STUDI LOVECRAFTIANI

ANNO I, N. 1 (di Pietro Guarriello - v.le dei Narcisi,1 - 64025 Pineto (TE) studilovecraft@yahoo.it)

INTERVISTA A FEDERICO GRECO, A CURA DI MICHELE TETRO

Tetro- Due parole su come definiresti in nuce il documentario "Lovecraft: ipotesi di un viaggio in Italia".

Greco- Si tratta di una riflessione scaturita dal ritrovamento di un diario di viaggio che ancora oggi io e Roberto non abbiamo nessuna prova definitiva per stabilire se appartenga a Lovecraft, se non le opinioni di alcuni esperti e certe aderenze tra il contenuto del manoscritto e quanto è scaturito dalla ricerca nei luoghi reali. Meglio: una riflessione indiretta, originale e suggestiva su Lovecraft attraverso un suo ipotetico viaggio nel Polesine, terra di “acqua e fango” e di misteri.

 


T- La notizia di un documentario che avrebbe a che fare con un supposto viaggio di HPL in Italia ha scatenato stupore tra gli addetti ai lavori, che sanno perfettamente quanto ciò sia assolutamente impossibile.

G- Ti dico subito che sull’impossibilità teorica siamo abbastanza d'accordo con te (non a caso l'ultima frase del documentario è di Castelli, che afferma "...questo viaggio, forse vero forse immaginario"), anche se non del tutto. Devi ammettere però che è un'ipotesi affascinante, sulla quale abbiamo pensato di giocare fino ad impegnarci a farne un prodotto audiovisivo, e quindi molto complesso. Ed è stato veramente straordinario: le ricerche, le interviste, il viaggio in Polesine e a Venezia, tutte le riflessioni e le idee che scaturiscono dall'ipotesi. Ogni tanto abbiamo addirittura incontrato persone più realiste del re, per esempio Eraldo Baldini, che quando ha saputo della faccenda non si è minimamente scomposto – pur conoscendo la biografia di Lovecraft e quindi ammettendo che si tratterebbe di un fatto quasi impossibile. Anzi, ci ha detto in tutta semplicità che ha sempre immaginato Lovecraft a passeggio per Comacchio, che lui ritiene identica a Innsmouth. Diceva che solo dal contatto diretto con una cultura millenaria come quella italiana (e non quella americana, ovviamente) HPL poteva ispirarsi così dettagliatamente per certe descrizioni. Oppure Chiara Crepaldi, straordinaria antropologa ed etnomusicologa di Adria: dopo un forte scetticismo iniziale rispetto alla nostra convinzione secondo la quale nei "Racconti del Filò" poteva esserci indizio di esseri fantastici mezzi-uomo e mezzi pesce, e addirittura una certa ostilità, alla fine stimolata dalle nostre insistenze ne ha trovato traccia nei racconti degli anziani nonni o bisnonni dei suoi allievi. Ma solo quelli che vivono in abitazioni sui canali o sulle golene del Po e dell'Adige. Purtroppo nei 26' del documentario (minutaggio richiesto da Studio Universal) non abbiamo potuto inserire tutti gli elementi a favore e tutti quelli contro (e ce ne sono moltissimi). Io e Roberto contiamo di farlo più in là, in una versione più lunga, forse in DVD, con bonus e approfondimenti vari. A dirla tutta durante le riprese del documentario sono capitate anche faccende strane e inquietanti – alcune ancora attendono una spiegazione chiara –, non tutte legate a Lovecraft. Ma questa è un’altra storia…

 


 T- Essenzialmente si sono creati due fronti nel tuo pubblico: i puristi che non lo trovano affatto aderente al vero, neppure  lontanamente, negando (sovente con buone osservazioni) anche solo la possibilità che possa essere accaduta una cosa del genere, e chi invece lo  considera una specie di "bufala" alla "Blair Witch Project" e apprezza il tentativo fatto. In realtà, la cosa che non è andata tanto giù è il fatto che ovunque la tua opera venga definita, seriamente, un "documentario" mentre forse sarebbe  stato meglio definire il tipo di categoria a cui appartiene: "ricostruzione fantastica" del presunto evento sarebbe stata molto meglio, per dirne una.


G- Su questo invece non sono d'accordo: come si potrebbe fare, altrimenti, oggi, un documentario su Lovecraft? Non esiste ovviamente materiale di repertorio, né la possibilità della sua stessa testimonianza. Praticamente tutti quelli che lo hanno conosciuto sono morti. E' ovvio che c'è bisogno di "ricostruire", come dici, ma è esattamente quello che fanno tutti i documentari. Più o meno bene. E ti dirò che almeno in questo caso si riesce a ricreare un'atmosfera molto vicina a quella delle sue opere,
come invece non accade in altri casi. Vedi per esempio il bruttissimo – "spacciato", quello sì, per documentario – Out of Mind: far vedere i mostri di Lovecraft è la cosa più sbagliata che si possa fare quando si vuole portarlo su grande schermo. La potenza delle storie lovecraftiane risiede quasi esclusivamente nella sua enorme capacità di controllare “la scrittura”. Non c’è quasi nulla di più anti-cinematografico di Lovecraft, e poco di così altamente letterario. Se si decide quindi di trasportarlo su schermo (film o documentario) bisogna essere molto consapevoli di questo. E ragionare non nella direzione di una classica trasposizione, ma di una riscrittura vera e propria, di una traslazione da un linguaggio all’altro. Tra Lovecraft è la sua trasportabilità cinematografica secondo me c’è lo stesso rapporto che c’è tra la realtà e la letteratura di genere. Il noir, il poliziesco, l’horror, la fantascienza, il western… quando sono di alto livello (ovviamente non mi riferisco all’enorme quantità di paccottiglia) sono strumenti letterari e cinematografici molto più utili di quelli tradizionali per scavare nelle dinamiche della società. Sono grimaldelli nei quali la narrazione non realistica è il piano di una metafora dalle straordinarie potenzialità di analisi del reale. Molto di più di quanto può fare la letteratura tradizionale. Che infatti, almeno in Italia, non fa. Carlotto, Evangelisti, Lucarelli, Macchiavelli, per rimanere dalle nostre parti (per non parlare quindi di Manchette e altri), raccontano la nostra società molto meglio di altri. Eymerich, o Eddi Florio, sono esistiti, ma quella che racconta Evangelisti non è la loro biografia esatta. E’ grazie a questa infedeltà però che il Trecento e gli Anni Trenta sono descritti come raramente accade. Così: forzare la verosimiglianza biografica rispetto a Lovecraft è un grimaldello per ricostruire le sue atmosfere, le dinamiche dei suoi racconti, la sua visione di un mondo dove quello che vedi non è detto che abbia colpito veramente la retina dei tuoi occhi. Sempre, bada bene, che il manoscritto risulti veramente un falso. Nel nostro caso dunque abbiamo deciso di sfruttare l'evento fortuito del diario e di impostare un approccio diverso: non importa, in fondo, se il manoscritto sia vero o meno: importa se il documentario è guardabile, se ti fa entrare nel mondo di HPL. Se fa parlare di lui. Dunque vedi che, se sia o meno plausibile – biograficamente parlando – che Lovecraft sia venuto in Italia, è secondario.
Quello che ci interessa, o che ci dovrebbe interessare, è chi era come artista, e in questo crediamo di essere riusciti a offrire un punto di vista interessante. Ma soprattutto, e questo è quello che cerco di fare ogni volta che affronto un autore per immagini, un documentario serve a far incuriosire, a portare più gente possibile verso l'autore e a far sì che venga letto, che venga conosciuto. Basti da solo il fatto, fra tanti, che del Nostro se ne è occupato Aldo Grasso sul Corriere della Sera, in una rubrica di solito riservata al Grande Fratello o a Mara Venier. O che ne ha scritto il Radio Corriere Tv (con i soliti nudi in copertina), e numerosi quotidiani veneti, sui quali il nome Lovecraft secondo me non appariva da vent'anni, se mai è apparso.
Adesso speriamo che la faccenda si allarghi anche fuori dall'Italia e che la fama di Lovecraft raggiunga quella di Dick e di molti altri che, non superiori a lui, hanno avuto più fortuna. Dunque: "documentario", sì, a tutti gli effetti.

 

 

T- Eppure per dare credito pur di poco questa ipotesi, su cui comunque si regge il documentario, bisognerebbe cancellare totalmente parte della ormai confermata biografia di HPL, cambiare addirittura opinione sulla persona, "riscriverla" con inedite coordinate che "stonerebbero" con il Lovecraft che fuoriesce, più che dai racconti, dal fondamentale epistolario. In realtà, al giorno d'oggi (e fortunatamente) la conoscenza di HPL non è più cosa solo per esperti studiosi. Soltanto negli ultimi 10-15 anni v'è stato un notevole (a volte addirittura esagerato) surplus di interessamento lovecraftiano, un po' in tutte le arti. Il suo nome è ora nei dizionari letterari, con pari dignità nei confronti di altri autori prima snobbati, le tesi di laurea su di lui abbondano (in Italia già tre o quattro), il cinema di genere vanta già una ramificazione lovecraftiana (per quanto il più delle volte falsa), "lovecraftiano" è addirittura un neologismo molto usato. Raggiungere la fama di Dick... penso siamo già ben oltre. Però il rischio di fraintendimento lovecraftiano è ancora alto, ed è per questo che una frangia di studiosi devoti sta particolarmente all'erta... Troppe sciocchezze sono state dette e ancora circolano su di lui. Lo zoccolo duro dei suoi appassionati teme che non tanto l'opera quanto la "figura" di HPL possa perdere punti a causa di irresponsabili trovate. Sono ancora molti a credere che HPL sia stato seguace della magia nera e che il "Necronomicon" possa esistere davvero. Questo vuol dire non aver capito nulla di HPL. Certo, c'è chi ci gioca e magari pubblica tomi necronomantici che più che scherzi non sono (ma "qualcuno" ci casca  sempre).

G- Ci aspettavamo reazioni dure, almeno da parte degli affezionatissimi. Mi dispiace lo stesso però che quasi nessuno
abbia colto il senso del progetto e mi dispiace che sia accaduto proprio a dei lovecraftiani, che si sono impantanati
in sterili discussioni e si sono fissati sulla cosa veramente secondaria di tutto il documentario, sul dito invece che sulla luna che indica: la verosimiglianza filologica o meno del manoscritto e del viaggio. La "lotta per stabilire le verità fondamentali" su Lovecraft è stata anche un impegno nostro. Anche se non siamo degli espertissimi come voi, ma solo dei grandi appassionati. E' che abbiamo scelto un modo un po' traumatico. Non solo all’interno del documentario, dove non è stato possibile andare fino in fondo per questioni di tempo e budget, ma anche nelle eventuali discussioni che questo susciterà. Per esempio questa. Qui noi stiamo parlando sì della verosimiglianza del manoscritto, ma stiamo anche ragionando su Lovecraft da un’angolazione abbastanza accattivante. Almeno credo. E spero.
Ribadisco: da quanto tempo non si sentiva parlare di Lovecraft sul Corriere della Sera, su FilmTv, sul Radio Corriere Tv, sul Resto del Carlino, su RomaOne, su Cinecittanews, su SKY TG 24 e persino su T9 (per citarne alcuni)? E non mi sembra che l’abbiamo fatto passare per un pazzo maniaco occultista tipo l’Ulrico di Magonza di Magus... Né in quelle occasioni né nel documentario. Se poi accanto alle nostre conoscenze e opinioni si affiancassero le vostre, forse stavolta si riuscirebbe a diffondere il "verbo" un po' di più,
facendolo uscire dalla nicchia delle pur straordinarie riviste
specializzate.

 

 

T- Come ti accennavo la lotta per stabilire le verità fondamentali su HPL in Italia è stata davvero dura per tutti coloro che si sono avvicinati al problema, ed è ancora in corso. Per questo le reazioni al documentario di primo acchito sono state fortemente critiche. Non è detto che non possano cambiare, alla luce di quanto dici...

 G- Questo documentario non serve ad aggiungere qualche tassello in più alla “conoscenza” dell'autore (in quel caso la filologia sarebbe essenziale). Ma alla “comprensione” dell’autore (in questo caso bisogna saperlo interpretare). Credo allora che siamo riusciti a suggerire il cuore della narrativa lovecraftiana, facendo non un documentario "su" Lovecraft ma "alla" Lovecraft. Che dal mio punto di vista vuol dire "su" Lovecraft al quadrato. Ma c’è un altro elemento, per quanto qui rischio un’eccessiva esemplificazione. Spero anche che il doc serva ad incuriosire chi non l'ha mai letto, o mai sentito nominare, o letto male. Non puoi costringere chiunque dicendogli che deve vedersi un documentario filologicamente corretto su Lovecraft. E' come pretendere che un adolescente si appassioni al concetto di sezione aurea chiedendogli di studiarsi un libro di Hofstadter o di Odifreddi (e ho citato due grandi e divertenti divulgatori!). Se però inizi il discorso parlando della stella a cinque punte delle BR... Così, se dici al signor chiunque che c'è un documentario che parla prima di tutto di "robe strane" forse se lo vede. E poi sfili dalla manica Lovecraft... Per questo lo sfruttamento dell'idea "narrativa" del diario e non un saggio filologicamente corretto. Mi preoccupa un po’, però, la tua affermazione relativa al fatto che dal momento che io ti spiego le mie ragioni allora forse il documentario potrebbe piacerti. Detto molto sinceramente: Ipotesi di un viaggio in Italia sta piacendo moltissimo quasi a tutti, in stragrande maggioranza non-lovecraftiani (sempre che non-lovecraftiani si possano definire, tra questi, Sergio Bonelli e Alfredo Castelli); mentre io e Roberto eravamo convinti che chi si sarebbe divertito di più sareste stati voi, i duri e puri. Senza che ve lo spiegassimo, proprio perché – lovecraftiani fino al midollo – l’avreste compreso più di ogni altro. Insomma… devo dirla tutta? Ho l’impressione di aver toccato la Madonna in un mondo di suore; che ci posso fare se riesco ad esprimermi meglio, a favore della Madonna, bestemmiandola?

 

 

T- Facendo lo sforzo di fingere di non aver letto alcun commento prima e di non conoscere alcunché della diatriba suscitata, l'impressione che ho avuto nel vedere il documentario, tenendo conto che, a quanto mi dici, del girato originale abbiamo visto solo una piccola parte, è in effetti non sussistano tanto le cause della "querelle". Tutto è lasciato un po' nel vago (intanto non si evince chiaramente da dove sia saltato fuori il diario e tutto quel che potrebbe conternervi) e anche la figura di Lovecraft
è solo sinteticamente abbozzata. Mi pare che l'opera possa ben giustificarsi così: non tanto un lavoro su un ipotetico viaggio di Lovecraft in Italia e nel Polesine, con la figura dello
scrittore al centro del documentario, quanto un documentario sulle tradizioni fantastiche del Polesine viste (filtrate) attraverso un'ottica lovecraftiana. Se considero così il tuo filmato, tendo ad apprezzarlo in quasi tutte le sue parti. Uno spunto fantastico (la scoperta del diario) può perciò inserirsi in un percorso reale (antropologico, culturale, tradizionale) in un mondo ricco di
fascinazioni immaginifiche, in cui il "Virgilio" conduttore è proprio il Solitario di Providence. Così lo trovo bello, interessante, intrigante. Se invece la reale idea è quella di portare avanti il discorso sulla veridicità del diario a tutti i costi, cosa che tu stesso hai negato... meno bello. Poco intrigante. Anche ingenuo.

 G- Infatti: non faremo mai abbastanza per sottolinearlo, anche se non è vero che abbiamo negato la veridicità: abbiamo sospeso semplicemente il giudizio. Non ce ne frega niente di confermare la veridicità del diario. Il diario è uno spunto, e continuo a fare fatica a capire perché ci si impunta tanto su questa faccenda.
Ma probabilmente per chi, come voi, è abituato a subire
mondezza fraudolenta fine a se stessa che gira per il mondo è difficile staccarsi dalla volontà di difendere il dato filologico. Lo capisco. Diciamocela tutta: se io volessi difendere la veridicità del diario lo farei principalmente per uno scopo: farci i soldi vendendolo per vero su E-Bay. E non è così. E comunque c’è una terza via rispetto alle due che hai proposto: così ho l’occasione di rispondere meglio e definitivamente alla prima domanda che mi hai fatto in questa intervista. Il documentario è un viaggio dentro Lovecraft, che usa come strumento un altro viaggio – stimolato da un manoscritto ritrovato, spunto straordinariamente lovecraftiano – dentro la suggestiva e misteriosa, lovecraftiana, cultura del Delta. Ed è ovviamente questa visione l’unica che condivido.


 

 

 

 

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