L'antidoto
a "Evolution" (apparso su Cinemazip.it)
C’è un bellissimo libro
dal titolo Making Ghostbusters (New Tork Zoetrope, 1985, edito da Don
Shay) in cui oltre alla sceneggiatura originale del film del 7 ottobre 1983,
annotata dagli autori Dan Aykroyd, Harold Ramis e dallo stesso Ivan Reitman,
vengono mostrate numerosissime foto del dietro le quinte, ovviamente quasi tutte
riferite alla lavorazione degli effetti speciali. Il set di
Ghostbusters fu uno dei più complessi mai
realizzati ad Hollywood, e spesso il carico elettrico richiesto per illuminarlo
era così pesante che gli altri teatri di posa degli Studios dove si giravano gli
interni dovevano rimanere inattivi.
Evolution, il quattordicesimo film di Ivan Reitman (Ghostbusters
era il quinto) appena presentato a Taormina, è indubbiamente un clone, mal
riuscito, di quello che nel 1984 fu un vero e proprio fenomeno di incassi e di
folklore tutto americano. E gli indizi per dimostrarlo sono innumerevoli, a
cominciare dalla sceneggiatura che prevede un’invasione di mostriciattoli –
stavolta extra-terrestri – capace di togliere il sonno agli abitanti di una
cittadina di provincia americana (lì era New York).
Anche l’idea di mettere il film nelle mani di un team personaggi che si uniscono
per salvare il mondo è identica nella struttura a quella di Ghostbusters.
Ma le differenze tra questo e Evolution, nonostante i presupposti
identici, sono abissali. Innanzitutto la sceneggiatura non è firmata
Aykroyd, che per Ghostbusters mise su
carta e poi in pellicola una delle sue reali ossessioni ricorrenti, al punto di
essersi iscritto alla American Society for Psychical
Research e di ammettere di aver vissuto in prima persona un’esperienza
paranormale di fantasmi. Poi il cast: quello era un progetto che apparteneva
praticamente a tutto il Saturday Night Live Show, una delle fucine
televisive di comici più ricche d’America. Oltre ai protagonisti del film (lo
stesso Aykroyd e Bill Murray), bisogna ricordare che Reitman era stato
l’artefice di National Lampoon’s Animal House con John Belushi, che tra
l’altro avrebbe dovuto interpretare la parte di Venkman (che poi ha fatto
Murray), che Chevy Chase visitava spesso il set, e che la parte del nero
interpretata da Ernie Hudson (Winston) era originalmente stata affidata ad Eddie
Murphy, anche lui salito alla ribalta con il Live Show. In Evolution,
seppure dichiaratamente auto-parodistico, il personaggio di Duchovny (il dottor
Ira Kane) è così moscio da trascinare con sé nel dimenticatoio un film che già a
fatica cerca di trovare una strada originale nel panorama dei blockbusters
digitali hollywoodiani degli ultimi anni.
Ghostbusters fu un vero evento, non solo perché per la prima volta
miscelava sapientemente il genere horror, la commedia e un altissimo budget
(come ogni tanto – con meno soldi – facevano Abbott e Costello o Dean Martin e
Jerry Lewis), ma anche perché, a fronte di 80 milioni di dollari di costi
complessivi, ne guadagnò 225 piazzandosi al sesto posto di tutti i tempi,
distanziando altri blockbusters come Gremlins e Indiana Jones.
Tutto questo senza avere a disposizione le tecnologie digitali che in
Evolution la fanno da padrone (fin troppo) ma basando l’efficacia dei suoi
effetti speciali su nomi come Richard Edlund (Guerre stellari,
Poltergeist, Alien3, Ghost), Laszlo Kovacs per la fotografia (Easy
raider, Cinque pezzi facili, New York New York, Mask)
ed Elmer Bernstein per le musiche (più di duecento film, tra cui I magnifici
sette e il prossimo Gangs of New York).
Insomma se proprio non potete evitare di vedere Evolution almeno
risciacquatevi la bocca con Ghostbusters. Recupererete un film che ha
fatto epoca e vivrete l’alchimia misteriosa di quando il cinema era ancora
un’avventura poco organizzata a tavolino o nell’hard disk di un computer.
3 7 2001
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