A quanto pare uscirà nelle sale italiane un
film (Road to L.) che indaga sulla vita del nostro scrittore preferito,sembra
che Lovecraft sia stato in italia per diversi anni in un paesino spiritato del
nord (nel polesine) e che da li abbia preso l'ispirazione per molti dei suoi
racconti!!
Per ora e' disponibile solamente il trailer in lingua inglese,il film verra'
commercializzato prima negli states e in seguito in italia,comunque la troupe e'
per buona parte composta da elementi italiani.
http://www.digitaldesk.it/roadtol/Roadtol.html
Speriamo che Road to L. renda giustizia alla vita di questo grande scrittore
G.
12 2 2005
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E.
12 2 2005
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T.
12 2 2005
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Bè, la firma sulle lettere
può essere di chiunque.
Non posso credere che i lettori italiani di Lovecraft siano così superficiali
da soffermarsi su un'informazione senza una testa nè una coda.
Ma poi, come potrei mai andare a vedere un "documentario" o altro fatto da
persone che, come Gnappo , hanno sbagliato nel sito
http://www.hplfilm.com/biografia.html
il titolo di uno dei racconti più famosi di Lovecraft?!
Quello che i redattori del sito chiamano "La maschera di Innsmouth" è in
verità The shadow over Innsmouth, ovvero L'ombra su Innsmouth.
Per carità, non toccatemi Lovecraft.
G.
13 2 2005
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Ma hai per caso e remotamente capito che il
documentario cerca di capire attraverso diversi indizi se la grafia e la firma
possano veramente essere appartenute a Lovecraft o no? Nessuno ha detto che
viene proposta una teoria per spiegare un evento che resta comunque, e sempre,
dubbio... E' un'indagine. Un documentario su una possibilità...
(“Il documentario è un viaggio affascinante, che non propone nessuna soluzione
al mistero ma solo dubbi e domande, confrontando le pagine di Lovecraft coi
miti, le leggende e il paesaggio del delta del Po”. Aldo Grasso – Il Corriere
della Sera)...
Per quanto riguarda la questione sollevata sul titolo, dovresti sapere che non
sempre il titolo originale viene per forza tradotto e utilizzato nelle
versioni italiane...
Il titolo originale è, si, The Shadow of Innsmuth, ma in Italia sembra essere
stato tradotto in entrambi i modi (maschera e ombra) e proprio anche da
Mondadori (traduttore Angelo Ragusa). Quindi l'indicazione riportata nel sito
da te citata è corretta... Mi dispiace...
Quindi seguendo quanto da te detto, visto che hai sbagliato, ora sei costretto
ad andare vedere il "documentario"...
T.
13 2 2005
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Stiamo parlando di esperti e non del lettore occasionale, per non fornire
informazioni sbagliate i documentaristi fanno un confronto tra le fonti da
utilizzare.
Da appassionato ho esposto il mio personalissimo parere.
G.
13 2 2005
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Dai Gianluca, ma perchè dobbiamo prenderci
in giro, scusa? In sede privata ti ho riportato le traduzioni del libro fatte
dalle case editrici più importanti dal 1931 al 1995, facendoti notare come più
volte il racconto fosse stato tradotto con "maschera di" piuttosto che con
"ombra su"...
Ora, di solito, chi stila o cita una bibliografia si rifà a dei testi. I testi
a cui si rifà sono i testi presenti nelle edizioni nella lingua in cui i libri
sono stati pubblicati. Funziona come per i film: non posso mettermi a stilare
una filmografia con il titolo tradotto dalla lingua originale se in Italia il
titolo è stato stravolto o modificato. Se io mi metto a parlare di "Domicil
coniugal" nessuno capisce che sto parlando di "non drammattiziamo...è solo
questione di corna". Siamo d'accordo che si potrebbe specificare quindi il
titolo originale e decidere di parlare del film citandolo con questo titolo.
Ma dal momento che in Italia, più e più volte, il racconto di Lovecraft è
stato tradotto con un certo titolo, e non importa quanto stravolto questo sia
nella traduzione italiana, è giusto, quindi, parlare di questo con il titolo
che gli è stato dato.
L'unico, eventuale, errore che è stato fatto nel sito da te tanto criticato è
stato quello di non aver indicato il titolo in originale e di non aver
segnalato che questo fosse stato anche più recentemente tradotto con il titolo
letterale...
Tu hai affermato perentoriamente che loro avessero sbagliato.
Ma non c'è nessun errore se il racconto è stato più volte, nel corso di 60
anni, tradotto con "maschera di". Sei al massimo tu che non sapevi che
esistessero le edizioni della Mondadori che lo avevano tradotto così...
Se esiste un titolo (e "maschera di" esiste eccome), si cita.
E non vale nulla indignarsi perchè loro sono gli esperti. E lo sono,
infatti...
T.
13 2 2005
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Mah, inficiare tutto un lavoro per una
traduzione di un titolo, peraltro più che giustificata e a quanto pare
corretta sebbene non propriamente filologica, mi sembra eccessivo.
E.N.
13 2 2005
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Tris, che il racconto in Italia fosse pubblicato anche come "La machera..." è
una cosa che tutti gli appassionati di Lovecraft sanno, infatti è un errore
"conosciuto".
Che la prima edizione italiana del 31 e la seguente del 42 riportassero questo
titolo non lo sapevo, anzi non ho nessuna informazione in merito.
Ma certmente non smentisce quello che ho detto prima: se leggo su internet che
un lettore chiama così una delle opere più famose di Lovecraft non me ne frega
una mazza, ma è sbagliato se lo fa un documentarista. Ripeto per la seconda
volta, è un mio personalissimo parere.
Ho sdrammatizzato nel mio primo intervento per non sembrare troppo serio con
la frase finale: Per carità, non toccatemi Lovecraft.
Ma certamente può tornare utile ai realizzatori sapere di dover curare un
documentario su un artista tanto amato cercando di accontentare il lettore e
l'appassionato.
G.
13 2 2005
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salve a tutti.
sono uno dei due registi del film su Lovecraft e del documentario.
ci tengo a rispondere in particolare a
gianluca - mi pare - che solleva una questione filologica.
non mi sembra che esista una versione italiana del 31 di The Shadow Over
Innsmouth, soprattutto perché il racconto fu pubblicato per la prima volta in
America nel '36 (l'unico pubblicato in vita). Le traduzioni italiane di
lovecraft sono tutte molto più tarde, addirittura negli anni '60.
E poi la traduzione italiana: abbiamo semplicemente deciso di usare la più
frequente di tutte, anche se non la più letterale. Io personalmente l'ho
sempre conosciuto col nome di "La maschera di Innsmouth". e comunque quella
pagina internet che citi non era la sede per un approfondimento filologico di
questo tipo, bensì solo per la biografia di lovecraft.
Comunque è molto apprezzabile l'accanimento filologico sui grandi autori della
lettartura, perché spesso la loro opera è banalizzata dall'approssimazione.
Nel nostro caso invece abbiamo deciso di prendere la palla al balzo (il
ritrovamento del manoscritto) e di girare due prodotti (che in origine doveva
essere solo uno, il doc) né "tratti da" Lovecraft, né "su" lovecraft. Ma
"alla" Lovecraft.
Se vi capiterà di vedere il doc e poi il film (il film spero di sì perché
dovrebbe uscire in sala tra pochi mesi) capirete cosa intendo. Ma era per dire
che nel nostro caso, insomma, il dato filologico è secondario rispetto
all'autore, perché ci interessava "raccontarlo" alla sua maniera piuttosto che
banalmente "ricostruirlo".
Q.
17 2 2005
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Forse hai frainteso quello che ho scritto, anche a me risultano le opere di
Lovecraft in Italiano dagli anni sessanta. Io mi riferivo alla discussione
avuta con Tristam la sera prima in chat che aveva detto che la prima edizione
italiana era del 31 ed poi un'altra del 42. La cosa mi è parsa strana perchè
l'opera in questione era stata scritta proprio nel 31 (cosa che gli ho fatto
presente) ma lui ha fatto i nomi di alcuni traduttori italinai (testimoni le
altre persone in chat). Io non ho mai avuto nessuna informazione circa
un'edizione così vecchia che lui ha confermato ripotare come primo titolo "La
maschera...". Ho lasciato stare la cosa perchè non mi andava di fare questione
con lui nè di andare a cercare i libri per controllare le date.
Ritornando alla traduzione del titolo, credo che utilizzare la parola
"maschera" limiti il senso di oscurità e di terrore cosmico che Lovecraft ha
creato. La maschera è il termine che il viaggiatore usa per distinguere i
tratti somatici degli abitanti di Innsmouth, quindi ha un riferimento solo
verso la comunità che abita il luogo. La parola "Ombra" si riferisce a tutto
il paesaggio, abitanti e luoghi compresi. L'ambientazione della storia è la
palese testimoniazna dell'orrore che cela, ha subito la stessa corruzione
visibile nei tratti delle persone, il senso di inquietudine che ha il
visitatore testimonia la gravità dell'innaturale pericolo.
Spero di non sembrare troppo didascalico...
Ti faccio tanti in bocca al lupo.
Buon lavoro
G.
17 2 2005
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Ciao Quilty, personalmente trovo molto
interessante il vostro progetto. Avevo già sentito parlare del documentario ma
me lo sono perso su Studio Universal, non ci saranno altri passaggi? Anche
l'idea della fiction mi pare interessante, il fatto che possa essere
derivativo non vuol dire che non sia un buon prodotto. Inoltre credo che uno
dei motivi d'interesse, oltre alla questione filologica su Lovecraft, siano
proprio le leggende della tradizione locale padana, non conosco molti lavori
doc o fiction su questo.
In ogni caso in bocca al lupo.
A.M.
17 2 2005
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La questione del 31, che mi è scappata, non
riguardava la traduzione, ma l'hanno di scrittura, che poi io credevo fosse
anche l'anno di pubblicazione americana. Nel caso avessi detto il contrario:
amen, errore....
La versione del 46 mi sembra di averla vista, ora la sto cercando, ma la cosa
più importante di tutta la discussione che ho avuto con te è che mi premeva
farti notare che il tuo attacco alla, secondo te, presunta ignoranza di quelli
che tu impunemente definivi "esperti" ("Eh ma gli esperti non possono
sbagliare così" dicevi) era solo una tua idea, per altro più volte da me
confutata.
E da Quilty avvallata. I siti che riportano le pubblicazioni dei libri e dei
racconti di Lovecraft sono tantissimi. Bastava cercarli...
http://216.239.59.104/search?q=cache:DRKoa...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:R7IQV...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:kR2jz...l=it&lr=lang_it
http://216.239.59.104/search?q=cache:0dm94...l=it&lr=lang_it
Tutto nasceva dal fatto che Gianluca affermava che un errore di traduzione
così grave potesse inficiare la visione del film ("io non vado a vedermi un
film così se questi esperti sbagliano queste cose così semplici" diceva). E
poichè per me questo era un sintomo chiaro di un pregiudizio, o di un pessimo
giudizio, e visto che mi trovavo in chat, gliene ho parlato, nonostante lui ha
continuato per tutto il tempo ad affermare che la traduzione corretta fosse
solo "L'ombra" e che errori così, da parte di sedicenti esperti, sono
ridicoli... ecc ecc
Poichè non era la prima volta che un moderatore, (ma è solo un caso eh! poteva
anche essere un semplice utente) se la prendesse con chi si faceva un pò di
pubblicità ho chiesto il perchè di tanto astio (represso)...
Altro che attacco...
Poi è ovvio che avendogli dimostrato che si sbagliava si sia risentito e abbia
visto il tutto come un attacco... Non è poi tanto importante...
La cosa più importante è che si sia ricreduto...
T.
17 2 2005
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Hai ragione, non eri tu a parlare del 31
come data di prima traduzione italiana. Avevo confuso i messaggi.
Per quanto riguarda la preparazione filologica credo che da quello che tu
chiami un "errore" ("maschera" invece di "ombra") - per di più abbastanza
veniale - non si possa dedurre automaticamente che chi l'ha compiuto non sia
preparato. Tanto più se - come dicevo - "La maschera di Innsmouth" è il titolo
di gran lunga più frequente usato per indicare il racconto. Ma hai ragione
completamente quando dici che la traduzione letterale avrebbe conservato
meglio il senso del racconto. Però non sempre la traduzione letterale di un
romanzo o di un film rende l'originale. Secondo me in questo caso infatti il
termine "ombra" in italiano non ha la stessa complessità semantica di "shadow"
in inglese.
Ti assicuro che su Lovecraft io e Roberto abbiamo fatto un lavoro di studio e
ricerca enorme, durato due anni e più, e anche sulle leggende popolari del
Delta del Po.
Comunque non credo sia molto importante, ripeto, la questione filologica.
Soprattutto se come nel nostro caso non si è voluto fare un
documentario-saggio su lovecraft ma un'opera audiovisiva (chiamamola
genericamente così) che mettesse in scena i meccanismi della sua letteratura,
che sono complessi e affascinanti. E i contenuti, altrettanto straordinari,
oltre che inquietanti.
Lo so che se un' "opera audiovisiva" si autochiama "documentario" ci si
aspetta un'attenzione filologica estrema. Ma secondo me il termine
documentario è passibile di alcune interpretazioni. Per esempio è mia
personale opinione è che se in un documentario non c'è una forte componente
narrativa non si possa arrivare al punto. Per me il documentario non è un
saggio, ma è una forma diversa di romanzo. E' un approccio particolare ad una
storia, che non "ricostruisce", ovviamente (quello è il campo della fiction),
ma che sa usare in forma narrativa gli elementi veri della realtà che è andato
a indagare.
Ed è quello che abbiamo fatto con il nostro lavoro. Spero.
Q.
17 2 2005
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T.
17 2 2005
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In questo momento il film è al mercato di
berlino e stamattina c'è stata la seconda proiezione per i compratori e
distributori esteri. Ma non ancora nessuna notizia certa. So che sono
interessati in Australia, Inghilterra e Giappone, ma forse anche qualcun
altro.
In italia per il momento c'è
una distribuzione.
Non so se usciremo con loro. L'accordo è che ci distribuiranno solo se non
troveremo un altro distributore italiano disposto a farci uscire in modo più
capillare (che poi vuol dire 10 sale invece che 2 o 3). Non è un film con
attori famosi, né io e Roberto siamo al terzo o quarto film. E non è, come
forse avrete potuto capire dal promo-teaser, un horror splatter con morti
ammazzati e stupri di gruppo. Ma non è neppure il classico film minimalista
italiano: ha un respiro epico molto forte, è originale e molto cupo, ed è
parlato quasi tutto in inglese perchè questa è la lingua originale dei
protagonisti... che fanno se stessi.
D'altronde "Road To L." racconta 'live' le vicende che sono capitate alla
nostra troupe di sei persone durante le riprese del documentario. Ed è
successo veramente di tutto.
Una notizia molto interessante è che la storia è piaciuta talmente tanto ad
Alfredo Castelli che lo speciale estivo di Martin Mystère si chiamerà
appunto "Road To L." e racconterà la storia del nostro film, con i
protagonisti in veste fumetto. Disegnatore Nando Esposito, uno dei più
importanti della scuderia Bonelli.
Per quanto riguarda Internet come mezzo di promozione... boh. Io non sono
molto pratico. L'ala marketing della produzione non ha ancora pianificato
una strategia finché non abbiamo un contratto di distribuzione.
Certo, mi piacerebbe molto che su internet se ne parlasse, soprattutto
perchè io sono un grosso frequentatore della rete - a parte i newsgroup - ed
è solo qui che si può davvero parlare seriamente di un progetto del genere
senza venire stritolati dalla banalità mediatica imperante.
C'è un altro forum dove si è accesa una grossa discussione sul documentario
(non il film) dopo che è andato in onda: quello di Yahoo (weirdtales-it). E'
un newsgroup di lovecraftiani accaniti che ci ha letteralmente dissezionato,
ma che sta lentamente comprendendo il senso del progetto. Non perché io sia
intervenuto - se non indirettamente (non riesco a iscrivermi!) - ma perché
molti che ne parlavano a priori senza averlo visto l'hanno finalmente visto
e l'hanno trovato molto bello e molto inquietante.
Tra l'altro tra poco su alcuni siti di horror usciranno alcuni pezzi
(horror.it, horrormagazine, splattercontainer, nocturno...). Spero che il
film abbia lo stesso impatto.
Quello che è certo è che abbiamo bisogno di un supporto di qualunque tipo
che ci aiuti a fare in modo che non accada come con la maggior parte dei
film italiani che escono in sala: rimangono uno o due week-end e gli autori
non hanno la possibilità di verificare se il passaparola che si sarebbe
instaurato se il film fosse rimasto di più avrebbe potuto decretare il
successo del film. E questo è un film complesso e diverso dal solito.
Q.
18 2 2005
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V.
19 2 2005
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Vorrei dirti che si tratta di una sorta
di Blair Witch Project. Così ti direi una bugia, tu andresti a vederlo
e...
Non c'è nulla che mi diverta di più che spaventare chi è sensibile alla
paura.
Ma se tu abiti da quelle parti e le conosci bene forse saprai che in un
paesino di quelle zone (tra Adria e Rovigo) esiste davvero una specie di
setta religiosa, una confraternita, che si chiama dei "fradei". Tutti
(tutti!) da quelle parti fanno una grossa fatica a parlarne. Anche persone
diciamo così... moderne. Un assessore donna di 35 anni di una località lì
vicino ci aveva portato in giro per sopralluoghi sulle tracce del
manoscritto. Quando le abbiamo chiesto di darci qualche indicazione in più
sui "fradei" di cui appunto si parla nel diario presumibilmente
appartenuto a Lovecraft, ha fermato la macchina e con molta vergogna ha
cercato di farci capire che quella era l'unica cosa che non si sentiva di
fare. I "fradei" ha detto, sono una faccenda nostra e preferirei non dirvi
nulla.
A proposito: noi qualcosa abbiamo scoperto. Ma ti assicuro che il velo di
omertà è pesante. Tu non hai notizie, diciamo così, meno irrazionali e più
concrete? In particolare su cosa facciano durante la cerimonia (a fine
maggio) quando si chiudono, solo uomini vestiti con un saio e un cappuccio
rosso, nella Chiesa del Pilastro dall'una di notte alle quattro. C'è una
specie di controllo totale per evitare che entri qualcuno che non sia un
affiliato.
>dimmi che un pò avete esagerato.
Sì, in postproduzione (cioè in montaggio), quando abbiamo dato un senso
narrativo cinematografico a tutto il materiale e agli avvenimenti capitati
in quegli undici giorni. Lì abbiamo cercato di rendere il girato il più
interessante possibile e soprattutto di far capire come sono andate
veramente le cose tra di noi della piccola troupe angloitaliana. Tuttoggi
non ho più sentito - io vorrei ma loro sono irremovibili - alcuni dei
componenti della troupe, in particolare Fausto, il fonico mezzo spagnolo
mezzo italiano.
Ovviamente abbiamo anche dovuto tagliare molto, in particolare una serie
di fatti di cui non abbiamo ancora un'interpretazione precisa e che non
riuscivamo ad inserire nalla storia perchè non riuscivamo a dargli una
credibilità sufficiente per il grande pubblico. Anche se questo film non è
necessariamanete un prodotto per il grande pubblico...
Q.
19 2 2005
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A.M.
19 2 2005
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Sì lo so. Un anno fa sono partito da
lì. Ma poi durante le riprese abbiamo anche conosciuto alcuni dei
"fradei". Solo che non si riescono a capire alcuni dettagli. Diciamo
così... ambigui.
"Cattolica" non è esatto. I componenti sono tutti laici . E vengono da
tutte le parti d'Italia. Una sorta di loggia massonica con regole e
rituali tutti suoi.
Una nostra amica di quelle parti ha uno zio "fradeo". Ma non ce l'ha
voluto presentare. Ho bisogno in realtà di notizie di prima mano, perché
noi abbiamo già indagato parecchio sul luogo. Vorrei andare oltre le
cose che abbiamo scoperto.
Q.
19 2 2005
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Beh, in effetti si riuniscono in
chiesa e il loro rito è almeno in parte religioso, comunque anch'io, dal
poco che ho letto,ho avuto l'impressione di una sorta di loggia
"iniziatica".
Naturalmente queste sono realtà su cui per definizione non è facile
avere informazioni. Soprattutto con una telecamera in mano.
Comunque ti devo dire che questo aggancio col mondo dell'esoterismo
aumenta ulteriormente il mio interesse per il vostro lavoro.
A.M.
19 2 2005
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Ho letto queste
ultime notiziuole con un occhio coperto e l'altro socchiuso (sempre per
l'atrazione-repulsione)
Io non abito nel Polesine (sono sulla sponda opposta, quella ferrarese)
e, fortunatamente per me sfortunatamente per te, non so assoultamente
nulla dei fradei. Mi spiace...
E comunque il fatto che il film non sia per il grande pubblico, bè....
E spero che esca anche in una sala della mia città così potrò fare
pubblicità a questo esperimento che sembra decisamente interessante e
decidere se passare qualche notte in bianco...
V.
19 2 2005
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in effetti, leggendo questo 3d, mi è
parso di tornare indietro negli anni, quando leggevo qualche numero del
BVZM!
in ogni caso confesso una grossa mancanza a cui ho intenzione di porre
rimedio: mai letto niente di lovecraft....
non mi chiedete perchè, tanto non so perchè, non più di quanto raz degan
si motivasse l'importante questione del non bere "ieghermaister"
(facciamo che si scrive così!). Per altro, condivido con vicky il fatto
che a me i film (come i romanzi e i racconti) "de paura".... fanno paura
davvero
! Cmq mi avete fatta incuriosire... MI faccio prestare da
Lespaul il mammuth di L. e inizio a prepararmi, anche se tanto so che
nessuno dei lavori di Quility arriverà mai qui in sardegna...
F.
19 2 2005
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F.
19 2 2005
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uhmmm... queste storie mi intrigano
non poco. Vedrò volentieri il tuo/vostro film.
Domanda forse un po' peregrina: cosa ne pensi de L'Arcano incantatore
di Avati?
Chi mi sa dire cortesemnte come si fa a vedere il trailer? Non trovo
il link...
E.N.
20 2 2005
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non
guardarlo!
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F.
20 2 2055
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A.M
20 2 2005
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Grazie Fran, ma ci vado subito....!!!!! Poi ti dico.
E. N.
20 2 2005
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E.N.
20 2 2005
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E.N.
20 2 2005
Fuori Fuoco - Cinema, ribelli e rivoluzionari