi: è un thriller che diventa un road movie che diventa un
horror, ma che è anche, a suo modo, un biopic, una maniera per conoscere e far
conoscere qualcosa in più sulla vita di un autore geniale e maledetto come H.P.
Lovecraft. La coppia Greco - Leggio riesce a equilibrare bene tutti gli
elementi, perdendo le redini solo nel prefinale, in cui ci sono pericolosi echi
alla Blair Witch, che si dissipano, fortunatamente, immediatamente. Ingegnoso e,
soprattutto, assolutamente inedito nel panorama cinematografico italiano, "Il
mistero di Lovecraft" è uno di quei film da sostenere a priori, per molte
ragioni, o semplicemente perché non ci sono coppie in crisi, conversioni
mistiche, traumi infantili e da abbandono raccontati sorseggiando tè verde in
tazze di porcellana finissima.
Dopo "H. P.
Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia", Federico Greco e Roberto Leggio
elaborano e stratificano il mito intorno allo pesudodiario italiano del
"solitario di Providence" con un lungometraggio a dir poco inquietante...
Alla fin fine, non ha
poi molta importanza stabilire se il diario lovecraftiano, casualmente rinvenuto
su una bancarella di Montecatini e nel quale sarebbe contenuto il resoconto di
un viaggio compiuto dal "solitario di Providence" nel Polesine, nel 1926, sia
vero o se non si tratti invece di un fake - cosa che i maggiori studiosi e
biografi dello scrittore danno tutti per certa e scontata. Non è importante
perché i due lavori che Federico Greco e Roberto Leggio hanno costruito intorno
a questo "mito" - prima il documentario "Ipotesi di un viaggio in Italia" (per
il quale rimandiamo a quanto scrivemmo nel nr. 31 di Nocturno) e adesso il
lungometraggio "Il mistero di Lovecraft - Road To L." - si reggono e manifestano
un senso anche senza il puntello della realtà. Anzi, presupponendo il falso, c'è
da stupirsi ancora di più per certe ingegnose trovate che dello "stile"
lovecraftiano riflettono perfettamente lo spirito, oltre che la "lettera",
agglutinandosi ai "Miti di Cthulhu" e integrandoli, credo per la prima volta, al
di fuori del medium letterario. Colpisce, in particolare, il trucco cabalistico
per mezzo del quale il titolo del racconto "The Shadow Over Innsmouth" è messo
in rapporto con quella zona del delta del Po che nello pseudo-diario viene
equiparata alle fauci di un enorme serpente ('in it's mouth', cioè 'nella sua
bocca'): una pensata degna di quella gaia scienza o gaio sapere di cui è
abbondante parola negli scritti ermetici di Fulcanelli e di Grasset D'Orcet.
"Road To L." (viaggio a Loreo, l'antica lauretum, nel rovighese, tappa
fondamentale sulla strada dell'enigma; ma anche, necessariamente, viaggio alla
vota di Lovecraft e, ancora, discesa all'inferno - "hell") si configura come la
cronaca romanzata della realizzazione del precedente documentario di Greco e
Leggio: una piccola troupe, capitanata dal regista newyorchese David, si mette
sulle tracce dei luoghi descritti da Lovecraft nel diario ritrovato, giungendo
(forse) a sbrogliare l'allucinante bandolo di una matassa in cui si intrecciano
segreti ancestrali, superstizioni, paranoie e sepolte ma mai sopite ritualità.
Era inevitabile che muovendosi lungo il discrimine dell'equivoco
realtà/finzione, qualcuno tirasse in ballo "The Blair Witch Project". Per
analogie non solo geografiche ma anche e soprattutto atmosferiche, chi scrive
pensa invece che un possibile paragone esista con certe opere di Pupi Avati,
quello più esoterico, criptico e minaccioso di "Zeder" o di "Voci notturne". E
scusate se è poco.
Una vera rarità nell'asfittico panorama cinematografico attuale. Chi, con la
puzza sotto il naso, liquida questo gioiellino come il Blair Witch Project
italiano probabilmente non lo ha neanche visto. E' vero invece che alcune
atmosfere inquietanti della Bassa riportano alle truci leggende paesane della
"Casa dalle finestre che ridono", anche se l'analogia con il film di Avati si
ferma a questo." Il Mistero di Lovecraf", infatti, esalta i miti del solitario
di Providence in modo originale ed eccellente, adattandoli ad una realtà
nascosta tutta italiana, sussurata nelle cascine e nelle stalle in un dialetto
antico, una deriva verso un minaccioso antichissimo paganesimo a pochi
chilometri dalla nostra civiltà e, comunque, sempre presente negli angoli bui ed
appiccicosi della nostra mente. Un film a basso costo che merita di diventare un
cult e che rappresenterà l'Italia (ma quasi nessun italiano lo sa) al più grande
Festival di Cinema Fantastico europeo, il "Méliès" francese.
FILMHORROR.COM
La
proiezione di "Road To L." al recente PesarHorrorFest ha costituito uno degli
eventi di maggior richiamo dell’intera manifestazione, aiutato anche
dall’ambientazione all’aperto degli Orti Giuli che ha saputo creare una giusta
simbiosi tra scenografia naturale e immagini proiettate.
"Road To L." è l’ideale prosecuzione del precedente docu-cortometraggio
"H-P.Lovecraft – Ipotesi di un Viaggio in Italia", trasmesso dalla rete
satellitare Studio Universal lo scorso autunno. La materia narrativa è
interessante e filologicamente eccezionale: i due registi ricostruiscono le
tappe di un presunto viaggio compiuto in vita dallo scrittore nel Polesine.
Secondo la tradizione gli esperti affermano che Lovecraft non sia mai uscito dai
confini nazionali, ma un diario di viaggio ritrovato in una bancarella di libri
usati e attribuito (forse) allo stesso Lovecraft pare smentire quest’assunto,
così come le ricerche compiute dallo studioso Andrea Roberti, scomparso
misteriosamente prima di portarle a termine.
Greco e Leggio risalgono così le tappe di questo supposto viaggio, giungendo
fino alla cittadina di Loreo, immergendosi in luoghi pervasi dal silenzio e
avvolti da un manto di inquietudine. I due autori si scontrano poi con i riti
folcloristici e le credenze popolari degli abitanti del luogo, e con la loro
apparentemente inspiegabile diffidenza. In realtà, in questa pellicola, il
documentario puro va a confluire nella fiction, per stessa ammissione dei
registi, che in fase di ripresa e di post-produzione hanno estremizzato alcuni
elementi del materiale per costruire una trama che mescola realtà storica e
finzione. Il tutto porta a risultati innovativi e apprezzabili, che non lasciano
indifferenti. La bravura dei due autori è stata proprio la giusta mescolanza tra
due apparati cinematografici così diversi da loro, una mistura in grado di
incuriosire lo spettatore e al contempo di farlo partecipare ad un vero e
proprio thriller-horror movie, che sfocia e deflagra nel colpo di scena
dell’ultima sequenza (che ovviamente non sveliamo). Allo stesso modo la realtà
messa in mostra viene sottolineata nei suoi aspetti più lugubri e impenetrabili,
e il rapporto teso e violento che si crea tra gli attori/autori durante le
riprese risulta dialogicamente teso e urlato in modo da lasciar immergere lo
spettatore nelle difficoltà (vere o presunte) che i protagonisti hanno
attraversato durante la lavorazione del film.
Resta un modo nuovo di fare docu-fiction, un’immagine dell’horror fresca e
interessante, e il sicuro talento di Greco e Leggio, che hanno ottenuto un
risultato più che apprezzabile. Dopo la vittoria al FantaFestival di Roma, e la
positiva partecipazione a Pesaro, "Road To L." sarà proiettato in svariati
festival in giro per tutto il mondo, da Malaga alla Transilvania, dalla
Finlandia agli States, un ottimo modo di esportare il made in Italy. Nella
versione estera si gioverà del contributo in qualità di voce fuori campo
dell’indimenticato Robert “Freddy” Englund, mentre Alfredo Castelli, padre di
Martin Mystere, ha tratto dal film un
fumetto uscito a luglio
nelle edicole. "Road To L." inoltre uscirà nelle sale nazionali il 28 ottobre.
Speriamo non passi inosservato al cospetto dei soliti impresentabili blockbuster
hollywoodiani.
Resta aperto il lato puramente teorico/scientifico della vicenda: Lovecraft è
davvero stato nel Polesine? Ha realmente preso spunto dal clima rarefatto di
quegli ambienti per creare le sue leggendarie creature mostruose? E quanto c’è
di vero nei riti popolari perpetrati dagli abitanti di Loreo? Probabilmente ben
poco, ma tutto resta avvolto nel mistero e nell’immaginazione soggettiva, com’è
giusto che sia.
Alessio Gradogna
9
9 2005
SENTIERI SELVAGGI
(...) Restando dalle
parti di Lovecraft, grande evento è stato Road To L.,
documentario di Federico Greco e Roberto Leggio che ricostruisce le tappe di un
supposto viaggio compiuto in vita dallo scrittore nel Polesine.
Sviluppando il
precedente docu-cortometraggio H.P.Lovecraft – Ipotesi di un Viaggio in
Italia, e mescolando ricostruzione storica e spizzichi di fiction, i
due autori hanno creato un lavoro completo e ottimamente riuscito,
filologicamente eccezionale e realmente inquietante.
Road to L uscirà
nelle sale italiane il 28 ottobre, e verrà proiettato in molteplici festival in
giro per il mondo, da Malaga alla Finlandia, dagli States alla Transilvania. Ne
risentiremo parlare, ampiamente (...).
Alien viene dal Polesine. Non lo sostiene il
comico Natalino Balasso. Lo raccontano i registi Federico Greco e Roberto
Leggio, che sull'ipotesi hanno realizzato un film, "Road to L., il mistero di
Lovecraft", in anteprima nazionale oggi al cinema Torresino di Padova, e dal 2
al 4 all'Odeon di Vicenza.
Ma andiamo con ordine. Lo spaventoso protagonista della tetralogia di Alien
nasce dalla matita dell'artista svizzero Hans Ruedi Giger. Sul finire degli anni
Settanta questi viene contattato dallo sceneggiatore Dan 'O Bannon e dal regista
Ridley Scott, con una precisa richiesta: realizzare una creatura sul modello dei
mostri con cui aveva dato vita a un'edizione grafica del "Necronomicon",
immaginario libro infernale partorito dalla fantasia di Howard Phillips
Lovecraft. Il cerchio inizia a chiudersi. Lovecraft è infatti l'americanissimo
scrittore vissuto nel Rhode Island fra il 1890 e il 1937, autore di racconti
dell'orrore divenuti "cult" per milioni di lettori. Secondo Greco e Leggio, che
basano la loro ipotesi su un documento, a quel puritano e paranoide nipotino
letterario di Edgar Allan Poe l'ispirazione per le proprie visioni non venne nè
dalle leggende dei popoli pellerossa, nè dai più tenebrosi cascami del
Romanticismo anglosassone. La scintilla sarebbe invece scattata durante un
viaggio compiuto in Veneto nel 1926, sulle tracce di antichi culti religiosi,
rinvenute prima alla Biblioteca Marciana di Venezia, e poi nel Polesine.
Di questa solitaria esplorazione del delta padano si ha notizia in un diario,
che il vicentino Roberto Leggio ha scovato in un mercatino di libri, a
Montecatini. Il manoscritto appare anonimo, ma il suo contenuto, spuntato fuori
assieme a una cartolina firmata Grandpa Teo, uno degli pseudonimi usati da HPL,
indirizza i sospetti verso il forsennato autore di "Colui che sussurrava nelle
tenebre" o "Il colore venuto dallo spazio".
L'ipotesi è un fascinoso castello ancora privo delle fondamenta di una prova
scientifica, ma è quanto basta per dare vita al film che Leggio e il collega
romano Federico Greco traggono da 100 ore di materiale, girato in digitale per
un precedente documentario sullo stesso soggetto. Ovviamente, in "Road to L." di
Alien non si vede manco la coda. Ma se ne avverte la malsana presenza, annidata
su un ramo dell'immenso albero genealogico rievocato in un viaggio alle radici
letterarie di quel verbo horror del XX secolo di cui Lovecraft possiede un
indiscusso marchio di fabbrica, imitato in miriadi di romanzi, film, fumetti e
squisite musicacce heavy metal. In fondo, anche se "Road to L." prendesse le
mosse da un falso, quale migliore omaggio a uno scrittore che sui falsi ha
costruito la sua fortuna, a cominciare dal libro maledetto "Necronomicon",
ostinatamente spacciato per "vero"?
Consapevoli di ciò, Greco e Leggio raccontano nel film le vicissitudini
incontrate da loro stessi, dall'attore-narratore David Purvis e dalla troupe,
inseguendo le orme di Cthulhu e delle sue orde di uomini-pesce in paesini
polesani come Loreo, ancora ammantanti dalle leggende sui "sagusei", abitatori
in carne e pinne di innominabili incubi. Senza bisogno di sangue ed effettacci
speciali, promettono di stregare il pubblico con la sola forza delle allusioni.
Comprese quelle a un giovane studioso, misteriosamente scomparso negli anni '90
dalle parti di Loreo. E se nel finale, per loro stessa ammissione, compare un
pizzico di "fiction", è semplicemente quanto ci si aspetta da un film non "su
Lovecraft", ma "alla Lovecraft".
Vincitore del Méliès
d’Argento al Fantafestival, questo bizzarro documentario di Federico Greco e
Roberto Leggio rappresenta l’altra faccia della medaglia del cinema italiano,
cioè la voglia di creare un prodotto originale e accattivante, senza avere la
disponibilità di un budget elevato. Una piccola troupe conduce tre ricerche
parallele: la prima è volta a verificare la veridicità di un manoscritto di
quaranta pagine, attribuito al celebre scrittore statunitense H.P. Lovecraft,
trovato per caso da Leggio su una bancarella di anticaglia a Montecatini; la
seconda, invece, punta a far luce sulla misteriosa scomparsa, nel 1997, di un
ragazzo che stava scrivendo una tesi di laurea sulle affinità tra la mitologia
lovecraftiana e i personaggi delle storie della tradizione orale del Polesine;
la terza ricerca, infine, è dedicata proprio alla scoperta dell’affascinante
tradizione dei racconti del Filò, tipica dei paesi in prossimità del delta del
Po, in Veneto. Il tutto per dar credito all’ipotesi di un presunto viaggio di
Lovecraft in Italia, anche se fino a questo momento sembrava improbabile
qualsiasi spostamento dello scrittore al di fuori dagli Stati Uniti. Dalle 80
ore di materiale girato è stato tratto inizialmente un documentario di 26’
andato in onda su Studio Universal, intitolato H.P. Lovecraft -
The forgotten diary. Successivamente i due autori hanno pensato ad un
lungometraggio che andasse al di là del semplice documentario di informazione e
di ricerca. Road to L. (la cui L. sta per Loreo, uno dei
paesi del Polesine, probabile tappa del presunto viaggio di Lovecraft, oltre che
ad indicare l’iniziale del cognome dello scrittore, nonchè l’assonanza con
’hell’, inferno) è un film che presenta diverse chiavi di lettura. In questo
periodo ci sono due particolari tendenze cinematografiche: l’una volta alla
produzione di film che si presentano come fiction ma la cui attendibilità
storica li rende dei veri e propri documentari recitati (Good
night and good luck e La rosa bianca, tanto per citare
due importanti uscite di questa stagione); l’altra tendenza è invece quella
della massiccia produzione di mockumentary. Il lavoro di Greco e Leggio a
livello di documentario è assai inconcludente, poiché, come già accennato in
precedenza, il film, pur presentandosi in veste di indagine, non porta risultati
significativi per quanto riguarda l’attendibilità del manoscritto, né tantomeno
sulla scomparsa del ragazzo. In più, la tendenza dei due autori nel mettere
troppa carne al fuoco, rende confuso il vero obiettivo della ricerca. Vengono
intervistati studiosi di Lovecraft, esperti di tradizioni popolari e addirittura
ufologi, ma non viene fornita risposta a nessuno dei quesiti proposti. Se però
guardiamo il film come un mockumentary, si aprono all’improvviso molte porte
(lasciate aperte) sia sull’interpretazione della tradizione popolare del Filò,
ancora forte nei paesini del Polesine i cui abitanti ancora si riuniscono di
notte intorno al fuoco per raccontare storie a carattere fantastico, sia per
quanto riguarda la difficoltà nel saper giudicare come vere o false le frequenti
discussioni tra i membri della troupe influenzati dallamisteriosa atmosfera del
luogo e dalla reticenza degli abitanti nel parlare dei ‘fradei’ e di
congregazioni a carattere pseudo-religioso, tipiche di quella zona. Il lato
positivo di questo lavoro non è quindi la profondità dell’approccio scientifico
e storico nella ricerca, ma piuttosto il modo in cui è realizzato: suggestivo
per quanto riguarda la costruzione volta a far crescere la tensione (le
interviste e le ricerche sono inframmezzate dalla ‘voce’ di Lovecraft che
rievoca il suo soggiorno in Italia e le creature delle sue visioni); enigmatico
per quanto riguarda i misteri che la troupe deve affrontare di volta in volta.
E’ proprio in questi casi che il film diventa vera e propria fiction. Nenie
venete che si ‘infiltrano’ nelle apparecchiature audio del fonico, tunnel sotto
case abbandonate che nascondono tracce di riti occulti, immagini inquietanti che
appaiono sullo schermo del televisore durante la visione del materiale girato
(un po’ ingenue forse, ma la creatura acquatica intravista nel finale è
sicuramente affascinante): tutte queste incursioni soprannaturali, danno al film
uno slancio ulteriore. Da molti Road to L. è stato
considerato la versione italiana di The Blair witch project,
e in effetti la somiglianza con questo film è notevole, se non fosse per il
fatto che il primo parte come un documentario per poi sfociare nella fiction,
lasciandoci comunque il dubbio sulla veridicità di alcune scene (i registi,
proprio come gli abitanti dei paesi nel Polesine, mantengono una certa
riservatezza sui misteri di quei luoghi, non rivelando quali siano
effettivamente le scene ‘recitate’). Inoltre il lavoro di Greco e Leggio dà una
ventata di freschezza al cinema horror italiano, che negli ultimi quindici anni
non ha saputo mantenere salda la propria tradizione, né tantomeno far fronte
alle continue uscite statunitensi ed orientali. Ma non solo.
Road to L. è la dimostrazione per cui si può realizzare un buon horror (così
ci piace considerarlo alla fine), senza un elevato budget e con l’utilizzo del
digitale, sfruttando al meglio una buona idea di fondo; oltretutto il lavoro due
due autori può essere considerato il primo film ad aver ispirato un fumetto (di
solito avviene il contrario), ovvero il numero speciale estivo di
Martin Mistére di Alfredo Castelli, uno degli intervistati
nel film tra l’altro. Originale, anomalo, piacevolmente inconcludente.
IL
RITROVAMENTO DI UN DIARIO DI UN IPOTETICO VIAGGIO IN ITALIA DEL MITICO LOVECRAFT
HA
ECCITATO LA FANTASIA DI DUE "DOCU-FICTIONISTI"...
CTHULHU MOCKUMENTARY
Il
documentarista Federico Greco è uno dei massimi esperti italiani di mockumentary
(quei film che 'fictionizzano' il documentario, fingendo di riprendere la realtà
e operando in realtà una messa in scena più finta del finto): lo dimostra il suo
lavoro più celebre, quel "Stanley and Us" firmato a sei mani con Landini e Di
Flaviano che univa il suo enciclopedico 'scandagliare' l'universo filmico di
Kubrick con un approccio narrativo mutuato - in tempi non sospetti - dal Moore
di "Roger and Me". Il suo amore per il gotico gli ha fatto da tempo desiderare
di realizzare una sorta di "Blair Witch Project" all'italiana. Un sogno questo
che si è gonfiato a dismisura grazie all'incontro con il giornalista/scrittore
Roberto Leggio, anch'egli grande appassionato degli scritti di colui che è
considerato il capostipite della letteratura horror, H. P. Lovecraft: Leggio
infatti ritrovò tre anni or sono un manoscritto inglese che proprio allo
scrittore di Providence fu attribuito e che lasciava corposamente ipotizzare
quanto questi si fosse ispirato ai 'Racconti del Filò' originari del Delta del
Po per i suoi leggendari 'Cthulhu Mythos', guarda caso popolati di ibridi
umanoidi dalle ittiche sembianze...
In
tempi record ne è scaturito un documentario ("H. P. Lovecraft - Ipotesi di un
viaggio in Italia"), che si ipotizza faticosamente 'portato a casa', considerata
l'insespugnabile reticenza e la naturale stranezza della comunità polense.
Considerando che uno dei riconosciuti capolavori dell'italico fanta-cinema ("La
casa dalle finestre che ridono" di Avati) proprio sulla 'weirdness' emiliana
fonda le sue invasive suggestioni - e che tuttora sussitono delle voci su una
misteriosa confraternita del Polesine che dal '600 opera degli inusuali riti
religiosi nelle gallerie sotterranee tipiche della zona - Greco e Leggio si son
resi conto che sarebbe bastato mettersi in scena, 'virando' le loro stesse
disavventure di cineasti alle prese con mille problemi pratici e relazionali in
salsa horror-thriller, narrando le vicende di una troupe-ficcanaso che rischia
di finire tra le grinfie di misteriose creature fluviali...
E'
così che nasce "Road To L.", dove L. sta per Lovecraft, per la cittadina bagnata
dal Delta che avrebbe ispirato la fantasia di H. P. L. (e che lo scrittore, per
correttezza, cita solo con la lettera iniziale), ma anche - nella pronuncia
anglofona - per 'hell', da cui un simpatico giochino di parole che trasforma il
viaggio dei volenterosi cinematografari in una strada per l'inferno.
Vincitore del Méliès d'Argento al recentissimo Fantafestival, lanciato sul
mercato da un adattamento a fumetti allegato niente meno che ad un numero
speciale di Martin Mystère, il primo mockumentary italiano è 'quotidianamente'
realizzato in digitale (e sarà distribuito esclusivamente nelle ormai numerose
sale specializzate sorte negli ultimi mesi),
il
che contribuisce ad accentuarne l'intenzione di far nascere il terrore dalla
realtà stessa. Come insegnò lo stesso L.
Domenico Vitucci
settembre 2005
L'ESPRESSO
(11 agosto 2005, n°
31)
DETECTIVE E ARCHEOLOGI
(Oscar Cosulich)
Martin Mystère è il
fratello maggiore-alter ego del suo creatore Alfredo Castelli: le loro biografie
infatti recitano che nascono entrambi il 26 giugno, il "detective
dell'impossibile" nel 1942, il cartoonist nel 1947 e condividono una bibliofilia
che ne fa la gioia di librai e bancarellai di tutto il mondo. Dalle letture di
Castelli nascono tutte le avventure che Mystère vive dal 1982, anno della prima
uscita in edicola del personaggio, così come buona parte dele storie di Martin
partono da ritrovamenti archeologici e bibliografici che l'autore confeziona per
lui.
Con l'occasione dello
"Speciale Estivo", che racconta vicende generalmente più ironiche delle altre ed
è giunto al ventiduesimo appuntamento, Castelli propone ora un godibile
"allegato", in cui il cartoonist ingloba un altro bibliofilo nel suo esclusivo
club e segna una nuova tappa nel secolare rapporto tra cinema e fumetti. Tutto
nasce dal casuale ritrovamento effettuato nel 2002 dal giornalista Roberto
Leggio che in una vecchia edizione di un volume di Emile Zola, acquistato in un
mercatino di Montecatini, trova un manoscritto di una quarantina di fogli datato
1926, che potrebbe far parte dell'epistolario di H. P. Lovecraft e farebbe
supporre una visita in Italia dello scrittore di Providence che, addirittura, si
sarebbe ispirato ai "Racconti del Filò" della tradizione popolare del polesine
per i miti di Cthulhu. Leggio, con Federico Greco, realizza prima un
documentario sul tema e poi il film horror "Il mistero di Lovecraft", in uscita
in autunno, presentato quest'anno al Fantafestival. Castelli, innamorato
dell'idea, ne cura una tesa versione a fumetti, in nome del cortocircuito tra
orrore, letteratura, cinema e comics.
IL MESSAGGERO
FA TREMARE IL MISTERO DI LOVECRAFT
APPUNTAMENTO COL
TERRORE PER LA TERZA GIORNATA DI PESARHORRORFEST
di Claudio Salvi
Quella di oggi sarà
senza dubbio una delle giornate a più alto tasso di inquietudine e mistero. Per
questa sera (ore 21.15), all'Arena degli Orti Giuli di Pesaro è prevista infatti
lìanteprima di "Road to L. - Il mistero di Lovecraft", una pellicola attesissima
dal popolo dei film di genere, firmata dai giovani videomaker Federico Greco e
Roberto Leggio. Il lungometraggio, che già alle anteprime ha fatto parecchio
discutere e che a ottobre uscirà nei cinema italiani, ha già vinto il Méliès
d'Argento al Fantafestival di Roma ed è candidato a quello d'oro al Festival di
Bruxelles del 2006.
Al centro del film, il
cui soggeto è già diventato anche un fumetto per opera di Alfredo Castelli,
padre di Martin Mystére, il presunto viaggio che il celebre scrittore americano
Lovecraft, vero e proprio maestro del genere horror, avrebbe compiuto in Italia
agli inizi del secolo scorso. Un'ipotesi che sarebbe avvalorata dal ritrovamento
nel 2002 di un diario di viaggio in Italia attribuito allo scrittore di
Providence, diventato invece famoso per il suo isolamento ed i suoi rarissimi
spostamenti. Nel 2004 Leggio e Greco, insieme ad una piccola troupe
cinematografica, hanno ripercorso le orme di Lovecraft giungendo fino al Delta
del Po. Qui i due cineasti, tra la diffidenza e l'omertà delle popolazioni del
luogo, hanno cercato di esplorare i presunti legami tra il grande scrittore e le
leggende che circondano le campagne del Delta padano. un'indagine, che nel film
parte dalla ricerca di un giovane studente di tradizioni popolari del Polesine,
Andrea Roberti, scomparso misteriosamente nel 1997 proprio mentre cercava di
approfondire cosa legava Lovecraft a questa zona d'Italia. Di "Road To L.", che
rischia di diventare un vero e proprio caso cinematografico, è uno dei due
autori a parlarci.
"Abbiamo" dice Greco
"voluto ricostruire le date di questo diario di viaggio ritrovato a
Montecatini".
"Come è nata l'idea del
film?"
"Ce l'ha suggerita
Sebastiano Fusco, massimo esperto italiano di Lovecraft. In realtà all'inizio
questo doveva essere un documentario ed è quello che abbiamo realizzato. poi il
girato era così tanto (80-90 ore) che in post-produzione abbiamo deciso di farlo
diventare un film".
"Perché così tanto
mistero avvolge questo film?"
"In realtà il film
racconta esattamente cosa è successo a noi. Episodi inquietanti che hanno
coinvolto anche i membri della troupe. Qualcuno durante le riprese ha deciso di
abbandonare il set, forse suggestionato da quello che stava accadendo".
"E cosa stava
succedendo?"
"Dinamiche e schemi che
in qualche modo si richiamavano alle storie di Lovecraft. E' di per sé
inquietante dover ricostruire un viaggio del quale non esistono tracce se non un
diario e delle congetture letterarie. Ma scoprire poi sul posto lo strano
atteggiamento della gente, la diffidenza e la paura di parlare è stato davvero
incredibile. Se la prima domanda era scoprire se Lovecraft fosse passato da
quelle parti, ora la domanda è diventata: 'cosa succede da quelle parti'?".
"Un esempio?"
"I fratelli di Loreo,
misteriosa setta che si riunisce la notte del 6 giugno tutti gli anni e di cui
tutti hanno terrore a parlare...".
Un camper, con a bordo un gruppo di filmakers
equipaggiati di telecamere e microfoni, si dirigono alla volta del Delta del Po.
Lo scopo del viaggio è quello di trovare prove dell’avvenuto passaggio di uno
dei massimi esponenti della letteratura horror, lo scrittore Americano
H.P.Lovecraft.
Tra i suoi molteplici lavori, spiccano su tutti “La Maschera di Innsmouth” e “Il
Richiamo di Cthulhu”, volumi questi, ritenuti in assoluto i suoi capolavori per
eccellenza, ma, molte sue opere, sono state fonte di ispirazione per altri
autori contemporanei di narrativa horror, tra cui Stephen King, Bentley Little,
Joe R. Lansdale. Non immuni dal suo talento visionario, furono anche alcuni
autori di fumetti, che inserirono a più riprese nelle loro trame avventurose
chiari riferimenti alle sue opere, se ne trova traccia in alcuni albi di Zagor,
Martin Mystère , Tex Willer e Dilan Dog, quest’ultimo, in una sua avventura
incontrò addirittura lo stesso Lovecraft in persona! Anche cinema e videogiochi
attinsero a piene mani dalle sue innumerevoli opere, tra i più celebri il film “Re-Animator”,
ed il famoso videogioco “Alone in the Dark”.
Lo spunto che ha portato alla realizzazione di questo film-documentario, lo si
deve all’acquisto di un libro da parte dello scrittore Roberto Leggio nel 2002 a
Montecatini Terme, al cui interno viene ritrovato un diario redatto in forma
epistolare, che descrive un viaggio dalla costa orientale degli Stati Uniti fino
al Polesine, integrato da annotazioni personali del suo viaggiatore sul
misterioso folklore locale ed in particolare sulla tradizione orale dei racconti
del Filò. La scoperta di questo prezioso registro, tuttora al vaglio di esperti
per verificarne l’autenticità, fa supporre che il misterioso viandante sia lo
stesso H.P.Lovecraft, considerato che, il diario oltre a portare la firma di uno
dei suoi pseudomini (Grand Theo), era indirizzato ad un suo abituale
corrispondente, un certo Alfred Galpin.
Se il tutto risultasse vero, allora si vedrebbe invalidata la tesi finora
sostenuta, quella che lo scrittore non si sarebbe mai mosso dalla sua regione,
invece, non solo pare abbia varcato i suoi confini, ma sarebbe venuto
addirittura qui in Italia sul Delta del Po nel lontano 1926, luogo dove lui
stesso avrebbe avuto incontri con strani ed oscuri esseri, che a loro volta gli
avrebbero ispirato le suggestive ed inquietanti creature descritte nei suoi
libri.
Se volete sapere di più su questo affascinante enigma ci sono due alternative,
la prima e quella di salire anche voi sul camper e girovagare alla ricerca di
indizi insieme alla troupe di “Il Mistero di Lovecraft”, che sarebbe la più
sicura, la seconda che sconsiglio vivamente e quella di recarsi sul posto da
soli ad indagare…
Una volta visto il film…capirete il perchè!
Non è il Blair Witch Project italiano, anche se molti lo pensano.
"Le differenze in realtà sono molte", spiega Federico Greco, autore insieme a
Roberto Leggio del mockumentary horror Il mistero di Lovecraft (Road
to L.). Il film, un progetto a lungo covato dai due registi, sta facendo il
giro dei festival del settore: al Fantafestival ha vinto il Méliès d'argento e
concorrerà al Méliès d'oro che sarà assegnato a Bruxelles nel 2006, intanto è
stato selezionato in Corea, Spagna, Finlandia, Transilvania, Stati Uniti e
Argentina.
Prodotto da Digital Desk e Minerva Pictures, e capace di ispirare anche un
albo del fumetto Martin Mystère, sarà distribuito da Minerva in digitale a
partire dalla notte di Halloween in una quindicina di sale sul territorio
italiano ma è scaricabile anche online. "The Blair Witch Project
- spiega Federico Greco - era un piccolo progetto trasformato in caso da una
major, il nostro lavoro nasce da una ricerca specialistica e appassionata su
H.P. Lovecraft, il padre di tutto l'horror moderno, antesignano di Stephen King
e di tutti i film del terrore. Insomma lo considero un film alla Lovecraft più
che un film su Lovecraft".
Nel documentario si racconta (o s'immagina) che venga ritrovato un prezioso
manoscritto dello scrittore americano, il diario di un viaggio in Italia, e in
particolare nel Polesine, avvenuto nel 1926 alla scoperta di tradizioni
popolari che evocano mostri acquatici e misteriosi rituali ai limiti tra
cristianesimo e sopravvivenze pagane. Lo scritto serve da spunto a una piccola
troupe mal attrezzata e peggio assortita per intraprendere un percorso che da
Venezia li porta nelle zone nebbiose del delta del Po, proprio nelle fauci del
fiume (l'Innsmouth di uno dei racconti più importanti dell'autore degli
Cthulhu Mythos). "I racconti di Lovecraft - chiarisce ancora Federico
Greco, già autore di un memorabile documentario su Kubrick, Stanley and us)
iniziano tutti con un'eredità, un manoscritto o una statuetta che costringono il
protagonista a indagare su qualcosa che sarebbe meglio non scoprisse, perché al
di là del velo di Maya della realtà c'è qualcosa che mette a repentaglio la
nostra sanità mentale". Niente di più appropriato nel caso di Lovecraft, i cui
genitori morirono entrambi in manicomio lasciandolo in preda ai suoi fantasmi.
La città sembra latitare anche nell’ambientazione provinciale e
perfino rurale del sorprendente docu-fiction Il mistero di Lovecraft –
Road to L., tutto girato fra le strade di Loreo (che certo metropoli
non è) e i campi e i canali limitrofi, nel cuore del Polesine. Tentativo
d’importazione del gotico anglosassone, di far bussare anche alla porta di casa
brividi ancestrali dismessi? Forse il modello urbano diffuso che caratterizza il
nostro territorio, la megalopoli padana dell'opulento Nordest, ha creduto di
poter improgionare dentro i suoi confini, in fondo così labili e sfumati, gli
ampi spazi dell'Urwald (l'immensa foresta che ricopriva la pianura),
e ha creduto di poter bandire gli esseri fantastici e paurosi delle
mitologie contadine. Sta anche qui l’originalità del lavoro di Greco e Leggio
che osano allungare un’ombra di inquietudine sulle insospettabili contrade
domestiche, su un territorio come quello veneto che sembra irrimediabilmente
legato ad una iconografica bucolica e rurale, da sempre filtrata attraverso gli
smalti della pittura veneta del rinascimento o i luoghi comuni della "commedia
all'italiana", in tal senso, più che mai "rassicurante". E ora... Lovecraft sul
Po!
...Ritrovamenti fortuiti, scritti misteriosi, vecchi riti che
rimandano alla memoria visioni sabbatiche, ragazzi che scompaiono nel nulla, in
Road To L. non mancano gli elementi per farne un film inquietante, che regge il
passo con le ultime produzioni estere. Inoltre è da sottolineare come in questo
film la paura, lo sconcerto dello spettatore non nascano dalle solite scene
sanguinarie allle quali ci ha abituato il cinema horror degli ultimi tempi,
bensì dalla trama, ingegnosa, dall'evoluzione degli eventi, dal sottile, molto
sottile, legame che lega la realtà alla fantasia.
Nel numero speciale di Martin Mystère
ambientato tra Loreo e Santa Maria in Punta
Il "Mistero di Lovcraft"? Una storia di mutazioni
genetiche nella raffineria dismessa sul Delta. È uscito nei giorni scorsi in
tutte le edicole il fumetto che racconta l'horror ambientato sul Delta del Po
tra Loreo e Santa Maria in Punta, scaturito dal documentario girato da Roberto
Leggio e Federico Greco.
La versione a fumetti del film dedicato a Lovecraft e al suo presunto viaggio
in Polesine, uscita in allegato al numero 22 di Martin Mystère, è andata a ruba
nelle edicole della città.
L'adattamento è firmato da Alfredo Castelli, i disegni sono di Esposito Bros.
La vicenda viene raccontata a partire dal finale di uno di più inquietanti
racconti di H. P. Lovecraft "La maschera di Innsmouth" raccontato da Roberto
Leggio, intento a spiegare alla troupe del documentario il senso di questo
viaggio prima a Venezia e poi a Loreo. In realtà che si tratta di Loreo non lo
si capisce se non si conosce il posto da vicino, perché il fumetto non esplicita
nessun toponimo "per rispetto nei confronti dei cittadini" e, anche perché, lo
stesso Lovecraft, o meglio Grandpa Theo (questo lo pseudonimo che compare nel
manoscritto di cui anche nel fumetto si racconta il rinvenimento) si limita a
indicare il luogo con una L., senza mai scriverne il nome per esteso. Il fumetto
racconta le tensioni e le perplessità, già abbastanza presenti nel documentario,
dei cinque protagonisti alimentate dalle strane omertà della popolazione del
luogo. I dubbi dei documentaristi, cavalcando in groppa alle suggestioni e alle
inquietudini del Delta e delle storie magiche dell'antico filò, si trasformano
in sensazionali e inquietanti scoperte. La trama è quella classica di un horror,
paese desolato, strani effetti sonori, nebbia e creature mostruose, di cui
sembra che tutti conoscano l'esistenza senza però volerla rivelare.
A bordo di un camper malandato, con una scaletta poco definita da seguire, la
troupe si muove tra scetticismo e convinzioni, alla scoperta dei misteri del
Delta. Non è chiaro quanto di vero ci sia nel racconto, di sicuro le immagini
sono tutte reali, i paesaggi, con la piattezza le loro inquietudini così come si
connotano agli occhi degli stranieri, sono precisi e riconoscibili. Così come
sono riconoscibili i volti dei personaggi intervistati per il documentario: il
direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, il professor Favero di Loreo
(esperto di folklore del posto), Paolo Toso (guida improvvisata della troupe).
Il mistero Lovecraft: quando il cinema incontra il
fumetto
di Alessandro De Simone
Un paio d'anni fa Federico Greco, famoso per il
bellissimo documentario Stanley and Us (lo potete trovare in edizione Einaudi
Stile Libero con libro e videocassetta), oltre che critico cinematografico di
vaglia, e il giornalista cinematografico Roberto Leggio, si sono
ritrovati a scrivere una storia su un'ipotetico viaggio in Italia del grande
scrittore Howard P. Lovecraft. Un racconto basato su di un sensazionale
ritrovamento, ovvero una serie di lettere scritte, almeno a una prima analisi,
dallo stesso Lovecraft, in cui parlava di questo suo soggiorno in una zona che
sembrava coincidere con il delta del Po.
Da questo ritrovamento è nato l'interesse per raccontare qualcosa di nuovo,
prima con un documentario che è stato presentato alla Mostra del cinema di
Venezia 2004 e trasmesso poi su Studio Universal, e poi con un film vero e
proprio, prodotto da Digital Desk e Minerva Pictures e presentato in concorso
all'ultimo Fantafestival, dove ha vinto il premio come miglior film,
aggiudicandosi così anche il diritto a concorrere per il Melies d'oro al
prossimo Festival del cinema fantastico di Bruxelles.
Il mistero Lovecraft non ha ancora una data precisa per
la sua distribuzione nelle sale, ma intanto ne parliamo soprattutto per una
interessantissima operazione: in un momento in cui sono a fumetti a ispirare il
cinema, almeno negli Stati Uniti, sulle nostre italiche sponde avviene il
contrario. La Sergio Bonelli Editore ha infatti acquisito i diritti del
film per poter illustrare un albo di 52 pagine uscito in allegato allo speciale
estivo numero 22 del BVZM (Buon Vecchio Zio Martin, Mystere ovviamente).
La storia, disegnata dagli Esposito Bros, da anni tra
i migliori artisti dello staff della mitica casa editrice di Tex, hanno fatto
ovviamente del loro meglio, ricreando le atmosfere del film, adattate per
l'occasione da Alfredo Castelli in persona, il creatore di Martin Mystere, e
tuffando il lettore in quest'avventura tutta italiana (e Martin è tanto
affezionato al nostro paese, avendo studiato per lunghi anni a Firenze) che
racconta le peripezie di una piccola troupe di documentaristi sulle tracce del
passaggio di Lovecraft in Italia. Le loro ricerche inizieranno dalla Biblioteca
Nazionale Marciana a Venezia per continuare in un paesino del Delta indicato
semplicemente come L., dove Federico, Roberto (quest'ultimo molto contento della
sua versione a fumetti, perché è venuto molto più bello del suo collega e amico)
e i loro compagni d'avventura si troveranno ad avere a che fare con molti
mysteri legati alle tradizioni locali del filò, ovvero i racconti orrorifici
narrati durante la filanda serale, fino alla scomparsa di uno studente che per
primo aveva indagato sul mistero Lovecraft in Italia.
Per chi leggendo il fumetto non avesse più voglia di vedere
il film quando uscirà nelle sale, posso dirvi che il finale è completamente
diverso (anche se si tratta della prima versione pensata dai registi) e che
molte delle tensioni che troviamo nel film non sono presenti nell'albo.
Quello che però davvero è interessante è questa interazione tra due media
importanti e dalla grande tradizione in Italia e sempre più spesso bistrattati,
oltre che afflitti da crisi cronica, soprattutto l'industria delle immagini
disegnate. Aiutrasi a vicenda potrebbe invece essere uno strumento di produzione
e promozione da non sottovalutare. Così come è un peccato vedere che Martin
Mystere diventi un cartone animato a opera di una produzione francese e fumetti
meravigliosamente cinematografici come Dampyr e Nathan Never non vengano presi
in considerazione per trasposizioni cinematografiche. Napoleone, poi, bellissimo
bimestrale ideato sempre per Bonelli da Carlo Ambrosiani, sarebbe una serie
televisiva stupenda.
Auguriamo buona fortuna alla coppia Greco/Leggio che
incontreremo senz'altro nei prossimi mesi, ma soprattutto lanciamo un appello a
chi il cinema lo fa: i fumetti non sono cose da bambini e in America stanno
mandando avanti l'industria cinematografica in crisi di idee.
Meditate gente, meditate.
Nell’estate del 2002 a
Montecatini viene ritrovato un manoscritto inglese firmato con uno degli
pseudonimi di Howard Philips Lovecraft, l’eccentrico di Providence, il padre
della letteratura fantastica. Se l’opera rinvenuta fosse originale allora questo
invaliderebbe la tesi secondo la quale lo scrittore non si sarebbe mai mosso
dalla provincia natale. I registi, Federico Greco e Roberto Leggio, sono proprio
di questo parere e coadiuvati nelle ricerche da colleghi americani, altrettanto
appassionati, decidono di intraprendere un “viaggio archeologico” lungo il delta
del Po. Esiste l’ipotesi suggestiva che Lovecraft possa essersi recato in Italia
nel 1926 proprio nelle zone del Polesine. Il manoscritto è pieno di descrizioni
che alludono esplicitamente alla tradizione orale del Filò polesano. Tra
misteriose case che cantano e abitanti del luogo che tacciono la troupe scoprirà
presto che uno studente di Padova li ha preceduti scomparendo per sempre sulle
rive del fiume.
Come ha precisato il regista, questo documentario è un film "alla Lovecraft" e
non un film "su Lovecraft" o "da Lovecraft". Dati i personaggi, donata loro
un’eredità, nello specifico un manoscritto, i protagonisti dell’avventura
cercheranno di capire finendo irrimediabilmente per perdersi nel buio della
mente, nell’elemento notturno tanto caro al maestro dell’horror. Un film che
soffia sulla leggenda già esagerata della sua figura? O un documento che tenta
di offrire una base storica ai suoi miti citati da un libro maledetto, il
Necronomicon, e mai esistito? Non importa. Alla fine a contare è la voglia che
il film ha di riscoprire il mito come atto narrativo, di raccontare i precetti
che disciplinano la relazione fra creatura terrestre e divinità, di dare una
forma fantastica alla nostra paura.
Un film coraggioso e unico nel
panorama italiano. questa la sua prima qualità. la storia è molto interessante e
la realizzazione regge gli 85 minuti della durata. anche se l'ho visto in
inglese sottotitolato sono stato inquieto fin dai titoli di testa, evidentemente
c'è qualcosa di malato nel modo in cui è stato girato il film. forse è il fatto
che si tratta di un documentario (o di un finto documentario). non solo dunque
l'idea di partenza è geniale, ma la fotografia, la regia e il montaggio sono
perfette e strettamente collegate alla storia. la musica, che tra l'altro è di
riccardo giagni (musicista di bellocchio), suona malinconica in un film che
dovrebbe essere un puro horror ma che sceglie di essere qualcosa di più: una
riflessione spietata sull'impossibilità di capire da parte dell'uomo. puramente
lovecraftiano.
Italia, 2005
Documentario. Film indipendente. Tentativo
di liberare il mondo dell’horror dalla banalità cui lo si sta incatenando.
Federico Greco e Roberto Leggio cercano
appoggio nella ricerca sul mistero di Lovecraft. Alfredo Castelli, padre di
Martin Mystère, ascoltato il progetto chiede loro di poterne fare un fumetto. Il
direttore della biblioteca Marciana di Venezia racconta di un Williams, altro
pseudonimo usato da Lovecraft. Il professor Favero.
Lovecraft scriveva i suoi racconti con la
mente ancora fresca degli incubi che aveva sognato.
Howard Phillips Lovecraft è il padre di
tutti quelli che oggi fanno horror. E’ il padre di quello che oggi è nostro
padre: Stephen King. Chiunque acceda al mondo oscuro e pericoloso dell’horror,
ha in mente lui: Lovecraft. Il primo, ed a quanto ne so l’unico, a scrivere di
mostri senza occuparsi di mostri.
Come è possibile?
Leggere per credere. I suoi testi più
conosciuti sono “Il richiamo di Cthulu” del 1926 e “La maschera del demonio” del
1931. Il mostro è sempre una metafora. Il rinvio a qualcosa di più sottile. Che
pochi possono comprendere. Forse è per questo, per la sua letteratura d’elite,
per la sua vita solitaria e povera, che Lovecraft oggi è sconosciuto ed E.A.Poe
è tanto osannato.
Il documentario (nelle sale dal 28 ottobre),
curato da Federico Greco e Roberto Leggio, racconta il loro viaggio, in seguito
al ritrovamento casuale nel 2002 di una corrispondenza di Lovecraft con un suo
amico di Montecatini, sul delta del Po alla ricerca di prove: fino ad oggi, dai
suoi diari, era emerso che l’autore ottocentesco non avesse mai lasciato il
proprio paese. Fino ad oggi. Ma il carteggio fa supporre che non sia così.
Non vuole certo essere una copia del famoso
The Blair Witch Project. Le differenze sono notevoli. A cominciare dal
fatto che, se vogliamo dirla tutta, si rifà ai grandi autori Fulci e
Deodato che la sapevano lunga sul cine-documentario. I punti di distanza sono
innumerevoli e non si possono elencare tutti. Ma la qualità del film è già
sufficiente per distanziarsi dallo pseudo-documentario americano.
L’opinione riguardo al film muta mano a mano
che ci si allontana dalla proiezione. Uscendo, si sente il bisogno di andare a
verificare che quella ninna nanna proveniente da una casa disabitata non sia un
bluff. Si sente il bisogno di sapere che fine abbia fatto Andrea Roberti nel
1997. Poi, la quotidianità distoglie dall’intento e rimane solo una splendida
storia di vita. Di letteratura. Di inganni della mente.
Racconti del Filò. A sentirli anche solo
pronunciare, gli abitanti si S.Maria in Punta si chiudono in un silenzio
ostinato. Si allontanano. I Fardei sono una confraternita? Oppure una setta
religiosa? E cosa adorano nelle gallerie scavate sotto il municipio?
Il mostro mezzo uomo e mezzo pesce descritto
da Lovecraft è collegato alle teste di pesce trovate infilzate nelle gallerie
allagate di Loreo?
Omertà.
Molte domande. Molti misteri.
Chi ha coraggio, può andare a cercare da sé
le risposte.
di Azzurra De Paola
NEWS CANDIANI
È davvero importante sapere con certezza se Howard
Phillips Lovecraft
ha fatto o meno un viaggio in Italia? Se gli appunti ritrovati a
Montecatini, datati 1926, siano veri o un falso storico? Oppure, in
rispetto alla visionarietà dell’uomo che inventò il Necronomicon, il
Libro dei Morti, e non riuscì più a controllarne gli effetti, non è forse
meglio accettare che il dubbio entri a far parte integrante della “verità”?
In fondo, si tratta di muovere passi incerti in una dimensione
in cui anche i sogni più inquietanti arrivano a determinare il quotidiano,
così come la stessa vita di Lovecraft e la sua letteratura insegnano
da ottant’anni.
Benvenuto dunque al docu-film “Road to L.” (tradotto in italiano
come “Il Mistero di Lovecraft”), attraverso il quale Federico Greco
e Roberto Leggio fanno conoscere un autore che non ha bisogno di
presentazioni, ma che in fondo non è così noto al grande pubblico
cinematografico, più abituato forse ad ammirare una certa filmografia
horror derivata dai suoi romanzi - non sempre sapendo da
dove è originata - che non a leggerne le opere. Un lavoro che in più
offre un richiamo diretto alle credenze venete che arrivano dalla notte
dei tempi, che una tradizione orale sempre più difficile da incontrare
tramanda nei secoli, e che anzi nella narrazione filmica si intreccia
con l’incubo che permeò la vita di Lovecraft per lunghi anni.
Le deità maledette dell’Olimpo tutto americano di Lovecraft, Cthulhu,
Azathoth, Dagon, Hastur, Yog-Sothoth, stanno in qualche maniera
ai riti pagani e pre-pagani delle terre polesane, ai racconti del filò
davanti al fuoco o nella cucina del casolare che Leggio e Greco ripropongono
con un certo coraggio nel film. E mai la scontrosità delle
genti del Delta, i loro segreti, le credenze più tetre e spaventose si
intrecciarono più felicemente con il buio delirio dello scrittore americano,
il cui immaginario orrorifico si fonde con la melma del grande
fiume, con le notti prive di orizzonte della pianura, con la paura
dell’ignoto che lo stesso Lovecraft descrive come “la più grande”.
La storia del fiume Po si perde nella leggenda: dalla favola del mostro
Egide, che Minerva avrebbe ucciso sul fiume, a quella di Fetonte,
figlio di Elios, il Sole, che incapace di controllare la corsa dei cavalli
infuocati del carro del padre, precipita nelle acque dell’Eridano, il
Po, pianto con lacrime di ambra dalle sorelle Eliadi tramutate in pioppi.
Ma questa è ancora parte della leggenda aulica del grande fiume.
Quando il sole lascia lo spazio alla luna, dalle sue acque emergono,
da sempre, esseri misteriosi, orribili e innominabili. Se ne può parlare,
ma guai a mettersi alla loro ricerca…
Alberto Toso Fei
22/03/09 - Due le cause da cui si dipana il viaggio
di questo docu-film, da qualche tempo di nuovo in tour per i circuiti
indipendenti della capitale.
1997: Andrea Roberti, uno studente di tradizioni
popolari, ipotizza un possibile legame tra la letteratura horror di H. P.
Lovecraft e gli oscuri racconti del Delta del Po, tetra e misteriosa zona del
nord Italia.
2002: uno dei registi del film scopre a Montecatini
un manoscritto attribuibile allo scrittore americano. Il diario, datato 1926,
descrive un viaggio in Italia attraverso il Delta del Po alla ricerca di
ispirazione dai racconti popolari locali, i cosiddetti “Racconti del Filò”.
Nel 2004 una troupe, animata da queste pseudo
scoperte e capeggiata da uno attore newyorkese, inizia un trip indagatore, forte
delle sue competenze tecniche. Cerca di realizzare un documentario sui legami
tra Lovecraft e il Delta del Po. I ragazzi partono nella loro ricerca già col
piede sbagliato, coscienti degli strani misteri che avvolgono subito la zona
battuta. Già il Roberti nell’andare avanti nella scoperta c’ha lasciato le
penne, il suo corpo non si trova più da anni e la gente del posto non sembra poi
così entusiasta del lavoro dei ragazzi della troupe. Si vedono mettere i bastoni
tra le ruote in un modo molto pesante dagli abitanti di Lario (Polesine),e la
loro permanenza della durata di undici giorni sembra dichiaratamente un inferno
che non ha una fine.
Una fine ideale infatti non ce l’ha questo ennesimo
e scontato docu-drama a sfondo fantascientifico che ci mostra un filone già
esploratissimo e ampiamente sperimentato. L’approccio a questo film, che ha
avuto importanti distribuzioni estere, dovrebbe sposare piuttosto un punto di
vista tecnico. Il girato è molto buono, veloce e trae sicuramente spunto da uno
stile molto americano, infarcito di fatterelli adolescenziali mischiati a
materia fantaculturale. Inevitabile l’accostamento ai film tipo “The Blair Witch
Project”, dove l’età dei protagonisti non supera gli “enta”, e la fiction ha
sempre gli stessi stilemi, lo stesso manierismo formale. E sebbene tutto il
filone alla “Blair” sia stato probabilmente influenzato dal cult “Cannibal
Holocaust” di Ruggero Deodato, questo film si discosta smaccatamente da tutta la
produzione del caso: non ha effettistiche buttate lì in modo circense, ha dei
picchi psicologico-morali ineguagliabili, la costruzione drammatica è quanto più
sapiente.
In vista di questo, il film “Road to L.” potrebbe
essere un’altra copia sbiadita del cinema americano di fanta-documentaristica
che a sua volta si rifà a un film apripista come “Holocaust”, senza però mai
richiamarlo in modo chiaro. Sarebbe stato preferibile vantarsi di un
connazionale che avesse preso direttamente spunto da una pietra miliare del suo
stesso paese, invece l’operazione si perde in un gran dispendio di intenti.
Quindi non emerge una reale qualità di genere, bensì un’altissima qualità
tecnica di sporcature di genere, di rimandi visivi di gran pregio e a sorpresa
un sapiente uso di figure retoriche che sopperiscono al budget del film, e che
permettono a Greco e Leggio di incuriosire il pubblico, di avvicinarlo tramite
una coltissima artigianalità e preziosissimi piccoli artifizi digitali (come gli
occhi dell’abitante di Lario,che sbatte le palpebre in verticale). Se il plot
della pellicola fosse stato più originale, ci saremmo trovati di fronte a
qualcosa di davvero consistente a livello artistico.
Partiti dal caso vero della scoperta di un
manoscritto di Lovecraft scoperto in una bancarella di un mercatino italiano i
due giovani registi di questa interessante opera decidono di girare un
documentario che segua le file di suddetto manoscritto.
Dopo cio' decidono di inventarsi una pellicola girata interamente in digitale
che mescola finzione e realta' attraverso un buon uso della macchina a mano ed
evitando la confusione stilistica di opere simili - tra tututte il
sopravvalutato Blair witch project - ma cercando invece di creare atmosfera e
suspance attraverso un montaggio realistico ed una colonna sonora di buon
livello.
Fatto con due lire ma con buon cuore e scritto bene dai due direttori ,Federico
Greco e Roberto Leggio anche attori, e fotografato cin gusto da Fabrizio La
Plaombara questo film arriva fino alla sua conclusione senza nnaoire ed
instillando nello spettatore la giusta ansia e la giusta tensione. Molot bello
il finale e di sciuro effetto nell'insieme.
La RaroVideo fortunatamente lo ha distribuito in dvd evitando cosi' che
scomparisse col tempo. In conlusione un docufake non per tutti ma sara'
apprezzato di chi cerca qualcosina di diverso del solito.
Federico Frusciante
dal libro
A CACCIA DI LIBRI
PROIBITI
di Simone Berni (Edizioni Simple) - settembre 2005
(...) Ho citato di
sfuggita Lovecraft. ma, come un potente magmete, il solo fatto di averne evocato
il nome mi ha bloccato sul posto. Ecco un altro autore cult attorno al quale
aleggiano strane dicerie e leggende a dir poco curiose. Ad una ho accennato già,
ossia la pretesa che egli, in vita, non abbia mai viaggiato. Addirittura che non
abbia mai lasciato la sua città natale. A questo proposito va citato un episodio
curioso che riguarderebbe, sia pur indirettamente, lo scrittore americano. Ha
ricostruito sapientemente la questione Alfredo Castelli, in calce alla sua
bellissima versione a fumetti de "Il mistero di Lovecraft" (speciale MM - luglio
2005).
Tutto inizia nel luglio
2002, quando un giornalista romano, Roberto Leggio, rinviene una vecchia lettera
nascosta tra le pagine di un libro di Emile Zola acquistato in un mercatino
dell'usato di Montecatini terme. Questa lettera-diario, in inglese, è firmata
"Grandpa Theo" che a detta degli appassionati di Lovecraft era uno degli
pseudonimi maggiormente in uso del grande scrittore. Lovecraft era un
corrispondente instancabile - pare che abbia scritto oltre centomila lettere in
vita - e rinvenirne qualcuna non sarebbe poi da considerarsi un evento così
miracoloso. Il fatto è che la missiva (datata a partire dal maggio 1926 e
indirizzata a un conoscente, tal Alfred Galpin) descriverebbe un viaggio in
Italia (in veneto, ed esattamente in polesine) di Lovecraft, anzi di Grandpa
Theo, quando è noto che egli non abbia mai lasciato gli Stati Uniti. Roberto
Leggio e il documentarista Federico Greco, che nel frattempo era stato messo al
corrente della cosa, interpellano quindi lo storico della letteratura del
fantastico Sebastiano Fusco. Fusco scopre che la data della lettera e il periodo
dell'ipotetico viaggio in Italia effettivamente si incastrerebbero in una fase
oscura della vita di Lovecraft e della quale non ci sarebbero riferimenti certi.
Il destinatario della missiva, inoltre, avrebbe sposato un'italiana e vissuto in
italia gli ultimi anni della sua vita. Prende così corpo l'ipotesi (clamorosa)
che il visionario scrittore americano abbia davvero visitato l'Italia in una
"fuga" tanto incredibile quanto misteriosa. Questo mistero va poi ad
intrecciarsi sapientemente con quello delle leggende locali del polesine, in
special modo con quelle relative ai cosiddetti "racconti del filò" del delta del
po, che potrebbero aver dato ispirazione al geniale americano per alcuni dei
suoi celebri e immortali lavori, come per esempio The Shadow Over Innsmouth
oppure il tetro e surreale History of Necronomicon.
Ma per saperne di più
il rimando d'obbligo è per il film Il mistero di Lovecraft (Road To L.) a cura
dei due autori citati, in uscita per la fine del 2005, prodotto dalla Minerva
Pictures.
Road to L. es una película que mezcla
elementos reales con ficción en su historia, escrita por los propios directores
de la película, Federico Greco y Roberto Leggio,
quienes también actúan en la trama interpretándose a sí mismos.
Este
docudrama narra la búsqueda de la conexión entre la literatura de
H. P. Lovecraft y las leyendas de la zona del delta del Po, una misteriosa
zona al noreste de Italia. La aparición de un manuscrito que podría haber sido
redactado por el propio escritor norteamericano durante su estancia en la región
del Polesine a mediados de los años 20 centra la trama.
Así, un equipo de grabación investiga este tema mientras filma imágenes para
un documental, descubriendo secretos terribles que podrían haber alimentado la
imaginación de Lovecraft. Cabe destacar que la voz en off del
escritor la pone el actor Robert Englund (Freddy vs. Jason,
2003).
Esta producción de Digital Desk y Minerva Pictures es el resultado de 80
horas de material, grabadas a lo largo de 11 días por un grupo de seis personas.
Road to L. logró el premio Méliès de plata en
el marco del
Fantafestival de Roma 2005, y por tanto una nominación a convertirse en la
mejor película de género fantástico europea en el mes de diciembre en Bruselas.
settembre 2005
IL GAZZETTINO ONLINE
Lovecraft in Polesine è un film
(B.Ch.) Dal documentario al film, da 30 a 93
minuti, l'ipotesi del viaggio in Polesine di Lovecraft supera la
dimensione televisiva e approda al grande schermo con l'aiuto di Minerva
Pictures Group. La casa di produzione romana, specializzata nel genere horror,
ha presto intuito le potenzialità della storia a metà tra realtà e mistero
scaturita dalle ricerche di Federico Greco e Gabriele Leggio co-registi, del
documentario e del film girati sul Delta polesano.
L'origine di questa avventura tra i misteri e le creature spaventose che si
annidano lungo il grande fiume, sta nel ritrovamento di un manoscritto, finito
nella mani di Leggio, sezionato e analizzato con Greco e sottoposto
all'attenzione di Sebastiano Fusco, uno dei più importanti studiosi di
Lovecraft in Italia. Dal documentario al film il passo non è stato così
rapido anche se la gran parte delle suggestioni c'erano, ma per un horror, si
sa, servono effetti speciali che il documentario non richiede. Mentre il
prodotto originario passava su Studio Universal, Minerva Pictures e Digital Desk
erano già in piena lavorazione del film "Il mistero di Lovecraft ",
proiettato per la prima volta davanti a un pubblico lo scorso lunedì in
occasione dell'apertura del Fantafestival di Roma. L'anteprima romana sarà
presto seguita da altre importanti proiezioni a festival di richiamo
internazionale, primeggia su tutte la presenza in concorso al Puchon
International Fantastic Film Festival, in Corea, ma nel corso dell'estate "Road
to L." (titolo internazionale del film) sarà a Malaga in Spagna e al Fansporto,
a Oporto in Portoglallo, protagonista di altre due importanti vetrine del genere
horror. L'uscita italiana? «Ancora non lo sappiamo - risponde Loris Curci di
Minerva Pictures - per ora ci auguriamo che la critica sia benevola perché si
tratta di un esperimento, comunque il film è tecnicamente molto ben fatto. Il
riscontro con il pubblico è sempre un'incognita. Per ora stiamo curando le
vendite estere».
Questa sera Leggio e Greco incontreranno a Roma il pubblico del Fantafestival
pronti a raccogliere ogni commento.
7 7 2005
Il Polesine sul grande schermo
...
Il Polesine sul grande schermo alimenta il
mistero di un viaggio di H.P. Lovecraft, uno dei più grandi autori horror del
secolo scorso, lungo i rami del Po, come ispirazione per le sue opere. Sulla
scia del documentario proiettato a ottobre su Studio Universal e presentato da
Omar Sharif.
È tutto vero? «Il film racconta la storia di una troupe di sei persone -
spiega il regista di "Il mistero di Lovecraft", Federico Greco - che, per
verificare il mistero di questo viaggio documentato dal diario rinvenuto a
Montecatini, decide di percorrere le stesse tappe, filmare i luoghi e cercare i
mostri e le inquietanti storie, descritti dall'autore del diario. Per avere la
certezza dell'autenticità del manoscritto bisognerebbe affrontare i costi,
enormi, di una perizia calligrafica e di analisi scientifiche su carta e
inchiostro, non è escluso che prima o poi riusciremo a reperire i fondi. Per
ora, l'unica cosa certa è che ci sono sconvolgenti somiglianze tra certi
racconti del Filò e i racconti di Cthulhu, tra Loreo e Innsmouth (cittadina in
cui Lovecraft ambiente molti racconti successivi al 1926 - data del presunto
viaggio in Italia - ndr)».
Dove e quando è stato girato il film? «Film e documentario sono stati girati
contemporaneamente tra maggio e giugno del 2004 e i luoghi sono quelli indicati
dal manoscritto. La base della troupe è stata Loreo, l'albergo Cavalli, dove lo
stesso Lovecraft dovrebbe aver alloggiato. Altre scene sono state girate ad
Adria, Scano Boa, Santa Maria in Punta, Pila, tutto l'estremo Delta».
Quali impressioni avete avuto di questi luoghi? «La prima volta che siamo
saliti per i sopralluoghi, io sono tornato con il "mal di Polesine", non vedevo
l'ora di tornare. Poi, dopo le ricerche e le riprese del film, mi è rimasta un
po' di inquietudine. In particolare per la documentazione raccolta sulla vecchia
S. Maria in Punta, quella abbandonata dopo l'alluvione del '51».
Come siete stati accolti?«Un'accoglienza straordinaria. Dovreste pensare a
una film commission, perché i luoghi sono veramente belli. Sono stati tutti
molto gentili dal punto di vista logistico, salvo una strana omertà su alcuni
argomenti più scottanti».
Nel film compare Gianni Sparapan come nel documentario? «Sì, è stato la
nostra guida locale. Man mano che il mistero si faceva più inquietante diventava
difficile mantenere la sua fiducia, ma infine tutto si è sistemato».
Com'è andata l'anteprima romana?«La resa del film sul grande schermo ci ha
stupito. Il pubblico era sostanzialmente composto da addetti ai lavori e i
commenti sono stati lusinghieri. Sergio Stivaletti (regista e realizzatori di
effetti speciali), è rimasto molto colpito, ha persino creduto che il film sia
girato su pellicola, invece è tutto realizzato in digitale, merito della
fotografia di Fabrizio La Palombara. Hanno riscontrato tutti un'alta qualità
tecnica. Questo per noi è molto importante perché l'abbiamo girato in modo
pionieristico, come se fosse un documentario, pertanto i mezzi tecnici dovevano
essere leggeri per poter registrare ogni cosa che accadeva. Abbiamo usato un
sistema audio-video complicato e interessante, con 2-3 tipi di microfono per
diverse riprese audio seconda i ruoli che ognuno aveva nel film».
Che cosa vi aspetta nell'immediato futuro? «Il 16 luglio uscirà in edicola,
come numero speciale di Martin Myster, il fumetto tratto dal film con lo stesso
titolo della versione italiana "Il mistero di Lovecraft", sull'onda di questa
uscita, proprio in questi giorni, la Minerva Pictures ha deciso di fare uscire
il film nelle sale italiane tra agosto e settembre. Saremo inoltre presenti in
importanti festival di genere».
I più assidui frequentatori della ZOne ricorderanno quando a marzo di
quest'anno segnalammo il film
Road to L.
di Federico Greco e Roberto Leggio augrandoci
di vederlo presto distribuito. Bene, finalmente, dopo che il film ha fatto
incetta di premi in Portogallo, Corea, Finlandia e Italia (Ravenna e
Fantafestival a Roma), pare essere arrivato il momento di farlo vedere
anche al pubblico non festivaliero. Infatti, con una operazione che non ha
precedenti in Italia, la Digital Desk ha deciso di tentare la strada
della distribuzione in digitale. Il film è stato girato in digitale leggero
(DVCAM) e verrà distribuito in digitale in circa 15 copie nelle ormai numerose
sale digitali sorte in tutta Italia negli ultimi mesi. Per la prima volta, un
film italiano prodotto con un budget ridotto riesce ad avere una distribuzione
ufficiale nazionale saltando il passaggio in pellicola, sfruttando allo stesso
tempo la grande richiesta di contenuti delle sale con proiettori digitali sparse
su tutto il territorio nazionale.
Il film sarà distribuito a partire dal 28 ottobre con il titolo
italiano Il mistero di Lovecraft, perdendo un po' il fascino del gioco
di parole della procuncia inlese della "L" che presagiva ad un inquietante
viagio verso l'inferno. Oltre quello della distribuzione digitale, il film di
Greco e Leggio vanta altri record, come quello di essere il primo
mockumentary (documentario truccato) italiano e di essere il primo
caso di film che ispira un avventura a fumetti (Martin
Mystere di Alfredo Castelli) ancora prima di essere
distibuito.
Interpreti del film sono Roberto Pulvis e Simonetta
Solder, più camei vari di Carlo Lucarelli e Alfredo
Castelli nelle parti di loro stessi.
Non mancheremo di darvi notizia delle sale dove potrà essere visto questo
gioiellino, e intanto vi rimandiamo ai siti web che parlano del film (con foto,
immagini e trailer) aggiornati di recente.
HORROR MAGAZINE
Martin, Lovecraft e il Delta del Po
Dal 16 luglio prossimo, in uscita con lo speciale estivo di Martin Mystère, un
albo dedicato al Sognatore di Providence
La scuderia Bonelli, a ogni inizio estate, si prodiga in iniziative che
spesso esulano dall'ambito meramente fumettistico e che arrivano anche al
pubblico più distante dalle nuvole parlanti: gli albi speciali delle varie
testate e i loro allegati, sotto forma di fumetto o di saggio scritto, trattano
di letteratura, cinema, storia, archeologia, musica e di altri argomenti
specifici con interventi di notevole spessore e interesse editoriale.
Quest'anno, fra le varie uscite, una in particolare interesserà direttamente gli
appassionati di H.P. Lovecraft: il tradizionale appuntamento estivo con l'albo
speciale di Martin Mystere infatti si rinnova, proponendo un nuovo tipo
di allegato, la serie Martin Mystère Presenta, che esordirà nelle
edicole con lo speciale estivo numero 22 in uscita il 16 luglio prossimo.
Le 52 pagine del fumetto, sceneggiato da Alfredo Castelli e
disegnato dagli Esposito Bros, avranno come protagonista H.P.
Lovecraft in persona, calato in una storia fra realtà e fantasia, nella quale si
narra che per ideare le sue creature mostruose e le sue divinità aliene abbia
tratto ispirazione da alcune oscure leggende del Delta del Po.
Il fumetto è in realtà un adattamento di un interessante docudrama – un
documentario in forma di film che contamina realtà e finzione - di imminente
uscita e presentato anche al Festival di Cannes: Road to L. - Il mistero di
Lovecraft in Italia, di Federico Greco e Roberto Leggio, il cui trailer è
visionabile sul sito di cinecittà all'indirizzo:
http://www.cinecitta.com/news/documenti/video/2005/03/lovecraft.wmv
Il film racconta l'inquietante cronaca degli 11 giorni passati da una troupe di
documentaristi a cercare le tracce di un misterioso viaggio in Italia di
Lovecraft.
L'ipotesi alla base del soggetto trarrebbe origine da uno scambio epistolare che
ebbe luogo nel 1926 fra lo stesso HPL ed Alfred Galpin, da cui si capisce che
uno dei due era stato in Italia, molto probabilmente Galpin. Una lettera in
particolare, un autografo ormai accreditato di Lovecraft individuato in un
mercatino di Montecatini Terme, riporta disegni delle celebri creature ittiche
dell'immaginario lovecraftiano, che secondo alcuni studiosi avrebbero molte
analogie con certi uomini-pesce delle leggende del Polesine (la notizia era già
stata data lo scorso settembre su HorrorMagazine:
http://www.horrormagazine.it/notizie/308 e del Delta del Po.
Queste uscite, il film e l'adattamento fumettistico, sono importanti per due
motivi: innanzitutto ci parlano di un mistero (o mystero, data l'occasione)
italiano poco conosciuto, ovvero della leggenda degli uomini-pesce fra il Veneto
e L'Emilia-Romagna e, in secondo luogo, ci fanno intravedere la possibilità,
seppur remota, di un legame culturale fra il nostro Paese e il Maestro di
Providence, fino a oggi mai considerata.
Autore: Stefano Mazza - Data:
27 giugno 2005
ZAPSTER.IT
Una sorpresa italiana
Forse la caratteristica più interessante de Il mistero di Lovecraft è quella
di non sembrare un film italiano, pur essendo stato realizzato da registi e
produttori italiani, e nonostante l'ambientazione sul Delta del Po. Un miracolo
nel panorama asettico di questi ultimi anni, una sorpresa di linguaggio, stile,
interpretazione e coraggio. Blair Witch Project (perchè di un mockumentary si
tratta, un falso documentario) non sarebbe neppure da citare, tanto gratuita
(seppur ingiustamente criticata) fu quell'operazione, tanto geniale e necessaria
è questa. Lo scrittore horror più grande di sempre, Lovecraft, sarebbe stato in
Italia nel 1926 e dalle leggende nostrane si sarebbe ispirato per i racconti che
l'hanno reso celebre... una troupe si mette sulle tracce del manoscritto che ha
dato origine all'ipotesi e scopre... che non avrebbe dovuto farlo.
Il mistero di Lovecraft (Road to L.) è un
docudrama (un documentario di fiction) basato sull'ipotesi che il solitario di
Providence, lo scrittore amatoriale H.P.Lovecraft, abbia effettuato un
viaggio in Italia a metà degli anni 20. "Nel 2004, una piccola troupe
internazionale viene chiamata in Italia per collaborare con David, un attore di
New York, nella realizzazione di un documentario sul possibile viaggio in Italia
del famoso autore statunitense fantahorror H.P. Lovecraft, che ufficialmente,
invece, non è mai uscito dagli Stati Uniti. A suffragare l'ipotesi del suo
soggiorno in Italia c'è un suo manoscritto del 1926 ritrovato presso un
antiquario di Montecatini nel 2002, nel quale Lovecraft descrive le sue ricerche
lungo la strada per L. sulle favole narrate nel delta del Po, chiamate "Racconti
del Filò". In più nel 1997 Andrea Roberti, uno studente di antropologia, aveva
preparato una tesi universitaria proprio su questo stesso tema." [tratto da
http://it.movies.yahoo.com]. Lo
sviluppo della trama nasconde molte sorprese agghiaccianti. Il film,
realizzato da Federico Greco e Roberto Leggio e prodotto da
MINERVA PICTURES e DIGITAL DESK, uscirà nelle sale in autunno 2005 ma si è già
accaparrato il prestigioso premio Melies d’argento in occasione del
Fantafestival di Roma che gli vale l'accesso al prestigioso Melies D’Or
che si terrà a Bruxelles nel 2006. Il Melies d’Or e’ il massimo premio Europeo
per il cinema fantastico. Il film deve essere un appuntamento per tutti gli
appassionati di fantastico oltre che dello scrittore creatore della cosmogonia
dei Grandi Antichi. Nel luglio 2005 una riduzione a fumetti è stata proposta
dalla Sergio Bonelli Editore in allegato a Martin Mystère Special n° 22.
Interessante l'iniziativa di due registi italiani (F.Greco e R.Leggio) di
realizzare un lungometraggio che documenti il presunto viaggio del maestro
Lovecraft in Italia.
Si parla del ritrovamento casuale di una lettera in un mercatino italiano,
lettera che pare abbia fatto partire la ricerca di tracce che confermino
l'ipotesi del viaggio, visto che tutti gli storici e studiosi della vita dello
scrittore ne sostengono il contrario.
Il manoscritto naturalmente è stato sottoposto a tutti gli accertamenti del caso
per verificarne l'autenticità...
è autentico.
Le tracce seguite portano ad un paese del comune di Rovigo (quello siglato con
"L:" appunto), sul fiume Pò dove sembra che esista da molto tempo la leggenda di
strane creature che risalgono dal fiume...uomini pesce insomma, quelli che
popolerebbero la terra da tempi immemorabili! Ed io per queste cose
scodinzolo!eheheh!
Da quello che doveva essere un documentario, ne è uscito un lungometraggio
previsto nelle sale italiane a fine settembre.
Mi appassiona in particolar modo l'idea che non si tratti di un film ambientato
nelle sperdute campagne del Texas, che non riguardi leggende indiane scambiate
nelle notti di luna piena davanti al fuoco al centro della tenda....ma parla
delle nostre leggende, quelle che i nostri nonni scambiavano davanti al
fuoco alla fine di una faticosa giornata di lavoro.
Mia nonna mi racconta ancora delle serate passate a cucire davanti al fuoco
nella casa dei genitori. le donne cucivano ed una sorella leggeva un libro
mentre gli uomini fumavano.
nel racconto viene citato come: i racconti del filò
In quanto le donne filavano davanti al fuoco.
Interessante no?!
sempre per quanto riguarda "Road to L.", è in edicola il numero speciale di
Martin Mystére con allegato l'adattamento a fumetti del film. Si fa leggere
ma....io lo avrei fatto fare interamente a Baggi, alto che gli Esposito bros!!
saluti melmosi e un po' asciutti dal delta dello Staffora!
laura
lunedì, agosto 01, 2005
HORROR
MAGAZINE
Il mistero di Lovecraft – Road to L.
Vincitore del Melies d'Argento al Fantafestival di Roma e candidato al Melies
d'Or che si terrà a Bruxelles nel 2006, il film di Greco e Leggio sta per
uscire nei cinema italiani.
Sebbene gli studiosi di H.P. Lovecraft abbiano sempre
sostenuto che il genio di Providence non soggiornò mai in Europa - soprattutto
per ragioni di rigida e stretta economia - i giovani autori Federico
Greco e Roberto Leggio, hanno cercato di dimostrare il
contrario nel loro documentario cinematografico, H.P. Lovecraft – Ipotesi di
un viaggio in Italia, ipotesi che sarebbe stata suffragata dal ritrovamento
di un diario di viaggio in Italia, attribuito allo scrittore, e che potrebbe, in
un certo qual modo, spiegare le origini almeno di parte della sua cosmogonia.
Nel 1997 un giovane studente di tradizioni popolari del Polesine, Andrea
Roberti, tentò di esplorare i presunti legami tra il grande scrittore e le
leggende del Delta padano, scomparendo misteriosamente prima di poter confermare
la sua intuizione.
Nel 2004, Greco e Leggio, insieme a una piccola troupe cinematografica, hanno
ripercorso le orme di Lovecraft e Roberti giungendo fino a Loreo - indicato solo
con l'iniziale nel manoscritto - nel tentativo di trovare le risposte alla
scomparsa dello studente e all'ipotesi che Lovecraft abbia veramente compiuto un
viaggio in Italia nei primi anni '20, durante in quale si sarebbe davvero
imbattuto in un essere mostruoso che forse gli fu di ispirazione.
La loro ricerca, però, si è scontrata con l'ostinato silenzio degli abitanti del
luogo, nonostante le insistenti voci dell'esistenza di una sinistra
confraternita dedita, fin dal XVII secolo, a innominabili culti segreti.
Trasmesso qualche mese fa in televisione dalla Studio Universal, il
documentario non ha mancato di suscitare interesse e polemiche.
Convinti della bontà della loro ipotesi, Greco e Leggio hanno ora annunciato di
aver completato la realizzazione di un lungometraggio, Il mistero di
Lovecraft – Road to L., che prende spunto direttamente dal cortometraggio
citato e che è stato da loro scritto, diretto e interpretato insieme a
Roberto Purvis, già interprete di altri horror a basso costo, e
all'esordiente Simonetta Solder.
Il progetto è stato girato in digitale leggero (dvcam), saltando il passaggio su
pellicola, e verrà distribuito nelle ormai numerose sale digitali italiane a
partire dal settembre di quest'anno.
Nella versione per il mercato estero l'opera si gioverà, addirittura, del
contributo, come voce narrante, di Robert "Freddy Krueger" Englund.
Al soggetto si è interessato anche Alfredo Castelli, padre
del fumetto Martin Mystère, edito dalla Bonelli, che ha deciso di
trasformarlo in un fumetto già uscito in tutta Italia lo scorso 18 luglio, nello
speciale estivo dedicato al personaggio; lo special ha lo stesso titolo del film
e mantiene buona parte della sceneggiatura, sia pure con alcuni significativi
cambiamenti. L'evento riveste effettivamente una certa importanza in quanto si
tratta di uno dei rari casi in cui un fumetto sia tratto da un film piuttosto
che non il contrario come spesso è accaduto anche in questo scorcio di stagione
cinematografica.
All'interno del volume sono contenuti la locandina ufficiale del Mistero di
Lovecraft e due pagine dedicate alla genesi del progetto e ai dettagli
dell'operazione.
Venendo all'assunto che tante polemiche ha suscitato, potrebbe essere probabile
che il ricco e generoso amico dello scrittore, Alfred Galpin, abbia offerto a
Lovecraft l'opportunità di un viaggio in Italia, paese dove "Galp" (come
Lovecraft chiamava il prediletto nipote adottivo), effettivamente studiò, visse
e morì; ciò che appare strano è che, nel suo vastissimo epistolario, il maestro
dell'orrore non abbia mai fatto menzione del suo soggiorno nel nostro paese, a
meno che non si voglia considerare come "indizio" la sua entusiastica passione
per la cucina italiana, e in particolare per gli spaghetti, esplosa
improvvisamente proprio in quel periodo...
"H.P. Lovecraft non dice cose gradevoli, per lui l'horror non è uno strumento
di intrattenimento come può esserlo per altri scrittori di oggi, come Stephen
King. Al contrario, l'autore di Providence scava nell'abisso delle nostre paure,
le idealizza, tratteggiandone dei ritratti molto precisi, ancorché simbolici".
Sebastiano Fusco, insieme a Gianfranco De Turris uno dei maggiori esegeti
dell'opera dello scrittore horror H. P. Lovecraft e principale responsabile
della sua diffusione in Italia, ha introdotto così l'anteprima assoluta di
Il mistero di Lovecraft, proiettata a Roma all'interno del Fantafestival di
Adriano Pintaldi, cui l'opera concorre per il Méliès d'Oro.
La storia del film-documentario di Federico Greco e Roberto Leggio è quella di
un viaggio che ripercorre le tappe descritte in un manoscritto - con ogni
probabilità attribuibile allo stesso Lovecraft che racconta di un suo
fantomatico viaggio in Italia nel 1926. In un'atmosfera di paura ed omertà,
segnata dalla diffidenza degli abitanti del Polesine intervistati dai
documentaristi, sembrano prendere corpo gli orrori prima descritti nel
manoscritto e poi narrati nei suoi racconti dallo scrittore statunitense; orrori
che presentano inquietanti ed incredibili analogie.
"Alfredo Castelli, l'autore di "" (noto fumetto della Sergio Bonelli Editore) ha
trovato la storia talmente misteriosa e affascinante che ha deciso di trarne
spunto per un albo che sarà allegato al numero speciale di "Martin Mystère" in
uscita il 18 luglio" spiega il regista Federico Greco. "E come mi ha confermato
anche Luca Raffaelli il massimo esperto italiano di fumetti, curatore tra
l'altro delle collane di "La Repubblica" - questo è il primo caso di passaggio
da film a fumetto avvenuto in Italia, e probabilmente in assoluto. In molti casi
c'è stato il passaggio inverso, come per gli americani Sin City o Batman, o i
vari fumetti Marvel, ma mai nessun fumetto è nato da un film, e in questo caso è
avvenuto addirittura prima che il film uscisse. In Italia poi, i due linguaggi
non si sono praticamente mai incontrati".
Oltre all'uscita del film "in versione cartacea" dei prossimi giorni, Il
mistero di Lovecraft sarà protagonista di un tour nei più importanti
festival mondiali di genere: si inizia a fine luglio con il Puchon International
Fantastic Film Festival di Seoul, e si prosegue poi con Malaga, Porto e infine
con lo Screemfest di Los Angeles.
"Per quanto riguarda le sale italiane, si sta verificando la possibilità di
uscire a settembre nel circuito delle sale digitali, che in Italia hanno
recentemente raggiunto quota dieci" continua Greco, "oppure di uscire con
distribuzione mista, come è accaduto per Profondo blu".
Prossimo progetto per Federico Greco, già autore dei documentari Stanley &
us e Fuori fuoco (con Mazzino Montinari), è stavolta un film di
finzione, per la precisione un western metropolitano sulle Brigate Rosse, di
nuovo in collaborazione con Montinari.
[di M. B.]
IL FOGLIO
Non si sa mai cosa si trova, sfogliando vecchi libri. Spesso, una
vecchia lettera d'amore. Meno spesso, una vecchia lettera scritta da un maestro
dell'orrore. NEl luglio del 2002 Roberto Leggio trovò in un volume appena
comprato - da un antiquario di Montecatini, nel caso vogliate ritentare il colpo
- il resoconto di un viaggio dagli Stati Uniti al veneto, con tappa nel
Polesine. Indirizzato a Alfred Galpin, era firmato "Grandpa Theo". Due indizi
che rimandano a Lovecraft: Galpin era il pupillo, Grandpa theo lo pseudonimo
usato dallo scrittore di Providence quando dava consigli ai giovani scrittori.
Colpo al cuore. Consulto con il collega Federico Greco, altro lovecraftiano di
ferro. Decisione di consultare gli esperti. Pare che la lettera sia autentica,
che la data sia verosimile, che i giri di frase siano compatibili con lo stile
dei romanzi. per di più, il destinatario ha vissuto a Montecatini per qualche
anno, con una moglie italiana. Ne nasce un documentario, presentato a Venezia e
intitolato "H.P. Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia". Roberto Leggio e
Federico Greco esplorano il Delta del Po, usando la lettera ritrovata come fosse
una guida. Forse Lovecraft fece davvero un viaggio in Italia. Forse trovò
proprio in Polesine materiale per i suoi libri più famosi, da "La maschera di
Innsmouth" a "L'orrore di Dunwich", al "Richiamo di Cthulhu". Forse qualcuno
ricorda ancora il passaggio di uno straniero di nome Theobaldus. Forse gli
incubi derivano dai "Racconti del Filò".
Dopo il documentario, arriva il film. Sarà in qualche sala -
Milano, Torino e Nordest - a partire dal prossimo 20 novembre (in contemporanea
uscirà il DVD). Stessi registi. Qualche esperto in meno. Un po' di fiction in
più. "Road To L." immagina che Lovecraft abbia incontrato davvero le creature
mostruose di cui si favoleggia nei racconti popolari. Quindi le sue storie non
sarebbero invenzioni di una mente geniale quanto contorta, ma copie dalv ero.
Qualcuno lo dica a Houellebecq, che su Lovecraft ha scritto un volumetto
("Contro il mondo, contro la vita", da Bompiani). E magari gli offra un
biglietto per il Polesine, a consolazione del Goncourt perduto. Costato 300.000
euro, girato in digitale, il film strizza l'occhio a "The Blair Witch Project":
l'investimento più redditizio nella storia del cinema horror: un finto
documentario spacciato per cinema-verità su un gruppo di studenti che a furia di
sfruculiare la strega finiscono malissimo. Qui invece c'è una troupe che
vorrebbe svelare il mistero: Lovecraft uscì oppure no dagli Stati Uniti?
Manca però il Grande Colpo di Scena. La rivelazione che
aspettiamo. La mossa che potrebbe trasformare un onesto documentario e un onesto
film in un colpo di genio. Dopo le prime immagini, viste a Venezia, abbiamo
sperato. ora lo dicono. Ora confessano. Ora svelano che si sono inventati tutto.
Anche la lettera datata 1926. E gli esperti sono cascati nel tranello.
Ragazzi, se qualcuno mi avesse detto che oggi, in questa
situazione economica e culturale terribile per il cinema, sarebbe uscito (è una
parola grossa!) un film come IL MISTERO DI LOVECRAFT non gli avrei creduto. non
conosco gli autori ma mi dà l'idea che non si abbeverino per nulla alla
televisione - come invece capita alla maggioranza dei nostri registi. il film ha
qualche caduta, ma capita a chiunque, la cosa straordinaria è la freschezza,
l'originalità e la tensione che si respirano per tutti gli 85 minuti.
21 11 2005
TGCOM
Martin è vivo, viva Martin! - Uscita bimestrale e qualche novità
"Perché navi e aerei spariscono inesplicabilmente nel tratto di mare noto
come Triangolo delle Bermuda?". E ancora "chi è la misteriosa creatura che si
aggira nelle notti di tempesta sulle vette dell'Himalaya?".
Correva il 1981 quando tutto ciò compariva nelle quarte di copertina degli albi
a fumetti della Daim press, quella che poi sarebbe diventata la Sergio Bonelli
Editore. Quel "qualcuno" che avrebbe dato una risposta a quelle domande
sarebbe venuto fuori un anno dopo, nell'aprile dell'82, quando nelle edicole
fece la comparsa
"Gli uomini in
nero", preziosissimo numero uno con la prima avventura di
Martin Jacques Mystère, di professione detective dell'impossibile,
raccontata dall'"umile biografo" del professore, come lui stesso ama definirsi,
Alfredo Castelli.
Di anni ne sono passati parecchi, di "mysteri" Martin ne ha affrontato
decine, puntualmente in edicola ogni mese con una collana che
periodicamente ha sfornato anche almanacchi, albi giganti, speciali estivi,
extra e diverse altre pubblicazioni. Adesso qualcosa cambia: con
l'avventura
"Il destino di Atlantide", la
serie regolare, giunta al numero 279, passa da mensile a bimestrale, e
non è questa l'unica novità, come ci ha spiegato in questa lunga chiacchierata
Castelli
Come mai Martin diventa bimestrale?
Nasce da alcune mie scelte precise. La prima è quella che i lettori amano
l'episodio completo, e con l'uscita bimestrale ci sarà quasi il doppio delle
pagine, 164, quindi avrò la possibilità di raccontare buone storie e nei termini
giusti. Questo comporta che chi si avvicinerà al personaggio casualmente leggerà
la storia completa, potrà interessarsi e quindi diventare un nuovo lettore. Il
numero di uscite nel corso dell'anno permetterà una gestione del lavoro un
tantino più rilassante, di programmare le tematiche con un certo anticipo.
Programmare un po' meglio è necessario. Quando il personaggio uscì, 23 anni fa,
era davvero nuovo e interessante, mentre adesso sta subendo una concorrenza
terrificante. Prima era difficile trovare in giro cose che parlassero di
"mysteri", ora gli scaffali delle librerie, oltre che i palinsesti delle tv,
sono pieni di testi e programmi con argomenti di questo tipo. Insomma la
concorrenza degli altri media è diventata fortissima, e forse questa scelta
della bimestralità può portare a un miglioramento della qualità e delle scelte e
magari a un piccolo aumento delle vendite.
Quest'operazione comporta qualche rischio?
Quello maggiore è quello che i lettori, dovendo aspettare due mesi, si
disaffezionino e non comprino più la rivista. In realtà poi il fumetto
continuerà in un certo senso ad essere mensile, perché con i vari supplementi
(speciali estivi, almanacchi, giganti) fuori dalla serie regolare le uscite di
Martin saranno praticamente una volta ogni 30 giorni.
Raccontaci qualcosa del primo numero del nuovo corso...
Nella prima storia bimestrale, disegnata da Cardinale & Orlandi, si
torna proprio alle atmosfere del numero uno di Martin Mystère del 1982, che
cominciava con delle tavole ambientate nei fondali delle Azzorre, scenario che
abbiamo ripetuto, appunto, nell'albo bimestrale. La storia è inevitabilmente
diversa, ma si ricongiunge a quella iniziata 23 anni fa. E' una forma di ritorno
alle origini, un po' beneaugurante, per riprendere un meccanismo che nel tempo
ha dato le sue soddisfazioni. In questa storia Martin avrà a che fare con
Atlantide, uno dei temi portanti della serie, e torneranno alcuni personaggi
"storici" come Kut Humi, la guida spirituale, Sergej Orloff, il nemico diventato
quasi amico, e tanti altri ancora. Tornerà fissa la rubrica "I misteri di
Mystère", che i lettori hanno mostrato di amare molto, allargata a tre pagine.
Nel primo numero sarà forse un po' ridondante, racconterà cose che i vecchi
lettori sanno già, anche se le cose saranno narrate da un altro punto di vista,
ripresentando tutti i personaggi e gli argomenti ricorrenti della serie.
A luglio "salterà" la serie regolare, ma il "mystero" mensile
rimarrà...
Infatti torna lo speciale estivo in una collocazione più consona, visto che
lo scorso anno era uscito a settembre. La storia, "L'anno della cometa",
disegnata da Torti, sarà nello stesso stile di quello degli altri anni, la
novità sarà nell'allegato. Il classico libriccino "Il dizionario dei Mysteri"
era diventato ultimamente un po' ripetitivo, quindi abbiamo cambiato la
filosofia dell'inserto. Ci sarà un piccolo albo di 48 pagine, in formato
Bonelli, che inaugura una piccola collana, "Martin Mystère presenta", che
conterrà di volta in volta qualcosa di interessante che può piacere ai lettori
di Martin. In questo caso c'è la riduzione libera, molto libera, di "I misteri
di Lovecraft", un film che uscirà presto in Italia, e che racconta un possibile
viaggio dello scrittore nel nostro Paese.
Di cosa si tratta?
Secondo alcuni documenti trovati di recente,
Lovecraft
sarebbe venuto in Italia, per un anno, nel 1920 o giù di lì. Di questa cosa non
si parla da nessuna parte, e in effetti nei suoi diari un buco temporale c'è.
Questa documentazione racconta di un viaggio al delta del Po e delle leggende
che ricorrono in quella zona, che hanno tra l'altro ispirato uno dei film più
spaventosi che abbia mai visto,
La casa
delle finestre che ridono di Pupi Avati. Potrebbe essere che Lovecraft
in Italia abbia tratto l'ispirazione per il suo mondo dei miti di
Cthulhu,
con quei mostri sottomarini che potrebbero legarsi alle leggende del Po, ricco
di tradizioni per quel che riguarda creature marine e anfibie.
Questa volta a noi forse piace di più l'allegato che non il volume
principale...
Fumetto fantascientifico
Autori: Alfredo Castelli (testi)/ Rodolfo Torti (disegni)
Editore: Sergio Bonelli Editore
Data di pubblicazione: 2005
Prezzo: 5,00 euro (130 pagine in b/n più fascicolo di 48 pagine in b/n)
Ogni anno due dei personaggi più noti della scuderia Bonelli propongono
numeri speciali: Nathan Never, con l’Almanacco della Fantascienza, e Martin
Mystére con il consolidatissimo speciale estivo. Lo speciale estivo è sempre
stato un appuntamento atteso dai lettori di Martin Mystére dal momento che,
oltre a far apparire personaggi interessanti come Dee e Kelly, propone un
libretto dedicato all’anno ‘mysterioso’ trascorso dallo speciale precedente:
l’Almanacco del Mistero.
Quest’anno c’è stato però un cambiamento: al posto del consueto Almanacco è
stata allegata la riduzione fumettistica di un film in uscita dopo l’estate
intitolato Il mistero di Lovecraft, in cui si ipotizza che lo scrittore di
Providence sia venuto in Italia e abbia tratto ispirazione per alcune delle sue
opere (soprattutto quelle relative a Innsmouth e ai Profondi) da certe leggende
del delta del Po.
Partiamo dallo speciale. La narrazione parte, come d’abitudine in ogni
speciale estivo, dalla base di Altrove, base in cui si vuole mettere a punto una
macchina per combattere la sfortuna. Sfortuna vuole, è proprio il caso di dirlo,
che una gigantesca cometa sia diretta contro la Terra e che solo un vero colpo
di fortuna potrebbe deviarne il percorso. Purtroppo perché la macchina
antisfortuna funzioni è necessario trovare un componente molto particolare, il
corno di un unicorno…
Il coinvolgimento di Martin Mystere non avviene tramite la solita telefonata
da Chris Tower, capo di Altrove, ma perché un suo cliente desidera ardentemente
trovare questo corno per neutralizzare la sua capacità di… lo avrete immaginato…
portare sfortuna. Ma anche altri sono interessati, non ultimi Dee e Kelly che
però non hanno avuto grande fortuna nel tentativo. Ma non mancheranno anche
apparizioni della prosperosa Angie, di Brody e altri.
Non racconto lo svolgimento della storia perché sciuperebbe la lettura a chi
volesse comprare lo speciale. Posso solo dire che si tratta di un racconto
divertente e originale (soprattutto per quanto concerne l’unicorno), una
gradevole sorpresa dopo la delusione rappresentata dal Maxi Martin Mystére e dal
primo numero della nuova serie. Invito quindi tutti gli appassionati, anche
quelli delusi dalla serie regolare, a comprarlo perché la loro attesa non sarà
delusa.
Veniamo poi ala riduzione a fumetti dello speciale. E’ oggettivamente
difficile fare una critica senza svelarne la trama, quindi mi limito a due
opinioni. La prima è che mi sembra davvero molto improbabile che uno scrittore
abile ma squattrinato come Lovecraft abbia potuto permettersi un viaggio in
Italia e che, data la sua passione per la corrispondenza, un viaggio del genere
sarebbe stato certo oggetto di un fitto carteggio. Il secondo è che questo film
mi sembra ispirato, come esecuzione e filosofia, al celebre Il mistero della
strega di Blair (anche nel finale) e che quindi può lasciare perplessi.
Tuttavia, dato che si tratta di un commento alla sua riduzione a fumetti e non
sul film (l’espressione ‘documentario’ mi sembra del tutto fuorviante), sarà
probabilmente bene vedere l’opera e poi esprimere un giudizio compiuto.
Il cinema italiano è assetato di
prodotti che si sgancino dal solito percorso produttivo e distributivo, per
esplorare nuove strade e percorsi che portino lontano dal classico filone di una
drammaturgia tipicamente soft e minimalista che va per la maggiore di questi
tempi.
Occorrono però registi, operatori, ma soprattutto produttori con un certo
coraggio e una certa intraprendenza. Ne mostrano sicuramente Federico Greco e
Roberto Leggio, imbarcatisi in un lavoro che sulle prime risultava
incomprensibile agli stessi produttori. L'idea di trasformare quello che nasce
come un documentario a tesi sullo scrittore americano H.P. Lovecraft,
destinato a una distribuzione televisiva, in un film che esasperi alcuni
passaggi dell'inchiesta per dare vita ad un climax narrativo che sia fruibile al
pubblico delle sale.
Il risultato ricorda, per costruzione visiva e per impatto narrativo, quel
The Blair Witch Project -
Il mistero della strega di Blair fenomeno mediatico oltre che
cinematografico di qualche stagione fa. Chi ne lamentava una disonestà
intellettuale, oltre che una povertà narrativa, tenga presente che i presupposti
che fondano Road to L. sono del tutto distanti e cinematograficamente
diversi dal mediometraggio americano.
La passione e la fatica che stanno dietro la ricerca dei due registi (che
appaiono in prima persona nel film) e del resto della troupe emergono nel film,
a testimonianza del più ampio respiro dell'operazione.
Ma se si deve riconoscere il coraggio e la passione nel dar vita ad
un'operazione del genere, innegabili sono i difetti che cinematograficamente
privano d'ossigeno il respiro dell'opera.
Non si può non osservare come l'uso costante della telecamera a spalla, da un
certo punto di vista, quello della coerenza "documentaristica" del film,
obbligato, sia a tratti oltremodo fastidioso. La costruzione di un plot
improvvisato, poi, spesso lascia interdetti sulla risoluzione di snodi
narrativi, molti dei quali, non ultimo quello finale, risultano di non immediata
comprensione.
In fin dei conti, tenute presenti delle difficoltà economiche e logistiche di
una produzione totalmente al di fuori dei canali "ufficiali", si deve dar atto
di un certo coraggio e di una certa intraprendenza ad un film che, in fin dei
conti, non ha molto da dire.
Secondo i maggiori studiosi del maestro della narrativa dell'orrore Howard
Phillips Lovecraft, lo stesso non si sarebbe mai mosso dalla sua abitazione a
Providence, o, quantomeno, non c'erano tracce di un suo interesse per l'Italia,
almeno fino al 2002, data in cui il giornalista e scrittore Roberto Leggio
trovava su un banco di antiquaria a Montecatini una lettera redatta dallo stesso
Lovecraft e indirizzata al suo amico di penna Alfred Galpin, ivi residente nei
primi del secolo. La lettera, autenticata dallo specialista Sebastiano Fusco, è
una sorta di diario di viaggio, datato 1926, alla scoperta di alcune località
del Polesine e delle loro tradizioni popolari, meglio note come i "Racconti del
Filò", in cui vi sono tracce di un’antichissima confraternita che dal '600 opera
inusuali riti religiosi e venera una misteriosa creatura acquatica molto simile
al protagonista della letteratura di Lovecraft posteriore al 1926. Da qui l'idea
di ripercorrere quelle tappe con una piccola troupe cinematografica e unidici
giorni di riprese, partendo dalla cittadina di Loreo, dove nel 1997 un laureando
dell’Università di Padova, autore di una tesi dove si ipotizzavano legami tra le
credenze locali e le creature mitiche dell’immaginario orrorifico Lovecraftiano,
scomparve misteriosamente.
I
l film è l'ampliamento del
documentario H.P.Lovecraft - Ipotesi di un viaggio in Italia, sempre
degli stessi autori e presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia.
Presa ora la forma della docufiction, l'opera tutta italiana prodotta dalla
Digital Desk (Radio West) di Piergiorgio Bellocchio, si muove in bilico
tra i generi operando qualche forzatura lungo il percorso e fiacchi tentativi di
"thrilling". Il paragone con l'americano Blair Witch è inevitabile sia
per la forma che per il contenuto: un mistero popolare locale, narrato con
l'ausilio di diversi formati (letterari grazie all'universo romanzesco di
Lovecraft stesso, cinematografici per il progetto in sé e fumettistici grazie al
felice accordo con la Bonelli sfociato in uno speciale "Martin Mystere" in
uscita il 18 luglio 2005). Scontato l'interesse del progetto per gli
appassionati del grande maestro dell'horror, quello del pubblico comune ci può
essere solo se ci si cala nello spirito anche un po' goliardico del progetto
stesso.
Nel luglio del 2002 Roberto
Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i banchi di antiquaria di
un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile Zola. All’interno vi
rinviene una busta di carta ingiallita contenente una quarantina di fogli
compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni.
Scritto in lingua inglese, il
manoscritto viene dimenticato per alcune settimane. Ma poi la curiosità fa la
sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una cartolina di Venezia degli anni ’20:
è firmata “Granpa Theo” (Nonno Teobaldo). Si tratta di uno degli pseudonimi più
usati dallo scrittore horror americano H. P. Lovecraft per
siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco della sua vita
(Providence, 1890 – 1937).
Leggio riconosce la firma e
decide di rivolgersi ad un esperto, Sebastiano Fusco, insieme al suo collega
giornalista e documentarista Federico Greco.
La datazione del diario (1926) si incastrerebbe con alcuni momenti “in
ombra” della vita dello scrittore, nonostante i biografi siano certi che
Lovecraft non si sia mai spostato dal continente americano.
Ma le prime analisi esteriori
sullo stile e la grafia fanno propendere per una conferma dell’attribuzione.
Il risultato è sorprendente:
se il manoscritto fosse stato redatto da Lovecraft, diverrebbe anche possibile
che lo scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza straordinaria e
insolita e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso celebre, in
particolare La maschera di Innsmouth e Il richiamo di Cthulhu. Infatti, il
viaggiatore avrebbe conosciuto e apprezzato i cosiddetti “Racconti del
filò”, la millenaria tradizione popolare del Polesine, i cui
protagonisti sono terrificanti esseri acquatici che si aggirano per i canali e i
paesini sperduti di una delle zone più suggestive e misteriose d’Italia.
Questa è la storia che sta alla base del film
Road to L. di Roberto Leggio e Federico Greco, una sorta real movie dalle
atmosfere che possono ricordare Blair Witch
Project, anche se dal sapore più gotico, in uscita nel 2005 per la
distribuzione internazionale (Minerva Pictures
Group). La questione del presunto ritrovamento del diario di Lovecraft e
del suo periodo italiano è già oggetto di discussioni su Internet ed ha ispirato
un episodio del fumetto Martin Mystere di
Alfredo Castelli.
KinemaZOne si augura di vedere il film nelle sale o in DVD al più presto e vi
linka il trailer e il sito ufficiale per approfondimenti.
"Road to L." è il titolo dell'instant-movie di Federico
Greco e Roberto Leggio che descrive cosa è veramente accaduto durante
le riprese del documentario "H. P. Lovecraft, ipotesi di un viaggio in Italia".
Il film Road to L. - The mistery of H. P. Lovecraft in Italy prodotto
dalla Digitaldesk di Pier Giorgio Bellocchio e Andrea Marotti, distribuito dalla
Minerva Pictures Group
sarà presentato al mercato internazionale durante la prossima Berlinale.
Occasione da non perdere per vedere l'interessante e originale film di due
giovani autori che hanno ripercorso le tappe dell'ipotetico viaggio sul delta
del Po dello scrittore horror più importante del XX secolo.
Esordienti, progetti di nicchia, partner internazionali: ha
una linea editoriale molto netta la Digital Desk di Pier Giorgio
Bellocchio e Andrea Marotti. Quartier generale in un
capannone al Pigneto, una sorta di Village romano a ridosso della Prenestina,
con teatro di posa e salette di postproduzione, 540 mq, quattro dipendenti e
nove soci per una cooperativa molto attiva anche nella realizzazione di clip e
spot. Il commerciale è una forma di sopravvivenza indispensabile, per questa
azienda di trentenni o poco più. Poi documentari e cortometraggi oppure progetti
mirati dai costi rigorosamente contenuti, 200mila € senza i soldi ministeriali o
delle tv. "Per stare sul mercato devi fare film che siano un affare,
possibilmente girati in inglese, spagnolo o francese per sfondare sui mercati
internazionali", dice Pier Giorgio, che alterna l'attività di produttore a
quella di attore, mentre non pensa alla regia anche per evitare confronti con il
modello paterno.
È girato in inglese Road to L. (il titolo gioca sull'assonanza tra
l'iniziale del nome del protagonista e la parola inglese "hell", inferno) di Roberto Leggio e Federico Greco. Un docu drama
ispirato a un episodio (vero o presunto) della biografia di uno dei padri del
gotico americano, H.P. Lovecraft (1890-1937). Interpretato da attori
angloamericani, il film sarà allo European Film Market berlinese. "Lovecraft è
lo scrittore horror più letto e venduto nel mondo, eppure in Italia è
appannaggio di un pubblico di intenditori, mentre all'estero ha un impatto molto
più forte e universale. Ma oltre a ciò il film è una storia di americani che
vengono in Italia a fare un viaggio, dunque ha un potenziale internazionale
evidente". Bellocchio jr, che è un fautore convinto di questa linea, arriva a
dire: "Se Buongiorno, notte fosse stato girato in inglese in America
avrebbe avuto una vicenda distributiva diversa, senza nulla togliere alla forza
del tema o alla bravura degli attori".
Un altro autore Digital Desk, Alessandro Valori, dopo Radio
West FM. 97, sta lavorando a Vagantes, un film di cappa e spada
ambientato nel Medioevo che racconta l'avventura dei clerici erranti, i ragazzi
che attraversavano l'Europa per motivi di studio, "era una sorta di Programma
Erasmus ante litteram". Mentre dall'Argentina sono in arrivo i diritti dell'Eternauta,
un celebre fumetto anni '60 politicamente molto schierato contro la dittatura.
"Andrea Marotti sta cercando di convincere gli eredi di Hector German Oesterheld
a cedere i diritti delle tavole".
Un fumetto nascerà anche a margine di Road to L., un albo di Martin
Mystère sarà infatti dedicato proprio alle atmosfere del Delta del Po
evocate nel film di Leggio e Greco.
Il ritrovamento a Montecatini di un diario di viaggio nel
Polesine, datato 1926, indurrebbe a riscrivere la biografia dell’autore horror
americano che ha influenzato, tra gli altri, Stephen King e John Carpenter. Il
più grande scrittore horror del Novecento è stato in Italia? Da questo
viaggio si è ispirato per gli inquietanti racconti che l’hanno reso celebre?
Un documentario, un film e un fumetto provano a dare una risposta.
Nel luglio del 2002 Roberto Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i
banchi di antiquaria di un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile
Zola. All’interno vi rinviene una busta di carta ingiallita contenente una
quarantina di fogli compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni.
Scritto in lingua inglese, il manoscritto viene dimenticato per alcune
settimane. Ma poi la curiosità fa la sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una
cartolina di Venezia degli anni ’20: è firmata “Granpa Theo” (Nonno Teobaldo).
Si tratta di uno degli pseudonimi più usati dallo scrittore horror americano H.
P. Lovecraft per siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco
della sua vita (Providence, 1890 – 1937).
Leggio riconosce la firma e decide di rivolgersi ad un esperto, Sebastiano
Fusco, insieme al suo collega giornalista e documentarista Federico Greco
(“Stanley and Us”). La datazione del diario (1926) si incastrerebbe con alcuni
momenti “in ombra” della vita dello scrittore, nonostante i biografi siano certi
che Lovecraft non si sia mai spostato dal continente americano.
Ma le prime analisi esteriori sullo stile e la grafia fanno propendere per una
conferma dell’attribuzione.
E così anche la ricerca documentaristica (H.P.Lovecraft – Ipotesi di un viaggio
in Italia, trasmesso da Studio Universal e presentato al Festival di Venezia
2004), realizzata da Greco e Leggio, approfonditasi nell’estate del 2004. Un
viaggio sulle tracce del diario, seguendo gli spostamenti italiani dell’autore
fino al Delta del Po. Il risultato è sorprendente: se, come sembra, il
manoscritto è stato redatto da Lovecraft, diviene anche possibile che lo
scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza straordinaria e insolita
e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso celebre, in particolare
La maschera di Innsmouth e Il richiamo di Cthulhu. Infatti, il viaggiatore
avrebbe conosciuto e apprezzato i cosiddetti “Racconti del filò”, la millenaria
tradizione popolare del Polesine, i cui protagonisti sono terrificanti esseri
acquatici che si aggirano per i canali e i paesini sperduti di una delle zone
più suggestive e misteriose d’Italia. Lovecraft e le sue mostruose creature
aliene, divinità crudelissime protagoniste di una cosmogonia alternativa, hanno
influenzato con la sua opera – in particolare il Necronomicon e i cosiddetti
Miti di Cthulhu – scrittori come Stephen King, Robert Bloch (“Psycho”), Richard
Matheson (“Io sono leggenda”), e registi come John Carpenter, Sam Raimi, Brian
Yuzna e Roman Polanski.
H.P.L.: Ipotesi di un viaggio in Italia ha già scatenato accese discussioni nei
newsgroup sulla possibilità che Lovecraft sia veramente venuto in Italia e sulla
verosimiglianza del manoscritto.
“Il documentario è un viaggio affascinante, che non propone nessuna soluzione
al mistero ma solo dubbi e domande, confrontando le pagine di Lovecraft coi
miti, le leggende e il paesaggio del delta del Po”.
(Aldo Grasso – Il Corriere della Sera)
“Il documentario è davvero ben fatto e approfondito, curato nel montaggio e
nella scelta dell’accompagnamento musicale, macabro ed evocativo ed è capace di
avvicinare lo spettatore ad uno dei personaggi più misteriosi e controversi
della letteratura contemporanea”.
(Elisa Schianchi – RevisionCinema)
“Un documentario che farà discutere a lungo, basato su una lettera che potrebbe
avere, tra esperti ed estimatori di H.P. Lovecraft, l'effetto di un terremoto,
perché scritta da H.P. Lovecraft durante un viaggio in Italia (!) compiuto alla
ricerca di materiale per le proprie creazioni letterarie”.
(Horror Magazine)
“(…) Il documentario di Federico Greco e Roberto Leggio (…) che i cultori
dell'horror non vorranno perdere. (…) Documentario o mockumentary?”
(Cristiana Paternò – Cinecittà News)
“Il 31 ottobre non andate al cinema: rimante a casa a vedere la TV. (…) Questo
documentario è come un quadro di Magritte: semplice all'apparenza ma carico di
simbolismi e suggestioni”.
(Il Periodico)
Talmente controverse e ambigue sono le conseguenze dell’intera ricerca, che non
è stato possibile – né concesso – inserirle nella breve versione
documentaristica. Durante le riprese, la troupe si è imbattuta in una serie di
accadimenti la cui natura ai confini del credibile e
del comprensibile ha convinto la Minerva Pictures e la Digital Desk della
opportunità di trarne un progetto cinematografico. "Road to L.", questo
il titolo del film, è attualmente in fase di post-produzione.
Inoltre, dalla vicenda Sergio Bonelli Editore sta traendo spunto per l’albo
speciale estivo di Martin Mystère, nel quale si racconterà la storia di
“Road To L.”: il Film diventa un Fumetto.
ROAD TO L. - L'OMBRA DI H. P.
LOVECRAFT
Nel luglio
del 2002 Roberto Leggio, un giornalista italiano, aggirandosi tra i banchi di
antiquaria di un mercatino di Montecatini acquista un libro di Émile Zola.
All’interno vi rinviene una busta di carta ingiallita contenente una quarantina
di fogli compilati a mano con inchiostro blu e numerosi disegni. Scritto in
lingua inglese, il manoscritto viene dimenticato per alcune settimane. Ma poi la
curiosità fa la sua parte, e paga. Tra le pagine spunta una cartolina di Venezia
degli anni ’20: è firmata "Granpa Theo" (Nonno Teobaldo). Si tratta di uno degli
pseudonimi più usati dallo scrittore horror americano H. P. Lovecraft per
siglare le oltre centomila lettere che ha scritto nell’arco della sua vita
(Providence, 1890 – 1937). Leggio riconosce la firma e decide di rivolgersi ad
un esperto, Sebastiano Fusco, insieme al suo collega giornalista e
documentarista Federico Greco (Stanley and Us, 1999). La datazione del diario
(1926) si incastrerebbe con alcuni momenti “in ombra” della vita dello
scrittore, nonostante i biografi siano certi che Lovecraft non si sia mai
spostato dal continente americano. Ma le prime analisi esteriori sullo stile e
la grafia fanno propendere per una conferma dell’attribuzione. E così anche la
ricerca documentaristica (H.P.Lovecraft – Ipotesi di un viaggio in Italia,
trasmesso da Studio Universal), realizzata da Greco e Leggio, approfonditasi
nell’estate del 2004. Un viaggio sulle tracce del diario, seguendo gli
spostamenti italiani dell’autore fino al Delta del Po, passando attraverso la
Biblioteca Marciana di Venezia.
Il risultato
è sorprendente: se il manoscritto fosse stato redatto da Lovecraft, diverrebbe
anche possibile che lo scrittore abbia tratto ispirazione da quell’esperienza
straordinaria e insolita e l’abbia fatta confluire nei racconti che l’hanno reso
celebre, in particolare La maschera di Innsmouth e Il richiamo di
Cthulhu. Infatti, il viaggiatore avrebbe conosciuto e apprezzato i
cosiddetti "Racconti del filò", la millenaria tradizione popolare del Polesine,
i cui protagonisti sono terrificanti esseri acquatici che si aggirano per i
canali e i paesini sperduti di una delle zone più suggestive e misteriose
d’Italia. Ma questo è solo l'inizio del nostro cammino verso la conoscenza,
perchè la Minerva Pictures Group insieme alla Digital Desk hanno deciso di
realizzare da un simile avvenimento tuttora colmo di interrogativi, un
lungometraggio per il grande schermo. ROAD TO L. (letteralmente Strada per L. –
cioè Loreo, il paesino in cui Lovecraft e i membri della troupe hanno fatto
base; ma anche, per assonanza, Strada per l’inferno), può essere considerato
come un film racchiuso dentro un documentario, in quanto narrerà gli inquietanti
eventi che sono capitati alla troupe durante i loro giorni di estenuanti riprese
condotte nel Polesine. La voce narrante dello scrittore di Providence che ci
accompagnerà durante la visione di ROAD TO L. sarà quella del grande Robert
Englund, un nome che non fà altro che confermare l'interesse che sta generando
questo progetto. Lo Splatter Container vi anticipa che a breve pubblicheremo un
ricco Speciale ed un'intervista agli Autori, nel frattempo vi offriamo il
Trailer della pellicola, la quale dovrebbe uscire subito dopo il periodo estivo.
March 14: Lovecraft mystery explored in documentary
Despite the consensus by many scholars that horror master
H.P. Lovecraft never even set foot in Europe, filmmakers Federico Greco and
Robert Leggio have crafted the documentary ROAD TO L., which claims otherwise.
Could the esoteric nature of Lovecraft the man be explained by a manuscript he
supposedly wrote that was uncovered in present-day Italy? In 1997, folklore
student Andrea Roberti went to explore the link between the great American
writer and the dark folk tales of the Po Delta, and was never seen again. Greco
and Leggio traveled to the town of Loreo (referred to as "L." in that
manuscript) to seek the answers to Roberti’s disappearance and Lovecraft’s
possible experience with the sinister being of the Po Delta. They discovered
that the locals were keeping something secret, and this BLAIR WITCH-style film
explores whether many of Lovecraft’s creations were inspired by a real
malevolent entity, and questions why his private life was such a secret. A
coproduction of Digital Desk and Minerva Pictures, ROAD TO L. was recently
completed and is currently seeking distribution.
—Alexandra Nakelski
March 5: The mystery of H.P.
Lovecraft in Italy?
I recently received a link
through a Lovecraft related Yahoo group for a film called Road to L.
According to the website, "1997: A student of folklore named Andrea Roberti
hypothesizes the possible link between the horror literature of H.P. Lovecraft
and the dark folk tales of the Po Delta, a mysterious and remote part of
northern Italy.
2002: One of the directors of
the film comes across a manuscript in Montecatini (Italy) which may have
belonged to the American writer. This journal, dated 1926, describes travels in
Italy through the Po Delta in search of inspiration in the form of local folk
stories: the Filò Tales.
2004: A small, tough crew of
international filmmakers is put together with the help of David, a New York
actor, to make a documentary on the finding of the journal and on the links
between Lovecraft and the Po Delta. If the manuscript really did belong to
Lovecraft, it would be an extraordinary discovery. As soon as they begin,
however, the filmmakers find that Andrea Roberti disappeared in mysterious
circumstances many years before, his car found abandoned on the banks of the Po.
The crew sets up its base in
the town of Loreo – referred to simply as L. in the manuscript – as the author
of the journal did. During their investigations the atmosphere of animosity and
foreboding rises and they soon discover that strange and disturbing things have
been happening in the area. Events that the locals are eager to keep secret.
The film “Road to L.”
is the true account of what took place behind the scenes of the 11 day shoot,
reporting how the failures and revelations experienced in L. came to resemble
ever more a journey to… Hell."
The website states that
Robert Englund is the voice of "Lovecraft", but it's unknown whether this is the
same Robert Englund who made Freddy Kruger famous. A quick look at his IMDb
listing shows it is not among his credits, but the film itself does not have a
listing either...
The
website
for the film contains the above storyline, a trailer, [some interesting] links
and cast and crew credits. Bob Brinkman reports that he has been unable to
contact anyone in regards to the production...
Watch this space for more!
(Thanks to Luca Tenaglia)
March 20: Lovecraft
documentary gets press
Road to L, the Italian
Lovecraft documentary I mentioned on March 5, was covered by fangoria.com in a
more recent news update. There is no mention as to whether Lovecraft's voice is
indeed Freddy Kruger's Robert Englund...