*ipotesi di un viaggio in Italia
Il manoscritto viene ritrovato tra
le pagine del libretto "Voluttà della Vita" di Emile Zola in edizione 1884, a
Montecatini su un banchetto di anticaglia.

Nel suo complesso, si tratta di un
dettagliatissimo resoconto di viaggio effettuato tra maggio e luglio 1926
dall'America al Delta del Po, dove l'autore cita posti e situazioni da vero
documentarista. La sintassi e la costruzione delle frasi, infatti, fanno
supporre che il manoscritto sia stato redatto da un uomo avvezzo all'uso della
parola scritta. Le cancellature sono quasi inesistenti e quelle poche sono
sottolineate in maniera nervosa, inoltre, lo scritto in alcuni punti è correlato
da piantine di luoghi, abbozzi di case, finestre, strani animali… Nel suo
complesso il testo è un vero e proprio tesoro di idee e situazioni riguardanti
le "fole" della tradizione contadina del Polesine dalle quali si evince che lo
"scrittore" ne è rimasto affascinato. Vi si parla inoltre di testi misteriosi
conservati e consultati nelle biblioteche di Venezia (Marciana) e Rovigo
(Accademia dei Concordi).


Da questo girovagare per biblioteche
si comprende come il redattore avesse una spiccata inclinazione per il
soprannaturale:
“Tra i
molteplici volumi, uno più di altri attirò la mia attenzione: si trattava di un
libercolo in-folio, contrassegnato col numero… - a
questo punto c’è una lunga cancellatura che quasi buca la pagina – (…) Ad una
prima lettura assomigliava ad un testo di magia che rivelerebbe segreti
provenienti da altri… - anche qui la frase che segue è stata cancellata di
forza – (…) che mi ha fatto ricordare qualcosa che avevo letto qualche tempo
fa. Ad ogni modo la sua lettura è stata così stimolante da avermi fatto venire
un’idea interessante per un progetto che ho in mente”,
e la curiosità a proposito di
leggende riguardanti misteriose apparizioni di esseri fantastici avvenute nei
recessi più impervi del delta:
“(…) Ha notato un grosso
animale, che sembrava essere di colore verde scuro,o di un grigio-marrone molto
intenso”. (…) “dalla fattezze della cosa che a parer suo aveva il corpo da
bambino non più alto di un metro e mezzo sovrastato da una grossa testa
schiacciata da ramarro con un paio di enormi occhi sporgenti”.
I nomi di persone, i toponimi, sono
spesso indicati dall'iniziale, complicando alquanto qualsiasi ricerca ma rendono
la lettura accattivante. La cosa che rende ancor più affascinante il documento è
una cartolina allegata al manoscritto raffigurante il "Caffè Florian nel 1800"
situato nel portico delle Procuratie Nuove a Piazza S. Marco a Venezia, che
riporta sul retro la frase enigmatica:
"8 Gennaio 1937… ho fondati motivi per credere
che questa cosa preziosa torni in qualche modo a casa… Tempus Fugit… Grandpa
Theo". (Jan 8, 1937… I have
good grounds for believe that this needful thing some way come back home...
Tempus Fugit… Grandpa Theo).

Ed è proprio questo pseudonimo a
mettere il moto la ricerca sulla vera identità del redattore del manoscritto.
Grandpa Theo, era infatti, lo pseudonimo usato da Lovecraft nelle missive
destinate ai amici e colleghi più giovani.
Per verificare la veridicità del
manoscritto è stato contattato Sebastiano Fusco che non ha avuto riserve nel
dire che se "il documento fosse realmente appartenuto a Lovecraft, la sua
biografia si tingerebbe di mistero, senza contare il valore artistico che esso
contiene…". Una affermazione che metterebbe in correlazione le suggestioni dei
Racconti del Filò polesani con la nascita dei Miti di Chtulhu e i Grandi
Antichi.
Il ritrovamento del manoscritto a
Montecatini può considerarsi un ulteriore tassello del puzzle degli indizi:
nella cittadina toscana ha abitato per più di cinquant'anni Alfred Galpin,
stimato pupillo di Lovecraft con il quale, negli ultimi anni della sua vita,
allacciò un intenso rapporto epistolare. Anche la data riportata sulla cartolina
è alquanto indiziaria: l'8 Gennaio 1937 precede di due mesi la morte dello
scrittore avvenuta esattamente il 15 Marzo di quello stesso anno. Il tempus
fugit, riportato prima della firma, potrebbe significare che Lovecraft a quella
data fosse pienamente cosciente della morte imminente e abbia voluto disfarsi
del manoscritto spedendolo come regalo, o per qualsiasi altro motivo (anche se
manca il nome del ricevente) proprio a Alfred Galpin che si era da poco
trasferito (od era in procinto di trasferirsi) in Italia.
Su questo piano, Sebastiano Fusco
ipotizza l'idea non del tutto irreale che Lovecraft abbia voluto definitivamente
dare una spiegazione logica alla nascita dei racconti legati ai Miti di Chtulhu,
i quali, per anni aveva affermato di essere frutto di una personale fantasia
onirica.
Il manoscritto si conclude con la data del 4 Luglio 1926, nel quale il redattore si congeda con un sorta di epitaffio molto retorico "Buon compleanno America. Provo un certo dispiacere a trovarmi così lontano da casa mentre il mio paese festeggia la ricorrenza della libertà". Ma è soprattutto l'ultima riflessione che getta una luce in più sulla paternità del documento. Infatti, il viaggiatore sottolinea che nel lungo tragitto del suo ritorno a casa cercherà di convogliare le proprie energie nell'immaginarsi situazioni fantastiche al limite della ragione umana.

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