Alle cazzate non c'è mai fine.
Soprattutto nei cosiddetti media...
G. (15 9 2004)
Ma non è un documentario. È un
film, è fiction ragazzi, girato per divertimento,
è fantasia, realtà alternativa. Vi pare possibile pensare seriamente ad un
viaggio in Italia di HP?
E. (15 9 2004)
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Non riesco a capire come mai
tanti appassionati ci stiano cascando, ed a
ripetizione.
Questa storia di HPL in Italia è oggetto di un film girato a documentario da
appassionati italiani.
Dunque, in altre parole è finzione, fiction, come volete chiamarla?
Sarebbe come se qualcuno avesse scambiato il mediocre Blair Witch Project per un
documentario vero.
Il film si inserisce peraltro in un ricco filone, che io definirei del meta
film, ovvero del falso documentario. Un esempio per tutti è Zelig di Woody
Allen.
Da qui, la verosimiglianza o meno della venuta in Italia di HPL è secondaria.
Quanti film meravigliosi non sarebbero stati girati, se si fosse guardato alla
verosimiglianza?
E. (27 10 2004)
Il documentario si avvale esplicitamente (gli
autori ne parlano in
un'intervista) della consulenza di Sebastiano Fusco, il quale, molto
probabilmente, non si sarebbe fatto tirare in ballo in una mezza
pagliacciata.
Non ho idea della qualità del documentario stesso, di che analisi sia
stata fatta e di che prove siano state raccolte, ma dubito che si tratti
di finzione.
G. (27 10 2004)
Quanto al falso-documentario su
Lovecraft, aspetto di vederlo la
sera del 31 su Studio Universal ma confesso sin d'ora che mi ha dato qualche
fastidio la pomposità dell'annuncio, con l'inevitabile travesty da "grande
scoperta", finta trouvaille di un manoscritto e quant'altro. E' un marchio
dei nostri tempi che, mancando creazioni originali nel campo della narrativa
soprannaturale, ci si debba contentare dei pastiche imbastiti dagli epigoni.
Pastiche o pasticci? Il problema, quando si crea un falso, è innanzi tutto
quello della plausibilità: "sembrava" autentico! deve poter esclamare il
gioielliere, mentre gli cade l'occhialino con cui ha appena concluso il suo
esame. Come autore di almeno due pastiche nella mia vita - quello sulla
traduzione italiana del "Necronomicon" e quello sulla carriera di Santo
Vizzini, il regista di "Psycho 2" - so bene quali problemi di
verosimiglianza e consistenza interna bisogna affrontare. Più l'aderenza ai
fatti accertati è minuziosa, più il gioco all'imbroglio diventa seducente.
Ma nel caso di Lovecraft in Italia? Ricordo che molti anni fa l'idea era già
venuta a un amico triestino, che aveva immaginato l'arrivo di HPL nelle
trincee della Prima guerra mondiale: un'idea molto seducente, perché
Lovecraft aveva effettivamente desiderato arruolarsi e solo gli intrighi
della madre avevano portato alla sua riforma. Quanto al viaggio sul delta
del Po, in luoghi che sarebbero più adatti per un film di Pupi Avati, mi
sembra che gli ideatori non tengano conto che:
- Nel 1926 Lovecraft, ancora tecnicamente sposato, era appena tornato da New
York e ambiva solo a seppellirsi nella sua Providence, come in effetti fece;
- Ben poco di quello che ha fatto nell'anno in questione ci è ignoto, grazie
anche alla minuziosa Cronologia di Ken Faig;
- Essenso un viaggiatore parsimonioso ma attentissimo, nel caso di un
viaggio in Italia Lovecraft ci avrebbe lasciato fiumi di lettere e diari in
proposito. Magari gli autori del film avranno inventato una "scusa" per
giustificare il fatto, per esempio che aveva ripescato il grande Cthulhu
dal Trebbia o dal Trasimeno e di queste cose è meglio non parlare, ma...
staremo a vedere. La risposta a tutti i quesiti si avrà il giorno 31.
- Circa le testimonianze di Fusco e de Turris: Fusco è un tale entusiasta
che recentemente si è permesso di "inciampare" nel caso Lovering, credo in
perfetta buona fede... Perché, già che ci siamo, non dare una mano anche
agli autori di questo "Blair Witch" nostrano? De Turris è un partigiano
dell'italianità a tutti i costi: se potesse, trasformerebbe Lovecraft in un
signor Amoroso dai fatali destini mediterranei. Non mi stupisce che si sia
divertito anche lui; ma è stato lo stesso Fusco, non più tardi di lunedì
mattina, a dirmi candidamente al telefono che le premesse del film,
ovviamente, "sono tutta una balla".
G. (28 10 2004)
L'esistenza della lettera di HPL
o suo manoscritto servito da base per il
documentario, ritrovato in un mercatino delle pulci a Montecatini Terme,
all'interno di un libro appartenuto ad Alfred Galpin, potrebbe essere
plausibile. Come si evince dalle notizie trovare nel volume LETTERS TO ALFRED
GALPIN (a cura di S. T. Joshi e D. E. Schultz, Hippocampus Press, NY, 2003) in
quegli anni (1925-26) Galpin stava viaggiando in Europa (Italia e Francia) e nel
contempo intratteneva una fitta corrispondenza con Lovecraft. In seguito Galpin
si stabilì in Italia, dove sposò in seconde nozze Isabella Panzini (c'è una
bella foto dei due nel suddetto volume) ed esattamente a Montecatini Terme dove
visse come insegnante di musica fino al 1983, data della sua morte. Il libro
della Hippocampus contiene solo una parte delle lettere di HPL a Galpin, perchè
pare che la quasi totalità della corrispondenza intercorsa tra i due sia andata
smarrita. La lettera servita da base per il documentario, dunque, potrebbe
essere un tassello di quell'epistolario venuto alla luce.
Quanto al presunto viaggio compiuto da Lovecraft in Italia, è un altro paio di
maniche, e non c'è nessun dubbio che sia solo frutto di fantasia. Non
dimenticando, però, che HPL aveva già scritto un "travelogue" in cui narrava di
viaggi compiuti in Europa (i suoi "European Glimpses", ripubblicati anni fa
dalla compianta Necronomicon Press), e che al tempo uscirono sotto il nome della
moglie Sonia Greene. In realtà, era stata la moglie a compiere quei viaggi, ma
Lovecraft a scriverli per lei, basandosi sui resoconti di Sonia e servendosi
delle fedeli guide baedeker e di numerose cartine di viaggio. Era un gioco
letterario, che Lovecraft, da grande narratore e con molto divertimento, portava
avanti anche nelle lettere. Quello in Italia potrebbe ben essere un altro di
quei suoi "viaggi immaginari", scritti sulla base dei racconti di Galpin e delle
guide turistiche e informative che l'amico gli inviava regolarmente dall'Europa
e dall'Italia. La grafia e i disegni delle pagine del manoscritto, almeno di
quelle che ho potuto vedere in riproduzione, potrebbero ben essere di Lovecraft.
La verità, comunque, la sapremo la notte del 31... sempreché non si tratti di
uno scherzo di Halloween! ;-)
P. (29 10 2004)
Vorrei solo dire una cosa... non
sul film, ma sul regista.
Federico Greco con due compari è autore di un libro-film dedicato a Kubrick,
intitolato "Stanley and us", pubblicato da Lindau (libro+videocassetta): in
soldoni si tratta del loro pellegrinaggio a Londra alla ricerca dei posti e
dei nomi kubrickiani, con perseveranza e picarismo, al punto di riuscire
infine a penetrare nel Sancta Sanctorum dello Stanley e parlare con la
moglie e la famiglia... nel complesso è un'opera divertentissima, ricca di
informazioni (numerose interviste con gli attori dei suoi film), dal taglio
inedito e gradevolissimo proprio perchè vissuta come work in progress, con
scene di disperazione, fallimenti e successi etc.
Questo docu su Lovecraft doveva intitolarsi originariamente "Lovecraft and
us" e se fosse stato realizzato sulla falsariga dell'altro sarebbe stato
indubbiamente un lavoro lodevole. Non so come si sia evoluto o
trasformato... Federico mi aveva chiesto il mio "Sculptus" per ulteriori
informazioni.
Be', vedremo.
M. (28 10 2004)
Mi spiegate una cosa? Perché continuate a
chiamarlo documentario? Non lo è. È
finzione, se vi garba di più perché siete teledipendenti, è fiction.
Avete mai visto Zelig di Woody Allen? Pensate veramente che Zelig sia esistito?
Allora perché continuate a parlare di questo coso come di un documentario, e
cercate i falli per poterlo smontare. La teoria alla base è demente. Per forza.
Ma è intrigante, perché è fiction! Fiction!
Scusate ma sto vivendo questa cosa come se fossi piombato in un racconto di
Buzzati o di Dick.
Adesso spruzzo un po' di Ubik e vediamo se la realtà diventa più solida.
Quello a cui avete assistito è un film in cui dei falsi giornalisti se ne vanno
a giro avanzando una ipotesi che scusate, sarà trattata con i piedi, ma è
affascinante: nel '26 invece di starsene a grattarsi in America, Lovecraft
prende la nave e viene in Italia.
Aaahhh, ma non può perché storicamente....
Chissenefrega. Questa è finzione, è un film, ragazzi, non ha alcuna pretesa di
essere reale.
Non capisco. Siete la crema, l'intellighenzia, coloro che amano Lovecraft e
sanno tutto di lui, avete dedicato, abbiamo dedicato, anni fatti di ore ed ore
di passione sulle opere del solitario di Providence. Ci abbiamo anche scritto.
Io male. Voi molto meglio.
Ci hanno già fatto un film con protagonista Lovecraft che in un universo
parallelo fa l'investigatore provato. Ve lo ricordate?
Ora qualcuno in Italia fa un altro film in cui si tratteggia un mondo parallelo,
una terra alternativa (qualcuno di voi ha dimestichezza con il fantastico?) in
cui il nostro se ne viene in Italia e qui trae ispirazione per alcuni suoi
lavori. Siccome i soldi sono pochini e gli attori costano, l'idea: lo facciamo
come se fosse un documentario.
Del resto l'idea non è nuova. Vi ricordate la strega di Blair?
Io pensavo che ci fosse un dibattito del tipo: il film mi è piaciuto, non mi è
piaciuto, è fatto male, recitato più o meno bene, la fotografia, le
inquadrature...
Ok, ma non che i massimi appassionati di Lovecraft si mettessero a discutere
sulla veridicità o meno del fatto.
Ma cos'è? Scusate ma la mia è veramente disperazione. Perché se neppure noi
sappiamo più muovere la fantasia allora siamo veramente arrivati alla frutta.
Non ci resta che il suicidio.
E. (1 11 2004)
Il documentario (bruttino, e
volutamente vago e fuorviante circa le sue
premesse) non ha mantenuto le attese, e purtroppo anche la piccola suspense
sull'esistenza del manoscritto è caduta dopo la visione e, soprattutto, dopo la
visita al sito Internet che gli autori hanno intitolato al falso "Diario
italiano di Lovecraft" (www.hplfilm.com).
Giuseppe Lippi ha già messo in luce i punti deboli dell'intera burla, ma due
sono i passi falsi decisivi per smontare il gioco:
1) Gli ideatori, circa il documento, parlano di "...dettagliatissimo
resoconto di viaggio effettuato tra maggio e luglio 1926 dall'America al Delta
del Po". Ebbene (lapsus in fabula!) Lovecraft nell'arco di quei due mesi non si
mosse mai dal suo amato New England, e lo testimoniano le sue lettere scritte in
quell'anno datate appunto in quei due mesi, inviate - fa fede il timbro postale
- inequivocabilmente da Providence! Basta controllare il II° volume delle
SELECTED LETTERS edite dell'Arkham House (cfr. pp. 44-62).
2) sul sito (nel film, volutamente ripeto, non si legge invece nulla di
decisivo dal documento) è scritto che il manoscritto si conclude con la data 4
luglio 1926, nel quale il redattore si congeda con una sorta di epitaffio molto
retorico: "Buon compleanno America. Provo un certo dispiacere a trovarmi così
lontano da casa mentre il mio paese festeggia la ricorrenza della libertà.".
Ora, chi conosce bene Lovecraft, che in vita si reputò sempre un "Tory" fedele
all'Inghilterra e alla regina Vittoria, sa che non potrebbe mai aver scritto una
simile assurdità: Lovecraft non accettò mai il fatto che l'America si fosse
separata dall'Inghilterra, lo reputava un passo falso, e dunque non avrebbe mai
inneggiato o festeggiato (e mai lo fece, anzi ci ha lasciato parole durissime su
quello che lui reputava essere un errore gravissimo) l'"Indipendence Day"!
Dal documentario ci restano le curiose analogie di leggende e luoghi di due
mondi diversi (il New England e il Delta del Pò) che avrebbero sicuramente
attirato l'interesse del Maestro di Providence... se solo Lovecraft avesse
davvero viaggiato in Italia!
P. (2 11 2004)
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Ho letto finalmente la tua intervista su
weird tales, ho letto anche qualche
opinione dei cosiddetti esperti di hpl.
Sono d'accordo sul fatto che il nome di hpl sia stato infangato da stronzate
esoteriche ecc. e che quindi si prenda con le pinze tutto quello che lo
riguarda, sono anche d'accordo che uno come M. o G. dicano che hpl
fosse uno razionale, ma quando dicono che aborriva il pensiero
magico, l'esoterismo e che avrebbe preso a calci chiunque gli parlasse di
questi argomenti, questo mi fa pensare che, per essere presi sul serio
bisogna passare per rigorosi uomini di scienza tutti d'un pezzo.
Questi signori non sanno nulla di archeologia, di storia antica, come si fa a
leggere Lovecraft senza sapere chi fosse Dagon nell'antichita', come si fa a
non capire che Lovecraft adoperava il metodo scientifico-razionale, proprio
per dimostrare LA SUA LIMITATEZZA DI FRONTE A FORZE OSCURE
SCONOSCIUTE. Grazie probabilmente alla biblioteca del nonno, Lovecraft era
perfettamente a conoscenza della cultura mesopotamica, egizia,ecc.e o
dimostra nei suoi racconti. Il suo Pantheon non e' pura invenzione, ma attinge
da culture antichissime. Le divinita' mezzi uomini mezzi pesce non sono
invenzioni di HPL, se lo fossero sarebbe una bella coincidenza, visto che sono
delle divinita' sumere, Dagon e' divinita' filisteo-cananea, e altre
ancora, alcune volte nascoste sotto nomi inventati da lui. Per quanto
riguarda il vostro documentario, puo' essere una coincidenza che le nostre
ricerche siano finite in quelle zone, io non vi conoscevo, ero alla ricerca
della statuetta dell'uomo pesce ad Adria, ed ecco che incrocio voi (purtroppo
io ho molto meno tempo per dedicarmi a queste cose, ma sono partito dai
sumeri, dagli etruschi e da Lovecraft e sono arrivato nello stesso
luogo). Pensavo di essere uno dei tanti cialtroni presi a calci da G. o
M., ma ci sono riscontri reali, non invenzioni. Io non sono un super esperto
di Lovecraft, ma vorrei dare un consiglio a M. e G., mai dare giudizi
definitivi e carichi di supponenza, molte volte nascondono l'ignoranza su
certi argomenti. Io ho imparato a non escludere mai nulla nelle teorie piu'
strampalate ne' quelle piu' rigorosamente scientifiche, si puo' imparare da
entrambe se si sa cogliere con criticita' le cose.
G.
26 1 2005
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Un lovecraftiano d'oltreoceano mi segnala
una noterella sul film gia'
discusso in lista.
Fangoria: March 14. "Lovecraft mystery explored in documentary"
Despite the consensus by many scholars that horror master H.P. Lovecraft
never even set foot in Europe, filmmakers Federico Greco and Robert Leggio
have crafted the documentary ROAD TO L., which claims otherwise. Could the
esoteric nature of Lovecraft the man be explained by a manuscript he
supposedly wrote that was uncovered in present-day Italy? In 1997, folklore
student Andrea Roberti went to explore the link between the great American
writer and the dark folk tales of the Po Delta, and was never seen again.
Greco and Leggio traveled to the town of Loreo (referred to as "L." in that
manuscript) to seek the answers to Roberti's disappearance and Lovecraft's
possible experience with the sinister being of the Po Delta. They discovered
that the locals were keeping something secret, and this BLAIR WITCH-style
film explores whether many of Lovecraft's creations were inspired by a real
malevolent entity, and questions why his private life was such a secret. A
coproduction of Digital Desk and Minerva Pictures, ROAD TO L. was recently
completed and is currently seeking distribution. -
S.
22 3 2005
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Annunciato anche su
unfilmable.com.
Il progetto promette assai bene, e ci saranno le tavole a olio lovecraftiane
dipinte da Ursula Equizzi appositamente per il film (qualosa si può già
vedere su www.unreart.net ).
A.
22 3 2005
Fuori Fuoco - Cinema, ribelli e rivoluzionari