Un documento davvero utile per gli studiosi ed i cinefili. Il cofanetto comprende una videocassetta del documentario arricchita e allungata

Questo documentario, sorta di “esaustiva biblioteca digitale di volti e parole perennemente consultabile su una delle esperienze cinematografiche più esaltanti degli ultimi cinquanta anni del primo secolo del cinema: da Day of the fight a Eyes wide shut (1949-1999)”, è stato ideato e realizzato fin dal 1997, quando i tre giovani registi romani Federico Greco, Stefano Landini e Mauro Di Flaviano decisero che era venuta l’ora di osare l’inosabile (“vi state avventurando in un territorio… pericoloso… Se mi chiedete un consiglio su come fare un documentario su Kubrick, vi dico: non fatelo, dimenticatevene, tornate sui vostri passi. E vi dirò perché: la vostra carriera ne soffrirà. La mia ne ha sofferto. Dopo il mio lavoro su Kubrick sono stato fermo per anni…” li aveva ammoniti Paul Joyce, autore dello sfortunato documentario The invisible man su Kubrick e del making of 2001 andati in onda su Channel Four).
Fortunatamente l’intraprendente trio (il furore dell’inesperienza?) non si è scoraggiato e ha prodotto questo progetto tuttora in corso d’opera “sulla figura professionale e personale del grande regista newyorkese” che comprende un documentario-film (long-cut) di 58 minuti e trentotto episodi tematici da 15 minuti circa ciascuno (Per una durata totale di oltre 600 minuti).
Ideato e prodotto a loro spese con la collaborazione di RAISAT CINEMA (e di Enzo Sallustro), si ispira, come struttura e idea, al documentario Roger and me e in seguito alla sua realizzazione è stato presentato in molti festival e rassegne dedicate al cinema e a Kubrick in generale (tra cui una organizzata nel marzo 2000 al cineclub Detour, nella quale fu possibile assistere alla proiezione dei film ripudiati a suo tempo da Kubrick, come Fear and desire e The seafarers) e ha avuto un successo e una rinomanza sempre più crescente (è stato trasmesso da RaiSat Cinema) anche grazie alla diffusione tramite internet.
Per gli appassionati del cinema e di Kubrick è davvero imperdibile, una vera miniera di informazioni preziose, di testimonianze dirette sull’uomo e artista Kubrick, di interviste dettagliate e di smentite sulle voci che circolavano a riguardo delle manie del regista: in una parola, una manna!

L'edizione Lindau. Qual è la novità del cofanetto edito dalla Lindau, allora?
Innanzitutto la diffusione capillare di un documento davvero utile per studiosi e amanti. Inoltre il cofanetto comprende una videocassetta del documentario arricchita e allungata a una durata di 75’; di succoso ci sono in più:
- una parte centrale 'critica' piu' estesa (ad Alexander Walker e Ciment e' stato aggiunto anche John Baxter) e trasformata in b/n
- ad essa segue ora una sequenza musicale(fortemente voluta da Stefano Landini) di respiro, con i giornali che riportano la notizia della morte di Stanley, che danzano sulla lenta musica di Khaciaturiam da 2001
- alcune interviste sono state integrate (Christiane, Leon Vitali, etc.); altre sono state leggermente tagliate
- sono state inserite le rare immagini di Stanley, registrate da Leon Vitali per il discorso di ringraziamento al DGA (Director's Guild of America)
- e' stata aggiunta un'intera parte alla fine, denominata 'Kubrick dopo kubrick', in cui tra l'altro parlano gli AUTORI di "A.I." e ci sono immagini di una cena con la famiglia e l'entourage piu' ristretto a cui siamo stati invitati, commentate da un brano musicale
- tutto il suono e' stato rivisto in generale, con un nuovo mix e alcuni brani reinseriti delle interviste su A.I. , l’ultimo film di Spielberg che avrebbe dovuto girare Kubrick, qualche dettaglio aggiuntivo (un’intervista alla moglie Christiane Kubrick e altre interviste a collaboratori), tutta la sequenza del party dopo il concerto al Barbican Center, il finale barrylyndoniano.
Ma non è finita qui: il libretto a cui la vhs è abbinata, infatti, illustra e chiarisce alcune parti visive del progetto, spiega la genesi del documentario (idea, problemi, incontri, realizzazione, diffusione, promozione), introduce new entry come la visualizzazione scritta delle telefonate che avvennero tra Kubrick e il direttore del doppiaggio dei suoi film per l’Italia Mario Maldesi e soprattutto restituisce la fedele trascrizione di buona parte delle interviste che si possono anche ascoltare (e leggere: ci sono i sottotitoli italiani) nel documentario.
Insomma costituisce un passo avanti e decisivo verso quell’obiettivo che forse un giorno sarà completato (i tre autori hanno in programma, per il futuro, le interviste alle persone che hanno lavorato con Kubrick e che vivono in America) e il cui risultato finale costituirà forse il più completo studio e atto d’amore che sia mai stato fatto verso un regista.
Nell’attesa che un evento così importante abbia anche il suo meritato riscontro commerciale, non resta che fare, da amanti del cinema (e quindi kubrickiani) quali siamo, gli auguri ai tre registi perché continuino la loro opera, per la gioia di chi vuole saperne di più sul massimo artista contemporaneo “vivente”, perché se la sua persona non esiste più, le sue opere – con le quali comunicava al mondo – sono e saranno vive e illuminanti per sempre.

Roberto Donati

 

 

 

 

 

 

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