A quanto pare uscirà nelle sale italiane un film (Road to L.) che indaga sulla vita del nostro scrittore preferito,sembra che Lovecraft sia stato in italia per diversi anni in un paesino spiritato del nord (nel polesine) e che da li abbia preso l'ispirazione per molti dei suoi racconti!!

Per ora e' disponibile solamente il trailer in lingua inglese,il film verra' commercializzato prima negli states e in seguito in italia,comunque la troupe e' per buona parte composta da elementi italiani.

http://www.digitaldesk.it/roadtol/Roadtol.html

Speriamo che Road to L. renda giustizia alla vita di questo grande scrittore
G.

12 2 2005

 

 

Benvenuto! Tutto molto interessante su un autore che amo molto. Aveva visto bene Pupi Avati, l'unico cineasta tra gli italiani, e colta ispirazione dalle misteriose inquietudini del nostro Polesine... quel "gorìtico padano" che a quanto pare aveva mandato in "delirio" il grande Lovecraft

E.

12 2 2005

 

 

il progetto sembra interessante... Andrebbe pubblicizzato bene e massicciamente, soprattutto spingendo sul documentario già realizzato e su i fatti misteriosi accaduti in quei giorni...

T.

12 2 2005

 

Bè, la firma sulle lettere può essere di chiunque.
Non posso credere che i lettori italiani di Lovecraft siano così superficiali da soffermarsi su un'informazione senza una testa nè una coda.
Ma poi, come potrei mai andare a vedere un "documentario" o altro fatto da persone che, come Gnappo , hanno sbagliato nel sito
http://www.hplfilm.com/biografia.html il titolo di uno dei racconti più famosi di Lovecraft?!
Quello che i redattori del sito chiamano "La maschera di Innsmouth" è in verità The shadow over Innsmouth, ovvero L'ombra su Innsmouth.
Per carità, non toccatemi Lovecraft.

G.

13 2 2005

 

 

Ma hai per caso e remotamente capito che il documentario cerca di capire attraverso diversi indizi se la grafia e la firma possano veramente essere appartenute a Lovecraft o no? Nessuno ha detto che viene proposta una teoria per spiegare un evento che resta comunque, e sempre, dubbio... E' un'indagine. Un documentario su una possibilità...
(“Il documentario è un viaggio affascinante, che non propone nessuna soluzione al mistero ma solo dubbi e domande, confrontando le pagine di Lovecraft coi miti, le leggende e il paesaggio del delta del Po”. Aldo Grasso – Il Corriere della Sera)...
Per quanto riguarda la questione sollevata sul titolo, dovresti sapere che non sempre il titolo originale viene per forza tradotto e utilizzato nelle versioni italiane...
Il titolo originale è, si, The Shadow of Innsmuth, ma in Italia sembra essere stato tradotto in entrambi i modi (maschera e ombra) e proprio anche da Mondadori (traduttore Angelo Ragusa). Quindi l'indicazione riportata nel sito da te citata è corretta... Mi dispiace...
Quindi seguendo quanto da te detto, visto che hai sbagliato, ora sei costretto ad andare vedere il "documentario"...

T.

13 2 2005
 

 

Stiamo parlando di esperti e non del lettore occasionale, per non fornire informazioni sbagliate i documentaristi fanno un confronto tra le fonti da utilizzare.
Da appassionato ho esposto il mio personalissimo parere.

G.

13 2 2005

 

 

Dai Gianluca, ma perchè dobbiamo prenderci in giro, scusa? In sede privata ti ho riportato le traduzioni del libro fatte dalle case editrici più importanti dal 1931 al 1995, facendoti notare come più volte il racconto fosse stato tradotto con "maschera di" piuttosto che con "ombra su"...
Ora, di solito, chi stila o cita una bibliografia si rifà a dei testi. I testi a cui si rifà sono i testi presenti nelle edizioni nella lingua in cui i libri sono stati pubblicati. Funziona come per i film: non posso mettermi a stilare una filmografia con il titolo tradotto dalla lingua originale se in Italia il titolo è stato stravolto o modificato. Se io mi metto a parlare di "Domicil coniugal" nessuno capisce che sto parlando di "non drammattiziamo...è solo questione di corna". Siamo d'accordo che si potrebbe specificare quindi il titolo originale e decidere di parlare del film citandolo con questo titolo. Ma dal momento che in Italia, più e più volte, il racconto di Lovecraft è stato tradotto con un certo titolo, e non importa quanto stravolto questo sia nella traduzione italiana, è giusto, quindi, parlare di questo con il titolo che gli è stato dato.
L'unico, eventuale, errore che è stato fatto nel sito da te tanto criticato è stato quello di non aver indicato il titolo in originale e di non aver segnalato che questo fosse stato anche più recentemente tradotto con il titolo letterale...
Tu hai affermato perentoriamente che loro avessero sbagliato.
Ma non c'è nessun errore se il racconto è stato più volte, nel corso di 60 anni, tradotto con "maschera di". Sei al massimo tu che non sapevi che esistessero le edizioni della Mondadori che lo avevano tradotto così...
Se esiste un titolo (e "maschera di" esiste eccome), si cita.
E non vale nulla indignarsi perchè loro sono gli esperti. E lo sono, infatti...

T.

13 2 2005

 

 

Mah, inficiare tutto un lavoro per una traduzione di un titolo, peraltro più che giustificata e a quanto pare corretta sebbene non propriamente filologica, mi sembra eccessivo.
E.N.

13 2 2005

 

 

Tris, che il racconto in Italia fosse pubblicato anche come "La machera..." è una cosa che tutti gli appassionati di Lovecraft sanno, infatti è un errore "conosciuto".
Che la prima edizione italiana del 31 e la seguente del 42 riportassero questo titolo non lo sapevo, anzi non ho nessuna informazione in merito.
Ma certmente non smentisce quello che ho detto prima: se leggo su internet che un lettore chiama così una delle opere più famose di Lovecraft non me ne frega una mazza, ma è sbagliato se lo fa un documentarista. Ripeto per la seconda volta, è un mio personalissimo parere.
Ho sdrammatizzato nel mio primo intervento per non sembrare troppo serio con la frase finale: Per carità, non toccatemi Lovecraft.  
Ma certamente può tornare utile ai realizzatori sapere di dover curare un documentario su un artista tanto amato cercando di accontentare il lettore e l'appassionato.

G.

13 2 2005

 

salve a tutti.
sono uno dei due registi del film su Lovecraft e del documentario.

ci tengo a rispondere in particolare a gianluca - mi pare - che solleva una questione filologica.
non mi sembra che esista una versione italiana del 31 di The Shadow Over Innsmouth, soprattutto perché il racconto fu pubblicato per la prima volta in America nel '36 (l'unico pubblicato in vita). Le traduzioni italiane di lovecraft sono tutte molto più tarde, addirittura negli anni '60.
E poi la traduzione italiana: abbiamo semplicemente deciso di usare la più frequente di tutte, anche se non la più letterale. Io personalmente l'ho sempre conosciuto col nome di "La maschera di Innsmouth". e comunque quella pagina internet che citi non era la sede per un approfondimento filologico di questo tipo, bensì solo per la biografia di lovecraft.

Comunque è molto apprezzabile l'accanimento filologico sui grandi autori della lettartura, perché spesso la loro opera è banalizzata dall'approssimazione.
Nel nostro caso invece abbiamo deciso di prendere la palla al balzo (il ritrovamento del manoscritto) e di girare due prodotti (che in origine doveva essere solo uno, il doc) né "tratti da" Lovecraft, né "su" lovecraft. Ma "alla" Lovecraft.
Se vi capiterà di vedere il doc e poi il film (il film spero di sì perché dovrebbe uscire in sala tra pochi mesi) capirete cosa intendo. Ma era per dire che nel nostro caso, insomma, il dato filologico è secondario rispetto all'autore, perché ci interessava "raccontarlo" alla sua maniera piuttosto che banalmente "ricostruirlo".

Q.

17 2 2005


 

Forse hai frainteso quello che ho scritto, anche a me risultano le opere di Lovecraft in Italiano dagli anni sessanta. Io mi riferivo alla discussione avuta con Tristam la sera prima in chat che aveva detto che la prima edizione italiana era del 31 ed poi un'altra del 42. La cosa mi è parsa strana perchè l'opera in questione era stata scritta proprio nel 31 (cosa che gli ho fatto presente) ma lui ha fatto i nomi di alcuni traduttori italinai (testimoni le altre persone in chat). Io non ho mai avuto nessuna informazione circa un'edizione così vecchia che lui ha confermato ripotare come primo titolo "La maschera...". Ho lasciato stare la cosa perchè non mi andava di fare questione con lui nè di andare a cercare i libri per controllare le date.

Ritornando alla traduzione del titolo, credo che utilizzare la parola "maschera" limiti il senso di oscurità e di terrore cosmico che Lovecraft ha creato. La maschera è il termine che il viaggiatore usa per distinguere i tratti somatici degli abitanti di Innsmouth, quindi ha un riferimento solo verso la comunità che abita il luogo. La parola "Ombra" si riferisce a tutto il paesaggio, abitanti e luoghi compresi. L'ambientazione della storia è la palese testimoniazna dell'orrore che cela, ha subito la stessa corruzione visibile nei tratti delle persone, il senso di inquietudine che ha il visitatore testimonia la gravità dell'innaturale pericolo.  Spero di non sembrare troppo didascalico...  

Ti faccio tanti in bocca al lupo.
Buon lavoro

G.

17 2 2005

 

Ciao Quilty, personalmente trovo molto interessante il vostro progetto. Avevo già sentito parlare del documentario ma me lo sono perso su Studio Universal, non ci saranno altri passaggi? Anche l'idea della fiction mi pare interessante, il fatto che possa essere derivativo non vuol dire che non sia un buon prodotto. Inoltre credo che uno dei motivi d'interesse, oltre alla questione filologica su Lovecraft, siano proprio le leggende della tradizione locale padana, non conosco molti lavori doc o fiction su questo.
In ogni caso in bocca al lupo.
A.M.

17 2 2005

 

 

La questione del 31, che mi è scappata, non riguardava la traduzione, ma l'hanno di scrittura, che poi io credevo fosse anche l'anno di pubblicazione americana. Nel caso avessi detto il contrario: amen, errore....
La versione del 46 mi sembra di averla vista, ora la sto cercando, ma la cosa più importante di tutta la discussione che ho avuto con te è che mi premeva farti notare che il tuo attacco alla, secondo te, presunta ignoranza di quelli che tu impunemente definivi "esperti" ("Eh ma gli esperti non possono sbagliare così" dicevi) era solo una tua idea, per altro più volte da me confutata.
E da Quilty avvallata. I siti che riportano le pubblicazioni dei libri e dei racconti di Lovecraft sono tantissimi. Bastava cercarli...
http://216.239.59.104/search?q=cache:DRKoa...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:R7IQV...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:kR2jz...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:0dm94...l=it&lr=lang_it
Tutto nasceva dal fatto che Gianluca affermava che un errore di traduzione così grave potesse inficiare la visione del film ("io non vado a vedermi un film così se questi esperti sbagliano queste cose così semplici" diceva). E poichè per me questo era un sintomo chiaro di un pregiudizio, o di un pessimo giudizio, e visto che mi trovavo in chat, gliene ho parlato, nonostante lui ha continuato per tutto il tempo ad affermare che la traduzione corretta fosse solo "L'ombra" e che errori così, da parte di sedicenti esperti, sono ridicoli... ecc ecc
Poichè non era la prima volta che un moderatore, (ma è solo un caso eh! poteva anche essere un semplice utente) se la prendesse con chi si faceva un pò di pubblicità ho chiesto il perchè di tanto astio (represso)...
Altro che attacco...
Poi è ovvio che avendogli dimostrato che si sbagliava si sia risentito e abbia visto il tutto come un attacco... Non è poi tanto importante...
La cosa più importante è che si sia ricreduto...

T.

17 2 2005

 

Hai ragione, non eri tu a parlare del 31 come data di prima traduzione italiana. Avevo confuso i messaggi.
Per quanto riguarda la preparazione filologica credo che da quello che tu chiami un "errore" ("maschera" invece di "ombra") - per di più abbastanza veniale - non si possa dedurre automaticamente che chi l'ha compiuto non sia preparato. Tanto più se - come dicevo - "La maschera di Innsmouth" è il titolo di gran lunga più frequente usato per indicare il racconto. Ma hai ragione completamente quando dici che la traduzione letterale avrebbe conservato meglio il senso del racconto. Però non sempre la traduzione letterale di un romanzo o di un film rende l'originale. Secondo me in questo caso infatti il termine "ombra" in italiano non ha la stessa complessità semantica di "shadow" in inglese.

Ti assicuro che su Lovecraft io e Roberto abbiamo fatto un lavoro di studio e ricerca enorme, durato due anni e più, e anche sulle leggende popolari del Delta del Po.

Comunque non credo sia molto importante, ripeto, la questione filologica. Soprattutto se come nel nostro caso non si è voluto fare un documentario-saggio su lovecraft ma un'opera audiovisiva (chiamamola genericamente così) che mettesse in scena i meccanismi della sua letteratura, che sono complessi e affascinanti. E i contenuti, altrettanto straordinari, oltre che inquietanti.

Lo so che se un' "opera audiovisiva" si autochiama "documentario" ci si aspetta un'attenzione filologica estrema. Ma secondo me il termine documentario è passibile di alcune interpretazioni. Per esempio è mia personale opinione è che se in un documentario non c'è una forte componente narrativa non si possa arrivare al punto. Per me il documentario non è un saggio, ma è una forma diversa di romanzo. E' un approccio particolare ad una storia, che non "ricostruisce", ovviamente (quello è il campo della fiction), ma che sa usare in forma narrativa gli elementi veri della realtà che è andato a indagare.
Ed è quello che abbiamo fatto con il nostro lavoro. Spero.
Q.

17 2 2005

 

Senti Quilty, una domanda (che poi sono sempre le stesse fino a quando non si vede il film!) avete una buona distribuzione?
Pensate di utilizzare anche internet per costruire un pò di attesa intorno al film, magari utilizzando anche il doc?

T.

17 2 2005

 

In questo momento il film è al mercato di berlino e stamattina c'è stata la seconda proiezione per i compratori e distributori esteri. Ma non ancora nessuna notizia certa. So che sono interessati in Australia, Inghilterra e Giappone, ma forse anche qualcun altro.
In italia per il momento c'è  una distribuzione.
Non so se usciremo con loro. L'accordo è che ci distribuiranno solo se non troveremo un altro distributore italiano disposto a farci uscire in modo più capillare (che poi vuol dire 10 sale invece che 2 o 3). Non è un film con attori famosi, né io e Roberto siamo al terzo o quarto film. E non è, come forse avrete potuto capire dal promo-teaser, un horror splatter con morti ammazzati e stupri di gruppo. Ma non è neppure il classico film minimalista italiano: ha un respiro epico molto forte, è originale e molto cupo, ed è parlato quasi tutto in inglese perchè questa è la lingua originale dei protagonisti... che fanno se stessi.
D'altronde "Road To L." racconta 'live' le vicende che sono capitate alla nostra troupe di sei persone durante le riprese del documentario. Ed è successo veramente di tutto.

Una notizia molto interessante è che la storia è piaciuta talmente tanto ad Alfredo Castelli che lo speciale estivo di Martin Mystère si chiamerà appunto "Road To L." e racconterà la storia del nostro film, con i protagonisti in veste fumetto. Disegnatore Nando Esposito, uno dei più importanti della scuderia Bonelli.

Per quanto riguarda Internet come mezzo di promozione... boh. Io non sono molto pratico. L'ala marketing della produzione non ha ancora pianificato una strategia finché non abbiamo un contratto di distribuzione.

Certo, mi piacerebbe molto che su internet se ne parlasse, soprattutto perchè io sono un grosso frequentatore della rete - a parte i newsgroup - ed è solo qui che si può davvero parlare seriamente di un progetto del genere senza venire stritolati dalla banalità mediatica imperante.
C'è un altro forum dove si è accesa una grossa discussione sul documentario (non il film) dopo che è andato in onda: quello di Yahoo (weirdtales-it). E' un newsgroup di lovecraftiani accaniti che ci ha letteralmente dissezionato, ma che sta lentamente comprendendo il senso del progetto. Non perché io sia intervenuto - se non indirettamente (non riesco a iscrivermi!) - ma perché molti che ne parlavano a priori senza averlo visto l'hanno finalmente visto e l'hanno trovato molto bello e molto inquietante.
Tra l'altro tra poco su alcuni siti di horror usciranno alcuni pezzi (horror.it, horrormagazine, splattercontainer, nocturno...). Spero che il film abbia lo stesso impatto.
Quello che è certo è che abbiamo bisogno di un supporto di qualunque tipo che ci aiuti a fare in modo che non accada come con la maggior parte dei film italiani che escono in sala: rimangono uno o due week-end e gli autori non hanno la possibilità di verificare se il passaparola che si sarebbe instaurato se il film fosse rimasto di più avrebbe potuto decretare il successo del film. E questo è un film complesso e diverso dal solito.

Q.

18 2 2005

 

Bene.... ho visto il trailer: bello.
Non so però se lo andrò a vedere.
La storia mi intriga parecchio solo che ho un rapporto con questo genere di film di attrazione-repulsione, non intendo l'attrazione-repulsione che può esserci per "film" tipo "Sapore di mare", non lo vorrei guardare perchè è una stronzata ma lo guardo per vedere ogni volta di più quanto fa schifo, ha più che altro a che fare con un retaggio infantile: quella cosa mi fa paura ma devo vedere perchè sono curiosa.
Le storie de paura mi fanno paura e cerco di evitarle ma poi prende il sopravvento la curiosità per il mistero e le guardo. Se mi turbano mi dico che sono solo storie inventate.
Qui la cosa è diversa.
E' un documentario: si parla di cose vere.
E' girato in posti che conosco benissimo: non avrei più il coraggio di andare a passeggiare sull'argine del Po e fare incursioni in case abbandonate in golena.
Se poi mi si dice che durante la lavorazione sono successe cose che nulla hanno a che vedere con semplici coincidenze..... bè, per vederlo aspetto di traslocare in altro luogo  

ps. tiprego tiprego quilty.... dimmi che un pò avete esagerato così lo vado a vedere, tiprego tiprego  

V.

19 2 2005

 

Vorrei dirti che si tratta di una sorta di Blair Witch Project. Così ti direi una bugia, tu andresti a vederlo e...  
Non c'è nulla che mi diverta di più che spaventare chi è sensibile alla paura.

Ma se tu abiti da quelle parti e le conosci bene forse saprai che in un paesino di quelle zone (tra Adria e Rovigo) esiste davvero una specie di setta religiosa, una confraternita, che si chiama dei "fradei". Tutti (tutti!) da quelle parti fanno una grossa fatica a parlarne. Anche persone diciamo così... moderne. Un assessore donna di 35 anni di una località lì vicino ci aveva portato in giro per sopralluoghi sulle tracce del manoscritto. Quando le abbiamo chiesto di darci qualche indicazione in più sui "fradei" di cui appunto si parla nel diario presumibilmente appartenuto a Lovecraft, ha fermato la macchina e con molta vergogna ha cercato di farci capire che quella era l'unica cosa che non si sentiva di fare. I "fradei" ha detto, sono una faccenda nostra e preferirei non dirvi nulla.
A proposito: noi qualcosa abbiamo scoperto. Ma ti assicuro che il velo di omertà è pesante. Tu non hai notizie, diciamo così, meno irrazionali e più concrete? In particolare su cosa facciano durante la cerimonia (a fine maggio) quando si chiudono, solo uomini vestiti con un saio e un cappuccio rosso, nella Chiesa del Pilastro dall'una di notte alle quattro. C'è una specie di controllo totale per evitare che entri qualcuno che non sia un affiliato.


>dimmi che un pò avete esagerato.

Sì, in postproduzione (cioè in montaggio), quando abbiamo dato un senso narrativo cinematografico a tutto il materiale e agli avvenimenti capitati in quegli undici giorni. Lì abbiamo cercato di rendere il girato il più interessante possibile e soprattutto di far capire come sono andate veramente le cose tra di noi della piccola troupe angloitaliana. Tuttoggi non ho più sentito - io vorrei ma loro sono irremovibili - alcuni dei componenti della troupe, in particolare Fausto, il fonico mezzo spagnolo mezzo italiano.
Ovviamente abbiamo anche dovuto tagliare molto, in particolare una serie di fatti di cui non abbiamo ancora un'interpretazione precisa e che non riuscivamo ad inserire nalla storia perchè non riuscivamo a dargli una credibilità sufficiente per il grande pubblico. Anche se questo film non è necessariamanete un prodotto per il grande pubblico...

Q.

19 2 2005

 

Su internet c'è qualcosa. Mi sembra che non di una setta si tratti, ma di una confraternita cattolica. Il rito a cui fai riferimento si svolge non ho capito se il 13 o 14 giugno, e contempla una parte segreta, direi iniziatica, su cui ci sono solo ipotesi.

A.M.

19 2 2005

 

Sì lo so. Un anno fa sono partito da lì. Ma poi durante le riprese abbiamo anche conosciuto alcuni dei "fradei". Solo che non si riescono a capire alcuni dettagli. Diciamo così... ambigui.
"Cattolica" non è esatto. I componenti sono tutti laici . E vengono da tutte le parti d'Italia. Una sorta di loggia massonica con regole e rituali tutti suoi.

Una nostra amica di quelle parti ha uno zio "fradeo". Ma non ce l'ha voluto presentare. Ho bisogno in realtà di notizie di prima mano, perché noi abbiamo già indagato parecchio sul luogo. Vorrei andare oltre le cose che abbiamo scoperto.

Q.

19 2 2005

 

Beh, in effetti si riuniscono in chiesa e il loro rito è almeno in parte religioso, comunque anch'io, dal poco che ho letto,ho avuto l'impressione di una sorta di loggia "iniziatica".
Naturalmente queste sono realtà su cui per definizione non è facile avere informazioni. Soprattutto con una telecamera in mano.  
Comunque ti devo dire che questo aggancio col mondo dell'esoterismo aumenta ulteriormente il mio interesse per il vostro lavoro.

A.M.

19 2 2005

 

Ho letto queste ultime notiziuole con un occhio coperto e l'altro socchiuso (sempre per l'atrazione-repulsione)  
Io non abito nel Polesine (sono sulla sponda opposta, quella ferrarese) e, fortunatamente per me sfortunatamente per te, non so assoultamente nulla dei fradei. Mi spiace...
E comunque il fatto che il film non sia per il grande pubblico, bè....  
E spero che esca anche in una sala della mia città così potrò fare pubblicità a questo esperimento che sembra decisamente interessante e decidere se passare qualche notte in bianco...

V.

19 2 2005

 

in effetti, leggendo questo 3d, mi è parso di tornare indietro negli anni, quando leggevo qualche numero del BVZM!  
in ogni caso confesso una grossa mancanza a cui ho intenzione di porre rimedio: mai letto niente di lovecraft.... assface.gif non mi chiedete perchè, tanto non so perchè, non più di quanto raz degan si motivasse l'importante questione del non bere "ieghermaister" (facciamo che si scrive così!). Per altro, condivido con vicky il fatto che a me i film (come i romanzi e i racconti) "de paura".... fanno paura davvero    ! Cmq mi avete fatta incuriosire... MI faccio prestare da Lespaul il mammuth di L. e inizio a prepararmi, anche se tanto so che nessuno dei lavori di Quility arriverà mai qui in sardegna...

F.

19 2 2005

 

ecco... ho guardato il trailer e mi ha fatto una paura boia, accidenti!
e in più qui diluvia ed è noto (a molti!) che io ho paura dei temporali.
cmq alcune immagini facevano davvero pensare a the blair witch project (film dopo il quale ho iniziato ad aver paura degli alberi.....).
è un caso o una scelta che vuole manifestare un certo apprezzamento per quel film?
(per ora conosco solo 4 persone a cui abbia fatto paura, me compresa, sigh!)

F.

19 2 2005

 

uhmmm... queste storie mi intrigano non poco. Vedrò volentieri il tuo/vostro film.
Domanda forse un po' peregrina: cosa ne pensi de L'Arcano incantatore di Avati?
Chi mi sa dire cortesemnte come si fa a vedere il trailer? Non trovo il link...

E.N.

20 2 2005

 

non guardarlo! tired.gif

F.

20 2 2055

 

Questa è una grande promozione.

A.M

20 2 2005

 

Grazie Fran, ma ci vado subito....!!!!!  Poi ti dico.

E. N.

20 2 2005

 

Visto in traile, in cuffia, a palla... bello! Adoro queste atmosfere..; libri ri-scoperti, storie, racconti di vecchi signori e preti (quante ne sanno..!) depositari di remote memorie della nostra tradizione "rurale" scomparsa... Forse perchè da pargoletto era il mio pane quotidiano. Anch in Abruzzo i contadini narravano di storie di "fraticelli", spiritelli dei campi dispettosi e malignetti... Tutte le sere estive ad ascoltare i "nonni" che ce le raccontavano e poi, di notte, dai a vedere ombre nella stanza..!
Vado di mio, non può essere ovviamente legato al film; il trailer non basta però mi ha isvegliato certi ricordi.

E.N.

20 2 2005

 

Il tutto mi eccita sempre di più! Scusa, magari lo avete già deto, ma quando esce il film?
Forse quel critico ha citato Cassavetes per l'uso della macchina a mano...  Ma bisogna vedere il film. Credo che dove siano riconoscibili certi "paradigmi" tecnico/espressivi dei grandi cineasti significa che si è assimilato, pur nell'originalità degli apporti personali - e non dubito che nella tua opera ve ne siano - ciò che in fondo è inevitabile assimilare e riprorre. Mi sembra un fatto positivo, segno della riconoscibilità e ricorsività del linguaggio. Accade in tutte le arti; l'arte "copia" se stessa, per rinnovarsi.

E.N.

20 2 2005


 

"Stanley and us Project"

 

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