L'antidoto a "Pearl Harbor" (apparso su Cinemazip.it)
 

Se siete appena usciti dalla maratona bellica di Pearl Harbor avrete sicuramente avuto anche voi l’impressione di aver visto due film uno dopo l’altro. Nel primo i giapponesi attaccano le Hawaii, nel secondo gli americani bombardano Tokyo. Vi offro allora un paio di ottimi motivi per rimettervi subito davanti ad uno schermo per un terzo film. Innanzitutto come forma di disintossicazione dalla retorica militaristico-patriottica degli statunitensi e in particolare di Michael Bay, e poi, soprattutto, perché il film di cui sto parlando è 1941: Allarme a Hollywood, un “sequel” ideale del polpettone hollywoodiano da venerdì sugli schermi italiani. “Sequel”, perché narra le improbabilissime conseguenze della paranoia che si impossessò degli Stati Uniti dopo l’attacco a sorpresa a Pearl Harbor. Un sottomarino giapponese si è perso e non ha potuto partecipare all’onorevole attacco. Così, trovatosi nelle acque di fronte ad Hollywood, decide di colpire il cuore mitico dell’America. Il primo vero flop di Spielberg al botteghino e forse il suo unico tentativo di dimostrarsi regista “comico”. In compenso è una delle prime sceneggiature di Robert Zemeckis.
Spielberg era reduce dal successo senza precedenti de Lo squalo e la prima sequenza di 1941 sembra l’abbrivio di un suo probabile sequel. Una bionda dal corpo statuario parcheggia l’automobile vicino ad una spiaggia della California, si spoglia e si tuffa nell’Oceano. L’acqua intorno alla ragazza è minacciosa e scura, la colonna sonora di John Williams è proprio il famoso Tema dello Squalo conosciuto in mezzo mondo. Finché improvvisamente dai flutti emerge… un sottomarino giapponese, comandato da Toshiro Mifune e Christopher Lee (capitano nazista presente come ‘osservatore’, visto che il sottomarino è un regalo di Hitler alla causa imperiale anti-americana). Da questo momento in poi 1941 diventa un rocambolesco luna park di personaggi dementi, militari senza scrupoli che si commuovono davanti a Dumbo, ballerini innamorati, segretarie che si eccitano solo sui B-17, civili gasati all’idea di un possibile attacco dei “nippo”, e aviatori dell’esercito che si ubriacano in volo. Dan Aykroyd, John Belushi, Tim Matheson, Treat Williams, John Candy, Ned Beatty, Warren Oates, Robert Stack, Nancy Allen, Slim Pickens, Lionel Stander, John Landis, Mickey Rourke… un cast che è quasi un museo del cinema.
Per capire le differenze di approccio che passano tra questo antiretorico e satirico kolossal bellico e Pearl Harbor, campione di sciovinismo e politically correct, basti sapere che quando Spielberg chiamò John Wayne e Charlton Heston per offrirgli la parte del generale Stilwell (Robert Stack) entrambi rifiutarono. Ufficialmente per problemi di salute, in realtà perché trovavano la sceneggiatura antipatriottica e offensiva nei confronti dei veterani della Seconda Guerra Mondiale. Tant’è vero che chiesero a Spielberg di rinunciare al progetto.
Solo per questo varrebbe la pena (ri)vederlo.

29 5 2001
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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