IL GIOCO DEL MONDO NUOVO, di Giulio Cingoli
L’”amarcord” di Giulio Cingoli, ideatore e produttore di cartoons per sigle televisive, di spot pubblicitari e cartoni animati per RAI e Fininvest, si chiama “Il gioco del mondo nuovo” (Baldini & Castoldi, 1996). E’ salutare essere un ‘homo humanus’ in una società che esalta con sempre maggior violenza l’ ‘homo oeconomicus’, mercante, cinico, oculato, professionista? Per dare un senso retrospettivo ad una vita ‘varata’ nel 1927 e ancora in rotta verso rinnovati entusiasmi la si può percorrere così come suggerisce la memoria e il libero gioco delle associazioni mentali. Non necessariamente una vita va raccontata come un romanzo autobiografico. Soprattutto se si ha il dono divino di saperla osservare con ironia (leggerezza) e insieme orgoglioso affetto (partecipazione). Qualcuno disse: “Ironia è la consapevolezza del Caos infinitamente pieno”. Giulio Cingoli perfeziona e migliora, più ottimisticamente: “Bisogna tenere in braccio il Caos, con leggerezza”. Un altro aggiunse : “La realtà è il disordine, il divino disordine. Le intersezioni, le interruzioni, i frammenti nell’universo della narrazione ne sono i sintomi e gli effetti”. E il bellissimo libro di Cingoli è frammentato, interrotto, disordinato, per questo dunque perfettamente aderente alla realtà della sua esistenza umana passata e presente: nostalgica (“quando sono a Roma passo sempre a salutare Cesare Zavattini...”), distratta, sensuale (“Se mi spoglio qui, adesso, tu che fai?”), difficile (“...ho dodici anni e i tedeschi stanno invadendo la Polonia.”), cinica (“...incomincio a temere che nella vita niente mi sarà dato gratis”), poetica, onirica (“...e Fellini: “Ha scopato cinque volte e ha avuto cinque figli. Se non le prendiamo da queste persone le idee, dove le prendiamo?””).
13 9 1997
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